mercoledì 17 gennaio 2007

Questioni di metodo: Cerco materiali e storie per scrivere un romanzo!

Non scrivo un racconto e non condivido una trama. Lo farò presto, spero. Però vorrei condividere con voi la mia modalità di lavoro.
Sto tentando di scrivere un romanzo. Uno di quelli che si ha in mente di scrivere da tanto e però non si sa come fare e da dove cominciare. Ebbene: ho iniziato e dopo la prima pagina, che certamente stravolgerò, mi sono fermata perchè ho capito una cosa fondamentale (e qui viene fuori un altra questione tecnica o pratica della narrazione: il reperimento dati e le informazioni legate al racconto): non ne sapevo abbastanza della materia di cui stavo parlando. Ovvero sapevo quello che riguardava me. Una visione parziale che con molta difficoltà può essere spunto di un romanzo compiuto, in cui parlano più voci, all'interno del quale sopravvivono personaggi di ogni genere, che parlano linguaggi diversi ed esprimono modi diversi di pensare relativamente ad ogni cosa.
Mi serviva perciò sapere qualcosa di più su quello di cui io ho voglia di raccontare. In questo caso cerco materiale, documenti, storie, racconti, testimonianze su qualunque situazione in cui esiste, si intravede, è chiaramente visibile, c'e' traccia di aggressività al femminile e/o di bullismo al famminile.
Qui e qui potete trovare spunti sulla materia per capire di cosa parlo. Ma le domande sono semplici: avete sorelle, madri, amiche, datrici di lavoro, colleghe che qualche volta si comportano un po' male (è un eufemismo) e hanno atteggiamenti di esclusione, ostracismo, bullismo, mobbing, calunnia, cattiveria, astio, ostilità, aggressione indiretta o diretta? A voi stess* è capitato di essere (maschietti e femminucce) parte (da leader o spettatori o complici) di progetti volti a danneggiare fisicamente o psicologicamente qualcun*?
Che ne pensate del metodo? Avete storie da raccontare? Io potrei raccontarne a voi perchè siano spunto per vostre narrazioni. Ditemi...

5 commenti:

filsero ha detto...

Anche a me è capitato di bloccarmi per lo stesso motivo. Sono in tanti a dire: scrivi solo di ciò che conosci. E forse hanno ragione. Quando si ha intenzione di scrivere una storia realistica, verosimile, credibile, difficilmente si è immuni da una sensazione di disonestà se si usa come unica fonte la propria fantasia e la propria sensibilità. Succede quando non si ha avuta esperienza di ciò che si scrive, quando non è stato approfondito l'argomento con studi, ricerche, e testimonianze di chi quell'esperienza l'ha avuta. Domanda: ma allora quel che rimane - per chi non ha avuto esperienze varie e intense come Hemingway, per chi ha poco o punto tempo di condurre ricerche e studi con serietà e metodo - è sufficiente per giustificare (letterariamente) l'ostinazione di voler scrivere?

Perciò Enza ammiro molto la tua determinazione e il tuo impegno nel cercare materiale e nuove conoscenze per il tuo romanzo...
Non so se posso aiutarti direttamente, però potresti intervistare una persona di mia conoscenza che credo abbia qualcosa da raccontare, più o meno a proposito :-)

Enza P. ha detto...

L'ostinazione di voler scrivere è sempre più che giustificata. io penso semplicemente che le nostre vite hanno un limite di esperienze e la nostra fantasia invece no. quindi se si vuole scrivere superando la nostra stessa vita, dopo averla certo opportunamente saccheggiata, allora bisogna provare a saccheggiare le vite altrui. è una cosa che faccio spesso: fotografie. a voi non capita mai? gurdare una persona e dai tratti del suo viso tentare di arrivare alla sua vita, ai suoi pensieri, alla sua storia? di studiare i movimenti di quel corpo a noi estraneo? di registrare a memoria fatti, situazioni, dialoghi? di volerli fissare sulla carta prima che svaniscano? e poi ci sono quelle idee che vogliamo sviluppare e però non abbiamo fatto sufficienti fotografie o abbiamo bisogno di sentire reali le cose che raccontiamo. la nostra mente creativa in fondo io penso sia un po' come un deposito con un fondo. come il nostro dizionario, la conoscenza delle parole, le immagini che abbiamo delle cose. saranno sempre le stesse eppure le ricodifichiamo di volta in volta di fronte ad ogni nuova esperienza. e ne ricaviamo un'altra storia. più vite ci attraversano e noi stessi viviamo e più voci riusciremo a far vivere all'interno di un romanzo. e in questo ci vuole anche empatia, almeno per me. non mi basta la tecnica, il saper inventare un gergo per ciascun personaggio. mi serve viverlo. mi serve vestire tutti i panni e nessuno. mi serve scoprire le mille facce di una me stessa che non conoscerò mai totalmente e che posso e voglio rintracciare oltre le facce altrui.
ti ringrazio dell'aiuto e mi piacerà di certo intervistare la persona che conosci.
dimmi quando e dove e io ci sarò :)
ciao

massi ha detto...

Provo a dire la mia: sono d'accordo con voi sul fatto che scrivere su ciò che si conosce senz'altro è buon punto di partenza. Trovo però limitativo fermarsi alla propria esperienza. Per me scrivere è bello soprattutto perchè ti permette di usare la fantasia, di creare personaggi con le loro storie e i loro tormenti. Certo si pone il problema di renderli credibili e il confronto con realtà che a volte ci possono essere sconosciute diventa molto importante. Oggi però abbiamo tanti mezzi per esplorare campi a noi ignoti. Quando ho scritto il mio romanzo, ho deciso che i miei protagonisti avrebbero vissuto a St. Albans, un paesino di 70000 persone a 35 miglia da Londra. Mai stato a St.Albans, ma Santo Google e Santa Wikipedia sono venuti in soccorso e mi hanno dato alcune informazioni fondamentali. Certo per sviscerare alcune problematiche Internet può fare meno comodo, ma in definitiva penso che il bello di scrivere sia anche ricercare, investigare, interrogare oracoli elettronici e intervistare persone in carne e ossa...
Ostiniamoci a voler scrivere e, Enza, saccheggia la vita altrui perchè secondo me è uno degli aspetti belli della nostra passione!

Enza P. ha detto...

Sono d'accordo Massi,
saccheggiare le vite altrui fa parte della nostra passione. Ed è vero anche quello che dici sull'inventare riguardo ambienti di cui non sappiamo assolutamente nulla. ma come avrebbe fatto marguerite yourcenar a scrivere memorie di adriano se non fosse andata in lungo e in largo per cinque anni a studiare tutto di adriano a tal punto che lei stessa pensava, viveva, parlava come adriano? l'invenzione è un arte che richiede uno studio che va oltre la nostra fantasia. come dici tu massi: bisogna cercare su google, capire come sono le case, cercare una pinata della cittadina dove intendiamo sviluppare il nostro racconto. comunque ci serve stabilire un legame tra noi e quei luoghi, sebbene essi siano frutto di una invenzione.
se si vuole superare questa difficoltà forse si arriva al fantasy? alla fantascienza? alle fiabe cone città e luoghi totalmente partoriti dalla nostra fantasia. possibile anche questo...
ma le dinamiche umane, ecco: quelle proprio io non so come si potrebbero inventare. perchè anche se narriamo una storia senza avere la presunzione di voler dare messaggi sociali e lezioni di etica morale, questa storia non risulta credibile se i comportamenti descritti non lo sono. e il rischio è di descrivere semplificando. perdendo il contatto con le complessità. ho in mente di provare a descrivere le zone grigie e per questo mi serve conoscerle più che posso. spero di riuscirci... :)

Enza P. ha detto...
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