venerdì 15 dicembre 2006

La Dolce Vita

Adoro queste serate. Cena tra donne. Gli uomini e i problemi li lasciamo a casa. A volte ci penso, e sono proprio orgogliosa che dopo tanti anni continuiamo ancora a vederci. Almeno una volta alla settimana, tutte insieme.
Stasera in realtà c’è una donna in più del solito, o meglio, una donnina: Rosi. Marzia non se l’è sentita di lasciarla a casa con Lucio, e noi concordiamo. Non che non sia un buon padre… anzi… è solo che non mi stupirei se lo fosse anche per un altro paio di bambini! Marzia le sta facendo vedere la vasca dove tengono i granchi e le aragoste. Ma non mi sembra che se ne renda molto conto… le sue funzioni visive sono ancora primitive come quelle di una talpa…
Il ristorante è molto carino. Vicino a Piazza Santo Spirito. Ci hanno dato un tavolo rotondo… mi piace un sacco. Ci possiamo vedere tutte in faccia. E come al solito molti uomini del ristorante vorrebbero essere al centro, almeno a giudicare dalle loro facce allupate. Poveri sfigati.
In queste occasioni non c’è molto spazio per il genere maschile… l’unica è Cindy, che tre volte su quattro conclude la serata con un ragazzo diverso, che poi non rivedrà… noi altre ormai siamo un po’ invecchiate per cose simili… lei ogni tanto onora ancora la camporella, in ricordo dei tempi in cui viveva con i suoi e usciva con ragazzini che erano nelle medesime condizioni… io invece da quando ho oltrepassato la soglia dei venticinque anni mi sono data una calmata. Figurarsi ora che ne ho ventotto.
Ma insomma una volta alla settimana gli uomini possono anche sparire… anzi, i rispettivi fidanzati è meglio che non sentano, viste le infamate che piovono su di loro come temporali estivi. Stasera il primo della lista è, ovviamente, Lucio. Cerco di limitarmi perché Marzia è un po’ suscettibile sotto questo punto di vista… credo sia un modo per difendersi: sa benissimo che Lucio non ci piace un granché, e quando fa qualche sbaglio noi partiamo subito in quarta con una nuova crociata. Lei può permettersi di arrabbiarsi con lui, ma se siamo noi a criticarlo finisce per difenderlo. Solo ieri sera è stato diverso, perché il nostro giudizio non le dava particolare noia… non aveva grande importanza rispetto a quello, ben più preoccupante, dei genitori. Dai primi discorsi mi sembra che stasera sia di nuovo sulla difensiva. Soprattutto da quando è nata Rosi mi rendo conto che Marzia fa di tutto per tenere unita la famiglia. Anche tapparsi gli occhi con dei prosciutti. E in un certo senso la capisco. Mi dà solo noia che non ci permetta di infamarlo come si deve: in fondo siamo noi le sue amiche fedeli… lui non è né un suo amico, né tanto meno le è fedele…
“Ma quella sedia in più l’hanno messa per Rosi? Gli va detto di toglierla…” suggerisce Miriam.
Un coro di assenso si anima subito. Sì… certo… dà solo fastidio…
“Ehm… ragazze… devo dirvi una cosa…”
Cindy. Che cavolo avrà combinato…
“Ho invitato Patty… le ho detto che stasera festeggiavamo il mio compleanno, mi è sembrato che ci rimanesse male e allora ho fatto finta di averglielo detto per invitarla…”. Silenzio generale.
Ma è il mio compleanno…
Appunto, volevamo stare noi, da sole con te….
Già c’è Rosi di troppo… Dai, Marzietta, si scherza. (com’è permalosa…).
Insomma, il clima è un po’ cambiato. Miriam chiama il cameriere: che porti subito tre bottiglie di Clemente VII, sarà meglio. Le stappa davanti a noi, annusa il tappo. Chi lo assaggia? Ci pensa Cindy ovviamente. E ovviamente è buono. Stasera almeno il vino è, come al solito, una certezza. Ha un gusto deciso, corposo. Lo sento che mi rimane sul palato.
Ed eccola. Patty. Arriva tutta in tiro, lunga come una giraffa, con i capelli legati in un coda, tutti brillantinosi. Che cavalla.
“Ehilà, rrragazze” con quel fottuto accento straniero che ancora le è rimasto dopo anni che vive in Italia. Fottuto. Mi devo togliere dalla testa questa parola. La sentirò tutta la sera. In un’altra lingua, sì, ma la sentirò tutta la sera…
“Ooh… questo è proprrrrio un fucking special ristorrrante…”. Detto fatto…
Il cameriere la sente e la guarda un po’ storto. In realtà voleva essere un complimento: più o meno significa fottutamente speciale. Ci fa sempre vergognare.
Continua ancora, ormai è l’unica che parla, e come sempre calca ogni singola parola. Accento british misto a slang londinese.
“Oh Cindy, sono così così contenta di essere al tuo compleanno… e di rivedere voi, rrragazze… ooooh… ma chi è questa baby?? Oh, little… you are so sweet. Sweeeeety…” e le manda i baci. Se dice “fucking special baby” mi alzo e me ne vado.
Ok, ordiniamo. Anche se il ristorante è rinomato per il pesce, optiamo per un secondo di carne. Siamo tutte più o meno a dieta, e visto che alle calorie del vino non si rinuncia evitiamo i crostini misti. Filetto con i funghi porcini, patate arrosto e insalata. Beh, come dieta in fondo non è male! Ci sarà un po’ da aspettare. Continuo a bere. Sento che ho le labbra nere. Appiccicose. Mi succede sempre col vino. Ora vado a fumarmi una sigaretta e poi andrò in bagno.
“Vieni con me?”
Simona si mette il cappotto e mi segue.
Fuori non fa troppo freddo. Si sta ancora bene. Fumiamo. Abbiamo così tante cose da raccontarci e così poco tempo che non sappiamo da che parte cominciare. Mi chiede di Michele. Bene, perché? Mi vede strana. Non mi vede felice. Infatti non lo sono. Spesso non sono neanche contenta… come potrei parlare di felicità? Sì, forse mancano un po’ di stimoli. Ma te? Tutto bene con Niccolò? Sì. Oh, lei sì che è contenta. Anche felice, a volte. Che invidia. Anche il lavoro le va bene. Dopo tanti anni di studio è arrivata dove voleva. Sono orgogliosissima di lei. Mi chiede di Mauro, si è ricordata… sì mi ha scritto, ci vediamo domattina. Sono emozionata. Le farò sapere com’è andata.
Spengo la sigaretta schiacciandola col tacco dello stivale contro l’asfalto umido. Rientriamo. Al nostro tavolo ormai la situazione è degenerata. Patty sta facendo il suo show. Si sta ubriacando, e parla a voce altissima. Dio, ti prego, fa che non salga sul tavolo per ballare…
Non vado in bagno, mi tengo le labbra nere. Tanto con tutto questo casino di sicuro non se ne accorge nessuno. La guardano tutti. È come un’attrazione da circo. Patty ha qualche anno in più di noi, prima faceva la modella. Da un po’ di tempo hanno smesso di chiamarla… ormai è fuori età… così ha cominciato a fare la personal shopper. E così ha conosciuto Cindy. Ma che bella coincidenza.
Arriva la carne. Buonissima. Morbida che sembra burro. L’odore di brace ci aveva già preparate… che fame… chiediamo altro vino, il cameriere sorride e fa lo splendido… chi guida di voi stasera, ragazze?
Mangiamo avide come bestiole affamate… che buone anche le patate… io le adoro…
Spolveriamo tutto nel giro di dieci minuti. Buono ma un po’ in stile novelle cuisine, questo ristorante.
Finalmente… si spengono le luci. Si materializza una lucina tremolante, che proviene dalla cucina con un andamento incerto. Parte il coro: tanti auguuuri aaaa teeeeee… tanti auguuuuuuurii aaaaa teeeeeee… ecc. ecc.
La cameriera appoggia la torta sul tavolo… Cindy chiude gli occhi, starà esprimendo il suo desiderio, li riapre e soffia… la candelina si spenge e della fiamma non rimane che un filino di fumo che sale su partendo dallo stoppino. Riaccendono le luci e ci servono anche lo spumante, brindiamo. Cindy è contenta. Festeggia i suoi ventisette anni con noi.
Ma dov’è Patty? Le luci si rispengono e lei non è al tavolo. Oddio.
Nel buio, una sagoma che purtroppo riconosco subito compare dalla porta della cucina… noto che si è tolta la giacchina… che bel vestitino “seconda pelle”… ancheggia sinuosa mentre si avvicina lenta al nostro tavolo, e inizia a cantare così, davanti a tutti, con voce suadente: happy birthday to you… happy birthday to you… (oddio, non starà mica facendo l’imitazione a…) happy birthday Mr. President… happy birthday to you…” sì, purtroppo sì… ovviamente… Marylin. Dimmi te se Cindy sembra JFK.
Cindy ride, divertita. Io mi metterei le mani nei capelli, ma fa sorridere anche me. Che personaggio. Gli uomini del ristorante la guardano imbambolati. Sì, ve la consiglierei. Dopo mezz’ora la battereste per terra. Le altre donne sono piuttosto infastidite… noi ormai ci siamo abituate (ma ogni volta riesce a stupirci). Qualcuno malauguratamente urla “Biiiis!”, e altri nel ristorante lo imitano. La gioia le si legge negli occhi… anche se per un attimo sembra quasi preoccupata: da brava entertainer sa che non è il caso di riproporre l’happy birthday. Certo non può deludere il suo pubblico e mandarlo a letto insoddisfatto. Per fortuna Marylin offre molte risorse. Si schiarisce la voce un attimo…“The French are glad to die… for love! A kiss on the hand may be quite continental… But diamonds are a girl's best friend... men grow cold as girls grow old, and we all lose our charms in the end… but diamonds, diamonds, diamonds are a girl's best friend!”. Ammiccante come Marylin e scatenata come Nicole Kidman in Moulin Rouge… passa tra i tavoli, strizza l’occhio un tipo, manda un bacio con la mano a un altro…
È il delirio. Tutto il ristorante applaude. Per tutto intendo gli uomini. Lei fa un mezzo inchino. Ho quasi paura che il proprietario ci butterà fuori: ha fatto proprio un gran casino… Mi sembra anche che abbia già puntato un ragazzo, che infatti non è per niente brutto… beh, per attirare la sua attenzione non avrebbe potuto far di meglio… ecco, forse avrebbe potuto concludere immergendosi fino alla vita nella vasca dei crostacei e rivolgendosi a lui con un inflazionato ma sempre efficace “Ehi Marrcello… come heeere!”.
Se glielo suggerissi penso che lo farebbe. Più che altro mi preoccuperebbe il dopo… lui potrebbe essere così cretino da entrare nella vasca con lei e la scena sarebbe quantomeno raccapricciante.
Guardo Rosi… con tutto quel casino Marzia non è ancora riuscita ad addormentarla… si è sovreccitata… si guarda intorno senza capire… per fortuna ride… se fossi Marzia rimpiangerei di non averla lasciata con Lucio…
“La posso prendere?” le chiedo.
Marzia me la passa, Rosi mi guarda, sembra che non sappia che espressione fare. Mi butta le braccina intorno al collo e si appoggia con la testa sulla mia spalla. È stanca morta. Mi mette una manina nei capelli, è abituata a toccare quelli della mamma che sono simili ai miei. Lunghi e sottili. Me li arriccia un po’. Mi piace sentire il contatto con i neonati. Da ragazzina ho fatto la babysitter a una bimba piccola, si chiamava Marta. Mi piaceva tanto farla addormentare. Si metteva proprio in questa posizione e spesso quando tentavo di metterla nel lettino si svegliava. Così finivo per tenermela addosso... In quella posizione non potevo far niente, mi muovevo appena per non svegliarla. Ma stavo bene. Il calore dei neonati è qualcosa di rassicurante. Tu rassicuri loro e intanto loro rassicurano te.
Di colpo uno svarione mi rimbomba in testa. Sono un po’ alticcia. Anche lo spumante non aiuta. Intanto Miriam tira fuori dalla borsa un pacchettino: è il nostro regalo per Cindy. La confezione di Tiffany non lascia spazio a dubbi. Cindy prende il bigliettino, lo legge e ci ringrazia. Scarta il pacchetto: è il braccialetto di Tiffany, col ciondolo a forma di cuore, piatto, con sopra inciso: Please return to Tiffany & Co. Ormai lo abbiamo comprato quasi tutte, manca solo a Simona. E certo non poteva mancare a Cindy. Ne è felicissima, penso che in un certo senso se lo aspettava.
Decidiamo di andare in qualche pub, o in discoteca. Ci portano il conto, paghiamo e usciamo da lì. Rialzandomi sento proprio gli effetti dell’alcool. Sicuramente inciamperò con questi stivali, ma non si può sempre uscire con le scarpe basse…
Marzia ci saluta… è un po’ tardi per Rosi… la prende e la mette nel passeggino… sta dormicolando… così rimaniamo noi cinque. Patty non ha parlato con il Marcello della situazione. Strano. Ma subito capisco perché: sta raccontando a Cindy che sa dove lavora, lo aveva visto qualche giorno prima alla Banca Toscana. È un banchiere, o qualcosa di simile, quindi lo ribeccherà con calma.
Discutiamo un po’ per la scelta del posto, e alla fine optiamo per il Dolce Vita, è lì vicino… Dolce Vita… rivedo l’immagine della Ekberg nella fontana…
Saltellando sulla strada acciottolata come se camminassimo sulle uova arriviamo al pub. Spesso ci becchiamo qualche calciatore. Cindy ne va pazza. A me non è che ispirino molto, anzi. Mi chiedo di cosa ci potrei parlare. Sono dei bei ragazzi, in genere, ma a me sono sempre piaciuti i brutti…
Prendiamo da bere al bancone. Ordino un vodka lemon. Qualcosa di più forte in questo momento mi farebbe stramazzare. Ci sediamo fuori, all’unico tavolino rimasto libero. Il discorso cade su Marzia. Siamo tutte un po’ dispiaciute per la sua situazione. Non ci sembra contenta. La nostra teoria è che lui l’abbia in qualche modo incastrata. Come succedeva con le ragazze che incastravano gli ufficiali ritrovandosi all’improvviso in dolce attesa, solo che qui i ruoli si sono invertiti. Non abbiamo certezze per dirlo, ma nessuna di noi pensa che Marzia volesse farci un figlio, con Lucio. Comunque lei non è stata furba. Le precauzioni andrebbero usate.
Si avvicinano due ragazzi. Cindy e Patty iniziano subito a chiacchierarci. Hanno al collo la sciarpa della Fiorentina. Che squallore… di sicuro hanno l’abbonamento in curva Fiesole. Anche Miriam si mette a chiacchierare con loro. Io e Simona ci rifiutiamo per principio, e ne approfittiamo per parlare un po’ tra noi. Subito i due tipi ci danno delle asociali. “Perché? Tre non vi bastano?” gli rispondo senza esitare. Mi guardano un po’ male. Beh chi se ne frega. Non è per fare la snob ma ci sono persone che si riescono ad inquadrare subito, e non mi va di perdere tempo parlando di cazzate. Oltre che stupidi non sembrano neppure simpatici.
Mentre Simona mi parla di quanto Marzia sia ansiosa con Rosi, da lontano riconosco il presunto banchiere. Sì, non è brutto per nulla. “Non fa che chiamarmi per chiedermi se può dormire dopo mangiato, o se è meglio aspettare un po’…”. Ma non ho certo voglia di fare la concorrenza a Patty. E in generale non mi va di andare a cercare nessuno, in questo momento. Anche se non mi sentirei in colpa con Michele. “Cerco di rassicurarla ma continua a chiamarmi per ogni sciocchezza… è molto ansiosa, davvero mi preoccupa…”. Prima era diverso. Mi sentivo tremendamente male quando facevo le corna a un mio fidanzato. Poi crescendo ho iniziato a dare meno peso a queste cose, a essere meno sincera, a fare un po’ di doppi giochi. “Mi chiama anche quando sono in ambulatorio e mi fa un pippone d’un’ora… a volte non so come fare…”. Ma in questo periodo sono così apatica che mi sembra di non averne neppure la forza. O forse non ho incontrato nessuno di interessante. Interrompo il flusso di Simona e gli chiedo cosa ne pensa. Mi dice che secondo lei… siamo alle solite… insomma, è convinta che con Michele non durerà. È sempre sincera con me. In fondo lo penso anch’io. Un po’ mi dispiace dirlo così. Ma anche se cerco di non ammetterlo lo so benissimo. Forse dovrei prendermi un periodo per rimanere single. Finora non ci sono mai riuscita, è sempre arrivato qualcuno proprio quando non volevo che arrivasse. Un tempismo che a volte mi manda in bestia. Vittima di me stessa o degli eventi? A volte mi chiedo se potrei vivere da sola… senza un uomo accanto… e non so ancora rispondermi. Forse sì. Ma forse anche no.
Questo vodka lemon è proprio buono. Succhio dalla cannuccia, la giro facendo ruotare il sbattere il ghiaccio contro il vetro. Il bicchiere è gelido, mi si è congelata tutta la mano destra. Lo appoggio sul tavolino e metto la mano in tasca. Una ragazzona, in piedi dietro a me, non fa che urtarmi con la borsa. Se continua le dico qualcosa. In questo posto ci sono troppe persone in così poco spazio. Dà l’impressione di venir schiacciati dalla gente e dalla confusione. Ma a Firenze è così ovunque.
Ora sono proprio andata. Sento che la vista mi si intreccia. Che mal di testa. Quando sono stanca non dovrei esagerare con l’alcool, e invece non so darmi un limite. Anche stasera ho fumato un sacco. Se mi annuso i vestiti sembra di essere all’inceneritore. Spero che non ne avrò mai bisogno, ma se Simona invece della pediatra avesse fatto la pneumologa sarei stata più tranquilla.
Anche Patty ha visto il banchiere. Lo punta come un felino osserva la sua preda. Intanto i due tifosi sono diventati sette. Si è aggiunto il resto della tifoseria. Uno peggio dell’altro. Sembrano usciti dal mercatino della vergogna. Uno dei nuovi arrivati mi chiede se ho una sigaretta. Pure. Gliela do, povero disgraziato… in fondo la natura non è stata blanda con lui, e in questi casi la beneficenza è un obbligo morale.
Simona mi chiede come va con l’organizzazione del meeting. Abbastanza bene, anche se lunedì sarà comunque un gran casino. Arrivano tutti i Francesi. Perlomeno c’è Yves, il commerciale, che è proprio un tipo interessante.
Cindy interrompe le nostre chiacchiere:
“Andiamo a ballare?”
Guardo l’ora. Non so che fare. No, domattina devo incontrare Mauro e non posso arrivare distrutta. Già che lo sarò comunque, ma se dormo un po’ forse è meglio. Sono quasi le tre. Lo dico a Cindy. Ci resta male, ma mi capisce. Anche a Simona non fa piacere… stasera con la presenza di Patty le altre sembrano delle mangiatrici di uomini, e lei non ha proprio voglia di mettersi in qualche casino ora che con Niccolò va tutto molto bene. Per essere una serata tra donne si è rivelata un po’ atipica.
Scusami cara. Non ti preoccupare, cercherò di sopravvivere… vieni a pranzo dai miei domenica? Mi hanno chiesto se vieni anche te… Oh, sì, è tanto che non li vedo.
Ci alziamo da lì, loro per andare in discoteca e io per andare a letto. Do un bacio a tutte.
Bacio anche Patty. Si accorge solo ora che non vado con loro:
“Oh, darling, non vieni? Oh, what a fuck…”
“Scusa Patty, tanto ci rifaremo…”. Speriamo di no.
Vado verso la macchina. Penso a Michele. Forse non sarà ancora tornato a casa. Ripenso ancora alla stessa storia. Di beccarlo con un’altra. Forse è quello che vorrei… Per poterlo lasciare senza sensi di colpa. Per avere un motivo più che valido per farlo. Perché per una volta la colpa di aver rovinato una storia non fosse solo mia.

6 commenti:

ChiaraG ha detto...

Inserisco subito "un commento": mi rendo conto che è un po' lunghino, ma è il proseguimento degli altri racconti quindi mi sembrava giusto andare in ordine... purtroppo è il più lungo che ho scritto (e anche il più incasinato, due miei amici mi hanno fatto critiche addirittura opposte!). Insomma, se qualcuno di voi ha la forza di leggerlo e mi dà un'opinione (o una dritta) gliene sarò super-grata!

Anonimo ha detto...

Finalmente sei riuscita a pubblicare!!!! E che pubblicazione! Allora io l'ho letto e di seguito la mia opinione. Ho trovato alcune cose molto carine e divertenti; esempio: Rosi che è definita una donnina, la protagonista che pensa che se Patty dice "fucking special baby" si alza e se ne va, la protagonista con Rosi in braccio e tante altre scene e descrizioni molto efficaci. Ma, mettendomi nei panni di una figura di cui abbiamo lungamento discusso, ovvero l'EDITOR, secondo me ci sono delle parti da tagliare o alleggerire. Ci sono dei punti in cui effettivamente mi sono un po' distratto e mi sono detto: nella dinamica del romanzo che andrai a comporre mettendo insieme tutti questi racconti, queste parti sono davvero necessarie?

filsero ha detto...

Quando ti leggo è come fossi in viaggio, tu sei al volante. Scivoli nelle strade con sicurezza, anche quelle più trafficate, quelle piene di incroci pericolosi e semafori lampeggianti. Mi sento tranquillo, potremmo andare per ore che non mi stancherei. Dev'essere la voce della protagonista a farmi questo effetto, il suo pensiero che sfiora tutto con tocchi precisi e leggeri. E' una voce che raramente ti abbandona, solo a volte ti dice: guarda fuori dal finestrino! E ti incanti per qualche scena deliziosa che avviene fuori. Sono sempre desideroso che tu mi dica: guarda fuori! Non mi basta mai. Quella di Patty è la mia preferita, dal suo ingresso fino a quando uscite dal ristorante. Quando siamo arrivati a Patty, anzi, mi dico: peccato non abbiamo preso una strada più breve! per una specie di impazienza retroattiva. Avrei scommesso che giunti al pub ci avrebbe investito un crescendo di situazioni come quella vista nel ristorante, con Patty come protagonista, invece si è defilata, forse perché sicura di una conquista da rimandare solo di poco. La strada si è fatta piena di rotonde e inversioni di marcia, ma non hai mai abbandonato la tua guida piacevole. Forse Patty, per alimentare la sua fiamma, aveva bisogno di una scena che le facesse da contrappunto: Marzia con le sue preoccupazioni familiari ne sarebbe stata capace, anzi è stato proprio così per un poco, ma è dovuta andar via presto, logicamente. Povera Rosi altrimenti! Davvero un bel viaggio: non vedo l'ora di rifarne un altro in tua compagnia!

di*maremma*e*di*bugie ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
di*maremma*e*di*bugie ha detto...

Mi è piaciuta la chiaccherata con Simona, l'avvistamento dei personaggi nel pub, le considerazioni della protagonista sulle sue vicende sentimentali.
Patty invece non mi piace, non la sento vera e ho sofferto del fatto che abbia avuto tanto spazio.
O forse il problema è solo che mi è rimasta mortalmente antipatica! Per cui se è questo l'effetto che volevi ottenere per poi usarlo nel futuro della storia.. perfetto!
Ma se Patty esce qui di scena... beh almeno la farei annegare in Arno!!!
Scherzi a parte: ho visto questa scena come uno spaccato della vita della protagonista presentato per rendere il suo stato d'animo (e secondo me ci sei riuscita) oscillante tra il desiderio di stabilità e una cronica insoddisfazione.
Ora però sento il desiderio di sapere che accadrà: che sarà della storia con Michele? E il tipo che le piace che soggetto è?
Aspetto la prossima puntata...
ciao ciao S.

Siria ha detto...

che dire... bravo. davvero non me lo aspettavo. il resto lo hanno detto gli altri. notte :*