mercoledì 5 novembre 2008

II - Il Lungo Volo

I - II

Ora, dico io, un conto è se hai mangiato pesante la sera precedente - allora te lo meriti di fare brutti sogni e avere una notte agitata - un conto è avere un incubo così vivido e reale che te la fai addosso dalla fifa e ti pare che tutto stia accadendo veramente.
Apro gli occhi. Mi aspetto di trovarmi nella sicurezza del mio letto, della mia stanza. L’aereo, la vecchia, la siringa, il fagiano volante... nient’altro che un brutto sogno.
Mi guardo intorno con ansia. Purtroppo il mio timore è confermato: come mi aspettavo, sono sempre sull’aereo e al mio fianco la centenaria un po’ suonata mi guarda con estremo interesse.
“Una bella dormita, eh?”
Che cazzo sta succedendo?
“Siamo arrivati?”
“Noi no. Il viaggio è ancora lungo. Lui sì. E’ qui. Questione di pochi minuti.”
“Cosa?”
Mi agito nel mio posto e mi chiedo se è possibile che sia vittima di un’organizzazione di spie russe che mi ha sequestrato in volo perché vuole carpirmi il segreto dell’eterna giovinezza.
“Senta”, dico spazientito, “che cosa c’è che non va qui? Ha visto anche lei cosa mi ha fatto l’hostess?”
“Quello era necessario. Era per il suo bene. Alla prossima antifona alla comunione non sentirà praticamente niente.”
Sono talmente basito che non ho neppure più l’agitazione che mi porto dentro durante i viaggi in aereo. Ma poi questo volo quanto dura? Io stavo andando… dove stavo andando? Ho un po’ di confusione in testa, non ci capisco più niente.
“Scusi, ma dove siamo diretti?”
La signora anziana scoppia a ridere. E’ una risata grassa, di gusto. Pare che abbia fatto una battuta davvero divertente. Vedo che l’uomo d’affari vicino trattiene a stento le risate.
In quel momento succede di nuovo. L’aereo inizia a precipitare ancora una volta cadendo a picco. Ci stiamo schiantando verso terra alla velocità della luce, ma le persone intorno a me non battono ciglio e sorridono. Poi mi rendo conto che io stesso non sto reagendo minimamente. Mi sforzo di assumere un’aria preoccupata e provo anche ad aprire la bocca per urlare, ma sento che le labbra si distendono in un beato sorriso e una grande pace mi serpeggia in corpo. Devo ammettere che non sono mai stato meglio.
L’aereo si assesta e tutto sembra tornare normale.
“Gliel’avevo detto che ci vuole poco ad abituarsi. Le antifone alla comunione sono dei bei momenti, no?”
“Signora, di cosa sta parlando?”
La vecchia mi fa un cenno per farmi guardare fuori. Allungo la testa oltre di lei verso il finestrino e allora li vedo di nuovo. Saranno dieci o forse più. Circondano completamente le ali dell’aereo. Sono gli uccelli che ho visto prima di perdere i sensi. Hanno un corpo tozzo che pare un cilindro quasi perfetto. Le zampe sono quelle di un’anatra, ma la testa e il collo appartengono a un fagiano. E in più hanno delle ali enormi che sbattono tutti insieme come se dovessero essere sincronizzati al secondo per permettere all’aereo di volare.
“Che bestie sono?”
“Quelli sono gli idrofagiani.”
Questo è troppo. Mi tiro un pizzicotto come si fa nei film o nei cartoni animati per vedere se sto sognando. Ma non mi sveglio. Qualsiasi cosa stia vivendo, è reale.
Ho paura di chiedere ulteriori spiegazioni. Non ce n’è bisogno, perché improvvisamente la mia vicina di posto pare avere una gran voglia di chiacchierare.
“Sono i Suoi animaletti da compagnia. Non sono carini?”
“Suoi di chi?”
“Ma del Re delle Cadute.”
Ecco, ora ho la conferma che l’anziana signora è totalmente andata. Che cazzo sta dicendo?
E in quel momento succede. Di nuovo l’aereo sembra cadere nel vuoto. Io sorrido placido e aspetto che la situazione si stabilizzi nuovamente, ma stavolta accade qualcosa di nuovo e inaspettato.
Le luci dell’aereo si spengono, le persone intorno sembrano tranquille, e in realtà anche io sento come una sensazione di benessere. Poi la porta della cabina di comando si apre e Lui è lì, in tutto il suo orrore.
L’ho sempre immaginato come rappresentato nell’iconografia classica. E in effetti è proprio così: le corna taurine, gli zoccoli al posto dei piedi, le ali di pipistrello, il corpo completamente rosso e un vago di odore di zolfo che lo accompagna.
Lo chiamassero pure Re delle Cadute, ma io mi trovo davanti al Diavolo.




[continua...]

6 commenti:

Anonimo ha detto...

Ciao. Immagino che la tua passione sia la scrittura creativa, vero? Anch'io sono uno scrittore in erba. A me è già capitato di essere pubblicato su riviste nazionali quali Telefilm Magazine (una fanfiction sul finale alternativo di Streghe nella rubrica Carta Bianca) e Series - Il mondo dei Telefilm (su cui ho pubbliacto un'altra fanfic sul cross-over tra Buffy e Streghe - tuttora in edicola con la prima parte!). Se vuoi possiamo dispensarci consigli a vicenda, ti va? Se desideri puoi contattarmi lasciando un commento a uno dei miei post sul blog www.andrea-cinalli.blogspot.com... Aspetto tue notizie!

filsero ha detto...

Temo che il protagonista di questo racconto sia soltanto all'inizio del suo stupore. Lo temo per lui, ma non vedo l'ora che accada per il mio piacere di leggerti!
Bentornato massi!

Vittore ha detto...

Davvero complimenti per questo tuo racconto, molto carino e simpatico....soprattutto nell'epilogo finale.

Anonimo ha detto...

Grazie vittore... ma questa era solo la secodna puntata... a breve il terzo e ultimo episodio...
stay tuned!
;)

annunci Milano ha detto...

Bel blog. Bravo!

Marco ha detto...

Mi piace proprio, riga dopo riga non smette mai di incuriosire e divertire il lettore, sono curioso di sapere come lo fai concludere (io non avrei proprio la più pallida idea di come fare). Complimenti...