venerdì 2 marzo 2007

Indirizzi

All’uscita dell’autostrada dopo l’autogrill, la tangenziale trafficata, una, due, tre alla quarta uscita, dopo il distributore a destra, la seconda casa sempre sulla destra, ci abitavi tu. Un paradiso perduto con il giardino e Fox che all’inizio mi abbaiava contro, tua sorella piccola che parlava sempre, anche da sola, i tuoi genitori che ora non sono più.


La strada che porta al lago, quando arrivi al bivio dove c’è quel ristorante che fa anche da pizzeria, giri a sinistra e continui dritto fino alla piazzetta, quella della chiesa, qui parcheggi dove trovi posto e a piedi ti infili in quella strada chiusa, quel palazzo infondo, all’ultimo piano, il bilocale che era il nostro nido. Solo io, solo tu, mobili avanzati tutti spaiati, il tuo ordine che cozzava con il mio disordine, le risate in piena notte che disturbavano i vicini.

Nella parte nuova della città, di fronte al tribunale, nuovo anch’esso, il palazzo in vetro, al penultimo piano il quadrilocale che ci sembrava enorme fino a che siamo diventati tre sempre rimanendo uno.

La strada in cima alla collina, al terzo tornante la clinica, quinto piano in fondo al corridoio, vicino ai bagni, le lenzuola bianche, la flebo appesa, viavai di infermiere, tu distesa ed io che ti tengo la mano, o viceversa, è un po’ buio, non ricordo.

La strada che porta al cimitero, anzi il cimitero stesso, settore D numero 251, per terra una lastra di marmo grande come il nostro letto, è l’ultimo letto ed ora stiamo sognando entrambi lo stesso sogno.

4 commenti:

filsero ha detto...

Suggestiva la rapida successione dei flash di ricordi, che si fa strada attraverso luoghi precisi nel mondo, con tutte le indicazioni del caso come per paura che si perda.

Purtroppo io soffro di una rara (suppongo) patologia dell'orientamento, che fa sì che appena uno mi dice: Allora al prossimo semaforo svolta subito a destra o simile io mi irrigidisca e mi venga un micro-attacco di panico tale che non riesco nemmeno più a capire in quale direzione muovere i prossimi due passi :-)

filsero ha detto...

Ho trovato qualche affinità con questa poesia (coincidenza buffa: la Flox si trova anche nel tuo racconto: senza una elle, epperò abbaia!):

Esci dalla statale a sinistra e
scendi giù dal colle. Arrivato
in fondo, gira ancora a sinistra.
Continua sempre a sinistra. La strada
arriva a un bivio. Ancora a sinistra.
C'è un torrente, sulla sinistra.
Prosegui. Poco prima
della fine della strada incroci
un'altra strada. Prendi quella
e nessun'altra. Altrimenti
ti rovinerai la vita
per sempre. C'è una casa di tronchi
con il tetto di tavole, a sinistra.
Non è quella che cerchi. E' quella
appresso, subito dopo
una salita. La casa
dove gli alberi sono carichi
di frutta. Dove flox, forsizia e calendula
crescono rigogliose. E' quella
la casa dove, in piedi sulla soglia,
c'è una donna
con il sole nei capelli. Quella
che è rimasta in attesa
fino a ora.
La donna che ti ama.
L'unica che può dirti:
"Come mai ci hai messo tanto?"

Raymond Carver, Attesa, da Blu oltremare, Minimum Fax, 2003
- traduzione di Riccardo Duranti -

bruno ha detto...

Detective Filsero, mi hai beccato, un plagio ogni tanto lo si prova.
Scherzo, giuro che quel che ho scritto me lo sono inventato senza suggerimento alcuno. Poi è da capire se a dire qualcosa di nuovo è una questione di contenuto o di stile. Io in questo racconto ho puntato sullo stile, ma in questo campo fare qualcosa di veramente nuovo è difficile, uno anche pensa di esserci riuscito (come io credevo con "Indirizzi") ed invece salta fuori un altro con la stessa idea... uffa.

bruno ha detto...

Detective Filsero, mi hai beccato, un plagio ogni tanto lo si prova.
Scherzo, giuro che quel che ho scritto me lo sono inventato senza suggerimento alcuno. Poi è da capire se a dire qualcosa di nuovo è una questione di contenuto o di stile. Io in questo racconto ho puntato sullo stile, ma in questo campo fare qualcosa di veramente nuovo è difficile, uno anche pensa di esserci riuscito (come io credevo con "Indirizzi") ed invece salta fuori un altro con la stessa idea... uffa.