venerdì 16 marzo 2007

I - Senza parole

I - II - III - IV - V - VI - VII

“Non avrà mica paura, vero?”
Faccio segno di no con la testa ma è una mezza bugia. Non ho paura, sono letteralmente terrorizzato.
“Non abbiamo mai ucciso nessuno.”
Il sorriso dell’assistente non mi tranquillizza per niente.
“Il dottore arriverà tra un attimo.”
Cerco di sorridere a mia volta ma faccio fatica a far funzionare i muscoli del viso che servono a distendere le labbra.
Guardo le mani veloci della ragazza che sistemano gli attrezzi sul ripiano e una morsa mi stringe lo stomaco. Cerco di distarmi e provo a immaginare la vita privata dell’assistente paffutella al di fuori dello studio dentistico. Si volta verso di me come per verificare che sia sempre lì e mi indirizza un altro grande sorriso. La osservo meglio: mi sembra che abbia sì e no vent’anni e mi chiedo se è una con abbastanza esperienza da mettermi le mani in bocca. Di certo nella sua di bocca infila cibo a dovere: ha un sedere che fa provincia.
Il dottore entra in quel momento. E’ più giovane di quanto credessi, ma mi dà l’impressione della persona seria. Il viso mi ricorda una tartaruga. Ha un paio di occhiali rotondi che rendono i suoi occhi piccolissimi. Si presenta, mi stringe la mano e chiede all’assistente se ha già preparato l’anestesia. Il tutto senza accennare neppure l’ombra di un sorriso. Sì, è uno serio.
“Dov’è che ha dolore esattamente?”
Non mi fa rispondere, mi ficca le mani in bocca e mi siringa la gengiva. Percepisco un lieve dolore nel momento della puntura, ma mi rilasso ripetendomi che d’ora in avanti non sentirò più niente.
“E’ questo dente”, rispondo indicandomi il premolare destro superiore. Lui nemmeno mi guarda, mi dà le spalle e armeggia tra i suoi attrezzi.
Quando si volta vedo che ha in mano uno strano bisturi.
“Adesso praticheremo una gengivectomia per facilitare l’estrazione.”
Gengivectomia? Estrazione? Io pensavo fosse una carie.
Guardo interrogativo il viso da tartaruga del dentista, ma da quel volto non trapela niente e l’espressione è sempre la stessa.
Mi volto verso la sederona a cercare conforto. Lei sorride ancora, ma la sua espressione è cambiata. Quel sorriso ha un non so che di sbagliato.
Prima che possa pensare di fare qualsiasi mossa, mi ritrovo le mani della cicciona sulle mie braccia. Mi coglie alla sprovvista e non capisco cosa voglia fare. Mi divincolo ma lei non molla e continuando a sorridere in quel modo sbagliato mi tiene fermo alla poltrona. Non riesco a ribellarmi, è come se non avessi più forze.
“Dottore, l’anestesia sta facendo effetto”
Ma non dovrebbe addormentarsi solo un lato della bocca?
Il dottore aziona il bisturi e l’assistente mi lascia le braccia ormai pesanti e inermi e mi allarga la bocca. Provo ad alzare un braccio, a muovere le gambe, a chiudere la bocca, ma solo i miei occhi sembrano rispondere ai comandi del cervello e si muovono da una parte all’altra dell’orbita cercando di capire cosa sta succedendo. Poi il bisturi è dentro la mia bocca e io sento un odore di pollo bruciato. La sederona raccoglie con l’aspiratore i pezzi di gengiva che mi cadono sulla lingua. Voglio urlare, scappare, ma sono completamente immobilizzato. Quando il bisturi cessa il suo lavoro, il dottore prende qualcos’altro dai suoi strumenti e solo quando si volta nuovamente verso di me vedo le tenaglie. Aspetto impotente che l’attrezzo mi strappi il dente, ma questo momento non arriva mai.
Accade qualcosa di peggiore. Le tenaglie mi afferrano la lingua e sento tirare con una forza tale che penso mi si staccherà tutta la testa. Il dottore tira come un dannato e la sederona si mette dietro di lui e lo aiuta . Mi chiedo perché non senta dolore, forse è l’anestesia. Non finisco di formulare questo pensiero che percepisco qualcosa.
Non è dolore, è un rumore. E’ come quando preparo gli straccetti di cavallo e sfilaccio il pezzo di carne aiutandomi con le mani.
Poi il dottore e la sua assistente finiscono per terra con un tonfo sordo, guardano entrambi le tenaglie che lui stringe fra le mani. Vedo la tartaruga che sorride per la prima volta e gli occhi mi finiscono sul loro trofeo grondante di sangue.
Provo a urlare, ma credo di aver perso la lingua.
Il resto è buio.

4 commenti:

filsero ha detto...

Credo non andrò più dal dentista per un bel po'. Lo stesso terrorizzato proposito me l'ero fatto dopo aver visto Denti di Salvatores.

Del racconto mi piace in particolare che ti accorgi dell'incubo a poco a poco, finché quest'ultimo non prende il sopravvento (e anche la lingua del protagonista). Nonostante il mio personale terrore dei dentisti e l'effetto orroroso che alcuni dettagli del racconto mi hanno provocato, mi è scappata una risata quando dottore e sederona sono caduti dopo lo strappo.

La cosa più incredibile del racconto, in ogni caso, è che ha una continuazione, che solo una mente dalla fantasia tanto vivace quanto inquietante potrebbe concepire :-)

Anonimo ha detto...

Trovo che l'eufemismo della fantasia tanto vivace quanto inquietante sia un mondo molto carino per dirmi che ho una mente malata...

:-)

Francesca ha detto...

...mamma mia, di mattina è un po' duro da affrontare questo racconto. Ma se regge lo stomaco, vediamo come va avanti.
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Ah dimenticavo...hallora non si deve mettere l'hacca davanti ha tutte le parole che hanno la vocale all'hinizio? ho hancora qualcosa da himparare mi sa ;)

Anonimo ha detto...

forse sono hio che hho sbagliato...chiedo humilmente perdono he prometto che nel mio prossimo racconto non farò herrori di questo tipo he metterò le hacche giuste davanti ha hogni vocale...