giovedì 17 maggio 2007

Malokouzuki

Intro Prima Parte


· Dai ! non piangere
Ho palula
· Fai piangere anche me, dormi è tutto finito
No è vero, senti? ullano ancora
· Tappiamoci le orecchie… anzi, vuoi che mettiamo la cassetta de la spada nella roccia?
E se si ammazzano?
· Non lo dire, non lo devi dire, capito?
Ma se muorono noi ci prendono quelli del collegio?
· Chi te l’ ha detta questa cosa!
Me ha detto Rocco dell’asilo, anche lui c’è andato pecchè il suo babbo e la sua mamma litigavano sempre
· Noi non ci andiamo nel collegio… se mamma e babbo muoiono ci ammazziamo anche noi
E come?
· Ci mettiamo il cuscino sopra la faccia e con le mani spingiamo forte forte e non respiriamo più
Ah! ... Ora mettiamo la cassetta ?
· Bravo, così mi piaci. Ecco qua “la spada"…
No, mago mellino no, voglio le tattarughe niggia
· Va bene, però prometti che smetti di piangere, ti prego
Ma te non ti vengono mai le lacrime?
· Si, ma le rimando indietro, stringo forte gli occhi… guarda: così, loro tornano dentro e scendono nella gola. A quel punto le ingoio
Come un mago ?
· Si, più o meno
Se smetto di piangere me lo dai il tuo power ranger rosso?
· Uffff… Va bene
Ora ho sonno
· Spengo tutto?
Si, buona notte Malo
· Buonanotte Nano


PRIMA PARTE

Un copione che si ripeteva ogni volta che mamma e babbo si chiudevano in bagno a urlarsi dietro le peggiori parole. Io ci rimettevo sempre un giocattolo però valeva la pena: mio fratello si addormentava subito, e io potevo sfogarmi, con la faccia affondata nel cuscino, per non farmi sentire. Non volevo che mi vedesse piangere … era troppo piccolo e poi ero il suo eroe, non potevo deluderlo. Non che io fossi grandissimo: avevo 7 anni ma, come dicevano tutti, avevo già un aspetto e un cipiglio adulto; soprattutto lo sguardo – pare – colpiva molto “… che bel bambino, ma come sei serio. Ma che sei sempre arrabbiato?”. Forse lo ero, arrabbiato, fin dalla nascita, ma ancora non lo avevo capito.
Mio fratello ha due anni meno di me, si chiama Francesco ma per me è Nano ed io, per lui, sono Malo.
A dire il vero l’idea venne a lui. Aveva circa tre anni, riusciva a balbettare poche essenziali cose: pappa, mamma, cocombo (cocomero), sciagola (fragola), cacca, babba, acca (acqua) e cuclillo (coccodrillo!). Mauro gli sembrava troppo banale e fu così che mi ribattezzò Malokuzuki. I primi tempi la cosa mi faceva incazzare parecchio, ogni volta che mi chiamava con quel nome impossibile - indicandomi con il suo ditino che glielo avrei staccato a morsi - chiunque fosse lì intorno rideva e io credevo ridessero di me. Mi sentivo ridicolo e, per spregio, visto che era una mezza sega iniziai a chiamarlo Nanokuzuki.
Già, era! una mezzasega, ora mi mangia la pappa in capo. Ma questa è un’altra storia, che vedremo più avanti.
Prima dobbiamo fare un passo indietro

L’INIZIO

Quando sono nato (voluto! mia mamma ci tiene a sottolinearlo e non so perché), era un sabato pomeriggio di giugno, la tv trasmetteva la partita dell’Italia contro non ho mai saputo bene quale squadra. L’Italia comunque vinse e mi è andata bene che ai miei genitori del calcio non gli è mai fregato nulla altrimenti, chissà, mi sarei ritrovato un nome tipo Christian (con l’acca). Quando mi affacciai sul mondo mi impressionai molto, non volevo nascere e infatti fu piuttosto dura. La prima persona che vidi fu un’infermiera molto carina e pensai che forse non era così male questo pianeta. La seconda, un uomo barbuto, era un po’ meno attraente ma, come poi mamma mi ha sempre detto, somigliava molto al Che Guevara e, vista la piega che ho preso in seguito, deve essere stato proprio in quel momento che decisi che forse valeva la pena nascere: insomma forse in giro c’era ancora qualche comunista. Mamma dette una spinta portentosa e l’ostetrico “Ernesto”, mi agguantò al volo con le sue manone: una parata mondiale. Poi mi dette il benvenuto con due pacche sul culo…. Erano le 17,45
Anche l’orario della mia nascita è sempre stata una fissa di mamma, tanto che, diversi anni dopo, quando si accorse che sul certificato di nascita rilasciato dal comune c’era scritto 19,45 fece un casino della madonna per farlo correggere. Io, che non capivo perché ci tenesse tanto, gli dicevo “mamma lascia perdere, che vuoi che sia?” ma lei non mollò la presa. Andò all’ufficio comunale del quartiere e fece il diavolo a quattro con l’impiegato che non c’entrava nulla ma che ebbe due pessime idee: primo, le chiese “ne è sicura signora? forse si sbaglia”. al che lei, a denti stretti, “non credo proprio di sbagliarmi… guardi che, per l’appunto, ero lì presente”; secondo, le disse che non sarebbe stato semplice far correggere il certificato: avrebbe dovuto seguire un iter impossibile, a cominciare da un documento notarile fino a domande e controdomande in carta bollata a mezzo mondo.
“Un notaioooo?” disse mamma “ma lei vuole scherzare, di chi è stato l’errore? non certo mio”. L’impiegato si rese conto che la situazione si faceva urticante: “beh, vede signora, sicuramente nel trascrivere l’orario l’impiegato del comune ha sbagliato e invece di un 7 ha messo un 9… un errore umano insomma” . Mamma disse che l’errore era loro e loro dovevano risolverlo, quindi lasciò il numero di telefono e disse all’impiegato di chiamarla "a problema risolto". Lui la chiamò dopo due giorni, lei andò al quartiere e quando tornò a casa aveva una luce di vittoria negli occhi e un sorriso fantastico: sul certificato, nello spazio dell’orario, spiccava in neretto “17,45”. Non so se si accorse che i numeri erano stati scritti sui precedenti (accuratamente sbianchettati), io, comunque non indagai. A volte ci vuol poco a renderla felice...

4 commenti:

bruno ha detto...

Sei andata oltre i capitoli letti al corso?
Se si, spicciati a pubblicare!!!

Di Notte ha detto...

Si, sono andata un po' avanti... non molto devo ammettere.
Ma cercherò di impegnarmi !
Graxie per l'incoraggiamento
G

filsero ha detto...

Son davvero contento che pubblichi questo racconto. Al corso mi ero subito affezionato a Malo e Nano... E mi piacciono molto il tono e il punto di vista del narratore: il primo suona credibile e sincero (anche se forse è vero che in alcuni punti la voce narrante sembra più matura di quanto ci si aspetti), e grazie a entrambi ogni avvenimento, anche se piccolo o di per sé banale, diventa piacevole e divertente da leggere.

Di Notte ha detto...

Grazie Fil,
purtroppo sono ancora a 25 pagine (da quando è finito il corso non ci ho più rimesso mano).
In testa ho già tutta la storia ma sto aspettando che tornino le parole per raccontare le situazioni ed esprimere i sentimenti dei personaggi di questa storia a me tanto cara...

Comunque non ho fretta. Per la prima volta non faccio le corse per arrivare alla fine.
Vorrei scriverlo giorno dopo giorno e non finirlo mai