<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397</id><updated>2012-01-17T17:53:29.049+01:00</updated><category term='valeria'/><category term='manifesto'/><category term='bruno'/><category term='silvia'/><category term='racconto'/><category term='ChiaraG'/><category term='di*maremma*e*di*bugie'/><category term='di notte'/><category term='mila'/><category term='filsero'/><category term='I Ciechi'/><category term='alice'/><category term='racconti'/><category term='tecniche narrative'/><category term='MatildeGatta'/><category term='Enza P'/><category term='sonia'/><category term='Enzo Fileno Carabba'/><category term='massi'/><category term='discussioni'/><category term='Daniel Bloom'/><title type='text'>apprendisti</title><subtitle type='html'>Racconti all'ombra dei ciliegi.</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>filsero</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>79</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-6862012136420010377</id><published>2010-11-26T14:27:00.003+01:00</published><updated>2010-11-26T14:32:47.839+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='bruno'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti'/><title type='text'>Una notte di un’estate calda in una sola frase a Milano negli anni settanta, un ragazzo.</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_QiSk99EOGpA/TO-13c8S6WI/AAAAAAAAACE/PNEwFl5XcrI/s1600/normal_West%252520Mitten%252C%252520Monument%252520Valley%252C%252520Arizona.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 150px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_QiSk99EOGpA/TO-13c8S6WI/AAAAAAAAACE/PNEwFl5XcrI/s200/normal_West%252520Mitten%252C%252520Monument%252520Valley%252C%252520Arizona.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5543849630582892898" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Se c’è un lusso a non aver fratelli è una stanza tutta per sé, che poi era il mondo avventuroso oltre le quattro mura sempre pronto ad accoglierlo appena entrato per la porta laccata bianca su cui era appeso l’orso di pezza, come impiccato, ma vigile guardiano delle sue cose, confidente anche, talvolta supervisore dallo sguardo di plastica luccicante che si intuiva anche al buio della notte di poco rischiarata dalle luci della strada che si affacciavano in quell’estate calda che costringeva a lasciare aperti i vetri per far entrare un po’ di fresco accompagnato da quei rumori strani che proponevano le strade attorno con voci irruenti o discrete ad interrompere e accompagnare i sogni, sterzandone il corso, agitandoli,  fornendo argomenti per scene di disarmante semplicità o storie surreali, come i filmeschi scontri di indiani rapidi a cavallo lungo luminose distese di polvere secca fra montagne di pietra rossa al tramonto &lt;span id="fullpost"&gt; e sparuti gruppi di  case di legno solcate da strade di terra, qualche mucca, il saloon con i battenti che ancora  si muovono cigolando come il tram di fuori, dentro il locale si intuiscono molte persone che ballano al suono della musica del bar all’angolo, un pianista, varie donnine dagli abiti gonfi e fruscianti, ai tavoli i giocatori di poker, avventori al bancone bevono il liquido ambrato che uno sporco sole rosso forma dentro il vetro grezzo e opaco, pulito velocemente con il solito straccio che l’uomo dietro il bancone tiene appoggiato sull’avambraccio e che usa anche per scacciare le mosche e per asciugarsi il sudore dal collo perché è proprio un’estate calda, comunque caldo che sia o meno, senza decisione ma nemmeno paura, con un balzo a piè pari atterra lo straniero sopra gli scalini legnosi e consumati fra la strada e i battenti ora immobili e posa le mani sopra di questi per spingerli ed entrare accompagnato dalla luce orizzontale del sole che sempre di più muore, una volta dentro indugia per farsi vedere, avanza lento e deciso due passi dopo due passi ritmati dagli stivali dal tacco pesante lungo le assi un poco imbarcate e scricchiolanti che portano al banco in fondo fra i tavoli dove i pistoleros seduti fanno silenzio e lo guardano, anche quelli di spalle girano la testa per vedere chi è colui che da quelle parti forse non ha messo mai piede, ma la cui faccia tutti hanno vista appesa nell’ufficio dello sceriffo con sotto una cifra dai tanti zeri, ed i passi da due si fanno quattro per diventare cinque e poi fermarsi perché il banco è a portata di gomiti, si toglie dalla testa il cappello dalla larga tesa, lo appoggia rovescio per fargli prendere aria ed asciugarne i bordi scuri intrisi di sudore, il tutto sempre in un silenzio irreale interrotto dal solo cigolio dei battenti che continuano ad oscillare ogni tanto al suono del nuovo tram che viene da fuori attraverso la finestra aperta: “il solito”, come il solito se mai era stato lì dentro? Ma è la frase giusta da dire in un posto come questo ed il barista, che deve averne viste lui, non si scompiglia e piglia scegliendolo con cura un bicchiere ancora bagnato con la testa all’ingiù fra gli altri bicchieri tutti uguali, lo asciuga col solito straccio formando più aloni che altro e lo pone sotto lo sguardo di lui che punta verso il basso perché si può permettere di badare a se stesso senza paura di chiunque possa mai stare lì dentro, dalla bottiglia ambrata, quasi vuota, tutto il liquido si ritrova in quel bicchiere: “non è giornata per bere quest’alcol dal sapore di piscio, aprine una nuova, questo ti può convincere” e tiene fra l’indice ed il medio una moneta comparsa dal nulla, magico prestigiatore, e con un guizzo delle dita il disco di metallo sobbalza, cade sul bancone e rotea, prima forte e poi con l’andatura di un ubriaco perso, per fermarsi come per miracolo in piedi, e il silenzio, sembra impossibile, diventa ancora più forte perché la moneta così ferma pare abbia bloccato anche il tempo, ma è solo un attimo e questa scompare fra le mani del barista che già ha preso una bottiglia nuova per aprirla con una dimestichezza allenata e mentre versa un altro bicchiere si spande l’odore di quel liquido forte, uso a starsene chiuso e libero ora di andarsene cavalcando l’aria pesante e rapito di un poco dalle narici del forestiero che prende il bicchiere con entrambe le mani e butta giù tutto in un solo gesto come fosse una scodella di latte la mattina quando mamma ha preparato la colazione, biscotti e marmellata, poi si gira e poggia i gomiti all’indietro sul bancone per guardare dritto in viso l’uomo che è venuto a trovare quel pomeriggio sul tardi, ma il sole finalmente s’è andato a nascondersi dietro la collina e tutto diventa scuro rischiarato da qualche semplice lume già acceso lungo le pareti e su qualche tavolo senza metodo, dall’altro lato della sala si alza come chiamato un tale che solo ora entra in scena, fa scivolare indietro la sedia con il rumore di un portone che si chiude qualche palazzo più in là, tiene le mani poggiate su due pistole luccicanti con il calcio in madreperla lungo la cintura grossa e pesante circondata da pallottole appese che formano una corona ad indicare che lui è il re di quella terra desolata e sanzadio, nessuna mossa dallo straniero: “Versane altri due”, ma del barista, prestigiatore anche lui, non c’è più traccia e sono spariti tutti salvo quei due, comprese le ballerine che comunque da un pezzo non ballano più, così il pianista non fa più musica perché il bar all’angolo ha chiuso, allora lo straniero prende due bicchieri e la bottiglia e muove lento altri due passi verso il re, questi s’avvicina pure lui, solo un tavolo li separa, si siedono entrambi, la bottiglia viene posata in mezzo e i due bicchieri a portata di mano e riempiti fino all’orlo e oltre senza grazia con un solo movimento da uno all’altro formando fra questi una scia scura di alcol lungo il tavolo abituato a bere pure lui, c’è un mazzo di carte, lo straniero lo prende e mescola, il re allenta la presa alle pistole, poi prende il suo bicchiere attento a non farlo sgocciolare che se sporca non vuole trovarsi a pulire, perché chi sporca pulisce, la mamma lo dice sempre e lo straniero divide il mazzo esattamente a metà ed una di queste la offre all’altro perché inizi la più importante partita di rubamazzo che il west abbia mai visto neppure al cinema, una partita che dura un’eternità, con vicende alterne, mosse dal destino delle carte ignote, gocce di sudore scivolano lungo la fronte ed il collo di entrambi e pure sul cuscino, ma l’attenzione non s’interrompe mai perché il gioco è avvincente, lo straniero, il re e l’orso di pezza fanno fatica a seguire veloci le carte che si voltano al centro e vengono prese dall’uno o dall’altro per essere messe sotto, lo straniero, il suo mazzo è numeroso come gli ultimi sparuti indiani che si incontrano ancora nella valle o come i soldatini ancora integri nascosti sotto il letto, mente quello del re ricorda le mandrie di bufali che migrano numerose come i tifosi che vanno allo stadio la domenica che quest’anno forse vinciamo lo scudetto, ma imprevista la fortuna gira e carta dopo carta allo straniero spunta il sorriso di chi sa di vincere perché le giornate al termine del campionato sono poche e molti i punti di distacco, così la partita si chiude, il re si alza sconfitto, prende bicchieri e bottiglia andando al banco per riporli, qui  trova lo straccio, ripercorre i suoi passi, pulisce il tavolo così  mamma non si arrabbia, poi s’avvia fuori: “anche questa volta non ti metto dentro, ma chissà , forse fra un anno vinco io” cigolano di nuovo i battenti, è l’ultimo tram della notte ormai giorno, come il giorno è arrivato nella valle, il re si ritrova il solito straccio con cui lustra la stella al petto luccicante al nuovo sole di quell’estate calda.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5647548880099918397-6862012136420010377?l=apprendisti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/6862012136420010377/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5647548880099918397&amp;postID=6862012136420010377' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/6862012136420010377'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/6862012136420010377'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2010/11/se-ce-un-lusso-non-aver-fratelli-e-una.html' title='Una notte di un’estate calda in una sola frase a Milano negli anni settanta, un ragazzo.'/><author><name>bruno</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03601486352621581011</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_QiSk99EOGpA/SZ1ZOZmar3I/AAAAAAAAAA4/w6XzDJp0xio/S220/autoscatto.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_QiSk99EOGpA/TO-13c8S6WI/AAAAAAAAACE/PNEwFl5XcrI/s72-c/normal_West%252520Mitten%252C%252520Monument%252520Valley%252C%252520Arizona.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-4449815379665736146</id><published>2009-02-17T14:17:00.004+01:00</published><updated>2009-02-19T14:13:05.326+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='bruno'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='manifesto'/><title type='text'>ID di una nidiata interdetta</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_QiSk99EOGpA/SZq6KzvUpXI/AAAAAAAAAAs/iCBxCin-avg/s1600-h/corrid.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 239px; height: 320px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_QiSk99EOGpA/SZq6KzvUpXI/AAAAAAAAAAs/iCBxCin-avg/s320/corrid.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5303756206032332146" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;In marcia senza meta, come soldati pronti alla guerra, eravamo in molti, armati di domande e poche, vaghe risposte, capendo che una soluzione era ignorare.&lt;br /&gt;Le generazioni capitate prima possiedono una loro guerra di morte e resurrezione dell’uomo già ragazzo, una guerra assente ha segnato la nostra, &lt;br /&gt;la guerra che non ci ha svezzati per lasciarci cuccioli cresciuti, reclute inermi di una generazione interdetta incapace di sentire la propria voce al di sopra dello sferragliare delle cose. &lt;br /&gt;Dediti a coltivare piccole battaglie interiori, reduci di una guerra mai stata eppure sempre presente, ignoriamo la paura di morire vivendo la paura di vivere.&lt;br /&gt;Ora stiamo svegli con vene, come piccole spille, a graffiare le pupille fisse su cose immobili dopo aver inseguito ad occhi chiusi le fragili stelle nel dentro delle palpebre. E tutto intorno rumore e silenzio complottano a perderci i pensieri in labirinti di dritti corridoi che conducono a porte disegnate sul muro.&lt;br /&gt;Oblio e noia, rabbia e gioia al di sotto degli argini perché quelli che dovevano frantumare il mondo ora incassano i trenta denari rubati al nostro futuro.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5647548880099918397-4449815379665736146?l=apprendisti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/4449815379665736146/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5647548880099918397&amp;postID=4449815379665736146' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/4449815379665736146'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/4449815379665736146'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2009/02/id-di-una-nidiata-interdetta.html' title='ID di una nidiata interdetta'/><author><name>bruno</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03601486352621581011</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_QiSk99EOGpA/SZ1ZOZmar3I/AAAAAAAAAA4/w6XzDJp0xio/S220/autoscatto.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_QiSk99EOGpA/SZq6KzvUpXI/AAAAAAAAAAs/iCBxCin-avg/s72-c/corrid.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-3558475583503710557</id><published>2009-01-11T11:07:00.005+01:00</published><updated>2009-01-11T11:45:39.827+01:00</updated><title type='text'>We are ready to "D Y E"!</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_A54HQZbTX4U/SWnM1nxyxRI/AAAAAAAAAKA/GB6usEgWVio/s1600-h/Cover+DYE.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 132px; height: 200px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_A54HQZbTX4U/SWnM1nxyxRI/AAAAAAAAAKA/GB6usEgWVio/s200/Cover+DYE.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5289984458906322194" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;DYE è il nuovo libro di Massimiliano Moscarda, un apprendista, anzi tra i primi apprendisti scrittori di questo blog.&lt;br /&gt;Per chi già non l'avesse già acquistato e letto, ecco che cosa vi siete persi e come potete rimediare:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;DYE è il secondo di una serie di romanzi gialli che hanno come protagonista Claire Handel, una giornalista londinese dotata di un'umanità e di un acume investigativo che vi conquisteranno.&lt;br /&gt;Massi presenta così il suo romanzo:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;"A distanza di due anni dai terribili episodi di morte in cui si è trovata coinvolta, la giornalista Claire Handel sta tentando di vivere la sua nuova vita a Londra. Ma in seguito ad una lettera ricevuta misteriosamente dalla clinica psichiatrica in cui è rinchiusa la pericolosa criminale Daisy Dogg, strani eventi, al limite del paranormale, iniziano a tormentare Claire. E’ presto chiaro che esiste un collegamento tra ciò che le sta accadendo e il caso di Katie Johansson, una ragazza americana il cui cadavere, privo degli arti, è stato trovato pochi mesi prima dentro a un cassonetto, in un quartiere residenziale di Londra. Contattata anche dall’ispettore Curry della polizia londinese, Claire capisce che l’assassino di Katie, che marchia in fronte le sue vittime con un simbolo sconosciuto e si firma DYE, è entrato in qualche modo in contatto con lei e con la clinica psichiatrica. Starà a Claire e a Curry tentare di risolvere il rompicapo in cui sembrano coinvolti Mary Roses, figliastra di Daisy, il dottor Ryan Ellis, primario della clinica psichiatrica, l’ambigua infermiera Hillary World e la bizzarra famiglia Maryland, che custodisce un terribile segreto del suo passato. Sullo sfondo di una Londra ricoperta dalla neve, le misteriose coincidenze risucchiano Claire, facendola precipitare in un vortice e in una trappola sapientemente orchestrata. Costretti e bloccati dalla neve nell’ospedale psichiatrico, i protagonisti dovranno fronteggiarsi in una notte molto lunga che porterà altre morti orribili. Claire scoprirà che DYE non è un nome, ma un acronimo. E dietro quelle tre lettere si cela una mente malata e un piano folle, che costerà la vita ad altri innocenti."&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Su &lt;a href="http://www.facebook.com/"&gt;Facebook&lt;/a&gt; esiste un gruppo dove si possono avere tutte le news riguardanti DYE e la sua avventura editoriale: &lt;a href="http://www.facebook.com/groups/edit.php?customize&amp;amp;gid=55302978296#/group.php?gid=55302978296"&gt;ARE U READY TO “D Y E”?&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ed ecco il link dove si può acquistare il romanzo: &lt;a href="http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=78669"&gt;http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=78669&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In bocca al lupo, Massi.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5647548880099918397-3558475583503710557?l=apprendisti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/3558475583503710557/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5647548880099918397&amp;postID=3558475583503710557' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/3558475583503710557'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/3558475583503710557'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2009/01/we-are-ready-to-d-y-e.html' title='We are ready to &quot;D Y E&quot;!'/><author><name>filsero</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_A54HQZbTX4U/SWnM1nxyxRI/AAAAAAAAAKA/GB6usEgWVio/s72-c/Cover+DYE.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-3842381294006724284</id><published>2008-12-11T11:18:00.001+01:00</published><updated>2008-12-11T11:26:02.456+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconto'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='mila'/><title type='text'>Al posto suo</title><content type='html'>PROLOGO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi è nata Rebecca.&lt;br /&gt;Sono così emozionato, estasiato, allibito, che ogni piccolo gesto di mia moglie e della bambina mi sembrano totalmente irreali. Mi guardo intorno ed è come se non fossi davvero io a vedere, come se quelli non fossero i miei occhi o le mie mani, le mie gambe. Mai provata una tale sensazione.&lt;br /&gt;Adesso lei esiste, si è fatta carne ed ossa, la posso annusare, toccare, sentir piangere, guardarla in ogni lieve cambiamento che subirà quotidianamente. Non è più soltanto frutto della nostra immaginazione o quel gonfiore informe nella pancia di Cristina. Non è più quell’immagine inanimata che assemblavamo nella nostra mente con pezzi scelti a caso o deliberatamente. Adesso possiamo tenerla in braccio, accudirla, darle da mangiare, scegliere il meglio per lei. Possiamo amarla, insomma.&lt;br /&gt;Anche Cristina, mia moglie, ha tanti progetti per la nostra bambina, proprio come me. Vogliamo il massimo, il meglio per lei; vogliamo che tutto sia perfetto, in modo che per Rebecca la vita diventi semplice, con meno dolore possibile, con meno frustrazioni possibile. Noi ci pensiamo a queste cose, non vogliamo lasciare niente di intentato, di casuale per lei. Le cattive influenze di questo mondo oggi sono infinite e noi vogliamo starci attenti, tenere la piccola in un ambiente protetto, sicuro, dove esistono soltanto cose belle ed accessibili con facilità.&lt;br /&gt;Sarò un padre oculato io. Niente mi sfuggirà, ne sono sicuro, perché l’amore è proprio questo; ed è questo che io voglio per mia figlia.&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;TEMPO DOPO…..&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ passato il primo mese. Siamo stanchi: Rebecca ha dormito poco e niente durante la notte o, comunque, si è sempre svegliata varie volte. Ma io e mia moglie siamo felici di fare sacrifici per lei, di essere stanchi al posto suo, di cantarle canzoni ogni volta che apre gli occhietti. Perché ogni volta che apre gli occhietti deve rendersi conto che i suoi genitori sono presenti, reali, e vivono per renderle tutto più semplice.&lt;br /&gt;Ieri notte ci ha fatti preoccupare: si è svegliata ed ha cominciato a piangere nonostante noi fossimo lì come tutte le notti, di fronte a lei e accanto a lei. Cantavamo, la stringevamo, la cullavamo, ma lei non smetteva proprio di piangere. Non capisco. Noi cerchiamo di amarla e circondarla di affetto il più possibile, quindi non riesco veramente a capire per quale motivo ieri notte si sia comportata così.&lt;br /&gt;Non è che ha la febbre? Oddio, magari ha la febbre!!!&lt;br /&gt;Mi sono distratto. Ecco. Non sono stato un buon padre. Non sono stato accorto. Dovevo pulire una terza volta tutte le cose di casa, il passeggino, i vestiti. Questi microbi si annidano ovunque e io mi sono distratto. Non so quando, ma è successo.&lt;br /&gt;Come portò rimediare questo errore?&lt;br /&gt;Dovrei avere io la febbre al posto suo….&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ANCORA DOPO….&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rebecca continua a crescere e noi non perdiamo un attimo per stare con lei. Cristina ha proprio smesso di lavorare, io ho ridotto il mio orario di lavoro (ho una tipografia in proprio con qualche dipendente) e appena stacco corro a casa dalla mia bambina adorata.&lt;br /&gt;Mia moglie sta continuando ad allattarla al seno e di questo non posso che essere felice. Quindi si può dire che tutto sia perfetto.&lt;br /&gt;Eppure la bambina piagnucola sempre più spesso. E’ agitata, sembra divincolarsi. Quindi questo mi fa pensare che dentro di lei qualcosa non vada.&lt;br /&gt;La febbre non è. Allora cosa potrà essere?&lt;br /&gt;Ultimamente la sto proteggendo ancora più del solito: sta cominciando a gattonare quindi la seguo dappertutto e le impedisco di farsi male, di sporcarsi, di avvicinarsi troppo ad altri bambini quando siamo ai giardinetti sotto casa.&lt;br /&gt;Non voglio perdere di vista niente, non devo sbagliare.&lt;br /&gt;Cerco anche di portarla sempre in luoghi dove l’aria sia il più pulita possibile: noi abitiamo in aperta campagna, non voglio far respirare a Rebecca l’aria di città, quindi abbiamo deciso di non portarcela. Eppure questo cielo sembra sempre più inquinato, maledetto.&lt;br /&gt;A volte penso che se potessi respirerei al posto suo……&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ANCORA PIU’ TEMPO DOPO……&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il pediatra, all’ultimo appuntamento, ci ha comunicato che è il momento di svezzare la bambina: cioè niente più latte dal seno materno, ma dovremmo introdurre pappe o cibo triturato.&lt;br /&gt;Io non ho mai sopportato i pediatri: pensano di poter dare delle regole pre-confezionate, ma i bambini non sono tutti uguali. Chi può conoscere mia figlia meglio di me e mia moglie?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Avevo ragione: non era questo il momento di svezzare Rebecca.&lt;br /&gt;Da quando le abbiamo introdotto questa nuova alimentazione ha cominciato ad avere dei piccoli disturbi di pancia, oltre al continuo piagnucolare.&lt;br /&gt;Prima non era mai successo. Quindi adesso mi sembra di non capire più se sia colpa di qualche microbo o del cibo. Come posso controllare le cose in questo modo?&lt;br /&gt;I bambini hanno bisogno di equilibrio, mia figlia soprattutto. Quindi perché apportarle dei cambiamenti? Mi sembrava, infatti, inutile e pericoloso. Adesso non posso più tornare indietro…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;EPILOGO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ passato ancora del tempo e Rebecca continua ad essere inquieta. Anzi, lo è sempre di più. A volte sembra avere come degli attacchi d’isterismo. Ma certo non si può usare questa parola per una bambina così piccola.&lt;br /&gt;Così ho deciso di lasciare in gestione la tipografia in modo da poter passare ogni attimo della mia giornata con lei, per non lasciarla mai, non perderla mai di vista. Questo non potrà farle che bene. E’ come se si sentisse completamente monitorata e quindi saprà che non correrà alcun rischio. E si calmerà.&lt;br /&gt;Comunque noi siamo sempre più convinti che il cibo le faccia male. Abbiamo vagliato varie soluzioni, ma quella che ci è sembrata più congeniale è sostituirci a lei almeno in questo. Non potendo ammalarmi al posto suo o respirare al posto suo, ho valutato che almeno posso mangiare al posto suo. In questo modo le eviterò i dolori di pancia, le coliche, l’agitazione e la sofferenza. Sarò un buon padre così.&lt;br /&gt;Abbiamo cominciato da qualche giorno e le cose sembrano andare un po’ meglio: Rebecca continua a piangere ma dopo che ho preso il cibo al posto suo si calma e, incredibilmente, si addormenta nel suo letto. E’ un po’ dimagrita, ma questo non può farle che bene, così non dovrà sottostare alla sofferenza delle diete da grande.&lt;br /&gt;Voglio continuare proprio così, sono convinto che sia la strada giusta.&lt;br /&gt;………………&lt;br /&gt;“Cristina, vado io a svegliare Rebecca stamani…chissà perché non si è fatta sentire ancora, sta diventando una dormigliona!……Cristina…la bambina non si sveglia, non si muove più, perché? Che cosa le è successo? Non si muove più Cristina…non risponde più…che cosa può essere successo???”&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5647548880099918397-3842381294006724284?l=apprendisti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/3842381294006724284/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5647548880099918397&amp;postID=3842381294006724284' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/3842381294006724284'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/3842381294006724284'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2008/12/al-posto-suo.html' title='Al posto suo'/><author><name>Mila</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09005024409820018386</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_NFVe_KqrRCw/SMzs9qIkxoI/AAAAAAAAAAQ/ZRBgkD_RIYA/S220/a+bout+de+souffle.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-6837452017747455266</id><published>2008-11-05T14:01:00.002+01:00</published><updated>2008-11-05T14:13:58.719+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='massi'/><title type='text'>II - Il Lungo Volo</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2008/10/i-il-lungo-volo.html" title="Prima parte: Il Lungo Volo"&gt;&lt;span&gt;I&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; - &lt;span&gt;&lt;b&gt;II&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Ora, dico io, un conto è se hai mangiato pesante la sera precedente - allora te lo meriti di fare brutti sogni e avere una notte agitata - un conto è avere un incubo così vivido e reale che te la fai addosso dalla fifa e ti pare che tutto stia accadendo veramente.&lt;br /&gt;Apro gli occhi. Mi aspetto di trovarmi nella sicurezza del mio letto, della mia stanza. L’aereo, la vecchia, la siringa, il fagiano volante... nient’altro che un brutto sogno.&lt;br /&gt;Mi guardo intorno con ansia. Purtroppo il mio timore è confermato: come mi aspettavo, sono sempre sull’aereo e al mio fianco la centenaria un po’ suonata mi guarda con estremo interesse.&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;“Una bella dormita, eh?”&lt;br /&gt;Che cazzo sta succedendo?&lt;br /&gt;“Siamo arrivati?”&lt;br /&gt;“Noi no. Il viaggio è ancora lungo. Lui sì. E’ qui. Questione di pochi minuti.”&lt;br /&gt;“Cosa?”&lt;br /&gt;Mi agito nel mio posto e mi chiedo se è possibile che sia vittima di un’organizzazione di spie russe che mi ha sequestrato in volo perché vuole carpirmi il segreto dell’eterna giovinezza.&lt;br /&gt;“Senta”, dico spazientito, “che cosa c’è che non va qui? Ha visto anche lei cosa mi ha fatto l’hostess?”&lt;br /&gt;“Quello era necessario. Era per il suo bene. Alla prossima antifona alla comunione non sentirà praticamente niente.”&lt;br /&gt;Sono talmente basito che non ho neppure più l’agitazione che mi porto dentro durante i viaggi in aereo. Ma poi questo volo quanto dura? Io stavo andando… dove stavo andando? Ho un po’ di confusione in testa, non ci capisco più niente.&lt;br /&gt;“Scusi, ma dove siamo diretti?”&lt;br /&gt;La signora anziana scoppia a ridere. E’ una risata grassa, di gusto. Pare che abbia fatto una battuta davvero divertente. Vedo che l’uomo d’affari vicino trattiene a stento le risate.&lt;br /&gt;In quel momento succede di nuovo. L’aereo inizia a precipitare ancora una volta cadendo a picco. Ci stiamo schiantando verso terra alla velocità della luce, ma le persone intorno a me non battono ciglio e sorridono. Poi mi rendo conto che io stesso non sto reagendo minimamente. Mi sforzo di assumere un’aria preoccupata e provo anche ad aprire la bocca per urlare, ma sento che le labbra si distendono in un beato sorriso e una grande pace mi serpeggia in corpo. Devo ammettere che non sono mai stato meglio.&lt;br /&gt;L’aereo si assesta e tutto sembra tornare normale.&lt;br /&gt;“Gliel’avevo detto che ci vuole poco ad abituarsi. Le antifone alla comunione sono dei bei momenti, no?”&lt;br /&gt;“Signora, di cosa sta parlando?”&lt;br /&gt;La vecchia mi fa un cenno per farmi guardare fuori. Allungo la testa oltre di lei verso il finestrino e allora li vedo di nuovo. Saranno dieci o forse più. Circondano completamente le ali dell’aereo. Sono gli uccelli che ho visto prima di perdere i sensi. Hanno un corpo tozzo che pare un cilindro quasi perfetto. Le zampe sono quelle di un’anatra, ma la testa e il collo appartengono a un fagiano. E in più hanno delle ali enormi che sbattono tutti insieme come se dovessero essere sincronizzati al secondo per permettere all’aereo di volare.&lt;br /&gt;“Che bestie sono?”&lt;br /&gt;“Quelli sono gli idrofagiani.”&lt;br /&gt;Questo è troppo. Mi tiro un pizzicotto come si fa nei film o nei cartoni animati per vedere se sto sognando. Ma non mi sveglio. Qualsiasi cosa stia vivendo, è reale.&lt;br /&gt;Ho paura di chiedere ulteriori spiegazioni. Non ce n’è bisogno, perché improvvisamente la mia vicina di posto pare avere una gran voglia di chiacchierare.&lt;br /&gt;“Sono i Suoi animaletti da compagnia. Non sono carini?”&lt;br /&gt;“Suoi di chi?”&lt;br /&gt;“Ma del Re delle Cadute.”&lt;br /&gt;Ecco, ora ho la conferma che l’anziana signora è totalmente andata. Che cazzo sta dicendo?&lt;br /&gt;E in quel momento succede. Di nuovo l’aereo sembra cadere nel vuoto. Io sorrido placido e aspetto che la situazione si stabilizzi nuovamente, ma stavolta accade qualcosa di nuovo e inaspettato.&lt;br /&gt;Le luci dell’aereo si spengono, le persone intorno sembrano tranquille, e in realtà anche io sento come una sensazione di benessere. Poi la porta della cabina di comando si apre e Lui è lì, in tutto il suo orrore.&lt;br /&gt;L’ho sempre immaginato come rappresentato nell’iconografia classica. E in effetti è proprio così: le corna taurine, gli zoccoli al posto dei piedi, le ali di pipistrello, il corpo completamente rosso e un vago di odore di zolfo che lo accompagna.&lt;br /&gt;Lo chiamassero pure Re delle Cadute, ma io mi trovo davanti al Diavolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[continua...]&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5647548880099918397-6837452017747455266?l=apprendisti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/6837452017747455266/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5647548880099918397&amp;postID=6837452017747455266' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/6837452017747455266'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/6837452017747455266'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2008/11/ii-il-lungo-volo.html' title='II - Il Lungo Volo'/><author><name>massi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00541396498719915398</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-3435174047514798945</id><published>2008-10-01T21:04:00.004+01:00</published><updated>2008-11-05T14:09:31.018+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='massi'/><title type='text'>I - Il Lungo Volo</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span&gt;&lt;b&gt;I&lt;/b&gt;&lt;/span&gt; - &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2008/11/ii-il-lungo-volo.html" title="Seconda parte: Il Lungo Volo"&gt;&lt;span&gt;II&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;“Desidera qualcosa da bere, signore?”&lt;br /&gt;Guardo l’hostess che mi fissa sorridente e mi chiedo come le persone possano solo pensare di mangiare o bere qualcosa quando si trovano inscatolate a trentamila metri da terra in un aereo.&lt;br /&gt;Faccio segno di no con la testa fissando l’assistente di volo e rimango ipnotizzato dall’arzigogolata acconciatura che è riuscita a farsi in testa per andare a fare il suo lavoro.&lt;br /&gt;L’hostess passa oltre con il suo sorriso stampato in viso.&lt;br /&gt;Sospiro e provo a riconcentrarmi sul libro che sto leggendo. Da quando l’aereo è decollato, circa un’ora fa, avrò letto trecento volte la stessa frase.&lt;br /&gt;Non c’è niente da fare: volare mi terrorizza.&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;Mi volto alla mia destra dove siede un’anziana signora. Il viso è solcato da tante rughe e gli occhi azzurri risaltano in quel campo arato. Anche lei mi sorride e, riconoscendo nel mio sguardo il terrore autentico, dopo qualche secondo mi dice:&lt;br /&gt;“Ha paura?”&lt;br /&gt;Azzardo un mezzo sorriso:&lt;br /&gt;“Diciamo che non sono esattamente sereno.”&lt;br /&gt;L’aereo prende un vuoto d’aria, lo stomaco mi schizza in gola e con la mano tento di afferrare istintivamente un appiglio invisibile davanti a me.&lt;br /&gt;La signora anziana mi prende inaspettatamente la mano.&lt;br /&gt;“Stia tranquillo”, mi fa.&lt;br /&gt;Io le sorrido grato e lei prosegue:&lt;br /&gt;“Del resto se l’aereo cade, moriamo istantaneamente e non ci accorgiamo di niente.”&lt;br /&gt;Le lascio la mano di scatto con il sorriso che mi muore in viso e rifletto che per lei è facile dirlo: io ho trent’anni, lei almeno cento.&lt;br /&gt;Mi volto dalla parte opposta: ci sono una coppia e un signore distinto sulla cinquantina. Sembrano così beati e tranquilli e mi ritrovo a invidiarli, perché io non ho mai fatto un volo in aereo sereno in quel modo. Torno a chiedermi come si possa essere rilassati in quell’inferno volante.&lt;br /&gt;Il signore distinto in giacca e cravatta si gira verso me, poi come ricordandosi improvvisamente qualcosa di importante  si volta di scatto e tira giù lo scuro del finestrino.&lt;br /&gt;E’ stato un attimo, ma ho notato qualcosa di strano. Non ho fatto in tempo a distinguere cosa fosse, ma fuori dall’aereo c’era qualcosa.&lt;br /&gt;Torno a voltarmi verso destra, ma anche da quella parte lo scuro del finestrino è abbassato. Faccio un rapido controllo intorno a me, ma non c’è un solo finestrino aperto da cui possa vedere fuori.&lt;br /&gt;Sto diventando paranoico o c’era davvero qualcosa di strano?&lt;br /&gt;Volgo di nuovo lo sguardo verso la signora centenaria accanto a me e, indicandole con la testa il finestrino, le chiedo se possiamo tirare su lo scuro per guardare fuori.&lt;br /&gt;La vecchia mi sorride placida e mi fa:&lt;br /&gt;“Meglio di no. Non fa bene vedere dove siamo a chi ha paura di volare.”&lt;br /&gt;Questa poi… saprò bene io cosa è meglio fare quando…&lt;br /&gt;Non finisco il pensiero. Questa volta non è un piccolo vuoto d’aria. L’aereo perde quota rapidamente. Stringo fortissimo i braccioli della poltroncina e penso che stiamo precipitando e non mi resta altro che urlare come il resto dell’aereo.&lt;br /&gt;E’ in quel momento che realizzo che, anche se stiamo cadendo a picco, nessuno sta emettendo un suono o un grido di terrore. Non so bene come, ma riesco a guardarmi intorno e rimango esterrefatto: non solo stanno tutti in religioso silenzio come se stessero vedendo un appassionante film al cinema, ma sui volti dei passeggeri è stampato un sorriso beato.&lt;br /&gt;Quando mi riprendo dalla sorpresa, mi rendo conto che l’aereo non sta più precipitando e si è di nuovo stabilizzato perfettamente.&lt;br /&gt;Per l’ennesima volta guardo l’anziana signora.&lt;br /&gt;Se ne sta lì a osservarmi sorridente, come se non fosse successo niente.&lt;br /&gt;“Ma…”, balbetto, “lei non ha avuto paura?”&lt;br /&gt;“Di cosa?”, ribatte lei stupita.&lt;br /&gt;Non so bene cosa risponderle. Dopo un attimo di silenzio, le dico:&lt;br /&gt;“Il vuoto d’aria… quel che diavolo era… l’aereo stava cadendo a picco…”&lt;br /&gt;“Oh, fa lei… a quello ci si abitua… ”&lt;br /&gt;Non le rispondo e rimango in silenzio. Mi verrebbe da afferrarla per il bavero della giacca che indossa e urlarle contro che a volare io non mi abituerò mai. E poi poco fa l’aereo stava davvero precipitando.&lt;br /&gt;“Anche per me era così all’inizio… vedrà che molto presto sorriderà anche lei.”&lt;br /&gt;La guardo con un’espressione ebete in volto: ma di cosa sta parlando?&lt;br /&gt;In quel momento mi accorgo che la hostess è lì accanto a me e… indovina un po’… ha il suo bel sorriso stampato in faccia.&lt;br /&gt;Mi porge la mano e mi dice:&lt;br /&gt;“Bene, tocca a lei.”&lt;br /&gt;“Cosa?”&lt;br /&gt;“E’ il suo turno”, dice l’assistente di volo un po’ spazientita, ma senza perdere il suo sorriso.&lt;br /&gt;“Non capisco, io…”&lt;br /&gt;Non termino la frase, sorpreso dalla siringa che mi ritrovo conficcata nel braccio. L’hostess doveva tenerla nascosta nella mano dietro la schiena.&lt;br /&gt;L’anziana signora mi sorride e dice:&lt;br /&gt;“Oh, non si preoccupi… è la prassi.”&lt;br /&gt;Sento il siero che viene iniettato nella mia vena.&lt;br /&gt;“Che cosa…”&lt;br /&gt;Di nuovo non termino la frase. Giro la testa verso il signore distinto che sorridente mi fa un cenno con il capo e apre il finestrino giusto in tempo perché io possa realizzare cos’era quella cosa strana che avevo intravisto poco prima.&lt;br /&gt;Perdo i sensi sentendo le labbra che si distendono in un sorriso.&lt;br /&gt;Fuori dall’aereo quello strano animale, simile a un fagiano volante, continua a sbattere le ali ritmicamente come a dare propulsione all’apparecchio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[continua...]&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5647548880099918397-3435174047514798945?l=apprendisti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/3435174047514798945/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5647548880099918397&amp;postID=3435174047514798945' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/3435174047514798945'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/3435174047514798945'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2008/10/i-il-lungo-volo.html' title='I - Il Lungo Volo'/><author><name>massi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00541396498719915398</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-572652335429328268</id><published>2008-09-14T11:46:00.009+01:00</published><updated>2008-09-15T20:51:53.492+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='mila'/><title type='text'>Monologo di un uomo in prigione</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.scultura-italiana.com/Approfondimenti/Foto/Michelangelo%20-%20Prigione%20detto%20lo%20Schiavo%20che%20si%20desta%20%28Firenze,%20Galleria%20dell%27Accademia,%201520-32%29.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 200px;" src="http://www.scultura-italiana.com/Approfondimenti/Foto/Michelangelo%20-%20Prigione%20detto%20lo%20Schiavo%20che%20si%20desta%20%28Firenze,%20Galleria%20dell%27Accademia,%201520-32%29.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;“Scricchiola. Produce un suono fastidioso. Lo so che è la seggiola, solo e soltanto la seggiola, eppure io sono sdraiato sul letto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Devo traballare. Devo muovere queste gambe, così schifosamente magre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qui puliscono. E’ la mia stanza e la puliscono a fondo. Che balordi. Ingenui. Però io poi pulisco le loro stanze. Balordo anche io. Mi alzo presto e la notte fatico a dormire. Potrei scrivere. In effetti potrei scrivere, ma non ne sono capace. Merda. Non ci riesco. Se solo potessi parlarle invece di scriverle. Se solo potessimo fare l’amore io e lei. Ancora.&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;La sedia scricchiola. Se non mi muovo sono finito. Perché poi comincio a tremare. Quegli schifosi spasmi. Freddo. Se solo mi riuscisse far ridere come prima. Buffone. Acrobata della buffoneria. Lei solo a guardarmi rideva. Che diavolo avrà avuto la mia faccia? Forse era anche il mio odore che la faceva ridere. Sempre pulito e profumato. Una volta le ho anche regalato un deodorante. Così, perché mi andava. Non che lei puzzasse, anzi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se io non ho tutto subito mi sembra di impazzire. Pazzo. Fuori di testa. Perdo anche qualche capello, eppure mio padre non è calvo. Se solo potessi tornare indietro farei tutto e subito. Sposarla e avere dei figli. Avremmo litigato, certo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono intelligente ma non mi applico. Voglio litigare. Ho bisogno di litigare. E’ la furia che mi rompe il cervello. Così non impazzisco. Così dei rumori e dei sentimenti non me ne frega niente per un po’. Io sono solo una furia. Le nocche. Le mani. Sono solo tagli e sbucciature. Eppure lei adorava le mie mani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi alzo. Sto. La furia e gli spasmi sono un “non posso più tornare indietro”. Scaltro. Pronto a riprendere tutto ciò che ho rubato. Perché prima di tutto ho rubato me. Invece lei ha rubato il mio cuore. Me lo ha incatenato quel cuore. E’ che se batte, batte in modo strafottente. Io sono strafottente. Ma anche furbo. Un asso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sto. Non cammino, non mi alzo, altrimenti mi viene fuori tutta la strafottenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vivere i giorni come dei lunghi giorni. O come istanti. Lei sarebbe il mio giorno più lungo, se solo ne fossi capace. Che botte mi darei. Anche alle gambe. Poi mi racconterei una storiella o una barzelletta per farmi passare il dolore. Storielle inventate di sana pianta. A volte mi sono inventato anche la mia vita. Che tipo! Che buffone! Non oso guardare gli altri e gli altri non osano guardare me.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le sigarette. Le avrò messe da qualche parte. Due, tre pacchetti sparsi. Che buffone. Se solo l’avessi capito prima. Se solo non mi fosse mancata la quotidianità. Ora non sarei qui. Scricchiola. Si muove da sola. Vorrei la mia pistola. E la parrucca che usavo. Che intelligenza. Non mi beccavano mai, ragazzi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se avessi la pistola adesso me la metterei in bocca. Buffone. Per fare uno scherzo a qualcuno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fumo. Bevo. Ma non l’hanno portata l’acqua. Maledetti. Io faccio finta di sputare. Disidratato. Gli punterei la pistola a loro. Ingenui.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo aver fumato vorrei stare con lei. Lei non mi ricorda neanche lontanamente mia madre. Neanche mio padre. Lei non è me. Sono solo io che vorrei essere lei, ma non posso. Lei non vorrebbe essere me. Se potessi toccherei quel suo seno tenero e piccolo. Se potessi la lascerei libera. Questa stanza puzza. Lavare, pulire, mangiare il grano con le mani, a morsi, senza cuocerlo. Devo fare quei lavori. Domani. Adesso è tardi, ma forse prima di spengere la luce scrivo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ un rischio. Corro troppi rischi. E sono pericoloso. Perché? Merda. Quella sedia la romperei in mille pezzi. Ma guarda che braccia. Niente muscoli. Però ne ho date di botte a quei bastardi. Se solo qualcuno osava: botte! Cazzotti e pedate. Poi che sapore acre sulle labbra. Puzzo di sudore, di sangue raggrumato. Pestato. Non vedere quasi più niente, con gli occhi talmente appannati. Colavano. Nascevano grosse tumefazioni. Che buffone.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Però la facevo ridere. Potevo cambiare voce. E lei rideva da non crederci. Viso mio. Viso caro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Potrei farmi la barba. Magari una doccia. Ma poi qualcuno potrebbe dirmi che sono bello. Lei me lo diceva e quanto mi arrabbiavo io. Odio sentirmi dire che sono bello. Contegno. Riservatezza. Sfiducia di tutto. Tanto tutto è merda. Lei no però. Lei vive tra gli alberi. Non cade mai, ma so che piange per me. Grida per me.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Adesso dormo. Tanto non sogno e allora posso dormire. Scriverò domani. E poi domani e domani. Perché tanto non so se uscirò. Se farò. Se sparerò.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dormo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La sedia non scricchiola più…”&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5647548880099918397-572652335429328268?l=apprendisti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/572652335429328268/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5647548880099918397&amp;postID=572652335429328268' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/572652335429328268'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/572652335429328268'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2008/09/monologo-di-un-uomo-in-prigione.html' title='Monologo di un uomo in prigione'/><author><name>Mila</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09005024409820018386</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_NFVe_KqrRCw/SMzs9qIkxoI/AAAAAAAAAAQ/ZRBgkD_RIYA/S220/a+bout+de+souffle.jpg'/></author><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-7193459846983103801</id><published>2008-07-07T13:32:00.003+01:00</published><updated>2008-07-08T17:30:38.970+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='bruno'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti'/><title type='text'>Suonano?</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp3.blogger.com/_QiSk99EOGpA/SHOWFn3QJFI/AAAAAAAAAAc/-iWny7RfQog/s1600-h/TANGO.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp3.blogger.com/_QiSk99EOGpA/SHOWFn3QJFI/AAAAAAAAAAc/-iWny7RfQog/s320/TANGO.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5220681416396776530" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;“Il mio uomo balla il tango. La sera quando per molti è l’ora di ritirarsi, c’è un locale, brutto da paura. E’ qui che fino a notte tarda vengo a vedere il mio uomo che balla. La strada buia, le case alle finestre qualche luce già si spegne, le vie quelle più strette e fatte di pietra, l’ultimo vicolo tiene nascosta l’entrata oltre una tenda lurida, qui dentro balla il mio uomo. Sa che ci sono ma sempre mi ignora, per lui è solo la musica, è solo le tavole che tiene sotto e batte coi tacchi. Mi tradisce ballando con le donne, quelle vere che con lui ballano, che fanno l’amore con lui, mentre tutti guardano, e anch’io.&lt;br /&gt;Dentro c’è fumo tutto attorno e musica sempre, di giorno non sono mai entrata, la luce qui noni si muove bene. Fumo e musica, l’odore e il sapore del vino rosso, e il sudore del caldo della gente, e il cibo. E’ una cappa che fa l’atmosfera dove lui balla ed io guardo, lontana, quando mi tradisce, ma io ho qui con me un pugnale, ho con me un pugnale che nessuno vede.”&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Scendi, lo sai anche tu che questa sera non è fatta per dormire.&lt;br /&gt;- A parole fai tutto facile, i fatti , quelli non li sai reggere.&lt;br /&gt;- Questa sera faremo tutti i fatti che vuoi, ne avremo così tanti che potrai raccontarli per giorni, e solo i più importanti,  perché non avresti il tempo per dirli tutti.&lt;br /&gt;- Parole, come sempre.&lt;br /&gt;- Ascolta, suonano il tango. E’ una musica forte ma lontana, la sento appena. Sono le voci di un paese dall’altra parte del mondo. I musicisti di lì, qui muoiono, di nostalgia ed il loro tango ne soffre  e ci guadagna. Musica triste di chi vuole fuggire, ma anche tornare, di chi senza casa sa bene cos’è la casa.&lt;br /&gt;- Di chi è senza futuro? &lt;br /&gt;- Questa sera il loro futuro è solo l’applauso alla fine della musica, per ripagare il sudore mentre continuano un poco ancora a suonare le ultime note allo sbando, le migliori, intrise ancora della canzone appena finita. &lt;br /&gt;- Sono solo note. &lt;br /&gt;- Chi compone, chi suona, chi ascolta, le ultime note sono di tutti, soffiate nell’aria come bolle di sapone, si rompono subito, qualche goccia e via. Così si mescolano in un attimo preciso le gioie, il dolore, le valige di noia e di gioia di più persone distanti oceani, e dai destini tanto diversi, alcuni segnati.&lt;br /&gt;- A me interessano solo le faccende di cuore.&lt;br /&gt;- Ma anche di politica, e perché no, di libertà. Ognuno ha il suo modo di esprimerla e chi non l’ha, e chi deve conquistarsela, allora il tango assume significati ben profondi, quando dire le cose come stanno non si può o non si riesce.&lt;br /&gt;Sangue e sudore melanconicamente finiscono in questi suoni che cessano solo quando mancano le forze, ma appena si riprendono, inizia un’altra canzone, un altro giro, tante storie in un unico discorso che tutto comprende. &lt;br /&gt;- Da qui vedo dove suonano, intuisco anche i loro movimenti, ma non bene. &lt;br /&gt;- Senti anche le parole? Cosa dicono, qual è la storia?&lt;br /&gt;- Cantano spesso una canzone, ho chiesto in giro, se qualcuno sa, che mi traducesse, e finalmente un vecchio, sicuramente uno di loro, con parole qualcuna della mia e molte della sua lingua, mi ha spiegato il tango che si intitola: &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Mi hombre es un tangero.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;“Il mio uomo balla il tango. La sera quando per molti è l’ora di ritirarsi, c’è un locale, brutto da paura. ...”&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5647548880099918397-7193459846983103801?l=apprendisti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/7193459846983103801/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5647548880099918397&amp;postID=7193459846983103801' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/7193459846983103801'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/7193459846983103801'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2008/07/suonano.html' title='Suonano?'/><author><name>bruno</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03601486352621581011</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_QiSk99EOGpA/SZ1ZOZmar3I/AAAAAAAAAA4/w6XzDJp0xio/S220/autoscatto.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp3.blogger.com/_QiSk99EOGpA/SHOWFn3QJFI/AAAAAAAAAAc/-iWny7RfQog/s72-c/TANGO.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-3085215414744884331</id><published>2008-06-10T16:55:00.004+01:00</published><updated>2008-07-15T18:23:53.346+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='MatildeGatta'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti'/><title type='text'>L'eclissi del 1999</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Si svegliò improvvisamente che non si era ancora fatta mattina. Una luce appena dorata penetrava dalle fessure socchiuse delle imposte mentre un vago senso di inquietudine si impadroniva lentamente di lui mano a mano che prendeva coscienza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che giorno era quello? E perché si sentiva così?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Strizzò gli occhi nel tentativo di distinguere nella fioca luce della stanza la data cerchiata in rosso che spiccava sulla pagina del calendario appeso alla parete di fronte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;11 agosto 1999.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sì, non c'erano dubbi. Il giorno era quello ed era arrivato. Lo stava aspettando da settimane.&lt;br /&gt;Ne sentiva l'afflato da quando giornali e TV avevano dato voce ad astronomi e scienziati e pagine e servizi erano state dedicate all'evento. E da allora aveva sentito nascere dentro di sé una sensazione di crescente e indefinibile angoscia.&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;Data funesta: alle 11 e 11 esatte di quell'11 agosto di fine millennio le orbite di sole, terra e luna si sarebbero allineate e quest'ultima, interponendosi tra i due corpi celesti, avrebbe proiettato un'ombra di morte sulla superficie del pianeta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Già, di morte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli sfuggì un sospiro profondo al pensiero degli oscuri presagi che il fenomeno portava inevitabilmente con sé. Un'aura di catastrofiche previsioni dal buio che precede la fine, la fine del mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pareva impossibile a credersi in una così bella giornata.&lt;br /&gt;Si affacciò alla finestra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In effetti era davvero una splendida giornata, il sole brillava sfolgorante in un cielo limpido e terso. Neppure l'ombra di un bianco fiocco spumoso ad intaccarne la superficie di cobalto perfetto. E il mondo pareva più vivo, la terra più animata del solito. Nulla che facesse presagire la fine.&lt;br /&gt;Eppure…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel settimo mese dell'anno millenovecentonovantanove dal cielo verrà un grande re spaventoso a resuscitare il Re d'Angolmois prima che Marte regni felicemente", la quartina numero 72 della decima Centuria di Nostradamus parlava chiaro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oddio, chiaro… insomma parlava. E si lasciava interpretare. Eccome se si lasciava interpretare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il mese indicato come "settimo", infatti, sarebbe stato in realtà proprio quello di agosto dato che l'apocalittico frate preveggente avrebbe scritto quei versi in data antecedente il calendario Gregoriano e nel calendario giuliano usato in quel periodo, l'11 agosto corrisponde proprio all'attuale 29 luglio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non c'era da scherzare.&lt;br /&gt;Non ci voleva certo un grosso sforzo di fantasia per capire che il riferimento era tutto per quell'eclissi di fine millennio. Era più immediato di altre volte in cui non era stato possibile ricollegare i versetti ai fatti se non dopo che questi si erano verificati. Ma poi tutto coincideva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Inesorabilmente. Neppure una grinza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E poi chi era quel re d'Angolmois?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"L'an mil neuf ans nonante neuf sept moins du ciel diendra vun grand Roy d'effrayeur…".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Signore dello spavento. Le parole gli rimbombavano nella testa amplificandosi e facendosi di volta in volta più cupe e minacciose.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non c'era niente da fare. I versi del profeta non lasciavano spazio a nessuna più ottimistica interpretazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel momento stesso in cui il sole si fosse tinto di nero sarebbe stata la fine. Era scritto.&lt;br /&gt;E come se ciò non bastasse gli astronomi avevano previsto proprio per questo stesso periodo l’allineamento della luna con i nove pianeti del sistema solare a formare una grande croce con la terra nel punto di intersezione e l'entrata di Marte nella costellazione dello Scorpione, suo domicilio diurno per il suo felice regnare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto concorreva a confermare quanto previsto da Nostradamus.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche Giovanni ne aveva parlato. Sì, Giovanni, l'Evangelista. Quello dell'Apocalisse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E se lo aveva detto lui…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Narrava che all'apertura del sesto sigillo si sarebbe udito un gran terremoto, il sole si sarebbe offuscato tanto da apparire nero come un sacco di crine, la luna avrebbe preso il colore del sangue, le stelle sarebbero precipitate sulla terra come frutti acerbi di un fico scosso da un vento impetuoso, il cielo si sarebbe accartocciato come un rotolo che si riavvolge, monti e isole sarebbero scomparsi dai loro posti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Roba da far tremare i polsi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si mise a camminare nervosamente avanti e indietro tentando di allentare la tensione che sentiva crescergli dentro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;*&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fu un attimo. Vide la massa dei ghiacci accumulata al Polo Sud scivolare verso l'equatore con travolgente rapidità e le forze della natura, perduto l'antico equilibrio, scatenare tutta la loro furia: i vulcani entrare in eruzione, onde altissime abbattersi sui continenti, uragani di incredibile potenza spazzare l'intero pianeta, centrali nucleari esplodere creando tutt'intorno deserti di morte. E grandi muraglie d'acqua colpire la terraferma e un altissimo e denso strato di cenere vulcanica oscurare il sole e venti potenti come uragani carichi di polvere, fumo e gas velenosi stravolgere l'atmosfera.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Scacciò dalla mente quelle immagini apocalittiche che si erano materializzate nella sua testa sulla scorta incalzante di quei suoi funesti pensieri ma ciò non lo fece sentire certo meglio.&lt;br /&gt;Ripercorse tutta la sua vita fino a quel momento, ripensò alle tante cose fatte, a quanto aveva costruito e aiutato a costruire. Ai suoi figli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Già, che ne sarebbe stato dei suoi figli?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sentì dentro di sé ogni energia sgretolarsi come un biscotto tra le dita. Dopo tutta la fatica per tirarli su e per renderli autosufficienti…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non che non gli avessero dato grattacapi. E che grattacapi…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E anche in quanto ad autosufficienza, a pensarci bene, non erano riusciti un granché. Se non era lì ogni minuto a controllarli con mille occhi finivano subito con il mettersi nei guai. E che guai…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E non sempre lui riusciva a trarli d'impaccio. Faceva del suo meglio, certo. Ma che diamine, aveva anche lui i suoi limiti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche ora, come avrebbe potuto far qualcosa per salvarli? Era impossibile. In mezzo a quel cataclisma non ci sarebbe stato più alcun posto veramente sicuro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alzò gli occhi verso il grosso orologio che dominava la parete di fronte scandendo il trascorrere inesorabile del tempo. Le 11 in punto. Mancavano ancora pochi minuti soltanto e poi la luna avrebbe stretto il sole nel suo abbraccio mortale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Decise di salire più in alto. Da lì avrebbe potuto seguire tutte le fasi dell'evento. Fino alla sua conclusione. Non restava altro da fare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;*&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora la luna aveva già iniziato ad intaccare la sfera solare e sempre la superficie oscurata della stella andava aumentando.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le 11 e 5 minuti. Il sole si era ridotto ad una lamina sottile, sempre più affilata mentre sulla terra l'aria si era fatta fredda e la luce spettrale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Già gli uccelli avevano smesso di volare e non si udiva più nessun canto. I leprotti dei prati erano corsi a rifugiarsi tra la vegetazione, i cervi a nascondersi nel bosco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco uscire dai loro nidi le creature della notte. Pipistrelli alzarsi in volo, gufi e barbagianni posarsi sui fili elettrici tesi sopra le case, falene percorrere ubriache le loro orbite attorno ai lampioni che la calante intensità della luce, oramai del tutto smorzata, aveva fatto accendere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si alzò un vento gelido e sottile che penetrava fin nell'anima, acuendo quel senso di fine imminente che già si era impossessato delle menti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le 11 e 10. Ora mancava pochissimo. Ancora un piccolo scatto e la luna avrebbe ingoiato anche l'ultimo barlume rimasto. E sarebbe stato il buio. Totale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una frazione di secondo e l'occhio di luce scomparve, mentre lungo il perimetro del satellite un sinistro diadema luminoso ne incoronava il volto annerito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lunghissimi, interminabili secondi di silenzio perfetto. Non un verso, non un suono, non una parola. Tutto era immobile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi come era cominciato, lentamente, inesorabilmente, la luce si aprì un varco e dalla parte opposta da dove si era spento l'ultimo raggio di sole, un nuovo guizzo apparve.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Piano si formò uno spicchio i cui estremi andavano allontanandosi con il passare dei minuti fino ad aprirsi in un ampio sorriso. L'inchiostro che poco prima aveva dilagato tingendo di nero la superficie dell'astro si ritirava. Tornava la luce.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli uccelli ripresero a volare mentre il loro canto tornò a riempire l'atmosfera. I leprotti dei prati abbandonarono i loro rifugi tra la vegetazione, i cervi uscirono dalla boscaglia. Le creature della notte tornarono ai loro nidi. I pipistrelli rientrarono nelle grotte, i gufi e i barbagianni lasciarono i fili elettrici tesi sopra le case, le falene interruppero le loro orbite attorno ai lampioni che il ritorno della luce, che oramai aveva nuovamente invaso la terra, aveva fatto spegnere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il vento gelido e sottile si placò.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Guardò giù. Tutto era calmo come nei minuti precedenti l'eclisse. Nessuna massa dei ghiacci accumulata al Polo Sud era scivolata verso l'equatore con travolgente rapidità e le forze della natura avevano mantenuto l'antico equilibrio. Nessun vulcano era entrato in eruzione, nessun'onda gigantesca si era abbattuta sui continenti, nessun uragano di incredibile potenza aveva spazzato il pianeta. Le centrali nucleari erano intatte e anche il deserto era più vivo che mai. Nessuno strato di cenere vulcanica oscurava il sole e non c'era traccia neppure dei ventilati uragani carichi di polvere, fumo e gas velenosi che avrebbero dovuto stravolgere l'atmosfera. I mari erano calmi, le montagne immote.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto perfettamente sotto controllo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Grazie al Cielo era tutto a posto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dio tirò un sospiro di sollievo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche per quella volta era andata bene. Scese dalla nuvola sulla quale era salito per osservare l'eclisse e andò a prepararsi per ricevere le preghiere di riconoscenza che gli sarebbero presto giunte per aver salvato la terra e a smistare i voti per grazia ricevuta e le offerte che gli uomini nel frattempo gli avevano tributato per il timore della fine imminente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sedette alla sua scrivania e si mise di buona lena.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo aspettava un duro lavoro.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5647548880099918397-3085215414744884331?l=apprendisti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/3085215414744884331/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5647548880099918397&amp;postID=3085215414744884331' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/3085215414744884331'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/3085215414744884331'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2008/06/leclissi-del-1999.html' title='L&apos;eclissi del 1999'/><author><name>MatildeGatta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05838525687554416946</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-6472721702358531750</id><published>2008-02-06T22:26:00.000+01:00</published><updated>2008-02-06T22:35:19.888+01:00</updated><title type='text'>Una Vita che sono Due - IV</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;L&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;a donna è ancora lì, seduta di fronte a me, nella stessa posizione&lt;br /&gt;“Tutto bene?” mi chiede&lt;br /&gt;“Si, tutto bene. Ci sono riuscita. Quanto tempo è trascorso? ”&lt;br /&gt;“Quasi cinque minuti. Era un incubo vero?”&lt;br /&gt;“Eh, insomma. Ma non si preoccupi, per me è abbastanza normale”.&lt;br /&gt;Sembra non mi ascolti più. Sta armeggiando dentro una borsa e, come per magia, ne tira fuori un thermos e due tazze. Le riempie, me ne porge una. Forse è tè, forse una tisana o non so cosa, l’odore comunque è buonissimo. Restiamo qualche minuto, o forse ore, in silenzio a sorseggiare la nostra bevanda calda.&lt;br /&gt;E’ lei che parla per prima:&lt;br /&gt;“Le va di raccontarmi?”&lt;br /&gt;“Si”, rispondo “…certo. Non so bene se era proprio un sogno o qualcosa che mi è accaduto davvero, comunque…”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando finisco il mio racconto, dalla chiesa arriva il suono delle campane: dodici rintocchi.&lt;br /&gt;“E’ già mezzogiorno”.&lt;br /&gt;“Gia, e io devo andare a casa. Peccato, mi sarebbe piaciuto trattenermi almeno per un altro sogno”.&lt;br /&gt;“Che problema c’è, prenda ciò che vuole, lo porti a casa e ci vediamo domenica prossima.&lt;br /&gt;“Dice sul serio, posso? “&lt;br /&gt;“Certo che può”&lt;br /&gt;Affondo le mani nella cassapanca e tiro fuori alcuni oggetti, a caso. La donna li sistema in una scatolina di cartone: “Ecco fatto”.&lt;br /&gt;Ci salutiamo, ripercorro velocemente la piazza.&lt;br /&gt;Il ragazzo dei cestini e il suo amico stanno chiacchierando con due ragazze. Mi vede, mi fa un cenno con la testa e gli scappa anche un occhiolino. Sorrido a mezze labbra, abbasso la testa e allungo il passo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando rientro a casa mi domando perché mai non sono rimasta fuori. Mi racconto un po’ di balle, la verità è che avevo voglia di tana.&lt;br /&gt;Rovescio la scatolina sul tavolo della cucina, guardo gli oggetti sparpagliati, ne prendo in mano uno. E’ una foglia secca… &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;La foglia&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;“Dove sono, come sono arrivata in questo posto.&lt;br /&gt;Sono già stata qui...ma quando?”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un vialetto alberato, le foglie cadute formano un tappeto soffice, la luce sembra quella dei cieli dipinti nelle chiese.&lt;br /&gt;Sto camminando ad occhi chiusi ma ugualmente riesco a vedere ciò che mi circonda, sento il profumo degli alberi, percepisco la loro voce, il calore del sole scalda la pelle del viso&lt;br /&gt;Procedo a passo lentissimo. O forse sono ferma... Mi siedo, anzi, vedo il mio corpo che si siede su una pietra ai bordi della strada. Da quella posizione scorgo ciò che prima mi era sfuggito: nascosta dai rovi, l’ingresso di una grotta scavata nella parete della collinetta&lt;br /&gt;Non l’ ho mai vista ma è come se la conoscessi bene. Forse sono passata di qui in sogno. Oppure… un dejà vu ma certo! Ecco, tra venti secondi mi alzerò, toglierò una foglia dalla punta della scarpa, riprenderò a camminare, arriverò fino all’ingresso della grotta e...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“... Adesso basta! Non vi vedo ma sento benissimo la vostra presenza. Chi siete? Perché mi seguite? Non potete, questo è il mio sogno, andatevene!&lt;br /&gt;No. Aspettate, non volevo essere scortese. Seguitemi, se volete, ma sappiate che non potrete più tornare indietro: resterete, come me, prigioniero del ricordo di questo incanto e passerete di qui ogni giorno, tutti i giorni, per l’eternità...”&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Contemporaneamente…&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Il movimento del mare annuncia una tempesta. Il vento che adesso sta dolcemente spazzando via le foglie dalle strade del borgo tra breve diventerà una furia... è sempre così&lt;br /&gt;Un vecchio fuma il suo sigaro, seduto ad un tavolino nell'angolo più nascosto del bar&lt;br /&gt;La testa dritta, la mano sinistra ben serrata sul pomello del bastone, lo sguardo perso nel vuoto, al di là della linea che separa il mare dal cielo&lt;br /&gt;Davanti ai suoi occhi scorrono immagini che arrivano da molto lontano:&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;Un vialetto di campagna,&lt;br /&gt;il profumo dell’erba bagnata,&lt;br /&gt;la voce degli alberi , il sole sul volto.&lt;br /&gt;Una giovane donna è seduta su una pietra&lt;br /&gt;ai bordi della strada.&lt;br /&gt;E’ assorta, sta pensando chissà a che cosa.&lt;br /&gt;Guarda di fronte a sé, si alza, toglie una foglia&lt;br /&gt;dalla scarpa, si avvia verso l’ingresso di una grotta. &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;All’improvviso si volta, gli dice qualcosa, poi riprende a camminare. &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;Lui la segue…&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La tempesta è arrivata ma il vecchio resta lì, fermo. Non sente e non vede più nulla se non le immagini che gli attraversano la mente e che hanno riempito la sua vita ogni giorno, tutti i giorni: Il ricordo del profumo di primavera e di un vialetto alberato che in un tempo molto lontano ha percorso. E quella grotta, dove lei sparì per non tornare mai più.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5647548880099918397-6472721702358531750?l=apprendisti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/6472721702358531750/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5647548880099918397&amp;postID=6472721702358531750' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/6472721702358531750'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/6472721702358531750'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2008/02/una-vita-che-sono-due-iv.html' title='Una Vita che sono Due - IV'/><author><name>Di Notte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17125666947329738932</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-4844714568530280886</id><published>2007-12-27T18:16:00.000+01:00</published><updated>2007-12-27T18:28:12.766+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='bruno'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='discussioni'/><title type='text'>Consigli per il Natale: Mi raccomando: Tutti vestiti bene.</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp3.blogger.com/_QiSk99EOGpA/R3PfIQQJXeI/AAAAAAAAAAU/uRnB_a7ExcU/s1600-h/captarica.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5148704131909246434" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://bp3.blogger.com/_QiSk99EOGpA/R3PfIQQJXeI/AAAAAAAAAAU/uRnB_a7ExcU/s320/captarica.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche quest‘anno il Natale è riuscito a prendermi rincorrendomi per i centri commerciali e fra le luminarie del centro. Centri e centro! Coincidenza?&lt;br /&gt;Anche quest’anno tutti a benedirsi : “Se non ci vediamo più ti faccio gli auguri, e alla tua famiglia”, poi ci si continua a vedere e ad ogni volta “Se non ci vediamo…”.&lt;br /&gt;I bimbi invece parlano dei regali che sicuramente Babbo Natale gli porta, per non sbagliarsi scrivono l’elenco di questi in ordine di importanza, forniscono una copia a mamma, una a papà, nonni, zii e chiunque possa avere a che fare con loro.&lt;br /&gt;Me ne è capitato uno con indicati anche i prezzi, come per le liste nozze.&lt;br /&gt;Infine, come ogni anno, negli ultimissimi giorni mi sono mosso anch’io per quei regali che è bello fare, che è giusto fare, quasi necessario.&lt;br /&gt;Qualcosa di carino, utile e ad una cifra ragionevole: facile vero?&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;Fra questi anche l’autoregalo, e come spesso capita: un libro. Quale?&lt;br /&gt;Quelli da leggere che già possiedi, non valgono.&lt;br /&gt;Quelli già letti e che sai essere belli, ancor meno.&lt;br /&gt;Passi il tuo tempo in librerie zeppe di gente e libri, ma l’ispirazione non arriva e allora ascolti un vecchio consiglio che da mesi rimane pendente: Mi raccomando: Tutti vestiti bene: David Sedaris: Oscar Mondatori.&lt;br /&gt;La vigilia è dedicata ad albero e presepe: finché non è mezzanotte si è sempre in tempo.&lt;br /&gt;E’ Natale.&lt;br /&gt;Fino a mezzogiorno si aiuta in cucina, poi a tavola con una quantità elevata di cibo, vino e parenti.&lt;br /&gt;Il pomeriggio, invece, è dedicato alla lettura, seguo il consiglio di chi scrive, ti insegna a scrivere e ti dice che leggere: non si può chiedere di meglio.&lt;br /&gt;Il libro ha un giusto numero di pagine e lo tieni facile in mano, tanto che con l’altra riesci a rispondere ai vari sms di auguri che arrivano e che di anno in anno, giocando al rialzo, si fanno sempre più lunghi e articolati.&lt;br /&gt;Passa il Natale, e passa anche questo libro… questo libro... deludente.&lt;br /&gt;Autobiografico, fatto di aneddoti che seguono una certa logica fino solo a metà volume, poi fanno quello che vogliono. Sono il primo a dire che la trama non è importante, anzi, ma se la togli, bisogna metterci dell’altro, un’invenzione, lo stile tuo, qualcosa per bilanciare?&lt;br /&gt;L’io narrante è un ragazzo gay nato in una famiglia strana nel mezzo di un paese strano: l’America. Se gli americani in sé non li si capisce bene, anche gli autori loro connazionali non è facile prendergli le misure, come per gli orientali, giapponesi in testa. Eppure per un verso o per l’altro ci affascinano, e molto. Io degli americani, gli autori intendo, mi piace come riescono spesso a descrivere misere vite di povertà e stenti con la leggerezza e il disilluso ottimismo che ad un europeo sono preclusi. Gli esempi sono tanti e famosi.&lt;br /&gt;Queste storie deprimenti, basta un nulla e riescono a far sorridere, ma soprattutto insegnano a scrollare le spalle invece di piegarle. Sono storie che finiscono bene, o male, o così così, ma non è questo che importa, non ho ancora individuato cosa esattamene è importante, però capisco che deve esserci un qualcosa che lo sia.&lt;br /&gt;Lo stesso sconclusionato Sedaris (emule?) ironico quanto non basta, architetta gli aneddoti della sua vita suggerendoti di cercare il perché le cose accadono. Se hai capito questo dai grandi scrittori americani, perché non dovresti arrivarci leggendo anche di questo ragazzo gay che, se fosse stato etero, la storia non ci avrebbe guadagnato né perso?&lt;br /&gt;Il meccanismo è lo stesso, mezzo accennato, uno sforzo e ce la fai.&lt;br /&gt;Sarà, ma per gli altri questo gioco mi veniva quasi spontaneo, mentre per Sedaris… non ci ho voglia!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Buon Natale a tutti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5647548880099918397-4844714568530280886?l=apprendisti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/4844714568530280886/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5647548880099918397&amp;postID=4844714568530280886' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/4844714568530280886'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/4844714568530280886'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2007/12/consigli-per-il-natale-mi-raccomando.html' title='Consigli per il Natale: Mi raccomando: Tutti vestiti bene.'/><author><name>bruno</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03601486352621581011</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_QiSk99EOGpA/SZ1ZOZmar3I/AAAAAAAAAA4/w6XzDJp0xio/S220/autoscatto.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp3.blogger.com/_QiSk99EOGpA/R3PfIQQJXeI/AAAAAAAAAAU/uRnB_a7ExcU/s72-c/captarica.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-4032094226184201544</id><published>2007-12-02T18:58:00.001+01:00</published><updated>2007-12-02T19:06:33.712+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='sonia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='I Ciechi'/><title type='text'>I Ciechi - VIII</title><content type='html'>&lt;p&gt;[&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Autrice&lt;/span&gt;: &lt;span style="color: rgb(0, 0, 153); font-weight: bold;"&gt;Sonia&lt;/span&gt;]&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/09/i-ciechi.html"&gt;I&lt;/a&gt; - &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/09/i-ciechi-ii.html"&gt;II&lt;/a&gt; - &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/09/i-ciechi-iii.html"&gt;III&lt;/a&gt; -&lt;span style="font-weight: bold;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/10/i-ciechi-iv.html"&gt;IV&lt;/a&gt; - &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/10/i-ciechi-v.html"&gt;V&lt;/a&gt; -&lt;span style="font-weight: bold;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/11/i-ciechi-vi.html"&gt;VI&lt;/a&gt; - &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/12/i-ciechi-vii.html"&gt;VII&lt;/a&gt; -&lt;span style="font-weight: bold;"&gt; VIII&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Libro era la sola cosa razionale e tangibile in quel contesto.&lt;br /&gt;Spesso mi si confondevano le idee, ultimamente mi succedeva un po’ troppo spesso. E poi, in questo mondo parallelo che era la città dei sogni non raggiunti, ormai il rumore della vita mi aveva costretto in comportamenti non edificanti… tutte quelle stronzate con quei disperati delinquenti come me che facevano assurdità parlando a vanvera. E le lenti bianche... Ad un certo punto a forza di tenerle mi dimenticavo, mi pizzicavano gli occhi, vedevo opacizzato. Mi spaventavo come un bambino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;Certo, quasi quasi era meglio vedere col filtro del vetro satinato piuttosto che guardare a fuoco questo mondo corrosivo, appiccicoso, deforme. Qui, tra l’alcool e il resto, un resto eccessivo, la realtà e il sogno si confondevano, gli incubi si affacciavano diventando dialoganti, trovando la propria strada, vestivano i panni dei miei fantasmi del passato e i travestimenti del presente. Che banda di disperati deliranti… povera Denise, anche lei come se n’era andata, in tutto quel trucidume, incapace di reagire, lei che amava tanto l’arte, la letteratura, il cinema e la musica…&lt;br /&gt;Camminavo a fatica con la mente a pallini, le vista a macchie, il rimbombo del vicolo e la puzza del cassonetto addosso. Tastavo continuamente la tasca, era lì con me, quel libro. Mi aveva seguito sempre, mi aveva amato poco ma insegnato tanto. O forse nulla, dato il mio stato. Si era scolorito ed ingiallito come la mia vita. Il titolo, enigmatico… non alludeva a quello che la logica faceva supporre. Parlava di natura, minerali e rocce, fauna e flora. I Ciechi erano dei particolari tipi di cristalli traslucidi simili a lenti opaline attraverso le quali si poteva vedere il mondo come in un sogno. Conteneva affascinanti tavole a colori che avevano fatto brillare i miei occhi di bambino. Ora erano stinte, le rocce frantumate,  i petali graffiati, le scritte a metà.&lt;br /&gt;E quella dedica, la grafia tremolante e obliqua della Nonna Amalia… cristallo, cuore che arde…sfera di luce…che illusione! Avrebbe voluto un nipote tutto perbenino e buono, soprattutto un bravo cristiano con le mani giunte, gli occhi al cielo e la riga da una parte. La fede, La luce, il cuore che arde….. Si era ritrovata con un somaro agitato e ribelle con le ginocchia sbucciate e i capelli a serpente che, ad una età indegna e non avendo combinato niente di sensato, beveva come una spugna e si faceva di tutto, si infilava le lenti a contatto accompagnandosi ad un consesso di altri disgraziati cerebrolesi tali a lui per poi farsi sgridare come un idiota dal Trucido in persona, manco fosse un istitutore... L’unica cosa era sperare che la Nonna Amalia non potesse mai vedermi dall’Aldilà e quindi niente Aldilà, per favore.. Altro che tavole a colori! Qui era tutto in bianco e nero, anzi di quel grigino topo-morto che fa ancora più schifo. Povera Denise..&lt;br /&gt;Nella libreria I Ciechi stava al contrario per scaramanzia, per sapere sempre dov’era e nell’illusione che l’averlo messo sotto-sopra potesse raddrizzare la mia vita. A volte, quando avevo superato il limite, perso l’illusione di ritrovare me stesso e di capire com’era andata con Denise e i suoi occhi perduti per sempre, vedevo lassù in alto la Nonna Amalia che mi sorrideva con in mano il cristallo della salvezza, un cuore che ardeva in petto tutto trafitto di frecce come quello dei santini, e una luce ipnotizzante tutto intorno.&lt;br /&gt;Ma durava poco, la Nonna era incazzata nera e mi mandava a quel paese in diretta, tutto ciò reggendo in mano fieramente il cuore, il cristallo e la fiamma.&lt;br /&gt;E allora tutta quella storia, sogno e realtà, inseguimenti, specchi, messe nere e occhi bianchi mi sembravano un gioco banale, una fuga dalla vita di tutti i giorni, senza Denise e senza un senso.&lt;br /&gt;In quel preciso momento di sanità mentale temporanea, tanto valeva ritornare a casa, riporre I Ciechi al loro posto, magari per il verso giusto non si sa mai nella vita….magari dopo essersi fatti un bel bicchierino che schiarisce per bene le idee……magari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;FINE&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5647548880099918397-4032094226184201544?l=apprendisti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/4032094226184201544/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5647548880099918397&amp;postID=4032094226184201544' title='9 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/4032094226184201544'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/4032094226184201544'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2007/12/i-ciechi-viii.html' title='I Ciechi - VIII'/><author><name>filsero</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>9</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-2211196730787125321</id><published>2007-12-02T18:51:00.000+01:00</published><updated>2007-12-02T19:05:30.047+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='valeria'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='I Ciechi'/><title type='text'>I Ciechi - VII</title><content type='html'>[&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Autrice&lt;/span&gt;:&lt;a href="profile/00541396498719915398"&gt;&lt;/a&gt; &lt;span style="color: rgb(0, 0, 153); font-weight: bold;"&gt;Valeria&lt;/span&gt;]&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/09/i-ciechi.html"&gt;I&lt;/a&gt; - &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/09/i-ciechi-ii.html"&gt;II&lt;/a&gt; - &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/09/i-ciechi-iii.html"&gt;III&lt;/a&gt; -&lt;span style="font-weight: bold;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/10/i-ciechi-iv.html"&gt;IV&lt;/a&gt; - &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/10/i-ciechi-v.html"&gt;V&lt;/a&gt; -&lt;span style="font-weight: bold;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/11/i-ciechi-vi.html"&gt;VI&lt;/a&gt; - &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;VII&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;L’istinto mi fece portare la mano ai genitali per assicurarmi che ci fossero ancora. Mai mi ero soppesato i coglioni con tanto piacere!&lt;br /&gt;Questa gente era fatta peggio di me e il loro fottuto specchio era solo un'olografia della solita foto di Denise. I capelli, i vestiti e la posizione erano quelli della foto. Mi mossi alzando un braccio. L’immagine riflessa rimase immobile, poi con uno scarto di qualche secondo seguì il mio movimento.&lt;br /&gt;Mi voltai verso i presenti con espressione trionfante, sicuro che avrebbero accolto la sconfitta con dignità. Ma eravamo rimasti in pochi.&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;I soliti due pesci lessi dall’aria finto angelica, la vecchia presa dal suo ruolo e l’uomo "non male" dalle caviglie fini e dal pastrano fuori moda. Avrei voluto assomigliargli un po’, almeno nell’aspetto, forse Denise si è lasciata affascinare da questo stronzo con le lenti bianche. Invece di stare con me e vivere felici; io sempre sbronzo e lei sempre cotta e magari anche incinta. Sarebbe stato bello invitare questo stronzo a cena una sera e vomitare l’anima sul tavolo appena arrivava. Denise avrebbe potutto farsi un bel trip davanti a lui e magari dargliela per una dose. La gente così cerca l’emozione; allarga sempre il portafogli davanti a quelli come noi.&lt;br /&gt;Mi  incominciò a montare la rabbia. Quella cieca appunto, ma per davvero. Quella che non aveva bisogno di espedienti pseudo paranormali per trovarsi ad uccidere qualcuno. Si era cavata gli occhi la mia donna e questi erano ancora in libertà a giocare con gli specchi. Non sapevo ancora se erano stati loro o lei stessa a immaginare e mettere in pratica quello sconcio che a me era toccato trovare riverso sul pavimento della camera.&lt;br /&gt;Con un largo sorriso mi rivolsi alla vecchia che sembrava davvero affranta dal mio comportamento. Mi guardava come si guarda un bambino che non vuole giocare al gioco che gli adulti gli vogliono imporre. "Oh, vecchia non lo vedi che so’ io? Ti ricordi i’ Riccardo? Sono sbronzo ma non son mica cotto come la Denise sai!"&lt;br /&gt;Si erano tutti coalizzati contro di me e non mi riusciva di farmi capire o di uscire da questa situazione. Uno degli angeli deficienti mi porse un bicchiere ed io lo presi come faccio sempre e lo buttai giù. Persi coscienza e mi risvegliai con il solito odore pungente della spazzatura del  bidone dei rifiuti dietro al bar. "Ecco adesso mi ritrovo" pensai soddisfatto e feci per alzarmi. Con la mano a tastoni trovai il bordo del cassonetto e sollevai la testa fuori. Era buio pesto. Tanto buio da sembrare ancora più buio della notte, un buio compatto. Mi spaventai e cominciai ad urlare.&lt;br /&gt;Dall’ingresso posteriore del bar arrivò il trucido in persona a tirarmi fuori. "Sentimi bene Riccardino, se non la finisci chiamo il centodiciotto e l’unità psichiatrica mobile! Non si può continuare così hai capito?! E togliti quelle cazzo di lenti a contatto bianche che ti metti, quando sei completamente sbronzo te le dimentichi e ti spaventi! Tu mi sembri il Marilin Manson davvero!"&lt;br /&gt;"Ma che l’hai visti te? Quello spilungo con i’ cappello e i’ pastrano? C’era pure la vecchia coi vestitini a fronzoli ..." ma il Truce è già rientrato nel bar a lavorare. Quando fa così so che per qualche giorno non mi devo far vedere perché gli metto il nervoso. Così, dopo essere rimasto qualche tempo con la schiena comodamente poggiata al muro, mi allontano e vado verso casa. Poi mi accorgo di avere qualcosa nelle tasche. È il solito libro vecchio e sdrucito.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5647548880099918397-2211196730787125321?l=apprendisti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/2211196730787125321/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5647548880099918397&amp;postID=2211196730787125321' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/2211196730787125321'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/2211196730787125321'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2007/12/i-ciechi-vii.html' title='I Ciechi - VII'/><author><name>filsero</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-7866074597178806424</id><published>2007-11-18T20:48:00.000+01:00</published><updated>2007-12-02T19:05:30.049+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='massi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='I Ciechi'/><title type='text'>I Ciechi - VI</title><content type='html'>&lt;p&gt;[&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Autore&lt;/span&gt;:&lt;a href="http://www.blogger.com/profile/00541396498719915398"&gt; &lt;/a&gt;&lt;a href="http://www.blogger.com/profile/00541396498719915398"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;massi&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/09/i-ciechi.html"&gt;I&lt;/a&gt; - &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/09/i-ciechi-ii.html"&gt;II&lt;/a&gt; - &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/09/i-ciechi-iii.html"&gt;III&lt;/a&gt; -&lt;span style="font-weight: bold;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/10/i-ciechi-iv.html"&gt;IV&lt;/a&gt; - &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/10/i-ciechi-v.html"&gt;V&lt;/a&gt; -&lt;span style="font-weight: bold;"&gt; VI&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;“Di nuovo qui.”&lt;br /&gt;Di nuovo? Non ho mai visto questo posto.&lt;br /&gt;Mi guardai intorno. Avevo seguito i due ragazzi nella sfera senza stare a pensarci troppo. Ma ora che ero dentro, avevo la sensazione di aver fatto qualcosa di poco saggio. Mi trovavo in un enorme salone con il soffitto altissimo.  Colonne di marmo sorreggevano la volta dipinta. Alzai la testa per osservare l’affresco: un cristallo luminoso fra lingue di fuoco.&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;“Finalmente, di nuovo qui”, ripeté la donna che mi stava di fronte. Era sulla sessantina e capii subito che si trattava di lei. Gli uomini che avevo inseguito le stavano di fianco, uno a destra e uno a sinistra. Dietro c’erano decine di persone che se ne stavano in silenzio a fissarmi.&lt;br /&gt;“LUI ti stava aspettando. E‘ giunto il momento di ritrovare la luce”, disse Fabienne, “hai portato il libro?”&lt;br /&gt;Mi toccai la tasca dei jeans per verificarne la presenza come in trance. Poi una porta si aprì e lui entrò. Era come lo avevo visto nel sogno. Si avvicinò a me con passo sicuro come se ci vedesse perfettamente. Si tolse gli occhiali rivelando la sua cecità e sorridendo mi disse:&lt;br /&gt;“Era ora che tornassi da noi.”&lt;br /&gt;Finalmente trovai la forza per parlare:&lt;br /&gt;“Chi siete? Cosa volete da me?”&lt;br /&gt;Fabienne si scambiò uno sguardo fugace con i due ragazzi. L’uomo si avvicinò ancora di più a me e posò la sua mano sulla mia spalla. Desiderai toglierla, ma in qualche modo mi trasferiva calma e serenità.&lt;br /&gt;“Non ti ricordi di noi?”&lt;br /&gt;Scossi la testa. La sua voce aveva un suono ipnotico, come il tocco della sua mano.&lt;br /&gt;Fabienne si avvicinò a sua volta, mi prese per mano e mi disse:&lt;br /&gt;“Davvero non ricordi?”&lt;br /&gt;La voce di Fabienne ruppe l’incantesimo del cieco, mi scossi e mi scansai da entrambi ponendo una distanza tra me e loro.&lt;br /&gt;“Ricordare cosa? Io so solo che mi state perseguitando. Nei sogni, di notte, di giorno. Non riesco più a dormire, non distinguo più il sonno dalla veglia. Cosa mi avete fatto?”&lt;br /&gt;Fabienne tentò di avvicinarsi, ma l’uomo la fermò con la mano e disse:&lt;br /&gt;“Ricordi quando ci siamo incontrati per la prima volta?”&lt;br /&gt;Tentai una risposta a caso:&lt;br /&gt;“All’uscita del bar del Truce.”&lt;br /&gt;L’uomo parve sorpreso:&lt;br /&gt;“No, al bar del porticciolo.”&lt;br /&gt;“Non so di cosa sta parlando, non conosco nessun bar del porticciolo!”&lt;br /&gt;“Ti sbagli”, continuò l’uomo, “avevi fissato con Fabienne. Hai parlato con lei. E quando lei se n’è andata, io ti ho rivolto la parola. Ricordi?”&lt;br /&gt;Rimasi in silenzio. Ripensai al sogno con Denise e azzardai di nuovo una risposta:&lt;br /&gt;“Denise è andata in quel bar. Non io. Lei ha parlato con Fabienne per dirvi che mollava tutto, che non voleva più saperne di voi…”&lt;br /&gt;Notai che Fabienne mi fissava con una strana espressione in viso. L’uomo si infilò nuovamente gli occhiali scuri e disse:&lt;br /&gt;“Non perdiamo altro tempo. Procediamo!”&lt;br /&gt;I due ragazzi mi si avvicinarono e mi presero per le braccia.&lt;br /&gt;“Lasciatemi…lasciatemi…”, urlai con quanto fiato avevo in corpo.&lt;br /&gt;Poi guardai Fabienne e le vomitai addosso tutte le accuse che mi vennero in mente:&lt;br /&gt;“Sei stata tu! E’ tutta colpa tua.”&lt;br /&gt;E con sguardo carico di disprezzo che lui non poteva vedere dissi all’uomo:&lt;br /&gt;“Voi avete ucciso Denise, voi avete ucciso mio figlio.”&lt;br /&gt;Sentii le lacrime che facevano capolino.&lt;br /&gt;“Tesoro”, rispose Fabienne venendomi accanto, “del bambino abbiamo parlato più volte. O lui o te…”&lt;br /&gt;“Che diavolo c’entro io. Avete assassinato Denise!”&lt;br /&gt;Fabienne mi prese per un braccio con forza e mi portò davanti a uno specchio.&lt;br /&gt;Nel mio riflesso vidi i lunghi capelli neri e ricci che mi ricadevano sugli occhi. Poi sentii la voce di Fabienne:&lt;br /&gt;“Tesoro, tu sei viva.”&lt;br /&gt;Fece una pausa e aggiunse:&lt;br /&gt;“Sei TU Denise.”&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5647548880099918397-7866074597178806424?l=apprendisti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/7866074597178806424/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5647548880099918397&amp;postID=7866074597178806424' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/7866074597178806424'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/7866074597178806424'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2007/11/i-ciechi-vi.html' title='I Ciechi - VI'/><author><name>filsero</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-4788253912689261019</id><published>2007-10-30T21:39:00.001+01:00</published><updated>2007-12-02T19:05:30.050+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='alice'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='I Ciechi'/><title type='text'>I Ciechi - V</title><content type='html'>&lt;p&gt;[&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Autrice&lt;/span&gt;: &lt;a href="http://www.blogger.com/profile/06971042455073123239"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Alice&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/09/i-ciechi.html"&gt;I&lt;/a&gt; - &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/09/i-ciechi-ii.html"&gt;II&lt;/a&gt; - &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/09/i-ciechi-iii.html"&gt;III&lt;/a&gt; -&lt;span style="font-weight: bold;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/10/i-ciechi-iv.html"&gt;IV&lt;/a&gt; - &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;V&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp3.blogger.com/_A54HQZbTX4U/RyeaGrmI6iI/AAAAAAAAAE8/N5pg4eoC_iQ/s1600-h/Satori.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 5px 10px 0pt 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 124px; height: 124px;" src="http://bp3.blogger.com/_A54HQZbTX4U/RyeaGrmI6iI/AAAAAAAAAE8/N5pg4eoC_iQ/s200/Satori.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5127236140357184034" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Il Truce mi salutò col solito cenno del capo da oltre il bancone.&lt;br /&gt;Poche le persone nel locale.&lt;br /&gt;Avevo fatto la strada a piedi, questa volta.&lt;br /&gt;Durante il percorso non riuscivo a smettere di guardarmi intorno; scrutare ogni individuo; tentare di cogliere ogni movimento estraneo alla vecchia strada che separava la nostra casa dal bar.&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;Niente di diverso.&lt;br /&gt;Il sole si intravedeva a tratti tra le nuvole fitte; dovevano essere le quattro del pomeriggio o poco più.&lt;br /&gt;Ero confuso.&lt;br /&gt;Mi resi conto che i miei movimenti si susseguivano solo per inerzia.&lt;br /&gt;Presi il bicchiere già pronto per me sul bancone e mi appoggiai di schiena e con tutti e due i gomiti.&lt;br /&gt;Ero indeciso se ripetere i gesti fino a ricostruire l’ultima immagine del bar che mi tornava alla mente, e allo stesso tempo incerto se ritenerla sogno o realtà.&lt;br /&gt;Giravo la testa in ogni direzione da cui provenisse un minimo rumore, per poi tornare a fissare la porta dell’ingresso.&lt;br /&gt;Raccapricciante quanto tutto mi sembrava normale: come se il tempo fosse tornato ad un anno prima. Aspettavo che Denise entrasse da un momento all’altro nel bar, i capelli sciolti a incorniciarle il visto e la sua solita allegria contagiante, il consueto bacio di saluto al Truce con un balzo sul bancone e poi di corsa da me, a riempirmi la testa con il racconto di tutta la sua giornata.&lt;br /&gt;Mi resi conto di aver spostato lo sguardo sulla foto appesa alla parete, questa volta non riuscivo a vederla molto nitida. Non erano le lacrime che mi impedivano di mettere bene a fuoco: mi ero ripromesso di non piangere più, dovevo prima riuscire a capire. I miei occhi continuavano ad essere coperti da quella finissima patina che mi faceva guardare tutto con estraneità.&lt;br /&gt;Agguantai il bicchiere e lo scolai d’un fiato, ne presi un altro e poi ancora un altro. Me li trovavo accanto al gomito senza nemmeno chiederli, li portavo alla bocca e ingurgitavo il loro contenuto con movimenti tanto scattosi quanto incontrollati.&lt;br /&gt;All’improvviso, azzurro.&lt;br /&gt;Mi ridestai come da un lungo letargo fatto di pensieri accavallati.&lt;br /&gt;Fuori dal locale, sulla strada un ragazzo con una camicia familiare aveva appena attraversato la strada.&lt;br /&gt;Precipitandomi d’impulso verso l’uscita, cominciai a correre dietro al mio obiettivo, ormai diventato un piccolo punto di cielo in fondo alla via.&lt;br /&gt;Correvo talmente concitato da non rendermi conto dello sforzo enorme che stavano facendo le mie gambe.&lt;br /&gt;Saltavo marciapiedi, scansavo passanti e automobili, dritto verso la meta.&lt;br /&gt;Tutto intorno a me sembrava rallentato, pensavo a Denise ormai come un’ossessione: lei che mi fissava come in quella maledetta foto; mi chiamava, continuava ad essere la protagonista dei miei sogni angosciosi, cercava forse di trascinarmi con lei verso la luce?&lt;br /&gt;Mi fermai. I punti azzurri erano diventati due e mi sembravano sempre più lontani ma immobili. Dietro di loro un monumento sontuoso, enorme, a forma di sfera. Quando il sole fece capolino da una nuvola illuminandolo notai che era completamente di vetro ed emanava un bagliore fortissimo.&lt;br /&gt;Eppure non mi ero mai accorto della sua presenza in questa parte della città.&lt;br /&gt;Le due figure di uomini si fermarono davanti a quell’apparizione luminosa, si voltarono verso di me ed entrambi, con un minimo movimento delle braccia fecero segno che li seguissi.&lt;br /&gt;Mi incamminai incerto, tra turbamento, confusione, paura ed un’eccitazione quasi isterica, sentendomi del tutto inerme.&lt;br /&gt;Tolsi il libro ingiallito dalla tasca del pantalone, lo fissai tenendolo chiuso.&lt;br /&gt;Nella testa mi tornò a mente la frase pronunciata dall’uomo con gli occhi bianchi e scritta nel libro, incomprensibile, ma incisa dentro di me come una poesia imparata a memoria.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5647548880099918397-4788253912689261019?l=apprendisti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/4788253912689261019/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5647548880099918397&amp;postID=4788253912689261019' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/4788253912689261019'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/4788253912689261019'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2007/10/i-ciechi-v.html' title='I Ciechi - V'/><author><name>filsero</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp3.blogger.com/_A54HQZbTX4U/RyeaGrmI6iI/AAAAAAAAAE8/N5pg4eoC_iQ/s72-c/Satori.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-7076288245860293491</id><published>2007-10-14T10:09:00.000+01:00</published><updated>2007-12-02T19:05:30.051+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ChiaraG'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='I Ciechi'/><title type='text'>I Ciechi - IV</title><content type='html'>&lt;p&gt;[&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Autrice&lt;/span&gt;: &lt;a style="font-weight: bold;" href="http://www.blogger.com/profile/05763954173774072617"&gt;ChiaraG&lt;/a&gt;]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/09/i-ciechi.html"&gt;I&lt;/a&gt; - &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/09/i-ciechi-ii.html"&gt;II&lt;/a&gt; - &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/09/i-ciechi-iii.html"&gt;III&lt;/a&gt; -&lt;span style="font-weight: bold;"&gt; IV &lt;/span&gt;&lt;span&gt;- &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/10/i-ciechi-v.html"&gt;V&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp0.blogger.com/_A54HQZbTX4U/RxHgQsFXAfI/AAAAAAAAAEs/MElYX00sbOI/s1600-h/i+ciechi+iv.JPG"&gt;&lt;img style="margin: 5px 10px 0pt 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://bp0.blogger.com/_A54HQZbTX4U/RxHgQsFXAfI/AAAAAAAAAEs/MElYX00sbOI/s200/i+ciechi+iv.JPG" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5121120828613132786" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Scivolare nel dolore era la prima cosa che avevo fatto. Ma non erano solo i ricordi a perseguitarmi. Continuavano ad apparirmi delle scene, delle situazioni, in cui Denise aveva a che fare con delle persone che non riuscivo a vedere in faccia… i miei occhi, quando tentavano di metterle a fuoco, rimanevano quasi scottati. Ma allo stesso tempo, dei loro volti… riuscivo ad avere una consapevolezza incredibile. Come se un senso diverso dalla vista me li facesse vedere. Come se potessi conoscerli attraverso il tocco della mano, accarezzando zigomi, naso e mento: soffermandomi sulle guance imberbi, quasi fossero appartenute a un ragazzo, ma trovandomi poi ad inciampare lungo rughe nette, che attraversavano una pelle morbida, liscia, molle come quella di un vecchio. Volti diversi, ma uguali nella loro diversità.&lt;br /&gt;Denise invece la vedevo benissimo, spesso mi guardava con quel suo modo che non ho mai scordato, tanto che mi ero convinto che stesse cercando di comunicare con me, che mi stesse chiedendo di far qualcosa. Sarebbe stato troppo facile credere di essere diventato pazzo. Quasi l’ho sperato. Ma queste visioni che si materializzavano all’improvviso, questi strani sogni che continuo a fare, questi personaggi che non vedo eppure vedo… tutto è troppo strano eppure tutto sembra come retto da un unico filo, bianco, di seta.&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;Quando i medici mi dissero che Denise era incinta, quasi non mi stupii. Non so spiegare il perché, ma non mi meravigliai affatto, come se mi fosse stata rivelata la più banale delle verità. La sera stessa feci il primo sogno in cui lei ne parlava con Fabienne, parlava del bambino… in realtà credo che ne stesse parlando a me. Subito dopo sognai il bambino: mi chiamava, come se volesse giocare con me… ma quando mi avvicinai per prenderlo… vidi che aveva gli occhi bianchi. Come due grosse palle d’alabastro smaltato. Tra l’altro è strano, ma in questi giorni quasi non riesco a vedere il verde dei miei occhi, quando mi specchio. Insomma, quando i medici mi dissero che Denise era incinta, chiesi loro di vedere il bambino. Mi risposero che era meglio di no. Mi chiesero se ero io, il padre. Chi può mai esserne sicuro?, risposi, con una battuta sarcastica che certo non si addiceva al momento.&lt;br /&gt;Quando Denise me ne ha parlato, nei vari sogni, ho avuto la netta sensazione che lei ne era sicura. Era sicura che ero io, il padre. Voglio ancora illudermi che non avesse fatto niente di più, con quei maledetti ciechi… ma qualcosa mi dice che quello non era mio figlio. Non solo per gli occhi bianchi (sono certo che se i dottori me lo avessero fatto vedere, la realtà avrebbe confermato il mio sogno); qualcosa mi fa credere che quel bambino l’abbia uccisa dall’interno… nei sogni in cui Denise diceva a Fabienne di volerlo tenere, lei le rispondeva di no, che non era possibile. Ma ora lo so, era solo un modo in più per metterle confusione in testa, per indebolirla, per privarla delle energie… per toglierle la gioia di vivere. E assicurarsi che, con una tale imposizione, Denise non avrebbe abortito. Se fosse stata libera di scegliere… beh, non so se l’avrebbe tenuto. Ne avevamo parlato pochi mesi prima: entrambi volevamo aspettare ancora un po’. Lei era molto impaurita dall’idea di una maternità. Ma le parole di Fabienne erano servite a ottenere quello che sembravano voler impedire: il bambino ero cresciuto nella pancia di Denise, e il male si era sviluppato in ogni meandro, in ogni centimetro cubo del suo corpo.&lt;br /&gt;Di chi era il figlio, quello? Cos’era successo davvero?&lt;br /&gt;Questo libro forse potrà dirmi qualcosa di più… devo trovare un senso, devo capire dove si annoda questo filo… questi ciechi, queste persone dagli occhi bianchi che vedo ovunque, che non mi lasciano solo di notte e anche di giorno trovano il modo di farsi vivi, cos’hanno davvero da dirmi?&lt;br /&gt;Ma prima di tutto voglio andare al bar del Truce. C’è qualcosa che mi rimanda continuamente lì, nei miei sogni e nelle mie allucinazioni. Non riesco più a capire se davvero ci sono tornato, da quando Denise è stata uccisa. Mi sembra di non aver fatto altro che andare e uscire da quel posto, in questi giorni, ma in realtà non so se sia vero… non so se ero io in carne ed ossa, se era solo la mia mente o se era Denise che ha creato tutta questa recita per me… come non riesco quasi a capire se sono sveglio, adesso, o se sto ancora dormendo… se i miei occhi vedono le cose con chiarezza e mi dicono la verità, o se invece mi stanno ingannando e mi mostrano il mondo dall’interno di un concavo schermo bianco.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5647548880099918397-7076288245860293491?l=apprendisti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/7076288245860293491/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5647548880099918397&amp;postID=7076288245860293491' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/7076288245860293491'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/7076288245860293491'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2007/10/i-ciechi-iv.html' title='I Ciechi - IV'/><author><name>filsero</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp0.blogger.com/_A54HQZbTX4U/RxHgQsFXAfI/AAAAAAAAAEs/MElYX00sbOI/s72-c/i+ciechi+iv.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-6436829805424145198</id><published>2007-09-20T22:39:00.000+01:00</published><updated>2007-12-02T19:05:30.052+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='I Ciechi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='di notte'/><title type='text'>I Ciechi - III</title><content type='html'>&lt;p&gt;[&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Autrice&lt;/span&gt;: &lt;a style="font-weight: bold;" href="http://www.blogger.com/profile/17125666947329738932"&gt;Di Notte&lt;/a&gt;]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/09/i-ciechi.html"&gt;I&lt;/a&gt; - &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/09/i-ciechi-ii.html"&gt;II&lt;/a&gt; - &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;III &lt;/span&gt;&lt;span&gt;- &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/10/i-ciechi-iv.html"&gt;IV&lt;/a&gt; - &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/10/i-ciechi-v.html"&gt;V&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp0.blogger.com/_A54HQZbTX4U/RxHhZsFXAgI/AAAAAAAAAE0/yWExoiv-VuQ/s1600-h/i+ciechi+iii.JPG"&gt;&lt;img style="margin: 5px 10px 0pt 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://bp0.blogger.com/_A54HQZbTX4U/RxHhZsFXAgI/AAAAAAAAAE0/yWExoiv-VuQ/s200/i+ciechi+iii.JPG" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5121122082743583234" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Fabienne mi aveva buttato giù dal letto alle sette per dirmi che doveva vedermi, in tutti i modi entro oggi. Fissammo per le sei, al bar del porticciolo. Ero in anticipo di qualche minuto.&lt;br /&gt;Lui era seduto su una delle poltroncine di vimini sistemate intorno ai tavolini all’esterno del bar; l’estate era appena iniziata. Aveva un cappello cencioso, con una grande tesa. Immaginai che avesse un bel fisico, che fosse un bell’uomo. Dico immaginai perché aveva un trench lungo fin sotto il ginocchio che, anche se di cotone, trovai un po’ esagerato, vista la stagione. Notai che le mani, belle e affusolate, erano leggermente abbronzate; teneva le gambe accavallate e potei scorgere che anche le caviglie, che si intravedevano sotto il pantalone bianco, erano state baciate dal sole. Stava immobile con il viso rivolto verso il mare, oltre l’orizzonte.  Gli occhiali scuri riflettevano le vele spiegate delle barche che navigavano lente e leggere di fronte al porto. Gli passai accanto, mi disse “Salve”. Risposi “Ci conosciamo?”. “Può darsi...” mi disse “il suo profumo non mi è nuovo”.&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;Io non uso profumo, risposi. “Appunto” disse lui “per questo l’ ho riconosciuta subito”.  Mi parlò senza mai voltarsi. Non mi guardava ma mi sentii ugualmente osservata. Arrivò Fabienne, ci sedemmo al tavolo accanto, ordinai una spremuta e lei il solito americano, probabilmente il quinto o sesto del giorno.&lt;br /&gt;“Cosa c’è di così urgente?”&lt;br /&gt;“Ti stai allontanando, ho avuto ordine di parlarti per capire il perché…”&lt;br /&gt;“L’ordine di parlarmi? Senti Fabienne, io voglio lasciare.”&lt;br /&gt;“Non puoi andartene adesso, ti ricordo che hai giurato.”&lt;br /&gt;“Lo so, ma sono confusa, aiutami per favore, non me la sento più di andare avanti. Non so più quale vita è la mia veramente. Il sogno e la veglia si incrociano di continuo, e io non so più chi sono… Doveva essere quasi un gioco e invece mi sta consumando.”&lt;br /&gt;Il cameriere arrivò con le bibite, l’occhio gli cadde nella mia scollatura che, da una prima scarsa, in un mese era già una terza abbondante. Imbarazzante, non ci ero abituata: il “davanzale” non è mai stato il mio pezzo forte, gli uomini hanno sempre preferito il mio lato B. Mi aggiustai la camicetta – ormai troppo stretta - sul davanti e incrociai le braccia ma, invece di celare l’insolito gonfiore, ottenni un risultato tipo push up. Il cameriere fece un sorrisino di traverso, lasciò le bibite e lo scontrino e, finalmente, si levò dai piedi.&lt;br /&gt;“Hai parlato col tuo bello, eh?”&lt;br /&gt;“No, ti giuro. Però è sempre più difficile nascondere. Sta soffrendo per me. Ultimamente, quando la notte apro gli occhi per orientarmi, lui è lì che mi guarda. Mi sta osservando... Stamani mi ha detto che vuole sapere che mi sta succedendo, è molto preoccupato. E anche io lo sono... soprattutto adesso che...”&lt;br /&gt;Fabienne mi fulminò con i suoi occhi viola&lt;br /&gt;“Adesso che... Finisci, dai!”&lt;br /&gt;“Aspetto un bambino.”&lt;br /&gt;“Ah ah ah.”&lt;br /&gt;“Perché ridi, smettila , mi stai facendo paura.”&lt;br /&gt;“E brava la mia piccina. E lui lo sa?”&lt;br /&gt;“Lascia perdere.”&lt;br /&gt;“Glielo hai detto o no?”&lt;br /&gt;“No... non ancora.”&lt;br /&gt;“Non dirgli nulla, è inutile. Tu sai cosa devi fare. Vero?”&lt;br /&gt;L’uomo del tavolo accanto ci chiese da accendere. Fabienne gli passò l’accendino. Il fumo della sigaretta mi solleticò il naso e mi dette fastidio... a me!, che fumavo due pacchetti di sigarette al giorno!! Quando l’uomo le restituì l’accendino, lei gli disse qualcosa sottovoce, non capii cosa e comunque non ci feci troppo caso: avevo altro a cui pensare. Fabienne tornò a guardarmi: “Allora?” mi chiese.&lt;br /&gt;Mi sporsi col busto in avanti, le braccia appoggiate sul tavolino e le mani incrociate.&lt;br /&gt;“Allora un bel niente! Ascoltami bene Fabienne... io lo tengo”, parlai scandendo bene le parole e guardandola dritta negli occhi con voce ferma ed un coraggio che non credevo più di avere.&lt;br /&gt;“Sai bene che non puoi.”&lt;br /&gt;“Certo che posso, basta che tu mi aiuti.”&lt;br /&gt;“Non credo di poterlo fare. Sarà bene che ne riparliamo... “Si mise ad armeggiare nella borsa. “Tieni, questo è per te” disse “...ora devo andare.”&lt;br /&gt;Mi porse un libro, vecchio e ingiallito. Lo rigirai tra le mani, sembrava scottasse. Guardai il titolo e iniziai a tremare. “Che vuol dire!? “ urlai a Fabienne che era già lontana.  Non rispose. La guardai andarsene e provai un profondo senso di smarrimento.  Avrei dovuto alzarmi e andarmene, invece decisi di fermarmi ancora un momento per calmarmi e riprendere fiato. Il sole tiepido del tardo pomeriggio mi accarezzava le  guance, lo sciabordio delle barche appena mosse dal lieve movimento del mare mi cullava come una musica dal ritmo sensuale. Mi abbandonai sulla poltroncina, lasciai andare la testa all’indietro con la faccia rivolta al sole, chiusi gli occhi e le mani andarono da sole a posarsi sulla pancia ancora invisibile&lt;br /&gt;“Non hai scelta.” La voce mi arrivò come un sussurro, direttamente nell’orecchio. Mi spaventai,  avevo dimenticato la presenza dell’uomo con il cappello. Mi voltai di scatto e con il cuore in gola dissi:  “Prego?” Avrei giurato che fosse ad un palmo dal mio viso, invece era ancora al suo tavolo. Si girò verso di me e si tolse gli occhiali. Rimasi come paralizzata nel vedere i suoi occhi: vuoti, spenti. Oddio! Era cieco! Il bicchiere che avevo in mano cadde ai miei piedi; mi abbassai per raccogliere i vetri e quando rialzai la testa, lui non c’era più. Non poteva essere sparito. Mi guardai intorno e lo vidi: stava camminando verso la fine del porticciolo, in mezzo a due ragazzi che lo seguivano, a testa bassa,  ad un passo di distanza.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5647548880099918397-6436829805424145198?l=apprendisti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/6436829805424145198/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5647548880099918397&amp;postID=6436829805424145198' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/6436829805424145198'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/6436829805424145198'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2007/09/i-ciechi-iii.html' title='I Ciechi - III'/><author><name>filsero</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp0.blogger.com/_A54HQZbTX4U/RxHhZsFXAgI/AAAAAAAAAE0/yWExoiv-VuQ/s72-c/i+ciechi+iii.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-8744176306206214430</id><published>2007-09-15T13:38:00.000+01:00</published><updated>2007-12-02T19:05:30.053+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Daniel Bloom'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='I Ciechi'/><title type='text'>I Ciechi - II</title><content type='html'>[&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Autore&lt;/span&gt;: &lt;span style="color: rgb(0, 0, 153); font-weight: bold;"&gt;Daniel Bloom&lt;/span&gt;]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/09/i-ciechi.html"&gt;I&lt;/a&gt; - &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;II &lt;/span&gt;&lt;span&gt;- &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/09/i-ciechi-iii.html"&gt;III&lt;/a&gt; - &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/10/i-ciechi-iv.html"&gt;IV&lt;/a&gt; - &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/10/i-ciechi-v.html"&gt;V&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp3.blogger.com/_A54HQZbTX4U/RuvWipW8nwI/AAAAAAAAAEk/5DL_hZ6XnoQ/s1600-h/i+ciechi+ii.JPG"&gt;&lt;img style="margin: 5px 10px 0px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://bp3.blogger.com/_A54HQZbTX4U/RuvWipW8nwI/AAAAAAAAAEk/5DL_hZ6XnoQ/s200/i+ciechi+ii.JPG" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5110414092887957250" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Mi svegliai nel mio letto in un bagno di sudore completamente vestito, con un forte mal di testa. Avevo fatto il peggior incubo della mia vita. Il bar del Truce, la foto di Denise, quei ragazzi con le cravatte e quel tipo con gli occhi bianchi. Non era stato un semplice sogno allucinante, questa volta avevo la sensazione di aver vissuto un’esperienza macabra e irreale.&lt;br /&gt;Detti un’occhiata al cronografo: era il 24. Cristo, avevo dormito quasi due giorni.&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;Feci un giro nella stanza e mi guardai allo specchio appeso alla parete. Avevo la barba lunga, i capelli spettinati. Il mal di testa mi spaccava le tempie. Entrai nella camera di Denise. Era ancora a soqquadro dopo che la polizia era venuta a fare gli accertamenti. Ancora non riuscivo a capire chi poteva averla ridotta in quello stato. La sua morte era stata una delle cose più macabre che la mente umana avesse mai potuto concepire. Trovata in quel lago di sangue senza occhi. Chi avrebbe mai potuto ridurla così.&lt;br /&gt;Denise. Ci eravamo conosciuti tre anni prima, eravamo in biblioteca la prima volta che la vidi. Quei suoi occhi profondi, i suoi morbidi capelli neri e ricci. Ero sempre stato così timido ad approcciare le ragazze... però quella sua aria così intelligente e dolce mi dette il coraggio di parlarle.&lt;br /&gt;Così diversi e così simili. Il cinema, la letteratura, la passione per la musica. Fu un amore immediato. Tutti e due tanto insicuri e curiosi. Le prime uscite e poi la convivenza.&lt;br /&gt;Anni bellissimi, passati insieme prima che quella maledetta idea fissa le prendesse anima e corpo.&lt;br /&gt;Denise era stata sempre attratta dal paranormale, io ci avevo sempre scherzato su, però quella sua mania era diventata via via un’ossessione.&lt;br /&gt;Da circa un anno Denise era diversa, quei suoi occhi così dolci avevano acquistato una fissità inquietante.&lt;br /&gt;Non riusciva più che a parlare di ricevere “la luce”. Tutto era iniziato da quel corso di astrologia dove aveva conosciuto Fabienne. Da quello che mi diceva doveva essere una tipa un po’ stramba. Una signora sulla sessantina. Inizialmente ne parlava con ironia come una vecchia fuori di testa, poi Denise cominciò a parlare di lei come di uno spirito superiore. Quei discorsi mi preoccupavano e lei smise di parlarmene.&lt;br /&gt;Per un certo periodo pensavo che mi stesse tradendo. I suoi ritardi erano sempre più frequenti. E poi quelle strane riunioni del martedì sera da cui tornava certe volte sconvolta.&lt;br /&gt;Pensavo che fosse solo uno di quei periodi di crisi che ogni tanto attraversava.&lt;br /&gt;Mi guardavo intorno la casa era ridotta ad un immondezzaio. Avrei dovuto fare un po’ d’ordine, ma non sapevo come raccapezzarmi.&lt;br /&gt;In un angolo appesa alla parete una sua foto: la stessa dell’incubo. Mi mancò il fiato. Mi accorsi che erano almeno due giorni che non toccavo cibo. Cercavo di riorganizzare le idee. Era troppo tardi per telefonare a qualche amico. Anche il giorno dopo non sarei andato in ufficio. Era una settimana che non mi facevo vedere. Stavo pensando di scappare via.&lt;br /&gt;Non potevo stare in quelle condizioni. Dovevo darmi una mossa. Farmene una ragione.&lt;br /&gt;Di dormire non se ne parlava nemmeno. Cercai qualche libro sullo scaffale. C’erano ancora i libri di Denise ben ordinati. I miei invece erano alla rinfusa i libri di economia insieme a quelli di psicologia e qualche testo di letteratura. La biblioteca di Denise era per lo più di libri di esoterismo e parapsicologia. Edizioni strane di case editrici misconosciute.&lt;br /&gt;Ripensavo a quel sogno: il bar del Truce, quegli strani personaggi che mi guardavano con quell’aria irreale. Più che ci pensavo e più avevo la sensazione di averlo vissuto veramente.&lt;br /&gt;Continuavo quasi ipnotizzato a guardare le costole di quei volumi. Ad un certo punto mi accorsi che un libro era stato messo al contrario. Era un libro vecchio con la copertina ingiallita e scolorita. Si intravedeva un enigmatico titolo:  I Ciechi. Un brivido mi percorse la schiena.&lt;br /&gt;Come in preda alla febbre lo aprii e sulla prima pagina era scritta con grafia tremolante e obliqua una dedica: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Il cristallo della salvezza è nel cuore della fiamma che arde in eterno, lo vedrai racchiuso nella sfera di luce.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Tutto il sogno come un film alla moviola, nitido preciso e denso, riapparve alla mia mente.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5647548880099918397-8744176306206214430?l=apprendisti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/8744176306206214430/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5647548880099918397&amp;postID=8744176306206214430' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/8744176306206214430'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/8744176306206214430'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2007/09/i-ciechi-ii.html' title='I Ciechi - II'/><author><name>filsero</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp3.blogger.com/_A54HQZbTX4U/RuvWipW8nwI/AAAAAAAAAEk/5DL_hZ6XnoQ/s72-c/i+ciechi+ii.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-3404008733706208193</id><published>2007-09-02T15:30:00.000+01:00</published><updated>2007-12-02T19:05:30.054+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='filsero'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='I Ciechi'/><title type='text'>I Ciechi - I</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;I&lt;/span&gt; - &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/09/i-ciechi.html"&gt;II&lt;/a&gt; - &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/09/i-ciechi-iii.html"&gt;III&lt;/a&gt; - &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/10/i-ciechi-iv.html"&gt;IV&lt;/a&gt; - &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/10/i-ciechi-v.html"&gt;V&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp2.blogger.com/_A54HQZbTX4U/Ruu77ZW8nvI/AAAAAAAAAEc/_QA7R6-wevs/s1600-h/Occhi.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 5px 10px 0px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://bp2.blogger.com/_A54HQZbTX4U/Ruu77ZW8nvI/AAAAAAAAAEc/_QA7R6-wevs/s200/Occhi.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5110384831275769586" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Non sono mai stato convinto che il primo incontro avvenne in modo del tutto casuale. No, non ero stato scelto a caso. Qualcosa dovevano pur sapere, o forse l'avevano intuito. Forse mi notarono già all'ingresso del bar, oppure no...&lt;br /&gt;No. Ero già segnato da prima, da quando scesi dall'autobus. Forse addirittura da quando uscii di casa. Sì, forse fu allora che videro la mia faccia tumefatta dalla disperazione. E mi seguirono.&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;Bevevo da solo, in piedi, senza guardarmi attorno. Guardavo le foto appiccicate alla parete, la ricoprivano interamente come un enorme poster. In quelle foto la vita del locale era rimasta impigliata, aveva perduto qualcosa di sé, prima di trascorrere. Qualcosa di ancora vivo, di attuale.&lt;br /&gt;La foto di Denise era al centro del collage, la fissavo cercando di animarla tra i ricordi. Tutte le altre immagini le ruotavano intorno, facce che si confondevano e svanivano come fili di fumo. La sua era nitida, ferma, con la risata e lo sguardo rivolti a me.&lt;br /&gt;Sentii una presenza alle mie spalle, mi voltai. Erano due ragazzi, vestiti in modo troppo serio per il bar del Truce: camicia azzurra perfettamente stirata, due penne nel taschino, cravatta blu tanto lucida da sembrare di plastica. Mi sorridevano, con un sorriso inspiegabile. Non potevano sapere quel che mi era crollato addosso negli ultimi due mesi, ma se l'avessero saputo, se ad esempio fossero stati due conoscenti, due vecchi amici, avrei pensato che il loro fosse un sorriso di compassione.&lt;br /&gt;Ma come potevano sapere.&lt;br /&gt;Uno di loro aveva in mano un blocco per gli appunti, spesso e rigido. Feci per aprire bocca, non so bene per dire cosa. Immagino qualcosa di aggressivo: non era il momento giusto per socializzare. Ma prima che fiatassi, il ragazzo con il blocco mi toccò leggermente un braccio con la mano e mi sussurrò all'orecchio una frase che non riuscii a comprendere, ma il cui tono mi stupì, talmente era dolce e rassicurante, come una melodia creata apposta per sciogliere il dolore. Con gli occhi mi fece un cenno e mentre li seguivo verso l'uscita sentivo ancora la mano premere sul mio braccio, come se mi guidasse gentilmente. Come se fosse un gesto del tutto naturale, l'altro ragazzo mi prese il bicchiere e lo poggiò su un tavolo, poco prima di uscire.&lt;br /&gt;Da subito, normalmente avrei reagito male, li avrei spinti, al Truce che sudava dietro al bancone avrei urlato che aveva due checche nel suo locale, di preparare subito due calci in culo. Invece niente, ero troppo ubriaco, troppo sconvolto per la morte di Denise.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E quei due ragazzi mi apparivano talmente sereni e sicuri. Poi c'era quella voce. Perché tanta dolcezza? Cosa mi aveva detto?&lt;br /&gt;Fuori mi appoggiai al muro, il ragazzo che mi aveva parlato prese una penna dal taschino e cominciò a scrivere sul blocco, mentre l'altro iniziò un oscuro monologo. Rispetto a quella che mi aveva incantato, la sua voce era più dura, ma anche questa molto rassicurante. All'inizio non capivo nulla dei suoi discorsi, poi pian piano compresi che parlava del mio dolore, di quanto avevo sofferto, di come potevo liberarmi dalla gabbia che mi opprimeva, dovevo soltanto trovare la luce. La luce.&lt;br /&gt;Come fai a sapere cosa provo? Quale luce? domandavo. Non faceva caso alle mie domande, che forse nemmeno pronunciavo, forse mi limitavo a pensarle, non ricordo. Comunque, presto non domandai più. Mi bastava ascoltarlo, e avevo l'impressione di stare meglio. L'ubriachezza mi abbandonava senza pericolo, senza panico. Ogni volta che spostavo lo sguardo verso il ragazzo che scriveva, lui aveva gli occhi nei miei e mi sorrideva, con la stessa compassione di prima. Ora però mi appariva del tutto comprensibile.&lt;br /&gt;Tra i due ragazzi vidi avvicinarsi un'altra persona. Aperto sulla stessa camicia azzurra e sulla stessa cravatta blu, indossava uno strano cappotto lungo, di panno ruvido, troppo pesante, e un cappello la cui tesa larga e floscia nascondeva parte del viso. Nonostante fosse ormai notte, portava un paio di occhiali da sole. Si fermò a un passo da noi e rimase là a lungo, immobile, mentre il ragazzo continuava a parlarmi. I suoi discorsi si facevano sempre più difficili, pieni di allusioni, di simbolismi incomprensibili. Ma a me sembrava di stare meglio, grazie a quelle parole.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Il cristallo della salvezza è nel cuore della fiamma che arde in eterno, lo vedrai racchiuso nella sfera di luce.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;L'uomo con gli occhiali strinse una spalla del ragazzo, che subito smise di parlare. Lui e il suo compagno si fecero leggermente da parte e l'uomo passò in mezzo a loro, avvicinandosi tanto a me che potevo sentire il calore umido del suo respiro. Sembrava mi odorasse. Fiutava con avidità il sangue di una preda. Poi si tolse gli occhiali da sole, lentamente, lentamente. Io non pensavo, avevo smarrito tutti i pensieri. Guardavo stupito quegli occhi. Erano completamente bianchi. Senza iride, senza pupille. Perfettamente bianchi. Eppure sembrava mi vedessero, che vedessero anche quel che io non riuscivo a pensare. Vieni con noi, mormorò l'uomo. E così feci.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5647548880099918397-3404008733706208193?l=apprendisti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/3404008733706208193/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5647548880099918397&amp;postID=3404008733706208193' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/3404008733706208193'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/3404008733706208193'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2007/09/i-ciechi.html' title='I Ciechi - I'/><author><name>filsero</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp2.blogger.com/_A54HQZbTX4U/Ruu77ZW8nvI/AAAAAAAAAEc/_QA7R6-wevs/s72-c/Occhi.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-7216775915078906764</id><published>2007-07-15T21:17:00.000+01:00</published><updated>2007-07-15T21:53:41.863+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Daniel Bloom'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti'/><title type='text'>Sangue a West Hollywood - VI</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;di Daniel Bloom&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/04/sangue-west-hollywood-i.html"&gt;I&lt;/a&gt; - &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/05/sangue-west-hollywood-ii.html"&gt;II&lt;/a&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt; &lt;/span&gt;- &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/05/sangue-west-hollywood-iii.html"&gt;III&lt;/a&gt; - &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/05/sangue-west-hollywood-iv.html"&gt;IV&lt;/a&gt;-&lt;span style="font-weight: bold;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/07/sangue-west-hollywood-v.html"&gt;V&lt;/a&gt; -&lt;span style="font-weight: bold;"&gt; VI&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp3.blogger.com/_A54HQZbTX4U/RpqB82JMEsI/AAAAAAAAAEU/o25NUnKPMOA/s1600-h/Sangue+a+West+Holliwood+-+VI.JPG"&gt;&lt;img style="margin: 5px 10px 10px 10px; float: left; cursor: pointer;" src="http://bp3.blogger.com/_A54HQZbTX4U/RpqB82JMEsI/AAAAAAAAAEU/o25NUnKPMOA/s200/Sangue+a+West+Holliwood+-+VI.JPG" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5087521611394585282" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;La casa era una villetta su due piani con piscina.&lt;br /&gt;Parcheggiai un isolato distante. Feci il giro dell’abitazione. Mi affacciai dal recinto: c’era la Cadillac parcheggiata. La donna era ancora in casa.&lt;br /&gt;Suonai il campanello e mi aprì il solito maggiordomo imbalsamato. Li facevano in serie quei tipi.&lt;br /&gt;La signora Roscoe era uscita, e non sapeva quando sarebbe tornata. Me lo immaginavo.&lt;br /&gt;Aspettai, appostato all’angolo, dall’uscita posteriore la macchina parcheggiata stava uscendo.&lt;br /&gt;Se la stava squagliando.&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;Corsi come un matto con il braccio fasciato e la ferita che si stava riaprendo, verso la mia macchina.&lt;br /&gt;La donna stava dirigendosi verso Santa Barbara, da lì sicuramente avrebbe preso qualche mezzo per andarsene.&lt;br /&gt;A due chilometri da santa Barbara vidi che stava rallentando, girava da uno svincolo su per una collina. Tenni la distanza senza perderla mai di vista.&lt;br /&gt;La macchina si era inoltrata in una specie di boscaglia, non la vedevo più. Non potevo farmela, scappare.&lt;br /&gt;C’era una pista per sidecar recintata con del filo spinato.&lt;br /&gt;Scesi dalla macchina e cominciai a cercare. Un capanno malmesso era nascosto tra degli alberi. Accanto la Cadillac.&lt;br /&gt;Presi la pistola, la misi in tasca e mi avvicinai con cautela. Eccola di spalle.&lt;br /&gt;“Miss Roscoe come sta?&lt;br /&gt;Le disse a voce ferma&lt;br /&gt;Si girò di scatto sorpresa.&lt;br /&gt;“Boreinstainn che piacere vederla, ho saputo che si è fatto fregare sotto il naso il mio diario, forse era meglio se mi rivolgevo a un vero professionista…comunque sono generosa e le voglio dare questi duecento dollari per il suo impegno. Si tolga dai piedi”&lt;br /&gt;“E’ incredibilmente generosa, ma prima vorrei parlare con lei di un paio di cosette”&lt;br /&gt;“Mi dispiace Boreinstain, sono un po’ indaffarata..”&lt;br /&gt;Sfilai la pistola dalla tasca e gliela puntai. Non sembrò sorpresa. Era più dura di quello che credessi.&lt;br /&gt;“ha delle ottime argomentazioni mr.Boreinstain lo sa. Bene diciamo che quei 200 dollari possono diventare 1000”&lt;br /&gt;“Mi dia la sua borsa la prego e faccia meno la spiritosa”&lt;br /&gt;Si girò e provò a incamminarsi&lt;br /&gt;Sparai un colpo in aria&lt;br /&gt;Si fermò e girandosi di nuovo mi guardò minacciosa.&lt;br /&gt;“Mi lasci andare, lei non sa cosa sta rischiando”&lt;br /&gt;“Poche storie mi dia la borsetta se non vuole che le rovini il trucco..”&lt;br /&gt;Mi avvicinai puntando la pistola diritto in mezzo agli occhi&lt;br /&gt;Le strappai la borsetta e con la mano malmessa provai ad aprirla&lt;br /&gt;Dentro c’era un quaderno proprio uguale a quello che avevo visto a casa di Michael Cronny..&lt;br /&gt;“sono riuscita a recuperalo da sola, fallito…”&lt;br /&gt;Stava annaspando e io provai un brivido di soddisfazione.&lt;br /&gt;“Smetta di fare la commedia. Questo diario non è mai uscito da casa sua, non è vero?&lt;br /&gt;E’ sta tutta una montatura per distrarre Llloyd Anderson. Lei aveva fatto uccidere suo marito dalla guardia del corpo  Peter Landley  e poi gli aveva sparato inscenando la rapina. Aveva poi dato dei soldi a Michael Cronny per tenerle un diario un falso, diario proprio uguale a questo.&lt;br /&gt;A quel punto sono arrivato io che come un allocco ho fatto da esca per gli scagnozzi di Lloyd  che stavano cercavano il quaderno con le formule. Lei sapeva dove abitava Cronny e l’aveva freddato prima che entrassi. Gli scagnozzi di Lloyd mi hanno sottratto il falso diario dalla tasca  pensando di recuperare quello vero e lei fuori da ogni sospetto stava cercando la fuga con il ricettario magico.&lt;br /&gt;Quelle formule servono per qualche progetto industriale vero?”&lt;br /&gt;“Lei è molto intelligente Boreinstain, si merita un premio molto più alto, se non altro per il disturbo arrecato. Direi potremmo trovare un giusto compromesso. Cinquanta e cinquanta. Sto andando ritirare un milione di dollari”&lt;br /&gt;Mentre mi diceva queste cose si accomodava il cappello e mi accorsi che stava tirando fuori come un prestigiatore una rivoltella tascabile”&lt;br /&gt;“stia ferma o sparo…”&lt;br /&gt;Non accennava a fermarsi. Puntai in mezzo agli occhi e sparai. Cadde di colpo&lt;br /&gt;Il dolore alla spalla pulsava come una locomotiva d’improvviso mi sentii svenire.&lt;br /&gt;Raccolsi tutte le forze e mi avvicinai al corpo.&lt;br /&gt;Avevo fatto centro. Ripresi il quaderno da terra.&lt;br /&gt;Quei geroglifici riuscivano ad avere un fascino perverso.&lt;br /&gt;Quegli sgorbi d’inchiostro valevano più di cento mie vite messe insieme.&lt;br /&gt;Era roba per l’industria, formule chimiche per chissà quale utilizzo: miscele esplosive, creme di bellezza, forse componenti per qualche altra schifezza alimentare che avrebbe intossicato il mondo.&lt;br /&gt;Accesi una sigaretta e con il fiammifero appiccai il fuoco al quaderno.&lt;br /&gt;Era finita un’altra dannata giornata. La polizia sarebbe giunta a breve, una volta trovato il corpo  avrebbero imboscato tutto. Routine.&lt;br /&gt;Per un po’ sarebbe stato meglio prendermi una vacanza.&lt;br /&gt;Era stata un’altra sporca storia, un’altra carneficina.&lt;br /&gt;Mi incamminai verso la macchina, guardai il cielo, stavano arrivando le nuvole, un po’ di sollievo a quel caldo infernale. Mi apparve il volto Marion, il suo dolce sorriso mi bruciava ancor più che la ferita.&lt;br /&gt;Avevo bisogno solo di un buon bourbon.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5647548880099918397-7216775915078906764?l=apprendisti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/7216775915078906764/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5647548880099918397&amp;postID=7216775915078906764' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/7216775915078906764'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/7216775915078906764'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2007/07/sangue-west-hollywood-vi.html' title='Sangue a West Hollywood - VI'/><author><name>filsero</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp3.blogger.com/_A54HQZbTX4U/RpqB82JMEsI/AAAAAAAAAEU/o25NUnKPMOA/s72-c/Sangue+a+West+Holliwood+-+VI.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-4118431538855736202</id><published>2007-07-01T17:26:00.000+01:00</published><updated>2007-07-15T21:54:34.623+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Daniel Bloom'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti'/><title type='text'>Sangue a West Hollywood - V</title><content type='html'>&lt;p&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;di Daniel Bloom&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/04/sangue-west-hollywood-i.html" target="_blank" onclick="return top.js.OpenExtLink(window,event,this)"&gt;I&lt;/a&gt; - &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/05/sangue-west-hollywood-ii.html"&gt;II&lt;/a&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt; &lt;/span&gt;- &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/05/sangue-west-hollywood-iii.html"&gt;III&lt;/a&gt; - &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/05/sangue-west-hollywood-iv.html"&gt;IV&lt;/a&gt;-&lt;span style="font-weight: bold;"&gt; V &lt;/span&gt;&lt;span&gt;-&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/07/sangue-west-hollywood-vi.html"&gt;&lt;span&gt;VI&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp0.blogger.com/_A54HQZbTX4U/RolnEPW14YI/AAAAAAAAAEM/s7cjJRJtkz4/s1600-h/Sangue+a+West+Holliwood+-+V.JPG"&gt;&lt;img style="margin: 5px 10px 0px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://bp0.blogger.com/_A54HQZbTX4U/RolnEPW14YI/AAAAAAAAAEM/s7cjJRJtkz4/s200/Sangue+a+West+Holliwood+-+V.JPG" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5082706977003790722" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Tutto sommato era stata una serata fortunata, la pallottola mi aveva solo penetrato la spalla senza toccare gli organi vitali.&lt;br /&gt;Grazie a Dio quel barbone a cui avevo dato mezzo dollaro mi aveva trovato tra i bidoni dell’immondizia e aveva chiamato soccorso. Qualcuno mi aveva seguito cercando di farmi la pelle e sottrarmi il quaderno con le formule. Per mia fortuna il tiratore non era dei migliori.&lt;br /&gt;Mi svegliai completamente in stato confusionale al Saint Mary L.A. Hospital. Si avvicinò un’infermiera con un calmante. Mi disse che avevo visite. La polizia sicuramente.&lt;br /&gt;Era quel maiale di O’Nell con uno scagnozzo appena uscito dall’accademia che puzzava ancora di latte. O’Nell era uno sbirro corrotto, se la faceva da anni con Lloyd Anderson, lo sapevano tutti, ma era un intoccabile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;“Guarda guarda chi si vede, hey Boreinstain, sai un uccellino che passava mi ha detto che eri al Saint Mary in fin di vita con una spalla trapassata da un proiettile. Ed eccomi qui.”&lt;br /&gt;“Sono commosso dal tuo interessamento”&lt;br /&gt;“Sei la solita testa calda Daniel, prima o poi se non stai attento ti succederà qualcosa di grave”&lt;br /&gt;e rise con quel suo ghigno suino.&lt;br /&gt;“Sei il solito figlio di puttana,O’Nell &lt;/span&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;“Stai attento Boreinstain, questa volta ti è andata di lusso, sei entrato in un giro più grosso di te potresti farti veramente male. Andiamocene Patrick anche oggi abbiamo fatto la nostra buona azione” disse O’Nell rivolgendosi al pivello.&lt;br /&gt;”Goodbye Boreinstain, e stai in campana…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quella visita era un avvertimento di Lloyd Anderson, c’era di mezzo anche lui, e quel colpo era stato sparato da uno dei suoi uomini.&lt;br /&gt;Quel porco schifoso di O’Nell mi aveva messo di cattivo umore e già non sono un tipo con il sorriso facile.&lt;br /&gt;Bel caso. Una spalla fuori uso, inserito nella lista nera di Lloyd Anderson, derubato anche della pistola  e per di più addio ai 10000 verdoni evaporati con il diario. Forse era meglio fare il rabbino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo una settimana fui dimesso, tornai in ufficio il caldo non accennava a diminuire e per via della ferita ero costantemente spossato. Mrs Sturton era scomparsa nel nulla come quel suo maledettissimo diario. A me non restava che aspettare qualche padre che aveva perso le tracce del figlio drogato o qualche marito tradito alla ricerca della moglie scomparsa. Sopra l’armadio, ben nascosta presi la mia pistola di scorta.&lt;br /&gt;La stanza era rimasta come l’avevo lasciata. All’angolo della scrivania sempre quel giornale ingiallito di mesi prima. Era rimasto aperto alla notizia dell’omicidio di Peter Landley, il pesce piccolo, guardai la fotografia attentamente, questa volta il fotoreporter aveva fatto un gran bel lavoro: riprendeva il morto e la piccola folla accalcata lì vicino, come succede in questi casi.&lt;br /&gt;A un tratto mi sembrò di riconoscere qualcuno tra la folla, misi a fuoco stringendo gli occhi, era lei Mrs Janet Roscou, con i suoi occhiali da sole.&lt;br /&gt;Qualcosa mi diceva che mi avevano incastrato. E alla grande.&lt;br /&gt;Uscii di corsa dall’ufficio. Montai in macchina. Dovevo avere qualche informazione. Mi spinsi a  L.A. &lt;/span&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;sud &lt;/span&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;e andai alla ricerca di qualche vecchio informatore nel boulevard.&lt;br /&gt;Franky Dollaro era sempre lì con la sua bottiglia di vodka ormai era fuori uso ma qualche informazione me la poteva ancora dare.&lt;br /&gt;“Hey Franky”&lt;br /&gt;“Io non ti conosco e non so nulla amico, vai fuori dai piedi che sto lavorando”&lt;br /&gt;Il vecchio Franky non era un tipo facile ma la sua debolezza per gli alcolici lo ammansiva come un agnellino.&lt;br /&gt;“Hey Frank, dai non fare il difficile,  passavo di qui e ho pensato perché non bere un bicchiere con un vecchio amico...”&lt;br /&gt;“Se è per bere ti accompagno amico ma non saprai niente perché non so niente amico”&lt;br /&gt;“Lo so lo so Franky sei fuori…”&lt;br /&gt;Lo accompagnai al bar e ci bevemmo quattro gin. Cominciava a girarmi la testa, alla fine però sputò il rospo e come mi immaginavo prima di morire Peter Landley era entrato al servizio di Roscoe come sua guardia del corpo.&lt;br /&gt;Tutto cominciava a quadrarmi.&lt;br /&gt;Mi avevano incastrato e io c’ero caduto come un fesso. Presi la macchina e andai di corsa verso West Hollywoood.&lt;br /&gt;Dovevo trovare Mrs Jennifer Surton-Roscoe.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5647548880099918397-4118431538855736202?l=apprendisti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/4118431538855736202/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5647548880099918397&amp;postID=4118431538855736202' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/4118431538855736202'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/4118431538855736202'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2007/07/sangue-west-hollywood-v.html' title='Sangue a West Hollywood - V'/><author><name>filsero</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp0.blogger.com/_A54HQZbTX4U/RolnEPW14YI/AAAAAAAAAEM/s7cjJRJtkz4/s72-c/Sangue+a+West+Holliwood+-+V.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-1343829531466211425</id><published>2007-06-26T09:45:00.000+01:00</published><updated>2007-06-26T09:51:55.082+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='massi'/><title type='text'>a S. ('a Stronzo)</title><content type='html'>Il prossimo che mi dice che, quando conosci una persona e senti squillare fanfare e trombe e vedi cuoricini negli occhi di tutti, significa che è scoccato il colpo di fulmine, lo metto su una pira e gli do fuoco.&lt;br /&gt;Sabato scorso ho conosciuto un ragazzo che nemmeno nella migliore tradizione dei serial televisivi adolescenziali poteva essere più bello. Ci vado a cena, passiamo una notte infuocata di sesso insieme e dopo una settimana di telefonate, sms, messanger su internet con toni simili a quelli di due fidanzatini delle medie, mi snocciola il seguente rosario:&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;- uno, non vive a Roma come me, era semplicemente in visita di un amico;&lt;br /&gt;- due, ha già la ragazza fissa. Lei fa la vigilessa a Firenze dove vivono entrambi;&lt;br /&gt;- tre, il padre della sua ragazza è in ospedale e lui in questo momento è confuso e non può farle questo e deve starle vicino perchè ha un impegno nei suoi confronti.&lt;br /&gt;'A stronzo, ma i sensi di colpa non ti sono venuti mentre mi scopavi sabato scorso?&lt;br /&gt;Mi ha assalito un'angoscia che nemmeno il tacchino prima del giorno del Ringraziamento.&lt;br /&gt;Poi mi sono detta, ma con chi cazzo crede di avere a che fare?&lt;br /&gt;Così stamani sono andata alla stazione, ho comprato un biglietto per Firenze e mi sono presentata nella sua città senza anticipargli minimamente niente. Quando gli ho mandato un messaggio per comunicargli la lieta novella, pensavo che si sarebbe incazzato. Invece corre a prendermi alla stazione e con quel suo sorriso del cazzo stampato in volto mi dice che posso fermarmi lì e dormire da lui. Tanto la vigilessa è a dirigire il traffico a casa di sua mamma per aiutarla con il padre moribondo.&lt;br /&gt;E io penso, ok...stanotte almeno scoperemo di nuovo.&lt;br /&gt;Invece arriviamo a casa sua e inizia a fare discorsi senza nè capo nè coda. &lt;br /&gt;Prima mi dice che io sono un gradino sopra tutte le altre, ma in questo momento di crisi con la sua lei, lo destabilizzo. E questo posso accettarlo.&lt;br /&gt;Poi mi dice che ha bisogno di tempo per chiarirsi con se stesso. E anche questo posso accettarlo.&lt;br /&gt;Poi sospirando mi rimette insieme che ha sbagliato a fare sesso con me lo scorso weekend. E, con grande sforzo, accetto pure questo.&lt;br /&gt;Ma poi pronuncia la frase che ogni ragazzo con un minimo di sale in zucca sa che non bisogna mai rivolgere a una ragazza: dice che vuole che proviamo a iniziare come amici. E questo, IO, non lo accetto.&lt;br /&gt;A quel punto ho chiamato un taxi per tornarmene più veloce della luce a Roma, ma quando mi sono ritrovata per strada ci ho ripensato. Di solito non compio azioni sconsiderate, ma stamani non ci ho davvero visto più dalla rabbia.&lt;br /&gt;Davvero gliela davo vinta così?&lt;br /&gt;Ho chiesto al taxi di aspettarmi un quarto d'ora.&lt;br /&gt;Sono andata al distributore accanto a casa sua e ho chiesto al benzinaio una tanica di verde che ero rimasta ferma. Sono tornata a casa sua e ho iniziato a innaffiare le pareti. Hai voluto il villino a piano terra? cazzi tuoi!&lt;br /&gt;Quando ho citofonato e lui ha aperto la porta, senza batter ciglio gli ho rovesciato addosso la benzina rimanente.&lt;br /&gt;E' stato bellissimo vedere quei cazzo di occhioni azzurri che mi fissavano impauriti.&lt;br /&gt;Ho preso una sigaretta e me la sono infilata in bocca. Poi ho acceso un fiammifero e ho aspettato. Lui ha balbettato qualcosa. Io ho soffiato sulla fiamma per spengerla ed è stato allora che lui ha rilasciato le viscere.&lt;br /&gt;E allora ho pensato: biglietto Roma Firenze andata e ritorno, 60 euro con mastercard. Pieno di benzina senza piombo in tanica, 40 euro con mastercard. Taxi che ti aspetta per quasi venti minuti e poi ti porta alla stazione, 30 euro con mastercard. Vedere il ragazzo che ti ha preso per il culo cagarsi addosso, non ha prezzo.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5647548880099918397-1343829531466211425?l=apprendisti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/1343829531466211425/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5647548880099918397&amp;postID=1343829531466211425' title='8 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/1343829531466211425'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/1343829531466211425'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2007/06/s-stronzo.html' title='a S. (&apos;a Stronzo)'/><author><name>massi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00541396498719915398</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>8</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-4970515290404499219</id><published>2007-06-17T17:55:00.000+01:00</published><updated>2007-06-17T19:05:33.287+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='di notte'/><title type='text'>Donna in Corriera - III</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/06/donna-in-corriera.html"&gt;I&lt;/a&gt; -&lt;span&gt;&lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/06/donna-in-corriera_15.html"&gt;II&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;- &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;III&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://bp3.blogger.com/_KmMmgFdeqp8/RnVrvL-YFVI/AAAAAAAAABE/v_44j9K4Dco/s1600-h/2.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5077082613342541138" style="margin: 5px 10px 0px 0px; float: left; width: 203px; height: 135px;" alt="" src="http://bp3.blogger.com/_KmMmgFdeqp8/RnVrvL-YFVI/AAAAAAAAABE/v_44j9K4Dco/s200/2.jpg" border="0" height="151" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;strong&gt;E&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;rano le 5 del mattino di lunedì quando Lara si buttò giù dal letto. Alle sei si presentò battagliera al duello all’ultimo vestito con l’armadio. Indossò un pantalone nero, camicetta bianca e giacca nera. Si specchiò davanti, di profilo, di dietro. “... No! non va bene, sono sempre vestita così”. Si spogliò e ricominciò da capo: tailleur grigio e maglietta sottogiacca nera. “No, non ci siamo”. Pantalone rosso, maglietta bianca e giacca blu. “Naaa, sembro la bandiera francese”. E così per sei, sette, dieci, dodici volte...&lt;br /&gt;La montagna di vestiti già provati e scartati aumentava ai suoi piedi. Dopo un’ora e mezza di prove era sudata come un camionista in viaggio da Roma a Milano, in pieno agosto, epoca fine anni 70 quando ancora l’aria condizionata era un lusso riservato a pochi eletti e l’unico attrezzo in commercio in grado di creare l’illusione di un po’ di frescolino era il ventilatorino attaccato al vetro con la ventosina e direzionato in pieno viso del povero diavolo.&lt;br /&gt;Insomma, si ricacciò sotto la doccia, poi ripescò dal mucchio sul pavimento il pantalone nero, la camicetta bianca e la giacca nera e, soddisfatta, uscì.&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;Quando entrò in ufficio le gambe le facevano Giacomo Giacomo. Il suo primo giorno di lavoro, dopo tanti anni, che emozione !&lt;br /&gt;Le vennero presentati tutte le colleghe e i colleghi. Si sforzò di imprimere nella mente almeno una parte dei nomi ben associati ad ogni volto ma non ne ricordò nemmeno uno. Venne catturata dal capo vendita che le consegnò un elenco del telefono, due penne e altri attrezzi del lavoro, due o tre chili di listini e una chilometrica lista di nominativi da contattare.&lt;br /&gt;Iniziò così e da quel giorno la sua vita prese un’altra piega. Di Marco, a parte la posta a lui indirizzata, più nessuna notizia.&lt;br /&gt;Fino al giorno in cui…&lt;br /&gt;Stava uscendo dall’ufficio di un cliente e se lo ritrovò di fronte: “Ma quarda guarda chi si vede… e che forma splendida!&lt;br /&gt;Lara si limitò ad un frettoloso: ciao Marco, tutto bene?&lt;br /&gt;“Alla grande. Anche tu, vedo. Prendiamo un caffè insieme ? come due vecchi amici… ”&lt;br /&gt;“No scusa ma ho fretta, un appuntamento di lavoro tra venti minuti all’altro capo della città”&lt;br /&gt;“Un lavoro? Complimenti. Ma a quest’ora non ce la farai mai con la corriera, vieni ti do un passaggio”&lt;br /&gt;“No grazie non preoccuparti, ce la farò. Ciao ”&lt;br /&gt;“Ok. Magari ci vediamo uno di questi giorni… quando vengo a ritirare la posta”&lt;br /&gt;Lara non rispose, si diresse verso una Volkswagen verde pisello, vecchiotta ma ancora in buono stato e… decorosa, a suo modo. Entrò, con stupore di Marco, al posto di guida, mise in moto e con due manovre, precise al millimetro, uscì dal parcheggio.&lt;br /&gt;Quando passò di fronte ad un Marco semiparalizzato dalla sorpresa, Lara aprì il finestrino e gli disse: “A proposito, non credi che sarebbe ora di comunicare all’ufficio postale il tuo nuovo indirizzo ?”, quindi se ne andò. Dallo specchietto retrovisore vide che Marco era ancora immobile, lì dove lo aveva lasciato. Le sembrò molto meno alto e grosso: più lei si allontanava più lui era piccolo. Poi l’auto svoltò l’angolo e Marco scomparve.&lt;br /&gt;Rifletté sulle sue parole: “… come due vecchi amici”.&lt;br /&gt;“Sì, amici un cazzo!” pensò &lt;/span&gt;“&lt;span id="fullpost"&gt;un amico mi avrebbe almeno insegnato a guidare”&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5647548880099918397-4970515290404499219?l=apprendisti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/4970515290404499219/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5647548880099918397&amp;postID=4970515290404499219' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/4970515290404499219'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/4970515290404499219'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2007/06/donna-in-corriera_17.html' title='Donna in Corriera - III'/><author><name>Di Notte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17125666947329738932</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp3.blogger.com/_KmMmgFdeqp8/RnVrvL-YFVI/AAAAAAAAABE/v_44j9K4Dco/s72-c/2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-2528458752279625605</id><published>2007-06-15T21:41:00.000+01:00</published><updated>2007-06-17T19:03:27.356+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='di notte'/><title type='text'>Donna in Corriera - II</title><content type='html'>&lt;div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/06/donna-in-corriera.html"&gt;I&lt;/a&gt; - &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;II &lt;/span&gt;&lt;span&gt;- &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/06/donna-in-corriera_17.html"&gt;III&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;L&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;a cassetta delle lettere era stracolma, come al solito, e Lara - come al solito - la ignorò. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Salì non di più di due scalini che una voce stridula e mielosa la raggiunse: “Buongioooorno signora, ma la posta non la toglie mai?”.&lt;br /&gt;Era l’inquilina del pianterreno, la signora Bartolini. Di certo l’aspettava al varco, acquattata dietro la porta, con l’occhio strabico appiccicato allo spioncino. In un primo momento pensò di mandarla in culo per direttissima, poi ci ripensò: “Ohhh, ha ragione, mica me ne ero accorta, grazie”. Tornò su suoi passi, aprì la cassetta e una valanga di carta la investì. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;div align="justify"&gt;La Bartolini era ancora sulla soglia e faceva finta di sistemare e annaffiare la piantina che teneva su un trabiccolo fuori della porta di casa … in realtà osservava la scena con la coda dell’occhio, quello buono. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Lara raccolse tutta la posta e si avviò per le scale, quando le passò accanto disse: “Ma lei lo sa che le piante finte non hanno bisogno di acqua?”. La signora Bartolini ebbe un sussulto, drizzò la schiena e la testa con uno scatto stizzoso, strinse le labbra, girò sui tacchi (o meglio, sulle pantofole), rientrò in casa e chiuse la porta con tutte le dodici o tredici mandate.&lt;br /&gt;Salendo le scale Lara diede una sbirciata alla posta che teneva tra le mani. Bollette, depliant pubblicitari, resoconti della banca, due cartoline e una paccata di posta per Marco. Ancora !!&lt;br /&gt;Questa storia cominciava ad infastidirla seriamente: non abitava più lì da otto mesi, ovvero da quando si erano lasciati, e il signorino ancora non aveva fatto la variazione di residenza. Era come se non volesse tagliare del tutto quel cordone che li aveva uniti per tanti anni e questo atteggiamento le faceva venire in mente la storia di pollicino e le sue molliche di pane.&lt;br /&gt;Forse avrebbe dovuto pensarci lei, andare all’ufficio postale e comunicare il nuovo indirizzo di Marco, ma non aveva il coraggio di farlo per paura di ferirlo.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Marco… chissà che avrebbe detto del suo nuovo lavoro. Indubbiamente avrebbe cercato di smontarla “Vuoi fare la donna in carriera ? ah ah ah... in carriera... con la corriera... ahahaha”&lt;br /&gt;Al suo fianco si era sempre sentita una nullità, anche soltanto per la stazza: Marco era alto e grosso e importante. Lui era perfetto, lei era tutta sbagliata.&lt;br /&gt;Ogni volta che esprimeva il desiderio di iniziare a lavorare, lui le diceva: “Ma lascia perdere, io guadagno abbastanza per tutti e due. E poi la casa ha bisogno di una regina… ”.&lt;br /&gt;Regina ? la schiava, semmai. Ogni scusa era buona per farla sentire una incapace; come quando discutevano della sua paura di guidare: lui la prendeva in giro la stuzzicava, ma quando Lara gli chiedeva di farla provare a guidare e di aiutarla a superare il timore, Marco trovava sempre qualche pretesto per non farlo.&lt;br /&gt;Adesso capiva che era così che lui la voleva : totalmente dipendente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Infilò la chiave nella serratura e come di rito chiuse gli occhi. Nell'ingresso li riaprì e lo sconforto si impadronì di lei: la fatina con la bacchetta magica non era apparsa nemmeno oggi. L’appartamento si presentava con lo stesso, caos di sempre. Artistico forse, ma pur sempre caos.&lt;br /&gt;Il gatto la accolse con uno dei suoi agguati ma ci rimase molto male . &lt;em&gt;Leo, gattone rossiccio, bello ma rompipalle, faceva sempre cosi : attendeva che Lara entrasse in casa e con un balzo spuntava all’improvviso dalla porta della cucina, le addentava le gambe e poi scappava&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;Quel giorno Lara aveva gli stivali.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Dedicò il fine settimana a fare le pulizie di primavera... quella dell’95 ! e anche fuori stagione visto che era quasi natale. Fu una sorta di mission impossible ma ne uscì vittoriosa. Erano le dieci di sera di domenica quando finalmente si fermò. Si guardava intorno soddisfatta, non le sembrava più nemmeno la stessa casa, tutto quell’ordine ricordava la casa di Barbie, mancava solo Ken! Lara respirava beata quel profumino di pulito. Ahhh, da quanto tempo non si sentiva così.&lt;br /&gt;Si lasciò andare di schianto sulla poltrona e... mmmmmiiiaaaaooooooo ! vide il gatto schizzare verso l’alto, fare un triplo salto mortale e subito dopo, scivolando sul pavimento lucidissimo, dirigersi come un razzo verso il terrazzino. Povero Leo… Lara si sentì un pochino in colpa ma le venne da ridere per la scena e poi, pensandoci bene, almeno per quella sera il gattastro l’avrebbe accuratamente evitata. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Erano le 5 del mattino di lunedì quando… &lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5647548880099918397-2528458752279625605?l=apprendisti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/2528458752279625605/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5647548880099918397&amp;postID=2528458752279625605' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/2528458752279625605'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/2528458752279625605'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2007/06/donna-in-corriera_15.html' title='Donna in Corriera - II'/><author><name>Di Notte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17125666947329738932</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-2349390004455450791</id><published>2007-06-13T21:49:00.000+01:00</published><updated>2007-06-17T19:04:04.091+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='di notte'/><title type='text'>Donna in Corriera - I</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;I &lt;/span&gt;&lt;span&gt;-&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/06/donna-in-corriera_15.html"&gt;II&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;- &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/06/donna-in-corriera_17.html"&gt;III&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;“&lt;em&gt;Benvenuta nella nostra grande famiglia : l’aspettiamo lunedì allora...."&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Il direttore commerciale le strinse la mano, Lara uscì con il cuore in gola, felice; non era proprio il lavoro che cercava ma per il momento poteva andare.&lt;br /&gt;Si vedeva già donna in carriera, sicura di sé, realizzata, ammirata, indipendente; avrebbe conosciuto tante persone e allargato i propri orizzonti.&lt;br /&gt;Camminava spedita con la testa piena di idee e progetti. Di fronte ad una vetrina scorse la propria immagine riflessa e si accorse del sorriso che involontariamente le si era impresso sulle labbra.&lt;br /&gt;Pensò e ripensò all'incontro, al colloquio, alla scheda che aveva compilato... Già, la scheda! Il sorriso scomparve. Aveva mentito spudoratamente! Ma era l’unica cosa da fare: alla domanda "Automunita ?" aveva barrato la casella “Sì”. Beh! in fondo era vero: l'auto ce l'aveva la patente anche... quello che le mancava era il coraggio di mettersi al volante.&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;In tutta la sua vita aveva guidato si e no dieci volte, comprese le 9 lezioni e 1 esame di guida.... Stop! Il giorno che le arrivò la patente andò a comprare un’auto di seconda mano, di un colore impossibile - ma quello era ciò che passava il convento -. La ritirò dopo una settimana, la guidò dal concessionario fino a casa dei suoi e la parcheggiò nel cortile condominiale. Dove tutt’ora giace. Guidare, in realtà, non le era mai interessato veramente, aveva sempre avuto fidanzati e amiche automuniti, inoltre le piaceva camminare e quando le gambe non bastavano aveva sempre ovviato con il treno o la corriera...&lt;br /&gt;Insomma, fino ad oggi l'aveva sempre sfangata ma si rese conto che era arrivato il momento di fare i conti con il proprio bloccasterzo mentale. L’incarico richiedeva spostamenti non solo in città ma anche fuori, e l’auto, come le aveva detto e sottolineato il direttore dell’azienda, era fondamentale!&lt;br /&gt;Porcaccia la miseria, il solo pensiero le fece venire uno strizzone di pancia.&lt;br /&gt;Entrò di corsa nel primo bar che vide, inciampò nella soglia e, dopo un volo che le parve interminabile, atterrò stile rondine su uno dei tavolini stile liberty apparecchiati per il brunch.&lt;br /&gt;Quando aprì gli occhi vide un angelo. Oddio, pensò, sono morta. Sono finita sotto un tir, adesso sono in paradiso (chi l’avrebbe mai detto!) e questo è l’angelo che mi accompagnerà al mio monolocale sulla via lattea, con vista panoramica su Nettuno.&lt;br /&gt;“Signorina, come và?”. "Oh, benone, grazie… e lei ?".&lt;br /&gt;Il tipo ridacchiò: "Io non sono svenuto, lei si"&lt;br /&gt;"Mamma che figura ! Sono caduta, vero?"&lt;br /&gt;"Beh, si… ma con stile, le assicuro".&lt;br /&gt;Lara si toccò la fronte e dal bernoccolo sporgente capì che era andata giù di testa come una meteora e non per metafora. In compenso lo stimolo che l'aveva fatta precipitare nel bar era scomparso.&lt;br /&gt;"Lo vuole un bicchiere d’acqua?”&lt;br /&gt;"Si, grazie"&lt;br /&gt;Si accorse che era molto molto carino. Stava già facendosi il suo film mentale quando un secondo angioletto con due spalle così le porse gentilmente il bicchiere di acqua. Lara lo squadrò ben bene. Constatò che, in quanto a bellezza, non aveva niente da invidiare al primo soccorritore e si immaginò già contesa dai due, innamorati persi di lei. I due ragazzi la aiutarono a mettersi in piedi, le chiesero se aveva ancora bisogno di aiuto, quindi la salutarono, le fecero gli auguri e uscirono dal locale mano nella mano.&lt;br /&gt;Lara li seguì con lo sguardo, la faccia da ebete ed un velo di delusione negli occhi.&lt;br /&gt;Con la mano sul bernoccolo si avviò verso la fermata del bus continuando a pensare a quei due: certo che erano proprio belli insieme, una coppia perfetta... come Stanlio e Ollio, Ginger e Fred, Sussi e Biribissi, Cip e Ciop, Kit e Kat e la mozzarella sulla pizza. Perfetti, si ! che peccato però: con tutta la fame che c’era in giro!&lt;br /&gt;Forse prese la corriera o forse ci arrivò a piedi fatto sta che, senza nemmeno accorgersene, si trovò di fronte al portone di casa.&lt;br /&gt;La cassetta delle lettere era stracolma, come al solito, e Lara...&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5647548880099918397-2349390004455450791?l=apprendisti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/2349390004455450791/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5647548880099918397&amp;postID=2349390004455450791' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/2349390004455450791'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/2349390004455450791'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2007/06/donna-in-corriera.html' title='Donna in Corriera - I'/><author><name>Di Notte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17125666947329738932</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-8548828901668728704</id><published>2007-06-09T19:12:00.000+01:00</published><updated>2007-07-15T21:55:33.190+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Daniel Bloom'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti'/><title type='text'>Sangue a West Hollywood - IV</title><content type='html'>&lt;p&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;di Daniel Bloom&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/04/sangue-west-hollywood-i.html" target="_blank" onclick="return top.js.OpenExtLink(window,event,this)"&gt;I&lt;/a&gt; - &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/05/sangue-west-hollywood-ii.html"&gt;II&lt;/a&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt; &lt;/span&gt;- &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/05/sangue-west-hollywood-iii.html"&gt;III&lt;/a&gt; -&lt;span style="font-weight: bold;"&gt; IV &lt;/span&gt;&lt;span&gt;- &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/07/sangue-west-hollywood-v.html"&gt;V&lt;/a&gt; - &lt;/span&gt;&lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/07/sangue-west-hollywood-vi.html"&gt;VI&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/07/sangue-west-hollywood-vi.html"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp1.blogger.com/_A54HQZbTX4U/Rmrwel079mI/AAAAAAAAAEA/orVuIsvbJ7Q/s1600-h/daniel+bloom+iv.GIF"&gt;&lt;img style="margin: 5px 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://bp1.blogger.com/_A54HQZbTX4U/Rmrwel079mI/AAAAAAAAAEA/orVuIsvbJ7Q/s200/daniel+bloom+iv.GIF" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5074132338527172194" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Ne avevo viste di case fatiscenti ma quella era un vero disastro, siringhe monouso dappertutto, un letto ricavato da dei cartoni, al muro una riproduzione dozzinale incorniciata di qualche dannato pittore europeo. C’è un odore insopportabile di muffa e cibo avariato.&lt;br /&gt;Il ragazzo era disteso per terra  con gli occhi fissi al soffitto, dalla camicia bianca spuntava un foro bruciacchiato con del sangue ancora fresco. Qualcuno era arrivato prima di me, probabilmente gli avevano sparato con un silenziatore. Quel diario bruciava. Ormai era chiaro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non c’era traccia di nessuno, qualcuno l’aveva fatto fuori e se ne era andato in tutta fretta. Perché?&lt;br /&gt;Era un fottuto rompicapo ma  non avevo tempo per pensarci. L’unica cosa era capire se il diario era ancora lì o era stato già requisito. Misi i guanti per non lasciare impronte.&lt;br /&gt;Con la destra tenevo la mia colt ben ferma e con la sinistra iniziai a frugare in tutta quell’immondizia. Stavo sudando come una puttana, “stai calmo Daniel, calmo,” mi dissi.&lt;br /&gt;Da un cassetto spuntarono, raccolte e legate con uno spago, una ventina di buste. Ne aprii una. La calligrafia era ordinata, le lettere grandi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Caro Michael,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;tuo zio Gorge ed io siamo molto contenti che le cose ti stiano andando per il verso giusto. Non abbiamo capito che tipo di lavoro stai facendo ad Hollywood. Quando potremmo vederti finalmente sullo schermo? Sai, zio George è impaziente.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ci manchi tanto, purtroppo non abbiamo ancora i soldi per venirti a trovare ma spero che presto tu possa venirci a fare visita. La tua camera è ancora lì pronta ad accoglierti.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ti abbraccio forte&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;zia Mary&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chissà che balle aveva inventato quel povero balordo. Era solo, l’ennesimo povero ragazzo di provincia alla ricerca di fortuna, un’altra vittima del sogno americano, un’altra vittima di quell’infernale città degli angeli.&lt;br /&gt;Il ragazzo si era infilato in quella storia e adesso io con lui.&lt;br /&gt;Continuai a cercare. Solo cianfrusaglia e  libri di poesia da finocchi. Del diario nessuna traccia, volevo schiodarmi da quel posto, pensai dove avrebbe potuto tenere nascosto una cosa così importante un tipo come lui. Poi a un tratto un’illuminazione. Cercai il dipinto con quella specie di alberi in decomposizione, spostai verso me la cornice e come un sasso vidi cadere un libercolo con la copertina  blu.&lt;br /&gt;Era un semplice quaderno, aprii per vedere che cosa c’era dentro. Formule, formule e formule chimiche, che diavolo, non una cazzo di lettera riconoscibile né un nome o una data.&lt;br /&gt;Come avevo sospettato era qualcosa di veramente grosso anche per me.&lt;br /&gt;Presi il diario lo nascosi nella tasca interna e con estrema calma mi avvicinai alla porta. Dovevo squagliarmela velocemente da quella fogna.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5647548880099918397-8548828901668728704?l=apprendisti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/8548828901668728704/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5647548880099918397&amp;postID=8548828901668728704' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/8548828901668728704'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/8548828901668728704'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2007/06/sangue-west-hollywood-iv.html' title='Sangue a West Hollywood - IV'/><author><name>filsero</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp1.blogger.com/_A54HQZbTX4U/Rmrwel079mI/AAAAAAAAAEA/orVuIsvbJ7Q/s72-c/daniel+bloom+iv.GIF' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-8171780357714226088</id><published>2007-06-06T14:37:00.000+01:00</published><updated>2007-06-08T23:09:23.121+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='bruno'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti'/><title type='text'>Senso civico</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp0.blogger.com/_QiSk99EOGpA/RmggO6tn34I/AAAAAAAAAAM/Fv0E_3t_n-0/s1600-h/534238848_b81efe410d.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://bp0.blogger.com/_QiSk99EOGpA/RmggO6tn34I/AAAAAAAAAAM/Fv0E_3t_n-0/s320/534238848_b81efe410d.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5073340420883734402" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Era come un faro di quelli che pur costruiti sulla costa sono circondati dal mare, una luce così forte che non penseresti possa provenire dall’appartamento del piano di sopra e sparata giungere anche sul palazzo di fronte distante un giardino, una strada ed un altro giardino. Il palazzo era dipinto di bianco e illuminato di bianco, come quei grandi teli dove si proiettano i film d’estate quando fa caldo e lo sfarfallio della proiezione è fatto di vere farfalle notturne.&lt;p&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;Oltre il palazzo passavano sul cielo le piccole luci di aerei e stavano ferme due, tre stelle e uno spicchio di luna, tutto attorno c’era l’odore pregno di pesce fatto alla griglia.&lt;br /&gt;Il faro teneva di mezzo le ombre di chi nell’appartamento andava e veniva, potevano essere due persone, architettavano qualcosa, sospetti erano anche i rumori che si sentivano improvvisi. Le ombre cadevano sul palazzo di fronte con dimensioni che non erano loro, venivano moltiplicate e di molto, si pensi che una testa proiettata andava ad occupare più di un metro, risultavano così delle figure enormi che non sembravano neppure vere eppure parevano più che vive, da quanto si muovevano.&lt;br /&gt;Di una donna, è probabile che un’ombra fosse di una donna perché la testa tradiva i capelli ben lunghi, e poi un uomo la cui testa i capelli restavano corti, solo due persone andavano avanti e indietro sotto i riflettori, sparate ed ingrandite sul muro.&lt;br /&gt;Io credo che il sapere di essere trasmessi, seppur in bianco e nero, avrebbe loro interdetto l’agire perché quel che fecero, a farlo sapere in giro, non credo ci tenessero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Appena dopo il fatto una macchina col motore acceso si fermò proprio all’entrata del palazzo.&lt;br /&gt;Rumori pesanti e sospetti si rincorrevano per le scale.&lt;br /&gt;112, 113, 118 quali sono i numeri da chiamare in questi casi?&lt;br /&gt;Quanto il tempo da aspettare? E cosa dire?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“ Credo che quelli di sopra stiano facendo qualcosa di illegale! Credo abbiano accoppato uno! Credo che il tappeto arrotolato che stanno caricando in auto sia troppo pesante per essere solo un tappeto! Sì, leggo i romanzi gialli, Camilleri, Lucarelli, anche Faletti per non parlare di quelli stranieri. Sì, guardo Colombo, Derrik, Carabinieri 6, La Squadra 4, CSI, RIS, Cold Case, NCIS, Rocca, Montalbano sono, Don Camillo, Un giorno in pretura e Chi l’ha visto.&lt;br /&gt;Questi ultimi non sono telefilm? Davvero? ”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qualche giorno dopo quella sera piena di luci e rumori la polizia venne per un sopraluogo perché una soffiata anonima face annusare la pista giusta agli ispettori.&lt;br /&gt;Senza di questa avrebbero brancolato nel buio, ora invece erano risoluti ad assicurare alla giustizia i rei che altrimenti, in barba alla legge, l’avrebbero fatta franca tagliando la corda.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un poliziotto venne a suonare al mio numero, dal citofono mi apparve l’uniforme e nell’attesa che salisse al piano mi colse l’istinto di sbarazzarmi di tutto quello che non era bene che un agente vedesse, però in quei pochi secondi non trovai nulla valesse la pena nascondere, forse se avessi avuto almeno più tempo…&lt;br /&gt;Il poliziotto con risoluta gentilezza mi chiese se in quei giorni avessi notato qualcosa di sospetto, movimenti inconsueti o rumori strani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Senza esitare gli dissi di no.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5647548880099918397-8171780357714226088?l=apprendisti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/8171780357714226088/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5647548880099918397&amp;postID=8171780357714226088' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/8171780357714226088'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/8171780357714226088'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2007/06/senso-civico.html' title='Senso civico'/><author><name>bruno</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03601486352621581011</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_QiSk99EOGpA/SZ1ZOZmar3I/AAAAAAAAAA4/w6XzDJp0xio/S220/autoscatto.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp0.blogger.com/_QiSk99EOGpA/RmggO6tn34I/AAAAAAAAAAM/Fv0E_3t_n-0/s72-c/534238848_b81efe410d.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-1205862673527387661</id><published>2007-05-27T23:32:00.000+01:00</published><updated>2007-07-15T21:55:54.053+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Daniel Bloom'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti'/><title type='text'>Sangue a West Hollywood - III</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;di Daniel Bloom&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/04/sangue-west-hollywood-i.html" target="_blank" onclick="return top.js.OpenExtLink(window,event,this)"&gt;I&lt;/a&gt; - &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/05/sangue-west-hollywood-ii.html"&gt;II&lt;/a&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;-&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt; III &lt;/span&gt;&lt;span&gt;-&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/06/sangue-west-hollywood-iv.html"&gt;IV&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;- &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/07/sangue-west-hollywood-v.html"&gt;V&lt;/a&gt; - &lt;/span&gt;&lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/07/sangue-west-hollywood-vi.html"&gt;VI&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp2.blogger.com/_A54HQZbTX4U/RloMPAeC5ZI/AAAAAAAAAD4/y-EERTvU4F0/s1600-h/Sangue+a+West+Holliwood+-+III.JPG"&gt;&lt;img style="margin: 5px 10px 1px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://bp2.blogger.com/_A54HQZbTX4U/RloMPAeC5ZI/AAAAAAAAAD4/y-EERTvU4F0/s200/Sangue+a+West+Holliwood+-+III.JPG" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5069377782522504594" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Ormai erano le due passate ed ero già stato al Waggy di West L.A., al Lighting Strike sul Sunset Boulevard e al Molotov sulla Santa Barbara Avenue; di Michael Cronny nemmeno l’ombra.&lt;br /&gt;Un barista  del Waggy in vena di confidenze mi aveva detto che l’ultima volta che avevano visto Cronny era stato un paio di settimane prima. Aveva fatto la sua solita marchetta nel locale ed era uscito accompagnato da un cinquantenne dall’aria danarosa.&lt;br /&gt;Mi restavano ancora una decina di club dove poterlo incrociare. Quella sera non era una serata fortunata, ero esausto, frequentare quei posti da invertiti mi dava il voltastomaco. E inoltre in quei club servono del pessimo whiskey.&lt;br /&gt;Mi recai sulla tredicesima all’incrocio con  Mullholland al Race, all’entrata del locale sul lato posteriore un gruppetto di giovani drogati alla ricerca di qualche pollo voglioso da spennare per la notte, stavano girando come cani affamati, pronti a tutto.&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;Tra quei tipi vedo un ragazzo che risponde alle caratteristiche di Cronny, mi avvicino, i tipi sospettano, e così accendo una sigaretta e mi allontano. Maledizione, non ero mai riuscito a togliermi l’aria da sbirro.&lt;br /&gt;Sento di spalle un tipo che si rivolge al ragazzo biondo chiamandolo per nome Michael. È lui il mio uomo, mi allontano, sembra affaticato, giornata magra anche stasera niente dose. Rimane fuori del locale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Aspetto per circa un’ora quando il ragazzo prende e svolta l’angolo, ci siamo amico! la mia corriera per i 10000 dollari si sta mettendo in moto.&lt;br /&gt;Si incammina fino a un incrocio poi prende per la Hollywood Boulevard, siamo alla periferia estrema di L.A.&lt;br /&gt;Mezz’ora di strada a piedi, lo tengo a distanza si avvicina a un palazzo fatiscente, tira fuori una chiave, la introduce  e gira. Ci siamo Daniel, è tuo. Aspetto che entri.&lt;br /&gt;Decido di rimanere ancora qualche minuto. Un barbone ubriaco passa per strada e mi chiede dei soldi, ho mezzo dollaro in tasca. Glielo do per scaramanzia.&lt;br /&gt;Dalla tasca tiro fuori una lima e faccio leva. Si apre come una serratura di burro. Ora devo trovare l’appartamento. Tiro fuori l’automatica, la metto in tasca. Ho una scarica di adrenalina. Mi spingo per le scale al primo piano vedo una porta semichiusa, entro. Avevo fatto centro, era l’appartamento di Cronny.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5647548880099918397-1205862673527387661?l=apprendisti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/1205862673527387661/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5647548880099918397&amp;postID=1205862673527387661' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/1205862673527387661'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/1205862673527387661'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2007/05/sangue-west-hollywood-iii.html' title='Sangue a West Hollywood - III'/><author><name>filsero</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp2.blogger.com/_A54HQZbTX4U/RloMPAeC5ZI/AAAAAAAAAD4/y-EERTvU4F0/s72-c/Sangue+a+West+Holliwood+-+III.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-888435800674800583</id><published>2007-05-23T15:20:00.000+01:00</published><updated>2007-05-23T17:10:53.973+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='massi'/><title type='text'>VII - Caffè Amaro</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt; &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/03/i-senza-parole.html" title="Prima parte: Senza parole"&gt;&lt;span&gt;I&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; - &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/03/ii-limportanza-delle-lingue.html" title="Seconda parte: L'Importanza delle Lingue"&gt;&lt;span&gt;II&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; - &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/03/iii-de-gustibus.html" title="Terza parte: De Gustibus"&gt;&lt;span&gt;III&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; - &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/04/iv-sapore-di-male.html" title="Quarta parte: Sapore di Male"&gt;&lt;span&gt;IV&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; - &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/04/v-il-gusto-della-vendetta.html" title="Quinta parte: Il Gusto della Vendetta"&gt;&lt;span&gt;V&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; - &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/04/vi-lultimo-sapore.html" title="Sesta parte: L''Ultimo Sapore"&gt;&lt;span&gt;VI&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; -&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;VII&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;“Aò, cazzone, ma sei con noi o no? A che cazzo stai pensando?”&lt;br /&gt;La voce di Luca mi fa trasalire. Lo guardo con due occhi inebetiti che devono farmi assomigliare a un bue che guarda passare un treno sulla rotaia davanti al suo pascolo. Fabio che siede accanto a Luca  mi fissa con comprensione.&lt;br /&gt;“Stai bene?”, mi chiede.&lt;br /&gt;Non so cosa rispondere. Che ci faccio al bar con Luca e Fabio? Oggi sono andato dal dentista, poi sono uscito e...ah, sì, mi sono incontrato con i miei amici per un pezzo di torta e un caffè.&lt;br /&gt;Abbasso lo sguardo e noto la tazza e il piatto con la fetta di dolce ancora intatta.&lt;br /&gt;“Sto bene”, rispondo alla fine, “sto bene, è solo che...”&lt;br /&gt;Luca e Fabio mi guardano:&lt;br /&gt;“Cosa?”, dicono quasi all'unisono.&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;Mi passo una mano tra i capelli e dico:&lt;br /&gt;“Non so...è come se mi mancasse un pezzo. Quando siamo venuti qui?”&lt;br /&gt;“Ok”, dice Fabio, “ora mi fai davvero preoccupare. Mangiati la torta che è meglio.”&lt;br /&gt;Scuoto la testa e guardo la torta al semolino. Mi viene l'acquolina in bocca. E' così invitante. La base di  pasta frolla è solida e compatta. Il cioccolato sopra è di un marrone lucidissimo. Solo a guardarla mi sembra di sentirne il sapore. &lt;br /&gt;Taglio un pezzo con la forchetta e me lo ficco in bocca. Luca e Fabio mi guardano con aria apprensiva, come se stessero aspettando un mio commento sulla torta. Io mastico senza dire niente e, quando deglutisco il boccone, rimango in silenzio.&lt;br /&gt;“Allora?”, fa Fabio.&lt;br /&gt;“Com'è, cazzone?”, lo segue a ruota Luca.&lt;br /&gt;“Come vuoi che sia”, rispondo, “buona! Come sempre!”&lt;br /&gt;Ho l'impressione che i miei amichetti tirino un sospiro di sollievo. Nemmeno l'avessero fatta loro la torta!&lt;br /&gt;“Scusate”, torno a chiedere dopo un'istante, “io oggi sono andato dal dentista...poi ci siamo visti qui?”&lt;br /&gt;“Ma hai bevuto?”, fa Fabio, “ci siamo visti all'uscita del dentista e poi siamo venuti qui tutti insieme.”&lt;br /&gt;Annuisco, ma c'è qualcosa che non mi torna.&lt;br /&gt;Mentre sorseggio il caffè – che solo a vederlo mi pare amaro da quanto è nero – ripenso a quando sono uscito dallo studio del dentista. E' vero, ho incontrato Fabio, e poi Luca...ma non sono anche andato a casa? Perché ho questa sensazione di aver perso un pezzo?&lt;br /&gt;“Fabio!”, la voce di un uomo mi fa tornare alla realtà. Se ne sta in piedi accanto al nostro tavolo.&lt;br /&gt;“Signor Roberti”, dice Fabio, “come va?”&lt;br /&gt;E' vestito da lavoro, con un elmetto giallo in mano come gli operai dei cantieri. A dire il vero il suo volto non mi è del tutto nuovo.&lt;br /&gt;“Bene”, risponde Fabio e poi rivolto a noi, “vi presento il signor Roberti, un amico di mio padre.”&lt;br /&gt;Gli stringo la mano convinto che io e lui ci siamo già incontrati, ma proprio non mi viene in mente dove.&lt;br /&gt;“Tutto a posto?”, chiede il signor Roberti a Fabio e mi pare che con la testa faccia un cenno nella mia direzione.&lt;br /&gt;Ho l'impressione che quella domanda riguardi in qualche modo me.&lt;br /&gt;“Tutto a posto”, risponde Fabio.&lt;br /&gt;“Alla grande”, dice Luca.&lt;br /&gt;Mi sento in dovere di dire qualcosa pure io:&lt;br /&gt;“Tutto ok, grazie.”&lt;br /&gt;Il signor Roberti saluta e se ne va lasciandomi con quella strana impressione di averlo già visto prima. Lo seguo con gli occhi  mentre si avvicina al bancone. Il bar non è molto affollato. Ci sono un paio di ragazze sedute al banco, il signor Roberti e pochi altri. Sto per distogliere lo sguardo quando noto l'uomo da cui è andato il signor Roberti. Ricorda vagamente una tartaruga. Per un attimo non capisco chi sia, poi riconosco il mio dentista. Accanto a lui c'è una ragazza cicciottella, l'assistente. Il dentista incrocia il mio sguardo e mi fa un rapido cenno di saluto. Rispondo distrattamente con la mano sentendomi per un qualche motivo molto inquieto.&lt;br /&gt;Fabio e Luca mi stanno fissando in modo strano, come se stessero studiando le mie reazioni. Quando si accorgono che li sto guardando pure io, tornano a sorridere in modo quasi normale.&lt;br /&gt;Mi gira la testa e ho la nausea:&lt;br /&gt;“Ragazzi, vado un attimo in bagno”, dico alzandomi.&lt;br /&gt;Raggiungo il bagno quasi correndo. Prima di entrare e chiudermi dietro la porta, mi volto verso il bancone. Sono tutti voltati verso di me, compreso il gruppetto di ragazze. Guardo il dentista e per una manciata di secondi la mia fervida immaginazione me lo figura con una motosega in mano.&lt;br /&gt;Devo dormire di più. Ho bisogno di riposo, penso entrando in bagno.&lt;br /&gt;Vado davanti a uno specchio, apro il rubinetto e guardo l'acqua che esce, fresca e limpida. La gola mi brucia e ho una voglia pazzesca di bere. Mi attacco al getto d'acqua come se non ci fosse un domani e prendo grosse sorsate. Il sapore dell'acqua è esattamente come mi aspettavo guardandola scorrere: fresca e pura.&lt;br /&gt;Sorrido e mi alzo per guardarmi allo specchio. Non sono così malmesso. Poi mi osservo meglio. E' poco visibile, ma sulla tempia ho qualcosa...una cicatrice. No, non è una cicatrice, è come se avessi tenuto un elastico stretto intorno alla testa e mi fosse rimasto il segno. La linea che parte dalla tempia mi circumnaviga la testa.&lt;br /&gt;Che diavolo...&lt;br /&gt;La porta del bagno si apre e dallo specchio vedo entrare il dentista.&lt;br /&gt;“Tutto bene?”, mi fa.&lt;br /&gt;Mi volto.&lt;br /&gt;“Sì, io...”&lt;br /&gt;“Mi sono dimenticato di darle queste”, e mi porge un flaconcino pieno di pillole.&lt;br /&gt;Ne tira fuori una e me la mette nella mano destra,  mentre mi infila il flaconcino nella sinistra.&lt;br /&gt;“Sono antinfiammatori...per il dente...una al giorno dopo colazione. Ne prenda una ora.”&lt;br /&gt;Come ipnotizzato faccio quello che mi dice e ingoi la pillola che il dentista mi ha messo in mano senza neppure una sorso d'acqua.&lt;br /&gt;Di nuovo mi gira la testa, ma prima che possa dire o fare qualsiasi cosa il dentista è uscito.&lt;br /&gt;Che mi sta succedendo? Mi volto verso lo specchio. Cosa stavo guardando? Oddio, c'era qualcosa che non andava ma cosa? Mi sembra tutto a posto. Faccio spallucce e esco.&lt;br /&gt;Torno a sedermi al tavolo. Ho una percezione strana. Anche le facce di Luca e Fabio mi sembrano diverse, simili a quelle di rettili. Mi do un'occhiata intorno e mi sembra di vedere facce simili a quelle di serpenti ovunque.&lt;br /&gt;“Tutto bene?”, mi fa Fabio.&lt;br /&gt;Esito. Poi rispondo:&lt;br /&gt;“Credo di sì.”&lt;br /&gt;Prendo in mano la tazza di caffè e lo sorseggio.&lt;br /&gt;Sì, è decisamente troppo amaro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align:center;"&gt;FINE&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5647548880099918397-888435800674800583?l=apprendisti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/888435800674800583/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5647548880099918397&amp;postID=888435800674800583' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/888435800674800583'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/888435800674800583'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2007/05/vii-caff-amaro.html' title='VII - Caffè Amaro'/><author><name>massi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00541396498719915398</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-3682970849061635573</id><published>2007-05-17T21:05:00.000+01:00</published><updated>2007-09-11T20:41:49.504+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='di notte'/><title type='text'>Malokouzuki</title><content type='html'>&lt;span style="FONT-WEIGHT: bold"&gt;Intro Prima Parte&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="FONT-STYLE: italic"&gt;· Dai ! non piangere&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Ho palula&lt;br /&gt;&lt;span style="FONT-STYLE: italic"&gt;· Fai piangere anche me, dormi è tutto finito&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;No è vero, senti? ullano ancora&lt;br /&gt;&lt;span style="FONT-STYLE: italic"&gt;· Tappiamoci le orecchie… anzi, vuoi che mettiamo la cassetta de la spada nella roccia?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;E se si ammazzano?&lt;br /&gt;&lt;span style="FONT-STYLE: italic"&gt;· Non lo dire, non lo devi dire, capito?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Ma se muorono noi ci prendono quelli del collegio?&lt;br /&gt;&lt;span style="FONT-STYLE: italic"&gt;· Chi te l’ ha detta questa cosa!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Me ha detto Rocco dell’asilo, anche lui c’è andato pecchè il suo babbo e la sua mamma litigavano sempre&lt;br /&gt;&lt;span style="FONT-STYLE: italic"&gt;· Noi non ci andiamo nel collegio… se mamma e babbo muoiono ci ammazziamo anche noi&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;E come?&lt;br /&gt;&lt;span style="FONT-STYLE: italic"&gt;· Ci mettiamo il cuscino sopra la faccia e con le mani spingiamo forte forte e non respiriamo più&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Ah! ... Ora mettiamo la cassetta ?&lt;br /&gt;&lt;span style="FONT-STYLE: italic"&gt;· Bravo, così mi piaci. Ecco qua “la spada"…&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;No, mago mellino no, voglio le tattarughe niggia&lt;br /&gt;&lt;span style="FONT-STYLE: italic"&gt;· Va bene, però prometti che smetti di piangere, ti prego&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Ma te non ti vengono mai le lacrime?&lt;br /&gt;&lt;span style="FONT-STYLE: italic"&gt;· Si, ma le rimando indietro, stringo forte gli occhi… guarda: così, loro tornano dentro e scendono nella gola. A quel punto le ingoio&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Come un mago ?&lt;br /&gt;&lt;span style="FONT-STYLE: italic"&gt;· Si, più o meno&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Se smetto di piangere me lo dai il tuo power ranger rosso?&lt;br /&gt;&lt;span style="FONT-STYLE: italic"&gt;· Uffff… Va bene&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Ora ho sonno&lt;br /&gt;&lt;span style="FONT-STYLE: italic"&gt;· Spengo tutto?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Si, buona notte Malo&lt;br /&gt;&lt;span style="FONT-STYLE: italic"&gt;· Buonanotte Nano&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;span style="FONT-WEIGHT: bold"&gt;PRIMA PARTE&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="FONT-WEIGHT: bold"&gt;U&lt;/span&gt;n copione che si ripeteva ogni volta che mamma e babbo si chiudevano in bagno a urlarsi dietro le peggiori parole. Io ci rimettevo sempre un giocattolo però valeva la pena: mio fratello si addormentava subito, e io potevo sfogarmi, con la faccia affondata nel cuscino, per non farmi sentire. Non volevo che mi vedesse piangere … era troppo piccolo e poi ero il suo eroe, non potevo deluderlo. Non che io fossi grandissimo: avevo 7 anni ma, come dicevano tutti, avevo già un aspetto e un cipiglio adulto; soprattutto lo sguardo – pare – colpiva molto “… che bel bambino, ma come sei serio. Ma che sei sempre arrabbiato?”. Forse lo ero, arrabbiato, fin dalla nascita, ma ancora non lo avevo capito.&lt;br /&gt;Mio fratello ha due anni meno di me, si chiama Francesco ma per me è Nano ed io, per lui, sono Malo.&lt;br /&gt;A dire il vero l’idea venne a lui. Aveva circa tre anni, riusciva a balbettare poche essenziali cose: pappa, mamma, cocombo (cocomero), sciagola (fragola), cacca, babba, acca (acqua) e cuclillo (coccodrillo!). Mauro gli sembrava troppo banale e fu così che mi ribattezzò Malokuzuki. I primi tempi la cosa mi faceva incazzare parecchio, ogni volta che mi chiamava con quel nome impossibile - indicandomi con il suo ditino che glielo avrei staccato a morsi - chiunque fosse lì intorno rideva e io credevo ridessero di me. Mi sentivo ridicolo e, per spregio, visto che era una mezza sega iniziai a chiamarlo Nanokuzuki.&lt;br /&gt;Già, &lt;span style="FONT-STYLE: italic"&gt;era&lt;/span&gt;! una &lt;span style="FONT-STYLE: italic"&gt;mezzasega&lt;/span&gt;, ora mi mangia la pappa in capo. Ma questa è un’altra storia, che vedremo più avanti.&lt;br /&gt;Prima dobbiamo fare un passo indietro&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’INIZIO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="FONT-WEIGHT: bold"&gt;Q&lt;/span&gt;uando sono nato (voluto! mia mamma ci tiene a sottolinearlo e non so perché), era un sabato pomeriggio di giugno, la tv trasmetteva la partita dell’Italia contro non ho mai saputo bene quale squadra. L’Italia comunque vinse e mi è andata bene che ai miei genitori del calcio non gli è mai fregato nulla altrimenti, chissà, mi sarei ritrovato un nome tipo Christian (con l’acca). Quando mi affacciai sul mondo mi impressionai molto, non volevo nascere e infatti fu piuttosto dura. La prima persona che vidi fu un’infermiera molto carina e pensai che forse non era così male questo pianeta. La seconda, un uomo barbuto, era un po’ meno attraente ma, come poi mamma mi ha sempre detto, somigliava molto al Che Guevara e, vista la piega che ho preso in seguito, deve essere stato proprio in quel momento che decisi che forse valeva la pena nascere: insomma forse in giro c’era ancora qualche comunista. Mamma dette una spinta portentosa e l’ostetrico “&lt;span style="FONT-STYLE: italic"&gt;Ernesto&lt;/span&gt;”, mi agguantò al volo con le sue manone: una parata mondiale. Poi mi dette il benvenuto con due pacche sul culo…. Erano le 17,45&lt;br /&gt;Anche l’orario della mia nascita è sempre stata una fissa di mamma, tanto che, diversi anni dopo, quando si accorse che sul certificato di nascita rilasciato dal comune c’era scritto 19,45 fece un casino della madonna per farlo correggere. Io, che non capivo perché ci tenesse tanto, gli dicevo “mamma lascia perdere, che vuoi che sia?” ma lei non mollò la presa. Andò all’ufficio comunale del quartiere e fece il diavolo a quattro con l’impiegato che non c’entrava nulla ma che ebbe due pessime idee: primo, le chiese “ne è sicura signora? forse si sbaglia”. al che lei, a denti stretti, “non credo proprio di sbagliarmi… guardi che, &lt;span style="FONT-STYLE: italic"&gt;per l’appunto&lt;/span&gt;, ero lì presente”; secondo, le disse che non sarebbe stato semplice far correggere il certificato: avrebbe dovuto seguire un iter impossibile, a cominciare da un documento notarile fino a domande e controdomande in carta bollata a mezzo mondo.&lt;br /&gt;“Un notaioooo?” disse mamma “ma lei vuole scherzare, di chi è stato l’errore? non certo mio”. L’impiegato si rese conto che la situazione si faceva urticante: “beh, vede signora, sicuramente nel trascrivere l’orario l’impiegato del comune ha sbagliato e invece di un 7 ha messo un 9… un errore umano insomma” . Mamma disse che l’errore era loro e loro dovevano risolverlo, quindi lasciò il numero di telefono e disse all’impiegato di chiamarla "a &lt;span style="FONT-STYLE: italic"&gt;problema risolto&lt;/span&gt;". Lui la chiamò dopo due giorni, lei andò al quartiere e quando tornò a casa aveva una luce di vittoria negli occhi e un sorriso fantastico: sul certificato, nello spazio dell’orario, spiccava in neretto “17,45”. Non so se si accorse che i numeri erano stati scritti sui precedenti (accuratamente sbianchettati), io, comunque non indagai. A volte ci vuol poco a renderla felice... &lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5647548880099918397-3682970849061635573?l=apprendisti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/3682970849061635573/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5647548880099918397&amp;postID=3682970849061635573' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/3682970849061635573'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/3682970849061635573'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2007/05/malokouzuki.html' title='Malokouzuki'/><author><name>Di Notte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17125666947329738932</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-5094055783644558509</id><published>2007-05-11T22:06:00.000+01:00</published><updated>2007-07-15T21:56:14.842+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Daniel Bloom'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti'/><title type='text'>Sangue a West Hollywood - II</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;di Daniel Bloom&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/04/sangue-west-hollywood-i.html"&gt;I&lt;/a&gt; - &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;II &lt;/span&gt;&lt;span&gt;- &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/05/sangue-west-hollywood-iii.html"&gt;III &lt;/a&gt;&lt;/span&gt;- &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/06/sangue-west-hollywood-iv.html"&gt;IV&lt;/a&gt;&lt;span&gt; - &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/07/sangue-west-hollywood-v.html"&gt;V&lt;/a&gt; &lt;/span&gt;- &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/07/sangue-west-hollywood-vi.html"&gt;VI&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://img267.imageshack.us/img267/8591/danielbloomiizi0.gif"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 140px; height: 140px;" src="http://img267.imageshack.us/img267/8591/danielbloomiizi0.gif" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Quella notte non avevo chiuso occhio, il fantasma di Miriam era tornato a tormentarmi, inoltre  i vicini messicani avevano fatto il solito baccano fino alle tre di notte.&lt;br /&gt;La mattina mi alzai di buon’ora, avevo seguito il consiglio e mi era fatto una doccia e una bella rasatura. La sera prima mi ero anche comprato una camicia nuova.&lt;br /&gt;Era il primo vero caso da mesi.&lt;br /&gt;Entrai in ufficio verso le nove e aspettai pazientemente che squillasse il telefono.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il giornale ingiallito stava ancora dove l’aveva posato la sera prima, mi alzai per buttarlo, ma il mio sesto senso mi disse di lasciarlo lì dove era. Aprii il cassetto e controllai che tutto fosse a posto.&lt;br /&gt;Presi in mano l’automatica, la caricai e la rimisi nella fontina.&lt;br /&gt;Nel cassetto trovai anche la vecchia foto dei ragazzi dell’accademia, Kuzberg, Douglas, Vincent Malone, Jackson con la sua risata isterica. Molti di loro erano già morti, gli altri finiti a fare  i passacarte o corrotti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ne avevo vista di merda  in quei tredici anni in polizia: puttane e papponi prima, alla buoncostume e poi la roba vera, maniaci, assassini, stupratori, avevo spalato tra il sangue e l’immondizia per ricevere alla fine il benservito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chiusi i cassetti e cercai di fare un po’ di ordine in quella stanza che puzzava di cibo cinese e fumo di sigarette.&lt;br /&gt;Accesi la sesta sigaretta della mattinata e provai a rilassarmi aspettando qualche novità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo un’ora il telefono squillò.&lt;br /&gt;- Buongiorno, Mr Boreinstain.&lt;br /&gt;- Buongiorno, Mrs Surtron.&lt;br /&gt;- Sento dal tono della sua voce che  ha seguito il mio consiglio di radersi.&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;- Do sempre retta ai consigli delle mie clienti, specialmente se pagano in anticipo.&lt;br /&gt;- Perfetto, la sento in ottima forma. Desidero parlarle di persona, ma non nel suo ufficio, vediamoci in quel caffè all’angolo tra Antone Boulevard e la quarta,  tra un’ora.&lt;br /&gt;- Ok da Charly tra un’ora.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Riattaccai la cornetta e mi rimisi il cappello. Era giunto il momento di comprarmene uno nuovo.&lt;br /&gt;Dopo un’ora esatta arrivò puntuale come la morte Mrs Jennifer, era vestita sportiva con un paio di occhiali da sole. Anche lei non doveva aver passato una gran nottata a giudicare dalle occhiaie che le solcavano il volto.&lt;br /&gt;Il locale aveva un  affaccio su Antone Boulevard e una stanzetta sul retro dedicata ai clienti “particolari”. Venti anni prima il locale era stato il quartier generale della mafia ebraica di Los Angeles, Lasky, Cohen, Bloom si ritrovavno lì dietro. Da quando però a L.A. erano arrivati gli irlandesi, gli ebrei  erano tornati  nell’Est  e a Chicago, e il bar era diventato un posto di ritrovo di piccoli mafiosi italiani e chicanos. Nell’insegna scolorita in ebraico c’era scritto Charly’s cosher food, ma persino un goy  si sarebbe accorto che di cosher in quel posto c’era solo la scritta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Mrs Sturton.&lt;br /&gt;- Mr Boreinstain, le dispiace se ordino un caffè?&lt;br /&gt;- Faccia come crede, ma qui servono il peggiore caffè di Los Angeles. Dunque le è stato sottratto un diario, quando? Come? Ha dei sospetti in merito? ha già avuto un’offerta di riscatto?…e soprattutto chi è lei Mrs Sturtron?&lt;br /&gt;- Mr Boreinstain la credevo più intelligente…la prego eviti questo tono da sbirro che è incredibilmente fastidioso... tutto a tempo debito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prese la tazza del caffè e sorseggiò con calma apparente. Dopo qualche secondo di silenzio mi guardò negli occhi e disse:&lt;br /&gt;- Mai sentito parlare di Johnny Roscoe?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quel nome mi fece l’effetto di una bomba fatta brillare in un supermercato di sabato mattina. Johnny Roscoe era stato l’enfant prodige della criminalità organizzata di L.A.&lt;br /&gt;Era arrivato da Philadelphia, iniziando con scommesse e prostituzione nel West Hollywood, nel giro di poco era passato alla droga, ma la sua ambizione smisurata lo aveva portato troppo in là. Prima della sua morte “stranamente” avvenuta per un incidente due mesi prima, si era messo a trafficare con gli industriali del Nord, roba da milioni di dollari, roba che scottava. Nel giro di poco aveva scatenato una guerra tra le bande di L.A. e Lloyd Anderson, il più potente gangster della costa, lo aveva messo sulla sua lista nera.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Johnny Roscoe era mio marito.&lt;br /&gt;Aver a che fare con la vedova di uno dei più sanguinari malviventi della West Coast mi mise in uno strano stato di agitazione.&lt;br /&gt;- Condoglianze signora, anche se in ritardo.&lt;br /&gt;Mi guardò con aria di sfida e sorrise.&lt;br /&gt;- Il diario che mi è stato sottratto apparteneva a mio marito ed è di vitale importanza che ritorni a me…aggiungo che se lo ritrova potrò darle una giusta ricompensa-&lt;br /&gt;- Giusta ricompensa…?&lt;br /&gt;- Diciamo raddoppio a 100 dollari a giorno e... 10000 dollari se mi recherà un buon servizio. Non tenti di fare il furbo Boreinstain non glielo consiglio. Ma lei è una persona sveglia non è vero?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’idea dei 10000 dollari non mi dispiaceva affatto, anche se sapevo che mi sarei ficcato in un mucchio di guai.&lt;br /&gt;- Perché si è rivolta a me?&lt;br /&gt;- Vede Daniel, è così che si chiama?&lt;br /&gt;- Preferirei Boreinstain.&lt;br /&gt;- Ok Mr tuttod'unpezzo Boreinstain, mi sono rivolta a lei perché è fuori dal giro, un perfetto fallito, un insospettabile, disperato investigatore privato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cercava di provocarmi ma non le detti soddisfazione.&lt;br /&gt;- Tutto chiaro Miss Surtron o Mrs Roscoe, come preferisce la chiami?&lt;br /&gt;- Mi chiami come diavolo le pare, basta che mi ritrovi il diario e velocemente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I sospetti, mi disse, cadevano su una giovane checca sempre alla ricerca di droga, un disperato che veniva di tanto in tanto a casa di Roscoe. Roscoe lo utilizzava per ricattare insospettabili sposati omosessuali in doppiopetto che frequentavano furtivamente gay club. Probabilmente in astinenza aveva rubato la cosa sbagliata a casa del gangster e senza saperlo si era messo in tasca una fottuta bomba all’idrogeno.&lt;br /&gt;Per pagare i suoi vizietti chimici oltre ai ricatti e piccoli furti faceva marchette nei club per cuori solitari di L.A.&lt;br /&gt;La sera stessa sarei andato a battere i peggiori postacci in cerca di un venticinquenne smilzo dall’aria effeminata che rispondeva al nome di Michael Cronny.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5647548880099918397-5094055783644558509?l=apprendisti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/5094055783644558509/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5647548880099918397&amp;postID=5094055783644558509' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/5094055783644558509'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/5094055783644558509'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2007/05/sangue-west-hollywood-ii.html' title='Sangue a West Hollywood - II'/><author><name>filsero</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-7902889475298213647</id><published>2007-04-30T13:50:00.000+01:00</published><updated>2007-05-23T15:28:11.789+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='massi'/><title type='text'>VI - L'Ultimo Sapore</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt; &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/03/i-senza-parole.html" title="Prima parte: Senza parole"&gt;&lt;span&gt;I&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; - &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/03/ii-limportanza-delle-lingue.html" title="Seconda parte: L'Importanza delle Lingue"&gt;&lt;span&gt;II&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; - &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/03/iii-de-gustibus.html" title="Terza parte: De Gustibus"&gt;&lt;span&gt;III&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; - &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/04/iv-sapore-di-male.html" title="Quarta parte: Sapore di Male"&gt;&lt;span&gt;IV&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; - &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/04/v-il-gusto-della-vendetta.html" title="Quinta parte: Il Gusto della Vendetta"&gt;&lt;span&gt;V&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; - &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;VI&lt;/span&gt; - &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/05/vii-caff-amaro.html" title="Settima parte: Caffè Amaro"&gt;&lt;span&gt;VII&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;“Tanto tempo fa, in una galassia molto lontana, su un pianeta chiamato Vinovio, viveva un popolo giusto e pacifico. I Vinoviani hanno condotto a lungo una vita serena e tranquilla. Per decenni, secoli, hanno lavorato onestamente basando la loro società su principi solidi e morali. Hanno sviluppato grandi capacità scientifiche, studiando a fondo la medicina e scoprendo vaccini in grado di curare qualsiasi malattia. L'esistenza dei Vinoviani è sempre stata così. Finchè non sono arrivati gli Smorke.&lt;span id="fullpost"&gt;Un giorno migliaia di astronavi hanno invaso le nostre città, oscurando i cieli. I Vinoviani hanno capito subito che gli Smorke non erano venuti in pace. Volevano conquistare Vinovio, volevano il potere e l'egemonia sulla nostra galassia e hanno fatto al nostro pianeta quello che già avevano fatto ad altre popolazioni su altri pianeti. Hanno iniziato con i nostri figli. Li hanno rapiti, torturati e uccisi. Poi sono passati alle donne e agli anziani, privandoci delle nostre mogli e dei nostri genitori. Alcuni hanno nascosto i bambini per impedire che venissero rapiti, ma solo in pochi ci sono riusciti. E noi Vinoviani non abbiamo saputo come reagire. Siamo sempre stati un popolo pacifico, non abbiamo mai affrontato guerre. Non avevamo armi e, anche se le avessimo avute, non avremmo saputo come utilizzarle. Così gli Smorke hanno continuato a saccheggiare e raziare il nostro pianeta. Quelli di noi che sono sopravvissuti in qualche modo al loro passaggio, non se la sono cavata solo con qualche brutto ricordo. Prima di lasciare Vinovio, gli Smorke hanno avvelenato le nostre acque, il nostro cibo, la nostra aria. E quando ci siamo resi conto degli effetti che il veleno aveva, era troppo tardi. Tutto quello che c'era di commestibile era stato contaminato con un siero letale, a cui nessun nostro vaccino poteva far fronte. E anche solo respirando, abbiamo scoperto a nostre spese un altro terribile effetto: perdevamo il senso del gusto, la facoltà di sentire i sapori. Non avevamo molta scelta. Abbiamo dovuto prendere una decisione velocemente. Ci siamo organizzati per andarcene dal nostro pianeta. Abbiamo lasciato le nostre case, i luoghi natali dove avevamo sempre vissuto e siamo andati alla ricerca di un altro pianeta, di un’altra galassia, dove saremmo potuti sopravvivere e dove avremmo potuto cibarci e dissetarci, pur non sentendo alcun sapore. Abbiamo peregrinato per lungo tempo, passando da pianeta a pianeta, cercando un posto dove vivere in pace con gli indigeni del luogo. E in questo modo siamo sopravvissuti, ci siamo sfamati e dissetati, senza sentire alcun sapore, ma riuscendo comunque a tirare avanti. Poi, un po’ per caso, un po’ per le ricerche e gli studi condotti dal Professore, siamo giunti sulla Terra. Qui, abbiamo fatto una scoperta clamorosa. Ci sono voluti più di vent’anni. Vent’anni in cui abbiamo convissuto silenziosamente con voi terrestri per capire se veramente quello che avevamo intuito era una realtà. Alla fine il Professore ha appurato la compatibilità delle nostre lingue con quelle umane. Abbiamo esitato per lungo tempo. Siamo pacifici, non volevamo essere la causa di alcun male per nessuno. Ma abbiamo fatto un esperimento che è perfettamente riuscito. Il Professore l’ha testato su se stesso. Ha anestetizzato un terrestre, gli ha sostituito la lingua impiantondogli la sua e il risultato è stato sorprendente. Non solo il Professore riusciva di nuovo a sentire i sapori, ma il terrestre donatore, grazie alle tecniche e alle procedure studiate e utilizzate, non ricordava niente di quanto era successo e, soprattutto, credeva di sentire ancora i sapori, anche se quello che sentiva era dettato solo dall’aspetto esteriore del cibo che lui vedeva. Ci sembrava una soluzione perfetta: poco invasiva e ottimale per tutti. Per questo abbiamo costruito il finto studio dentistico che viene camuffato prontamente con il cantiere dopo ogni intervento che facciamo. Tutto è andato per il meglio…fino alla tua operazione.”&lt;br /&gt;Il capocantiere fa una lunga pausa e mi fissa.&lt;br /&gt;Io, seduto sulla poltrona da dentista e legato come un salame alla fiera degli insaccati, lo guardo per qualche secondo. Poi sposto lo sguardo sul dentista, anzi, sul Professore.&lt;br /&gt;Non è possibile, penso, questo è un sogno. Siamo stati invasi dagli extraterrestri che vivono con noi da circa venti anni e io sono l’unico uomo sulla Terra che lo sa.&lt;br /&gt;Per poco, dice una vocina nella mia testa, ancora per poco.&lt;br /&gt;Il Professore si toglie gli occhialetti che porta e, pulendoseli con un lembo del camice, dice:&lt;br /&gt;“Qualcosa è andato storto nel suo caso. Il trapianto di lingua è riuscito, come al solito, ma al risveglio lei, non solo ricordava tutto, ma percepiva anche l’assenza di sapori.”&lt;br /&gt;Noto che mi dà del Lei. Come se in un'occasione del genere fosse la cosa più normale al mondo. E poi come fa a sapere che non sento più i sapori?&lt;br /&gt;Il Professore fa una pausa, poi rinfilandosi gli occhiali, riprende:&lt;br /&gt;“Purtroppo non possiamo permettere che lei ricordi, che lei sappia…”&lt;br /&gt;Mi agito sulla sedia, ma i lacci con cui mi hanno legato sono strettissimi. Dovrei essere Houdini per riuscire a liberarmi.&lt;br /&gt;“Mi dispiace”, termina con un sospiro il Professore.&lt;br /&gt;Fa un cenno al capocantiere. L’uomo prende qualcosa da una mensola dietro di lui. Non riesco a vedere di cosa si tratti.&lt;br /&gt;Una porta si apre e l’assistente con il sederone che fa provincia entra sorridente. Questa volta il sorriso non è solo sbagliato. Mi pare anche un po’ dispiaciuto, come se lei non volesse essere lì a fare quello che sta per fare. Mi si avvicina e mi fa una veloce iniezione nel braccio. Poi in un orecchio mi sussurra:&lt;br /&gt;“Non sentirà niente.”&lt;br /&gt;E come se non bastasse a convincermi, aggiunge:&lt;br /&gt;“Davvero! Presto sarà tutto finito!”&lt;br /&gt;Sbatto le palpebre che già sento pesanti.&lt;br /&gt;Il capocantiere passa lo strumento che ha preso dalla mensola al Professore.&lt;br /&gt;L’ultima cosa che vedo è il Professore che aziona lo strumento.&lt;br /&gt;L’ultimo suono che sento è il rumore della motosega in azione.&lt;br /&gt;L’ultima cosa che tocco è il bracciolo di pelle della poltrona.&lt;br /&gt;L’ultimo odore che percepisco è quello di pelle bruciata, la mia scatola cranica che viene aperta.&lt;br /&gt;E per un attimo torno a sentire anche un sapore. L'ultimo. Quello della morte.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5647548880099918397-7902889475298213647?l=apprendisti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/7902889475298213647/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5647548880099918397&amp;postID=7902889475298213647' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/7902889475298213647'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/7902889475298213647'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2007/04/vi-lultimo-sapore.html' title='VI - L&apos;Ultimo Sapore'/><author><name>massi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00541396498719915398</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-6629054484886673868</id><published>2007-04-27T12:12:00.000+01:00</published><updated>2007-07-15T21:56:43.581+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Daniel Bloom'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti'/><title type='text'>Sangue a West Hollywood - I</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;di Daniel Bloom&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;I - &lt;/span&gt;&lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/05/sangue-west-hollywood-ii.html"&gt;&lt;span&gt;II&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;- &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/05/sangue-west-hollywood-iii.html"&gt;III &lt;/a&gt;- &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/06/sangue-west-hollywood-iv.html"&gt;IV&lt;/a&gt; &lt;span&gt;- &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/07/sangue-west-hollywood-v.html"&gt;V&lt;/a&gt; &lt;/span&gt;- &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/07/sangue-west-hollywood-vi.html"&gt;VI&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://img156.imageshack.us/img156/6060/sangueawesthollywoodign5.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 5px 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 200px;" src="http://img156.imageshack.us/img156/6060/sangueawesthollywoodign5.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Quella dannata estate non si decideva a finire. Era quasi ottobre e quel maledetto caldo continuava a soffocarmi. Los Angeles era un inferno. Le giornate sembravano sempre più lunghe e il mio ufficio sempre più piccolo. Erano giorni che non mi radevo. Dalla scrivania spuntavano impilate una decina di bollette non pagate, una bottiglia di bourbon vuota e un vecchio giornale ingiallito di chissà quanti mesi prima. Sfogliai il calendario ebraico che avevo comprato da dei giovani &lt;span style="font-style: italic;"&gt;lubavitch&lt;/span&gt; davanti a una sinagoga nel West Hollywood. L’ultima volta che ero entrato in un tempio era stato per il mio &lt;span style="font-style: italic;"&gt;bar-mitzva&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Guardavo il calendario con quegli strani caratteri di cui ormai non ricordavo più il significato. In rosso era segnato kippur. Kippur, il giorno dell’espiazione, quale espiazione? Ormai erano diventati  tutti i miei giorni un’espiazione.&lt;br /&gt;Da quando ero stato buttato fuori dalla polizia con l’accusa di corruzione non me l’ero passata un granché bene, quel dannato ufficio di investigazione private non mi stava portando a niente, sempre la solita routine, mariti gelosi, figli scappati di casa, vecchie alla ricerca del loro gatto, casi da 50 dollari a botta, non ci facevi nemmeno una scopata come si deve.&lt;br /&gt;Misi i piedi sul tavolo e mi allentai la cravatta già allentata, mi guardai i mocassini, avevano visto tempi migliori.&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;Presi il giornale ingiallito e lo aprii. Tutto già visto, la politica, la cronaca, le facce imbalsamate, le camice inamidate, i sorrisi, le pacche sulle spalle, le strette di mano vigorose di qualche candidato alle presidenziali  a qualche negro compiacente. Sempre la solita storia.&lt;br /&gt;Sembrava che in quella dannata città nessuno avesse più bisogno di un investigatore, erano settimane che non entrava nessuno da quella porta a vetri.&lt;br /&gt;Continuavo a sfogliare distratto le pagine della cronaca quando mi fermai improvvisamente  sulla fotografia  di un omicidio. L’articolo parlava di Peter Landley,  il nome mi risuonò in testa come un fulmine: Peter Landley, età 37 anni, era stato trovato morto in fosso vicino all’Hollywood Boulevard. L’articolo parlava di un regolamento di conti. Me lo ricordava bene Landley, il classico scagnozzo, un pesce piccolo. Tipo nervoso, quando ero ancora in polizia era uno dei miei informatori. Prima o poi avrebbe fatto quella fine. L’ultima volta che l’avevo visto era vestito di tutto punto, un po’ troppo sopra le righe per un perdente come lui. Aveva proprio l’aria di uno che si era infilato in un giro troppo grosso per il suo metro e settantacinque.&lt;br /&gt;Los Angeles era piena di quei disperati che rosicchiano le briciole avvelenate dei pescecani.&lt;br /&gt;Erano quasi le cinque e mezzo, i minuti passavano come ore. Mi ricordai che proprio in quel giorno cadeva l’anniversario del mio divorzio, ancora non riuscivo a non pensare Miriam, fra tutte le sconfitte che avevo accumulate in quei maledetti anni quella era la più pesante, piantato in asso dal mattino alla sera per un bellinbusto in doppiopetto dall’accento italiano.&lt;br /&gt;Miriam, dolci occhi da cerbiatta, fisico esile, aria smarrita una di quelle donne da cui tenersi lontano. Lo avevo sempre saputo.&lt;br /&gt;L’odore degli springrolls dal ristorante vietnamita all’angolo stava salendo, era l’ora di andarsene, anche per quest’oggi niente casi, niente dollari, niente di niente.&lt;br /&gt;Mi rimisi la giacca e il cappello mi fermai un attimo a guardare fuori dalla finestra, Los Angeles, un vero immondezzaio, una discarica umana di depravati, puttane, tossici e papponi. Dio quanto odiavo questa città. Mi ci sarebbe voluta una bella vacanza.&lt;br /&gt;Ero ancora fermo alla finestra quando vidi dal vetro fermarsi una cadillac davanti al portone d’ingresso. Due tipi poco raccondabili escono dallo sportello anteriore, da quello posteriore vedo uscire una donna. Neanche il tempo di realizzare che diavolo stava succedendo che sentii un' eco di tacchi dirigersi verso la porta del mio ufficio.&lt;br /&gt;Quello scalpitio non prometteva niente di buono.&lt;br /&gt;La porta si spalancò, una rossa con un  impermiabile bianco mi si materializzò davanti.&lt;br /&gt;- Boreinstain?-&lt;br /&gt;Accennai un si’.&lt;br /&gt;La squadrai da capo a piedi, era alta uno e settanta circa, non arrivava ai trenta, fare deciso e un brillante al dito. Poteva essere indifferentemente del Midwest come del Nord, una cosa solo era certa, aveva l’aria di essere una di quelle donne partite dal niente e arrivate in alto usando gli artigli.&lt;br /&gt;- Vedo che anche lei è di poche parole, bene; il mio nome è mrs Surtron, Jennifer Surtron. La contatto perché mi ritrovi un certo oggetto che ho, diciamo, smarrito -&lt;br /&gt;-…Forse ha sbagliato indirizzo questo, non è un ufficio oggetti smarriti.-&lt;br /&gt;- So bene la differenza fra un ufficio oggetti smarriti e un investigatore privato.-&lt;br /&gt;Mi tolsi il cappello e mi rimisi a sedere, questa volta non si trattava di vecchiette alla ricerca del gatto.&lt;br /&gt;- Mr.Boreinstain, mi è stato sottratto un diario, lo devo riavere ma non voglio clamore -&lt;br /&gt;- Un diario, interessante…un diario di ricette della nonna? O di poesie?-&lt;br /&gt;- Questo non la riguarda…-&lt;br /&gt;-Signora,  trovare diari non è il mio forte e comunque la mia tariffa è di 50 bigliettoni al giorno più le spese, due giorni anticipati -&lt;br /&gt;- Non è un problema -&lt;br /&gt;Aprì la sua borsetta di coccodrillo e tirò fuori due biglietti da cinquanta nuovi fiammanti e li gettò sul tavolo. Quei dollari luccicanti non mi fecero una bella impressione, se c’era una cosa di cui avevo imparato a diffidare ormai da tempo erano le banconote  nuove di zecca.&lt;br /&gt;-…Come le ho già detto non voglio clamore, non voglio giornalisti, non voglio piedipiatti in questa storia..-&lt;br /&gt;- Niente piedipiatti e ficcanaso, ok.  Mi tolga una curiosità, chi le ha dato il mio nome? -&lt;br /&gt;-..Forse non se ne è accorto ma il suo nome è sull’elenco ed è il primo mr Boreinstain. Devo andare mi farò risentire a breve e un consiglio… si faccia la barba -&lt;br /&gt;Come era venuta se ne era andata. Rimasi nel mio ufficio ancora un po’.&lt;br /&gt;Quella storia puzzava lontano un miglio, perché mai una donna come quella si era spinta fino alla periferia di L.A.  per un diario smarrito? Dove aveva preso il mio nominativo?&lt;br /&gt;C’era del marcio. Nella stanza era ancora presente il profumo pungente della donna.&lt;br /&gt;Mi  accesi una  Pall Mall per riportare un po’ d’ordine. Misi i soldi in tasca. Quella sera mi sarei fatto finalmente una buona bevuta.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5647548880099918397-6629054484886673868?l=apprendisti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/6629054484886673868/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5647548880099918397&amp;postID=6629054484886673868' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/6629054484886673868'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/6629054484886673868'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2007/04/sangue-west-hollywood-i.html' title='Sangue a West Hollywood - I'/><author><name>filsero</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-9204507825349489260</id><published>2007-04-23T11:59:00.000+01:00</published><updated>2007-04-24T11:08:04.915+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='bruno'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti'/><title type='text'>Passione per la Pasqua</title><content type='html'>103.3 lo ripete di continuo fra una canzone e l’altra :“Barberino, Roncobilaccio, causa incidente” Dove? Nella galleria nuova, poco sotto quell’erba dal verde tipico ed intenso della primavera che ti aspetti, germogliato con la stessa energia da una coca-cola lasciata a metà e agitata per bene.&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A pranzo ovviamente le uova, il vino è compito mio, agnello, cioccolato, caffè, l’amaro: già mi immagino la lista della spesa e le crocette sempre più fitte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Quanto durerà?” a pensarci non si avrebbe mai fretta e quasi si commetterebbe l’azzardo di prendere il treno, malgrado tutto, passandosi sugli occhi il viaggio con i suoi tempi morti e gli intrighi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Parti presto così mi aiuti” pur sapendo quanto valgo in cucina: è per la compagnia? A me piace versarle del vino in un bicchiere e strategicamente porlo vicino i fornelli. Un po’ ne beve, il resto sulla carne mentre cuoce.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il verde, dicevamo, non gli importa nulla se a pochi metri resta solo asfalto grigio, e oltre, chiuso da transenne, il bianco polveroso dei lavori per la terza corsia: procedono accompagnati dalla speranza di noi tutti… piloti del fine settimana.&lt;br /&gt;Più in là si scorgono dei boschi scarmigliati e brulli attorno ad un paesino dalla forma antica e le case nuove: ogni tanto ci si distrae alla guida, ma è solo un attimo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Traffico intenso su tutta la rete, mezzi in coda a Pian del Voglio”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando nel centro della galleria le macchine ferme tenevano ancora il motore acceso e le luci dei freni ben rosse,&lt;br /&gt;quando come prima cosa le quattro frecce,&lt;br /&gt;quando finalmente i piedi a terra per capire cosa succede.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Sono arrivati i pompieri?” probabilmente sì, devono aver percorso un tratto contromano e via dritti dentro il tunnel: perché loro sanno come fare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Questi enormi pranzi mi uccidono” però sorrideva nel dirlo, lo capivo anche al telefono. Piace la confusione di trovarci tutti, capita sempre più di rado.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“…la colonna sonora del film che uscirà giovedì…” si potrebbe andarlo a vedere, non di sabato, troppa gente, il primo spettacolo, la passeggiata in centro col gelato in mano sotto i portici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“E’ fumo quello?” le luci in galleria si erano spente senza rumore, mancava l’aria e se continuare a stare lì dentro… era un dubbio solo per i matti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Viene anche Sabrina e ci presenta il suo nuovo ragazzo, io credo sia un orso bello e buono, ‘ rozzo e peloso ’, queste le parole di Luca”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lasciare la macchina al suo destino ti piange un po’ il cuore, la borsa con me, non si sa mai.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Il sedici al Palaforum di Assago, Milano, il diciotto a Roma, Stadio Olimpico, queste le uniche date italiane del tour”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Mi raccomando, non tardare”.&lt;br /&gt;“Mi raccomando, tenete il marciapiede in fila indiana fino all’uscita”.&lt;br /&gt;“Mi raccomando, seguiteci anche domani alla stessa ora su Isoradio”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’autostrada fa un curva prima della galleria, la macchina che arriva è sparata, l’autista si accorge solo ora di tutto, impossibile frenare in tempo, l’auto sbanda dritta sul marciapiede, la borsa vola, io pure, sopra le macchine ferme, oltre la volta, attraverso il colle bucato e il verde intenso della primavera: è andata così.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5647548880099918397-9204507825349489260?l=apprendisti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/9204507825349489260/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5647548880099918397&amp;postID=9204507825349489260' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/9204507825349489260'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/9204507825349489260'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2007/04/passione-per-la-pasqua.html' title='Passione per la Pasqua'/><author><name>bruno</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03601486352621581011</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_QiSk99EOGpA/SZ1ZOZmar3I/AAAAAAAAAA4/w6XzDJp0xio/S220/autoscatto.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-6367824181686984970</id><published>2007-04-19T09:03:00.000+01:00</published><updated>2007-05-23T15:28:29.616+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='massi'/><title type='text'>V - Il Gusto della Vendetta</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt; &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/03/i-senza-parole.html" title="Prima parte: Senza parole"&gt;&lt;span&gt;I&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; - &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/03/ii-limportanza-delle-lingue.html" title="Seconda parte: L'Importanza delle Lingue"&gt;&lt;span&gt;II&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; - &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/03/iii-de-gustibus.html" title="Terza parte: De Gustibus"&gt;&lt;span&gt;III&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; - &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/04/iv-sapore-di-male.html" title="Quarta parte: Sapore di Male"&gt;&lt;span&gt;IV&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; - &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;V&lt;/span&gt; - &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/04/vi-lultimo-sapore.html" title="Sesta parte: L''Ultimo Sapore"&gt;&lt;span&gt;VI&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; - &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/05/vii-caff-amaro.html" title="Settima parte: Caffè Amaro"&gt;&lt;span&gt;VII&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Corro verso l’impalcatura dietro cui si è nascosto il finto dentista. Ma quando arrivo alla trave, lui non c’è.&lt;br /&gt;Gli operai mi guardano con sospetto. In effetti mi sto comportando come un pazzo. E pazzo diventerò se non capisco cosa diavolo sta succedendo.&lt;br /&gt;Mi guardo intorno alla ricerca dello strappalingue, ma non lo vedo da nessuna parte. Cerco quegli occhietti inconfondibili tra gli operai come se mi aspettassi di vedermelo lì, con l’elmetto giallo e le mani sporche di cemento.&lt;br /&gt;Mi viene da piangere. Ma che sta accadendo?&lt;br /&gt;“E’ ancora qui?”&lt;br /&gt;La voce del capocantiere mi fa trasalire.&lt;br /&gt;“Eh, sì… io…”, balbetto, ma non riesco ad aggiungere nient’altro.&lt;br /&gt;L’uomo mi guarda. La sua espressione è un misto di disprezzo e antipatia.&lt;br /&gt;“Venga”, mi dice alla fine, “l’accompagno io fuori dal cantiere.”&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;Scrollo le spalle come a dire che non c’è n’è bisogno. Anche con una lingua insensibile ho una mia dignità. Il capocantiere ignora il mio gesto, si incammina verso l’uscita e io in silenzio e a testa bassa lo seguo.&lt;br /&gt;Poi ho di nuovo quella sensazione, la sensazione che due occhi mi siano puntati contro. Mi volto di scatto e lo rivedo. E’ accovacciato dietro un pilone di cemento e in quella posizione sembra che stia espletando una funzione corporale e la sua figura assume un’aria estremamente grottesca.&lt;br /&gt;Questa volta non perdo tempo. Nemmeno un secondo. Mi metto a correre nella sua direzione. Lui reagisce troppo lentamente e prima che possa davvero muoversi gli sono addosso.&lt;br /&gt;La tartaruga non fa niente per difendersi, sembra quasi che mi stesse aspettando.&lt;br /&gt;Lo scaravento per terra e gli monto sopra sedendomi sul suo torace. Gli blocco i polsi a terra con le mani e lo osservo meglio. Così, da vicino, più che una tartaruga, sembra un’iguana. Bè, comunque sia, un rettile. Se aprisse la bocca e mostrasse una lingua biforcuta, non mi stupirei.&lt;br /&gt;“Che cosa mi hai fatto?”, gli urlo contro.&lt;br /&gt;La tartaruga-iguana non risponde.&lt;br /&gt;“Che cosa mi hai fatto???”, ripeto ancora più forte. Sento le vene delle tempie e del collo che pulsano.&lt;br /&gt;Il dentista rimane ancora in silenzio. Poi sorride, svelando una serie di denti piccoli e appuntiti.&lt;br /&gt;Penso che se non passo alle maniere forti non otterrò mai niente. Gli lascio un polso e prima che possa fare qualcosa stringo il pugno per colpirlo dritto in faccia. Quando sto per sferrare il colpo, sento una mano che mi serra il polso con una stretta fortissima.&lt;br /&gt;Mi volto e vedo il capocantiere dietro che mi blocca il braccio.&lt;br /&gt;“Mi lasci”, gli dico, “lei non capisce…quest’uomo…”&lt;br /&gt;Non termino la frase perché il capocantiere, aiutato da altre quattro braccia, mi solleva e mi sbatte per terra liberando il dentista. Finisco disteso accanto all’uomo tartaruga.&lt;br /&gt;Faccio per aprire di nuovo la bocca per spiegare il malinteso, ma il capocantiere parla prima:&lt;br /&gt;“Se ne vada di qui!”&lt;br /&gt;Lo guardo, poi guardo gli operai che l’hanno aiutato e infine mi giro verso il dentista. Si sta rialzando e si spolvera la giacca sporca di terra e cemento.&lt;br /&gt;“Voi dovete aiutarmi!”, li supplico. E indicando il dentista aggiungo:&lt;br /&gt;“Quest’uomo è un pazzo. Mi ha drogato e mi ha…”, mi fermo esitante, poi tutto d’un fiato lo dico: “ mi ha strappato la lingua e me ne ha impiantata un’altra, e ora non sento più alcun sapore.”&lt;br /&gt;Il capocantiere mi fissa. L’espressione è sempre la stessa: disprezzo e antipatia. Poi scambia un fugace sguardo con il dentista e infine dice:&lt;br /&gt;“Ragazzo, tu non devi stare bene… adesso…”&lt;br /&gt;“Voi non capite”, lo interrompo, “ io…”&lt;br /&gt;Il dentista parla per la prima volta:&lt;br /&gt;“NO, TU non capisci…”&lt;br /&gt;Fa un cenno agli operai e questi mi afferrano e mi sollevano prendendomi per le braccia.&lt;br /&gt;“Ma cosa…”&lt;br /&gt;“Portatelo in sala operatoria. Voglio terminare l’intervento prima di sera.”&lt;br /&gt;I due operai mi trascinano via e mentre cerco di divincolarmi inutilmente, sento il capocantiere che dice all’uomo tartaruga:&lt;br /&gt;“Professore, ma perché con lui non ha funzionato?”&lt;br /&gt;Non riesco a sentire la risposta e, forse, è meglio così.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5647548880099918397-6367824181686984970?l=apprendisti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/6367824181686984970/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5647548880099918397&amp;postID=6367824181686984970' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/6367824181686984970'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/6367824181686984970'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2007/04/v-il-gusto-della-vendetta.html' title='V - Il Gusto della Vendetta'/><author><name>massi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00541396498719915398</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-256668487062140178</id><published>2007-04-12T09:56:00.000+01:00</published><updated>2007-05-23T15:28:50.011+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='massi'/><title type='text'>IV - Sapore di Male</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt; &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/03/i-senza-parole.html" title="Prima parte: Senza parole"&gt;&lt;span&gt;I&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; - &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/03/ii-limportanza-delle-lingue.html" title="Seconda parte: L'Importanza delle Lingue"&gt;&lt;span&gt;II&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; - &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/03/iii-de-gustibus.html" title="Terza parte: De Gustibus"&gt;&lt;span&gt;III&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; - &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;IV&lt;/span&gt; - &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/04/v-il-gusto-della-vendetta.html" title="Quinta parte: Il Gusto della Vendetta"&gt;&lt;span&gt;V&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; - &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/04/vi-lultimo-sapore.html" title="Sesta parte: L''Ultimo Sapore"&gt;&lt;span&gt;VI&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; - &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/05/vii-caff-amaro.html" title="Settima parte: Caffè Amaro"&gt;&lt;span&gt;VII&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;“&lt;em&gt;Le papille gustative sono piccole strutture neuroepiteliali situate sulla superficie superiore della lingua, nell'alta laringe e nella parte posteriore dell'orofaringe; la loro funzione fondamentale consiste nel percepire i sapori dei cibi ingeriti. Ciò avviene soltanto nel momento in cui le sostanze che compongono gli alimenti si trovano in soluzione acquosa nella saliva e possono perciò facilmente raggiungere le papille: questa è la motivazione per la quale sentiamo maggiormente il sapore di ciò che ‘si scioglie in bocca‘, come ad esempio il cioccolato fondente, rispetto a quello dei cibi che restano solidi nel tratto orale del tubo digerente.&lt;/em&gt;”&lt;br /&gt;Leggo e rileggo la definizione di Wikipedia e nel frattempo provo a infilarmi in bocca un pezzo di cioccolata fondente. Ma io, quel sapore di ciò che si scioglie in bocca proprio non lo sento. Non mi faccio ancora una ragione di quello che è successo.&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;Sono scappato dal bar lasciando Fabio e Luca interedetti. Luca mi ha chiamato al telefono poco fa e mi ha ricoperto di epiteti che farebbero rabbrividire lo scaricatore di porto più sboccato.&lt;br /&gt;Ha ragione, mi sono comportato come un pazzo furioso, ma vorrei vedere lui al mio posto. Cosa farebbe Luca se gli avessero strappato la lingua con un paio di tenaglie, gliene avessero impiantata una nuova e si accorgesse che le papille gustative ereditate da chi sa chi non hanno la minima sensibilità.&lt;br /&gt;Chiudo Internet, spengo il computer e rimango per un attimo di fronte allo schermo spento. Poi decido che è giunta l’ora di fare una bella chiacchierata con l’uomo tartaruga.&lt;br /&gt;Prima di uscire faccio un ultimo tentativo: mi infilo in bocca una caramella che trovo molto invitante unicamente per la carta variopinta che la contiene. Potrebbe avere il sapore del pesce avariato e io non batterei ciglio.&lt;br /&gt;Esco per strada, la sputo distrattamente per terra, prendo la bici e comincio a pedalare alla volta del palazzo del dentista. Nel frattempo penso che non sceglierò mai più un qualsiasi medico puntando l’indice a casaccio nelle pagine gialle.&lt;br /&gt;Quando arrivo all’edificio del dentista, capisco che c’è qualcosa che non va. I muratori che stanno ristrutturando l’edificio non c’erano poco prima. Guardo meglio il numero civico: è quello giusto. Mi volto a guardare il negozio di fiori, punto di riferimento più che sicuro. Quello c’è sempre, compreso il fioraio che mi ha mandato a fanculo poche ore fa, quando sono uscito con una lingua nuova. Ma di fronte al negozio, il palazzo del dentista ha lasciato il posto a un cantiere dove operai marocchini e albanesi stanno lavorando operosamente come formichine.&lt;br /&gt;Scendo dalla bici e la parcheggio legandola a un palo. Poi cammino spedito verso quello che mi pare essere l’unico italiano, probabilmente il capocantiere.&lt;br /&gt;“Scusi?”&lt;br /&gt;L’uomo mi squadra dall’alto in basso come fossi un alieno.&lt;br /&gt;“Sì?”&lt;br /&gt;“Io cercavo lo studio del dottor Santoni”.&lt;br /&gt;L’uomo mi guarda sempre più stranito.&lt;br /&gt;“E perché lo chiede a me?”&lt;br /&gt;Esito. Effettivamente…&lt;br /&gt;“No, sa, lo studio del dottore è proprio in questo palazzo. Ero qui un paio d’ore fa e tutto ‘sto affare non c’era”, dico indicando con la testa il cantiere.&lt;br /&gt;L’uomo continua a fissarmi come fossi pazzo:&lt;br /&gt;“Guardi che è due settimane che noi lavoriamo qui. Penso che si sbagli con un altro edificio.”&lt;br /&gt;Mi sto sbagliando? Mi guardo di nuovo intorno. No, sono nel posto giusto. Tutto questo prima non c’era.&lt;br /&gt;“Porcatroia, Roberti, vuole portarmi quei preventivi del cazzo prima che faccia notte?”&lt;br /&gt;La voce di un uomo in giacca e cravatta, telefonino all’orecchio. Il capo.&lt;br /&gt;“Subito, ingegnere.”&lt;br /&gt;Il capocantiere mi dà un ultimo sguardo e bofonchia:&lt;br /&gt;“Arrivederci”&lt;br /&gt;Io lo sto per fermare, poi la mia attenzione viene attirata dall’ingegnere. Assomiglia a mio padre. Per un attimo penso addirittura che sia lui.&lt;br /&gt;Poi mi scuoto, do un’altra occhiata al cantiere  e sto per andarmene sconfitto quando di nuovo la mia attenzione viene attirata da qualcosa. No, da qualcuno. Qualcuno che mi sta fissando da dietro la costruzione di assi e travi issata per ristrutturare l’edificio.&lt;br /&gt;L’uomo si nasconde velocemente, ma non abbastanza: riconoscerei quegli occhi di tartaruga ovunque.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5647548880099918397-256668487062140178?l=apprendisti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/256668487062140178/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5647548880099918397&amp;postID=256668487062140178' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/256668487062140178'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/256668487062140178'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2007/04/iv-sapore-di-male.html' title='IV - Sapore di Male'/><author><name>massi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00541396498719915398</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-3811490279741099500</id><published>2007-04-06T09:27:00.000+01:00</published><updated>2007-04-22T12:02:21.918+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='alice'/><title type='text'>Secondo</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;di Alice&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/03/primo.html"&gt;I&lt;/a&gt; - &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;II&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Non abitava tanto lontano da casa nostra, la mia “cara nonnina” , le piaceva molto se le dicevo così: dopotutto ero l’unico nipote maschio che aveva.&lt;br /&gt;Lei ascoltava tutte le volte attentamente quello che le raccontavo e mi rispondeva, sempre. È forte mia nonna.&lt;br /&gt;Non so proprio da chi abbia preso mio padre per essere così diverso da sua madre e limitato nei propri pensieri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Aprii il cancelletto del giardino che portava sul retro della casa. Non sono mai entrato dalla porta principale della casa di nonna, anzi penso proprio di non averla mai vista aperta quella porta.&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;La trovai in giardino con l’annaffiatoio in mano a parlare con le sue piante e con la vecchia Lulù che le girava tra le gambe: ‘un giorno o l’altro la farà inciampare’ pensai.&lt;br /&gt;“Ciao nonna!”&lt;br /&gt;“Ciao amore. Mi aiuti per favore, mi riempi quest’affare” mi disse spingendo l’annaffiatoio verso di me. “Vuoi un pezzo di torta?” continuò “L’ho fatta questa mattina, ma penso sia ancora buona, poi ci metti la cioccolata ed è perfetta!”. Senza aspettare la risposta salì a fatica le scale ed entrò in casa lasciando la porta aperta.&lt;br /&gt;Mi toccò finire di annaffiarle le piante. Poi con la gatta in collo salii anche io.&lt;br /&gt;Indaffarata in cucina non la si vedeva, tutta curva sui fornelli e quasi più bassa del tavolo.&lt;br /&gt;Mi misi a sedere su una sedia e presi a guardarmi intorno con la Lulù che faceva le fusa sulle mie ginocchia.&lt;br /&gt;Guai se tentavi di aiutare mia nonna se non era lei a chiedertelo espressamente, si girava ad aggredirti come un cane affamato a cui tenti di toccare la ciotola.&lt;br /&gt;La nonna venne verso di me con un piattino ed una bottiglietta di succo di frutta e me li mise davanti. Andò a sedersi sulla poltrona dietro le mie spalle e prese i gomitoli di lana per cominciare l’ennesimo lavoro a maglia da conservare con tutti gli altri negli armadi: per chi, non ne ho idea.&lt;br /&gt;Restammo in silenzio finché non ebbi finito di ingurgitare tutto. Ero uscito di corsa da casa senza finire di cenare e quel pezzetto di torta mi tirò su di morale.&lt;br /&gt;“Nonna resto qui a dormire stanotte. Ok?”&lt;br /&gt;“Certo amore.”&lt;br /&gt;Lei non faceva mai domande, si limitava ad acconsentire a tutto quello che io le dicevo. Solo io, perché con mio padre non facevano altro che discutere. ‘Quell’uomo è odioso’ pensai, nemmeno con sua madre riesce ad andare d’accordo.&lt;br /&gt;“Daresti da mangiare al gatto, amore.” mi chiese.&lt;br /&gt;In modo automatico mi alzai, portai la Lulù davanti alla sua ciotola e la riempii di pezzetti di pollo che mia nonna cucinava a posta per la vecchia gatta, poi tornai a sedermi.&lt;br /&gt;“Ho discusso con tuo figlio” cominciai a parlare “non lo sopporto più, non fa altro che sgridarmi per qualsiasi cosa. Nonna non ce la faccio davvero più! Non posso vivere come lui che ha cinquan’anni: lavoro – casa e casa – lavoro. Per chi mi ha preso! E poi sempre con questa storia dello studio: ‘devi studiare’ solo questo sa dirmi e vuol sempre avere ragione lui. Poi ci si mette anche quella gallina della mamma ad incoraggiarlo. Mi urlavano tutti e due contro. Ho preso e sono uscito.”&lt;br /&gt;Mia nonna restò impassibile, continuando a muovere i ferri e la lana talmente veloce che avrebbe potuto rifornire un negozio di vestiti in poche ore. A pensarci bene il mio discorso non era per niente chiaro, non sarei riuscito nemmeno io a capirlo se non fossi stato io stesso il protagonista di tutta la faccenda.&lt;br /&gt;All’improvviso si alzò ed andò verso la vecchia camera di papà, la gatta dietro come un segugio.&lt;br /&gt;Sentii un arruffio di sportelli che si aprivano, sacchetti di plastica scartati e poi di nuovo i passi di mia nonna che tornavano in sala.&lt;br /&gt;Venne verso di me con un foglio e me lo porse.&lt;br /&gt;Erano i risultati degli esami di papà che era solito appuntarsi tutto dopo ogni esame, quando era giovane come me.&lt;br /&gt;“Perfetti. Come tutto quello che fai lui” commentai con una punta di rabbia.&lt;br /&gt;La nonna si rimise sulla poltrona e riprese il lavoro a maglia.&lt;br /&gt;“Amore, non devi pensare di dover imitarlo in tutto e per tutto. Devi essere te stesso e trovare la tua strada. E poi giralo, quel foglio.”&lt;br /&gt;Sul retro vidi tanti scarabocchi e altri voti, ma.. ma non è possibile, pensai. Erano voti bassi, non da mio padre.&lt;br /&gt;“Non tutti riusciamo al primo tentativo” concluse lei, sorridendo.&lt;br /&gt;“Grazie” le dissi. Mi alzai e le stampai un bacione sulla guancia. Ero certamente il suo nipote preferito, ne sono sicuro.&lt;br /&gt;Tornai in giardino e mi misi sul dondolo, volevo stare un po’ da solo, in pace e in silenzio. Lulù mi seguì e si accoccolò accanto a me.&lt;br /&gt;In casa vidi che la nonna si era alzata, ma questa volta per andare al telefono.&lt;br /&gt;Non riuscivo a capire molto bene cosa combinava, ma pensai che stesse chiamando casa mia.&lt;br /&gt;Infatti. Cominciò ad urlare alla cornetta, dato il suo udito finissimo: “Carlo, sono la mamma. Non ti preoccupare. Si si, è qui. Stai tranquillo, dorme da me stanotte. Ciao”. Spero che mio padre non abbia urlato troppo a telefono, quando si trattava di me, sapere essere una vera bestia.&lt;br /&gt;“Io vado a dormire” mi disse la nonna “Te fai pure con calma, ricordati però di chiudere bene la porta quando rientri. Buona notte amore.” La luce si accese nelle scale interne e poi al piano superiore.&lt;br /&gt;Alzando gli occhi al cielo vidi molte stelle e qualche nuvola. Intorno a me c’era un silenzio quasi tombale, interrotto ogni tanto dal rumore delle macchine che passavano.&lt;br /&gt;Non so quanto tempo restai fermo, sdraiato, fissando il vuoto. Tutto era buio ad eccezione del lampione centrale del giardino.&lt;br /&gt;Pensavo alla mia vita.&lt;br /&gt;‘Più di due terzi da vivere, se mi va bene. Però ancora molti anni da sopportare mio padre. Mi dispiace per la nonna, chissà quanto resterà ancora con noi. Non voglio che mi lasci da solo. Caterina.’ L’immagine di lei nella testa mi risvegliò di colpo.&lt;br /&gt;Me la vidi davanti, mi squadrava con occhi cattivi pieni di delusione.&lt;br /&gt;‘Sarebbe finita così tra noi due tra qualche anno, non sono alla sua altezza’, mi interrogai. ‘Non voglio pensarci ora’. Mi scrollai di testa i brutti pensieri e tornai con la mente alla prima volta che la vidi.&lt;br /&gt;Lei, accanto a quell’essere spregevole che diceva di esser mio amico solo per mostrasi migliore di me, aveva un vestito fantastico che lasciava spazio a tutte le immaginazioni, i capelli raccolti ed un sorriso da favola.&lt;br /&gt;Gessica, Ilaria e Camilla stavano dando sfogo a tutto il loro vocabolario di volgarità contro Andrea e Caterina, ma soprattutto Andrea.&lt;br /&gt;“Stronzo” fu l’ultimo commento di Camilla che sentii, mentre le amiche continuavano ad incitarla. La poverina era una delle tante vittime del ‘bastardo infame’, così lo definivano.&lt;br /&gt;Noi ragazzi zitti. Eravamo tutti intorno al tavolo del pub a discutere di non mi ricordo quale calciatore comprato per un botto di soldi e che non era ancora riuscito a fare un goal.&lt;br /&gt;Non facevamo mai caso ai discorsi delle donne del gruppo, ma ci eravamo zittiti notando la compagna di quella sera di Andrea, dato che entrando nel locale aveva fatto di tutto per farci voltare verso di lui.&lt;br /&gt;“Non ci posso credere” disse Lorenzo “una diversa ogni sera. Ma come fa!”.&lt;br /&gt;“E poi tutte da calendario” assentì Iuri.&lt;br /&gt;“Mi raccomando, attendi a non sbavare” ringhiò Gessica voltandosi verso di noi con tutta la rabbia che aveva in corpo. In effetti non penso che nessun ragazzo l’abbia mai guardata come ci girammo noi a fissare Caterina quella sera. Che la natura non sia stata buona con lei ce ne eravamo accorti, ma povera Gessica, anche il suo carattere da acida zitella non l’aiutava.&lt;br /&gt;“Ragazzi basta, ha ragione la nostra Gessica. Quella da uno di noi non si farebbe nemmeno pulire le scarpe.” Iniziò Fabio “Andrea ha un suo charme che nessuno di noi può raggiungere”. Gli piaceva troppo essere l’egocentrico del gruppo, pensai io.&lt;br /&gt;“E nemmeno il suo bottino” concluse Iuri, ironizzando su tutti i soldi della famiglia di Andrea.&lt;br /&gt;“Troppo snob” fu l’unico mio commento, tra un sorso di birra e l’altro.&lt;br /&gt;A pensarci meglio quella sera non guardai bene Caterina. Mi voltai solo per osservare il suo aspetto, sopraffatto dall’istinto di uomo che era in me quando nelle vicinanze vagava una ragazza con un mini vestitino come il suo.&lt;br /&gt;Chissà dove l’avrà ficcato poi, pensai, mentre la Lulù si stirava e si riappallottova non riuscendo a trovare una posizione sul dondolo. Da quando stiamo insieme ha fatto sparire ogni abito che la mettesse in mostra, o almeno quando è con me non li indossa.&lt;br /&gt;Quella sera, al pub, Caterina non si voltò nemmeno verso di noi. Me la ricordo a braccetto di Andrea, e poi di fianco a lui al bancone, mentre si faceva offrire da bere e rideva a crepapelle.&lt;br /&gt;Che fosse davvero così simpatico Andrea, non l’avrei mai detto. All’università sapeva essere odioso in tutto.&lt;br /&gt;“Ma con le ragazze ci sa fare” mi disse Iuri, riconoscendo l’odio che stavo provando verso il nemico, ma attirando su di sè sguardi di ira di Camilla, Ilaria e Gessica.&lt;br /&gt;Quando per Andrea e la sua affascinante accompagnatrice giunse il momento di andarsene io e il mio gruppo di amici eravamo tornati a parlare d’altro. Lui però ci venne in contro con il solito sorriso idiota - che mantiene tuttora - “Ciao ragazzi, com’è? Vi presento Caterina” Lo disse con un tono di sufficienza che aumentò il rancore di tutti. Ci presentammo uno ad uno; solo Camilla scoppiò a piangere e non disse il suo nome, ma si rintanò tra le braccia della amica.&lt;br /&gt;“Piacere” disse Caterina. La sua voce era dolce e simpatica: chi l’avrebbe mai detto. Continuava ancora a sorridere a fianco di Andrea e non era affatto imbarazzata davanti al nostro gruppo.&lt;br /&gt;“Noi ce ne andiamo per stasera. Ciao belli.” disse Andrea beffardo. E prendendo nuovamente Caterina a braccetto la condusse fuori dal locale. In sottofondo il pianto di Camilla che si faceva sempre più lagnoso.&lt;br /&gt;Che strano pensai alzandomi dal dondolo e tornando con la mente al presente, perché questo ricordo ora.&lt;br /&gt;Presi la gatta in collo e la portai in camera con me. L’appoggiai sul letto che la nonna aveva preparato in non so quanti secondi e mi ci infilai, levandomi solo le scarpe.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5647548880099918397-3811490279741099500?l=apprendisti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/3811490279741099500/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5647548880099918397&amp;postID=3811490279741099500' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/3811490279741099500'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/3811490279741099500'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2007/04/secondo.html' title='Secondo'/><author><name>filsero</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-5910457982470256460</id><published>2007-04-04T13:21:00.000+01:00</published><updated>2007-05-20T23:38:35.330+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='di notte'/><title type='text'>Una vita che sono due - III</title><content type='html'>&lt;div style="font-weight: bold;" align="center"&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;&lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/03/unavitachesonodue.html"&gt;I&lt;/a&gt; - &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/04/una-vita-che-sono-due.html"&gt;II&lt;/a&gt; - &lt;/span&gt;III&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;- &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/04/una-vita-che-sono-due-iv-la-bancarella.html"&gt;IV&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Bancarella dei Sogni&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(3)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp2.blogger.com/_A54HQZbTX4U/RhOkrsSzwTI/AAAAAAAAACk/1_jNZwNj4ao/s1600-h/SCHIENA2.JPG"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 4px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://bp2.blogger.com/_A54HQZbTX4U/RhOkrsSzwTI/AAAAAAAAACk/1_jNZwNj4ao/s200/SCHIENA2.JPG" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5049560677743837490" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;L&lt;/strong&gt;a donna ha in  testa  un cappello bizzarro colore verde mela con fiori di carta velina coloratissimi ben sistemati sulla larga tesa. I capelli bianchi, composti in una lunga treccia, le ricadono su una spalla&lt;br /&gt;Indossa un vestito blu notte di raso, lungo fino alle caviglie, i polsini e la cintura dello stesso colore del cappello. Scarpe in camoscio, rosa,  a punta tonda e tacco a rocchetto&lt;br /&gt;Infine,  sulle spalle, meraviglia delle meraviglie: un mantello enorme di stoffa pesante - di quella che &lt;em&gt;cade bene&lt;/em&gt;. Il colore, cangiante, tra il viola e il fucsia con la fodera bianco latte&lt;br /&gt;Alle mani porta un paio di guanti leggerissimi colore albicocca. All’anulare sinistro una fascia d’argento con una pietra minuscola incastonata al centro&lt;br /&gt;La posizione è eretta e al contempo rilassata. Le braccia abbandonate lungo i braccioli della sedia, il volto sereno. Solo gli occhi si muovono, ad un ritmo costante, coprendo avanti e indietro la breve distanza tra il mignolo ed il pollice della mano sinistra che tiene appena sollevata col il palmo rivolto verso di sé&lt;br /&gt;Pare che stia leggendo un libro. Anzi, indubbiamente, &lt;em&gt;sta &lt;/em&gt;leggendo un libro. Ma… un libro non c’è!&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;“Buongiorno”  dice la donna senza alzare gli occhi dalla lettura. Mi prende un po’ alla sprovvista “Buongiorno” rispondo “interessante la sua bancarella…”&lt;br /&gt;“ Sono contenta che le piaccia”&lt;br /&gt;“ Ma di preciso che cosa… non so come dirlo, forse le sembrerò sciocca… cioè, mi piacerebbe sapere…” forse meglio non insistere “ scusi forse la sto disturbando…”&lt;br /&gt;“No non disturba affatto, vendo ciò che vede?&lt;br /&gt;“Beh, sinceramente non vedo niente”&lt;br /&gt;“ Certo, i sogni non si vedono quando si è svegli”&lt;br /&gt;“Vuole dire che lei vende sogni? veri?”&lt;br /&gt;La donna alza lentamente la testa, la piega leggermente di lato, mi guarda e risponde “esattamente” . Mi invita a sedermi, mi sistemo su uno scalino di pietra. Le faccio una specie di interrogatorio riguardo al suo strano lavoro, lei  risponde con spiegazioni precise e dettagliate&lt;br /&gt;“Ma lei, i sogni,  in che modo li vende?”&lt;br /&gt;“Vendere non è il termine esatto. Diciamo che li regalo”&lt;br /&gt;“Intende dire che non vuole niente in cambio?”&lt;br /&gt;“Soltanto  una cosa:   che  mi siano raccontati. Scommetto che lei è una di quelle persone che sognano molto. Ho indovinato? ”&lt;br /&gt;“ Si. Purtroppo non ciò che vorrei. Soprattutto, negli ultimi anni. E’ come se si fosse cancellata una buona parte della memoria. I sogni sono confusi e al mattino non mi ricordo più nulla… è un po’ lo stesso anche per la realtà: non ho molti ricordi. Sarà la vecchiaia, oppure…”&lt;br /&gt;“Oppure sofferenze che la mente tenta di soffocare. Succede. Anche io sognavo tanto… un tempo. Poi un giorno è tutto finito. Buio completo.  Niente più sogni”&lt;br /&gt;“ Oh, mi dispiace, davvero ”&lt;br /&gt;“Beh! non è il caso di rattristarsi…” fa un gesto largo con il braccio, la mano rivolta al banco, sorride: “come vede mi sono organizzata”&lt;br /&gt;“ Allora veniamo agli affari” dico “voglio comprare uno dei sui sogni… Cosa devo fare?”&lt;br /&gt;“Semplice. Scelga tra gli oggetti in mostra quello che più le piace, lo tenga tra le mani e… il gioco è fatto. Ogni oggetto conduce in un sogno. Possono essere sogni fantastici o incubi terribili ma non si può sapere fino a quando non ci si è dentro. Una cosa è certa: in ogni sogno, bello o brutto che sia, è celato un messaggio inviato direttamente dall’inconscio. A volte è di facile lettura, altre un po’ meno e allora bisogna impegnarsi un po’ per capire”&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Forse è matta&lt;/em&gt;, penso. Sto per chiedere quali oggetti, visto che la bancarella è vuota, ma lei mi precede:  apre una piccola cassapanca  che ha vicino alle gambe:  “Ecco,  scelga”&lt;br /&gt;Quella che sembrava una piccola cassapanca in realtà era un pozzo senza fondo! allungo il collo per sbirciare all’interno&lt;br /&gt;“ Quelle “ dico indicando un piccolo paio di scarpe nere di vernice lucida, con un laccetto fermato da un bottoncino bianco di madreperla&lt;br /&gt;La donna le prende  con delicatezza  e le consegna nelle mie mani …&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le scarpette della festa&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho cinque forse sei  anni. Sono in una casa che mi è familiare ma non è la mia. Quartiere popolare, casette  a tre piani, squadrate, un po’ tristi&lt;br /&gt;Una camera. Tanta gente&lt;br /&gt;Un uomo dorme, tutto vestito, sul letto rifatto. Lo conosco, è Emilio, un vecchietto buono con la barba bianca, un amico di famiglia&lt;br /&gt;Perché sono qui ? E’ un ricordo che dopo tanti anni riemerge… oppure uno dei tanti sogni che animano le mie notti?&lt;br /&gt;Quel letto, lui con le mani incrociate sopra la pancia, tutto vestito di nero. E com’è strano il colore della  pelle del suo viso, non lo avevo mai visto un colore così&lt;br /&gt;Ho paura ma non capisco bene di cosa.  &lt;em&gt;Che c'è da aver paura?&lt;/em&gt;  E’ Emilio...&lt;br /&gt;Sarà  per questo strano e pesante silenzio che riempie la stanza e tutta la casa&lt;br /&gt;Sono in piedi, in un angolo della camera,  immobile con le gambe incrociate, le mani dietro la schiena e le dita  attorcigliate&lt;br /&gt;Mi scappa la pipi ma non so come dirlo: mi sembra  brutto in questo momento&lt;br /&gt;Mia nonna stamani mi ha vestita a festa,  ricordo di  essere uscita da casa saltellando e canticchiando, felice. Mi sentivo bellissima con le mie scarpette nere di vernice, la mia gonna a ruota e il cappotto bianco di lana morbida con la pelliccia  sul colletto e sulle maniche,  stretto alla vita da una cintura&lt;br /&gt;Che strana… tutta questa penombra. E poi, perché Emilio sta così immobile? E chissà perché le voci della gente sono un bisbiglio&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Ma certo!!! che stupida&lt;/em&gt;! Tutti parlano in silenzio per non svegliarlo. Sssssccc… sta  dormendo.&lt;br /&gt;Buffo però, non si muove per niente. Certo che è bravo a stare così fermo…&lt;br /&gt;La pipì mi scappa forte  “non ci devo pensare  non ci devo pensare…” dentro la testa ripeto la mia canzone preferita: “volevo un gatto nero, nero, nero… tu me lo hai dato bianco e con te non gioco più…”  Funziona!&lt;br /&gt;Guardo verso la finestra… SBARABAAAMMM ! il vento la spalanca con una  spinta e la porta della camera sbatte forte  facendo un grande rumore&lt;br /&gt;Mi giro di scatto verso il letto, penso: “ecco, ora si sveglia. Per forza” mi aspetto che apra gli occhi ma questi restano chiusi&lt;br /&gt;Sento un brivido, ho freddo, solo ora mi accorgo che è la stanza ad essere gelata&lt;br /&gt;Inizio a dondolare su me stessa. Stringo le gambe. Cerco di dare un senso a tutto ciò che mi sta intorno  ma è troppo difficile&lt;br /&gt;Inaspettatamente le mie gambe si muovono, mi portano verso il letto&lt;br /&gt;Mi avvicino all’uomo disteso,  ho la tentazione di tirargli la barba, come ho fatto tante volte, invece sono attratta dalle sue mani.  Allungo lentamente il braccio e appoggio una mano sulle sue&lt;br /&gt;Provo una sensazione spiacevolissima: quelle mani non erano più calde e morbide ma fredde e rigide come quelle di una statua di marmo. E proprio come una statua resto: rigida&lt;br /&gt;Sembra  il gioco delle belle statuine, tutto si ferma, per un tempo che sembra infinito. Poi… &lt;em&gt;un due tre, stella!&lt;/em&gt;  sento  un urlo agghiacciante, disperato, interminabile. E’ la mia voce, sono io ad urlare,  ma gli altri non sembrano udire, &lt;em&gt;sono forse sordi!!!!&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;Mi rendo conto, allora, che l'urlo non è uscito veramente, è rimasto dentro. Comincio  a capire tutto il mio disagio e la mia paura:  era quella la morte! ed io l’avevo toccata&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi sveglio&lt;br /&gt;E’  tutto finito, eppure…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;“Ancora oggi non riesco a liberare quel grido che è rimasto prigioniero dell'anima. Ancora oggi non riesco a dimenticare il calore umido che sgorgava dal mezzo delle mie cosce e colava giù,  fino a formare un piccolo laghetto intorno ai miei piedi,  inzuppando le mie scarpette della festa”&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5647548880099918397-5910457982470256460?l=apprendisti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/5910457982470256460/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5647548880099918397&amp;postID=5910457982470256460' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/5910457982470256460'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/5910457982470256460'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2007/04/unavitachesonodue-la-bancarella-dei.html' title='Una vita che sono due - III'/><author><name>Di Notte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17125666947329738932</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp2.blogger.com/_A54HQZbTX4U/RhOkrsSzwTI/AAAAAAAAACk/1_jNZwNj4ao/s72-c/SCHIENA2.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-6294527466575318233</id><published>2007-04-03T16:31:00.000+01:00</published><updated>2007-12-07T17:00:31.793+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Enzo Fileno Carabba'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='tecniche narrative'/><title type='text'>Per non saper né leggere né scrivere - Le nove porte</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;di &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Enzo_Fileno_Carabba"&gt;Enzo Fileno Carabba&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’è chi pensa poco e chi non pensa affatto. Ma esiste una terza via: pensare raccontando.&lt;br /&gt;È una via antichissima. A prima vista sembra facile. Ma è un’illusione. In questo mondo sovrailluminato e superaccessoriato, dove tutto sembra a portata di mano, a disposizione, questa via può diventare impossibile perfino imboccarla. Ci sono nove porte invisibili da varcare.&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;La prima è riuscire a vedere le cose. Le persone per lo più vedono le cose nella loro testa, le vedono automaticamente, senza più bisogno di guardare. Ma quel tipo di sguardo si acceca quando dalla testa si tenta di travasarlo nelle parole&lt;br /&gt;La seconda è riuscire a scivolare dentro a se stessi fino a scrivere cose che non si pensava di poter scrivere. Credo che questo accada soprattutto quando si raggiungono ricordi dimenticati.&lt;br /&gt;La terza è uscire da se stessi, come degli sciamani, smettere ogni tanto di dire io, per entrare in teste lontanissime.&lt;br /&gt;La quarta è costruire una storia non solo partendo da frasi che ci paiono belle e intelligenti, ma anche da frasi brutte e stupide. Che però – magari – messe insieme fanno il miracolo.&lt;br /&gt;La quinta è compendere che la scrittura può partire come uno sfogo, ma poi deve diventare una architettura con un inizio, un centro e una fine.&lt;br /&gt;La sesta è che il tono di voce del narratore è forse l’invenzione decisiva. Dal tono, che aleggia sulle acque delle parole, nasce il mondo.&lt;br /&gt;La settima è cercare di non capire troppo. La maggior parte delle persone quando iniziano a scrivere “sanno troppo” e trasmettono questa consapevolezza ai loro personaggi fino a soffocarli.&lt;br /&gt;L’ottava è il valore sella svagatezza.&lt;br /&gt;L’ultima porta è quella del valore più alto: la speranza. Perché alla fine ognuno scrive come gli pare, per fortuna, e questo sgretola le porta precedenti.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5647548880099918397-6294527466575318233?l=apprendisti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/6294527466575318233/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5647548880099918397&amp;postID=6294527466575318233' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/6294527466575318233'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/6294527466575318233'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2007/04/per-non-saper-n-leggere-n-scrivere-le.html' title='Per non saper né leggere né scrivere - Le nove porte'/><author><name>filsero</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-2563947575338785215</id><published>2007-04-01T20:55:00.000+01:00</published><updated>2007-05-20T23:37:46.867+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='di notte'/><title type='text'>Una vita che sono due - II</title><content type='html'>&lt;div style="font-weight: bold;" align="center"&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;&lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/03/unavitachesonodue.html"&gt;I&lt;/a&gt; - &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;II&lt;/span&gt; - &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/04/unavitachesonodue-la-bancarella-dei.html"&gt;III&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;- &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/04/una-vita-che-sono-due-iv-la-bancarella.html"&gt;IV&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Bancarella dei Sogni&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(2)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp1.blogger.com/_A54HQZbTX4U/RlDL5QeC5XI/AAAAAAAAADo/iva9bRV3Hz8/s1600-h/silent.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 5px 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://bp1.blogger.com/_A54HQZbTX4U/RlDL5QeC5XI/AAAAAAAAADo/iva9bRV3Hz8/s200/silent.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5066773765325776242" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;I&lt;/strong&gt;ntorno alla fontana al centro della piazza, seduti a gambe incrociate su una stuoia stesa sul selciato, due ragazzi con i capelli lunghi e occhi vispi, vestiti come vestivo io trent’anni fa, si danno da fare con fili di paglia e rametti di legno morbido. Le mani si muovono veloci, intrecciano e annodano i materiali con maestria. Mi incanto a guardarli; pochi minuti ed ecco un cestino: quasi un gioco di prestigio. Uno dei due mi guarda e mi sorride, poi mi dice “Ti piace?”. Mi dà del &lt;em&gt;tu &lt;/em&gt;e la cosa non mi infastidisce per nulla… anzi! Ultimamente è difficile che qualcuno mi si rivolga senza sottolineare il &lt;em&gt;signora&lt;/em&gt;, che a me arriva come un pugno nello stomaco. Ricambio il sorriso al pronipote dei figli dei fiori, rispondo “Si, è molto bellino”. Siamo uno di fronte all’altra, il signorino mi guarda dal basso senza batter ciglia, i suoi occhi mirano direttamente dentro le mie pupille e lo sguardo è così fisso che quasi mi imbarazza. Penso che forse gli ricordo sua zia, penso che potrebbe essere mio figlio, penso che se avessi una ventina d’anni meno… All’improvviso, mentre sono lì che &lt;em&gt;penso&lt;/em&gt;, lui incalza: “Come ti chiami?”.&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;“Chi, io?” rispondo. Ride “Beh! è con te che sto parlando, no?”. Penso che ride bene, &lt;em&gt;troppo &lt;/em&gt;bene. “Mi chiamo Ada” rispondo . “Bel nome, affascinante”. Penso che forse mi prende in giro, penso che forse è meglio che mi muova… Invece resto lì e gli chiedo “E te, come ti chiami?”. “A te che nome piace?” continua a sorridere, penso che forse c’ha una paresi. “Ferruccio...” rispondo “Secondo me ti starebbe bene”. “Aggiudicato. E ti andrebbe di prendere un caffè con me?” . Penso che un caffè con lui lo prenderei molto volentieri, penso che non ci sarebbe niente di male, penso che l’amicizia non ha età, penso che… “Allora?… hai deciso?”. Solo ora mi accorgo che ha gli occhi verdi e magnetici, solo ora mi accorgo che non mi guarda come si guarda &lt;em&gt;una zia&lt;/em&gt;, solo ora mi accorgo che forse non è così piccolo da poter essere mio figlio. Solo ora mi rendo conto che è meglio darsela a gambe. Stacco, non senza difficoltà, lo sguardo da quei due smeraldi che sono i suoi occhi, il sangue riprende a circolare, il respiro torna regolare. Mi tocco il polso sinistro e faccio finta di guardare l’orologio che non ho: “… purtroppo devo andare, sarà per un’altra volta”. Mi porge la mano piena di anelli , “ok , se ci ripensi io sono qui”. Stringo quella mano magra, fresca e asciutta, sorrido, dico “ok” e poi, via! ! più veloce della luce.&lt;br /&gt;Sono già in fondo alla piazza, ai piedi della scalinata della chiesa dove ci sono le bancarelle del ferro battuto e degli orologi d’epoca, le ultime del mercatino&lt;br /&gt;Stop… fine della corsa.&lt;br /&gt;Di tornare a casa non mi va, vado verso l’ingresso della chiesa e qualcosa attira la mia attenzione: accoccolata come in una nicchia, tra l’ingresso secondario della chiesa e il muro di pietra, una nuova bancarella, mai vista prima.&lt;br /&gt;E’ l’unica, in tutto il mercato, a non avere intorno clienti o curiosi, tutti passano davanti e proseguono, come se neanche la vedessero&lt;br /&gt;Il banco, che dovrebbe servire da piano per la merce, è completamente sgombro&lt;br /&gt;Dietro al banco della merce che non c’è, seduta su una sedia rivestita con velluto rosso fuoco con due braccioli di legno dorato, una donna. Non riesco a collocarla in una età precisa: può avere dai 30 ai 60anni. Che strano, con grande meraviglia mi accorgo che, dipende molto dal punto di osservazione. Ne resto affascinata e, quasi morbosamente, inizio ad osservarla nei minimi particolari… &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5647548880099918397-2563947575338785215?l=apprendisti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/2563947575338785215/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5647548880099918397&amp;postID=2563947575338785215' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/2563947575338785215'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/2563947575338785215'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2007/04/una-vita-che-sono-due.html' title='Una vita che sono due - II'/><author><name>Di Notte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17125666947329738932</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp1.blogger.com/_A54HQZbTX4U/RlDL5QeC5XI/AAAAAAAAADo/iva9bRV3Hz8/s72-c/silent.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-7905161237852838934</id><published>2007-03-31T14:05:00.000+01:00</published><updated>2007-05-20T23:36:46.206+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='di notte'/><title type='text'>Una vita che sono due - I</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;I &lt;/span&gt;&lt;span&gt;- &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/04/una-vita-che-sono-due.html"&gt;II&lt;/a&gt; - &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/04/unavitachesonodue-la-bancarella-dei.html"&gt;III&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;- &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/04/una-vita-che-sono-due-iv-la-bancarella.html"&gt;IV&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Bancarella dei Sogni&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;(1)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;3 marzo&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Domenica mattina&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp1.blogger.com/_A54HQZbTX4U/Rg-FqylJJcI/AAAAAAAAACc/rHMBkhaxL0A/s1600-h/dettaglio+sigaretta.JPG"&gt;&lt;img style="margin: 4px 10px 0pt 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 128px; height: 164px;" src="http://bp1.blogger.com/_A54HQZbTX4U/Rg-FqylJJcI/AAAAAAAAACc/rHMBkhaxL0A/s320/dettaglio+sigaretta.JPG" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5048400677484176834" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Seduta in cucina, in una mano la tazza di caffè, nell’altra la sigaretta. La lettera è aperta sul tavolo. Il finale lo conosco a memoria:&lt;br /&gt;“…Non sento più nessun dolore. Io, alla fine, ci sono riuscito a ribellarmi, definitivamente. M.”&lt;br /&gt;Ancora mi chiedo come ho potuto non essermi accorta di quanto stava accadendo, non aver capito, non essere riuscita ad aiutarlo e il senso di impotenza provato in passato riemerge doloroso. Due anni in cerca di una risposta che forse non c’è.&lt;br /&gt;Ripiego la lettera.  La metto via. Sonno, tanto sonno. Il richiamo del letto è come il canto delle sirene.&lt;br /&gt;Finisco l’ultimo sorso di caffè, infilo la tazza nell’acquaio, spengo la cicca sotto il getto dell’acqua. Mi dirigo a passo deciso e testa bassa verso il bagno “porcaputtana! basta! Devo uscirne… o non ci levo più le gambe”&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;Di fronte alla porta della camera mi fermo come davanti ad uno Stop. Guardo il letto, il mio rifugio “dai, non farti fregare. Un piccolo sforzo…”  passo oltre…  “bene, ce l’ abbiamo fatta”&lt;br /&gt;Apro la doccia, mi spoglio, osservo la mia immagine riflessa nello specchio. Provo un senso di disagio… di non appartenenza: come aver di fronte una sconosciuta. Lo sguardo percorre i contorni del viso, dalla fronte fino al mento, poi risale e arriva all’appuntamento con gli occhi, li scruta cercandone il fondo.  “Chi sei?”&lt;br /&gt;Sullo specchio appare  una scritta fosforescente a caratteri cubitali:  “DIMMELO TU”&lt;br /&gt;Un’esplosione al centro dello stomaco “ecco! ci siamo: la pazzia al galoppo!”  Vacillo, ma solo per un istante. Mi stupisco nel sentire la mia voce, balbettante, uscire dalle labbra: “Non … non lo so più, mi sono persa di vista. Il tempo mi è passato addosso… ed io non me ne sono nemmeno accorta e ora…” ho parlato e non so che diavolo ho detto&lt;br /&gt;Di nuovo la scritta:&lt;br /&gt;“Primo, il tempo non esiste e quindi non “passa”, siamo noi che ci passiamo in mezzo. Secondo, è arrivato il momento di ritrovarsi. Quindi vediamo di darsi una mossa! È domenica mattina, fuori c’è il sole  e  in  piazza  c’è  un  bel mercatino”&lt;br /&gt;Ok! quando il gioco si fa duro… Mi lavo e mi vesto in fretta. Esco.&lt;br /&gt;Mi incammino per le viuzze del centro piene di gente e di vita. In piazza Santo Spirito c’è il mercatino lo specchio aveva ragione&lt;br /&gt;Eccolo lì  con tutti i suoi colori, le voci,  gli odori e la merce di ogni genere e provenienza&lt;br /&gt;E’ sempre lo stesso, da anni e anni: stessi ambulanti, stesse bancarelle sistemate sempre negli stessi spazi prestabiliti, gli stessi oggetti… Forse un po’ noioso, di certo rassicurante.&lt;br /&gt;Prima bancarella, quella dei fiori. Il profumo entra prepotente nelle narici,  lo inspiro estasiata. Uno starnuto mi scuote dalla testa ai piedi, gli occhi mi bruciano. Allergia da polline. Mi allontano velocemente.&lt;br /&gt;Davanti al banco dei prodotti etnici, mi fermo, rapita dalle tinte dei  vestiti, le maglie i cappelli e le sciarpe di lana, fatte a mano. Intorno un intenso odore di pathciuli…&lt;br /&gt;Riprendo a camminare, spulcio tra le robe in bella mostra. Il mercato brulica di gente che, come me, guarda tocca annusa cammina si incontra e si saluta; si ferma per due chiacchiere e poi riprende la passeggiata… senza fretta. Ogni cosa, intorno, sprigiona una lentezza innaturale, e mi viene in mente la scena di un film al rallentatore&lt;br /&gt;Sul banco dell’abbigliamento usato mucchi di vestiti gettati uno sull’altro senza ritegno&lt;br /&gt;Prendo in mano una gonna strana, lavorata ai ferri con lana grossa e soffice, molto particolare. La guardo bene e mi accorgo che  è un poncho, probabilmente  anni 70, ne avevo uno simile,  fatto a mano da mia zia.&lt;br /&gt;Di nuovo uno starnuto… allergia da ricordi. Da sotto una pila di giubbotti e sciarpe spunta la manica di una camicetta viola. Riesco a tirarla fuori, la controllo rigirandola tra le mani. E’ carina, chissà chi l’ ha indossata, chissà com’era quella donna, chissà se vive ancora; aveva gli occhi chiari oppure neri, era alta o piccolina, aveva figli, era felice, com’era la sua vita. Quasi quasi la prendo. Poi ci ripenso: ha un vistoso rammendo sulla spalla destra. Sto per ributtarla sul banco, quando…&lt;br /&gt;Una voce maschile,  dura rabbiosa e disperata mi grida qualcosa. E’ dietro le mie spalle.  Mi volto di scatto, ho la prontezza di schivare il coltello che la mano dell’uomo sta puntando al mio viso ma non riesco ad evitare che la lama affondi nella spalla. Il sangue scorre sulla camicetta strappata&lt;br /&gt;Mi metto a correre, lui mi insegue. Sento che non ce la farò mai.  E’ la fine  “Aiuto…qualcuno mi aiuti !”&lt;br /&gt;“Che fa, la prende?”  il venditore mi sta dicendo qualcosa, indicando la camicetta ma io non sento la sua voce e devo avere un’espressione da ebete. Il venditore insiste “Allora, che fa, la prende?” . Adesso sento benissimo “Oh, no,  no grazie”. Un po’ imbarazzata me la filo di pedina.&lt;br /&gt;Alla mia destra la bancarella delle saponette “a taglio” fatte artigianalmente, devo farne rifornimento; una al profumo di muschio bianco, un paio di quelle alla canapa, un vagone di quelle ai cinque oli che lasciano la pelle liscia come il culetto di un neonato. Poco più in là il signore delle candele, con il suo banchino stracolmo. E’ molto anziano, ha la barba bianca e lunga, saranno almeno vent’anni che lo vedo al mercato. Ha un negozietto dietro l’angolo dove crea e vende le sue candele di ogni forma e colore. Un vero artista, uno degli ultimi artigiani, purtroppo destinato a sparire, come tutti gli altri che fino a pochi anni fa caratterizzavano il quartiere, cedendo il posto a improbabili negozi. Ad esempio quelli di abbigliamento arredati in modo essenziale, talmente essenziale che non c’è nulla, tranne due commessi dal viso bianco e magro che ti guardano perplessi e capisci che vendono abbigliamento soltanto perché in vetrina c’è una maglietta strappata, appoggiata sul pavimento, con il cartellino del prezzo. Oppure i bar di tendenza dove trovi di tutto: dalla sauna al massaggio alle gallette biologiche, i frullati di verdure, gli aperitivi … ma se ci entri e chiedi un caffè  ti guardano come se tu fossi un marziano. Guardo il signore delle candele e provo un senso di tenerezza, non soltanto per lui ma anche per le cose che vanno e che non tornano più&lt;br /&gt;Mi sfilo il trench, inizia a far caldo. Finalmente un po’ di sole, lo adoro… soprattutto quello di primavera, carezzevole e tiepido: scalda ma non brucia, abbraccia ma non opprime…&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5647548880099918397-7905161237852838934?l=apprendisti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/7905161237852838934/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5647548880099918397&amp;postID=7905161237852838934' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/7905161237852838934'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/7905161237852838934'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2007/03/unavitachesonodue.html' title='Una vita che sono due - I'/><author><name>Di Notte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17125666947329738932</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp1.blogger.com/_A54HQZbTX4U/Rg-FqylJJcI/AAAAAAAAACc/rHMBkhaxL0A/s72-c/dettaglio+sigaretta.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-8806070842849180490</id><published>2007-03-29T09:34:00.000+01:00</published><updated>2007-04-22T12:03:06.521+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='alice'/><title type='text'>Primo</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;di Alice&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;I&lt;/span&gt; - &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/04/secondo.html"&gt;II&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Lei era lì, precisamente dove avevo immaginato fosse, mentre stavamo discutendo al telefono poco prima.&lt;br /&gt;Non piangeva più. Io comunque mi ero accorto del cambiamento del suo tono di voce alla cornetta.&lt;br /&gt;Domandarle il motivo era inutile: non voleva mai dirmi i pensieri che le frullavano in testa e tutte le fantasie che si creava da sola non facevano che peggiorare la mia situazione, senza che potessi intervenire per difendermi.&lt;br /&gt;Lei era lì, immobile. Sono sicuro si aspettasse il mio arrivo precipitoso, poiché molte altre volte l’avevo minacciata a causa della testardaggine che dimostrava nel non voler mai mettermi al corrente dei suoi pensieri.&lt;br /&gt;“Scusa” dissi. La prima parola che mi venne in mente, anche se ero non ero per niente convinto di dovermi scusare. Perché mai avrei dovuto chiederle scusa. Qualcosa avevo fatto, questo era certo, ma perlomeno volevo sapere cosa. Non sopporto chi piange senza spiegarne il motivo.&lt;br /&gt;Lei, zitta.&lt;br /&gt;Io ero rimasto in piedi con la porta alle spalle.&lt;br /&gt;Dalla finestra socchiusa entrava un leggero soffio di vento, non più tanto caldo come i mesi passati, ma piacevole: smuoveva i petali delle rose messe a centrotavola. Erano l’unica cosa che si muoveva in quella stanza. Anche il mio cuore era fermo. Ne sono certo, e di sicuro avevo anche smesso di respirare.&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;Continuavo a chiedermi cosa stesse pensando. Non mi guardava, non parlava, non si muoveva.&lt;br /&gt;Mi sentivo in imbarazzo, come ad una cena dove tutti, tranne l’unico sfortunato, si conoscono e parlano fra loro.&lt;br /&gt;Feci un passo nella sua direzione, poi un secondo ed un terzo.&lt;br /&gt;Avevo l’impressione che si stesse allontanando da me, tanto sembravano infiniti i passi che mi separavano dalla sua poltrona. Mi sedetti di fronte a lei sul pavimento: gambe incrociate, gomiti sulle ginocchia ed il viso appoggiato sui palmi delle mani. Gli occhi fissi verso i suoi che, vuoti, fissavano il muro.&lt;br /&gt;Stavo cercando di capirla. O almeno ci provavo.&lt;br /&gt;Passai quindi ad osservarla con attenzione: la fronte alta, gli occhi lucidi, privi della solita luce, il naso piccolo, la bocca mezza aperta e le guance rosse rosse per il lungo pianto.&lt;br /&gt;Avevo tante cose in testa. Mi venne da pensare al fatto che non osserviamo mai attentamente le persone che ci sono vicine; ci limitiamo a vivere giorno dopo giorno al loro fianco incrociando spesso il loro sguardo, ma fermandoci raramente a fissarne gli occhi.&lt;br /&gt;Avrei voluto stringerla forte a me, per consolarla e forse non aspettava che questo, ma nessuno dei miei muscoli volle muoversi.&lt;br /&gt;L’espressione del mio viso doveva essere molto sciocca giacché la sua risata improvvisa mi risvegliò dai pensieri.&lt;br /&gt;“Perché ti comporti così?” le chiesi.&lt;br /&gt;“Non pensavo che l’avresti fatto” mi rispose. Come al solito mi ascolta.&lt;br /&gt;“Cosa?” le domandai.&lt;br /&gt;“Di venire fin qui. Domani hai un esame, è tardi ed i tuoi saranno furiosi.”&lt;br /&gt;“Te l’avevo detto. Perché piangevi prima, a telefono? È colpa mia, vero?”&lt;br /&gt;Ci mise un po’ a rispondere, ma quando aprì bocca mi disse che era molto nervosa e stanca a causa della giornata stressante che aveva avuto. Nuova questa.&lt;br /&gt;Allora azzardai una domanda alla quale al contrario di quello che pensavo, rispose subito, turbandomi alquanto.&lt;br /&gt;“Sei sicura che è solo stanchezza. Perché non voglio farti stare male per comportamenti che nemmeno mi accorgo di aver avuto e che non mi dici. Non è che se andiamo avanti così, ti stancherai presto di me?”&lt;br /&gt;“Può essere” rispose. Mi lasciò secco. Poi continuò: “Ma oggi hai fatto un gesto stupendo e ti perdono, quindi non preoccuparti.”&lt;br /&gt;‘Allora qualcosa ho fatto’ pensai ‘è colpa mia!’. Quello che ora mi diceva non concordava affatto con la storia dello stress.&lt;br /&gt;Istintivamente mi gettai verso di lei e l’abbracciai. Ero rimasto in ginocchio sul pavimento, e non me ne ero nemmeno accorto.&lt;br /&gt;Non dissi altro. Pensavo solo che quella sera era andata così. E non ero ancora riuscito a capire cosa sbagliassi con Caterina.&lt;br /&gt;Un movimento dall’interno della casa mi fece tornare alla realtà.&lt;br /&gt;Come stavo bene abbracciato a lei. Non mi ero nemmeno accorto della presenza di Andrea che si era appena affacciato dall’altra stanza.&lt;br /&gt;Non so spiegare se quello che provavo era imbarazzo o gelosia.&lt;br /&gt;Ogni volta che lei stava male, aveva bisogno di un conforto e tutte le sante volte che noi due discutevamo, lui era lì.&lt;br /&gt;È ovvio che essendo il suo vicino di casa, amico di infanzia, compagno di scuola nonché confidente fidato era sempre il primo ad arrivare.&lt;br /&gt;Ma non pensavano minimamente a come potevo sentirmi io? Dopotutto Caterina era la mia ragazza e doveva venire da me per ogni problema.&lt;br /&gt;Che fossi solo un passatempo per lei? Non mi riteneva capace di saperla confortare ed ascoltare?&lt;br /&gt;Che tristezza vederlo lì con quel sorrisetto idiota da vincitore.&lt;br /&gt;Non erano solo mie impressioni come diceva Caterina: quello ci trovava piacere nello screditarmi di fronte ai suoi occhi.&lt;br /&gt;Da uomo e con molta indifferenza mi alzai per andare a stringergli la mano.&lt;br /&gt;“Come va bello?” mi disse. ‘Bello’ mi disse! Che pugno gli avrei tirato su quella faccia a ragazzo per bene. Sempre ben vestito, ben rasato, il primo della classe insomma.&lt;br /&gt;A ripensarci meglio non era poi così brutto: più alto di me, capelli biondi portati sempre più lunghi di come li imponeva la moda ma ben pettinati, occhi verdi e tono di voce prefetto per ogni occasione.&lt;br /&gt;Continuavo a chiedermi perchè Caterina che aveva un vicino di casa come lui era venuta a cercare uno come me e contenta diceva a tutti che stavamo insieme. Non ero poi una gran bellezza: i capelli e gli occhi facevano a gara a chi fosse più scuro ed invisibile di notte e poi impiastricciavo i colori degli abiti vestendomi sempre male.&lt;br /&gt;“Bene. Te?” risposi.&lt;br /&gt;“Tranquillo. Stavo ripassando le ultime cose per domani ma ho sentito Caterina sbattere il telefono e piangere e sono corso subito qui”.&lt;br /&gt;Aveva detto quattro cose che mi avevano messo in cattiva luce e continuava. Ogni sua parola mi dava fastidio. Cosa potevo fare io? Dopotutto per arrivare a casa loro dovevo percorrere più di dieci chilometri.&lt;br /&gt;“Quando ho aperto la porta” disse. Già, lui ha le chiavi di casa di Caterina. Anche questa poi: i genitori fuori casa per qualche giorno e le chiavi di casa le hanno date ai vicini.&lt;br /&gt;“Quando ho aperto la porta” continuò lui “Caterina era sulla poltrona raggomitolata e singhiozzava. Le ho portato un po’ d’acqua e mi sono seduto al suo fianco per consolarla. Ha ripreso a piangere più intensamente di prima. Non sapevo cosa fare e l’ho stretta forte”. Fece una pausa per riprendere fiato.&lt;br /&gt;‘Come puoi restare fermo e zitto quando un altro viene a dirti queste cose?’ pensai. Stavo cominciando ad odiare anche me stesso.&lt;br /&gt;Caterina non poté sentirci perché era in cucina a fare non so che cosa, le sue solite tisane anti-stress o anti-age, di sicuro.&lt;br /&gt;“Grazie” gli dissi. Un’altra volta quel ‘grazie’ del cavolo: e poi a lui.&lt;br /&gt;“Non c’è di ché amico” mi rispose e mi mise una mano sulla spalla. “Ora rientro, sei arrivato, posso tornare ai miei studi. Ciao bello.”.&lt;br /&gt;Quanto mi innervosiva.&lt;br /&gt;“Alla prossima” lo salutai anche io. Certo che fenomeno anche io, pensavo una cosa e gli rispondevo al contrario.&lt;br /&gt;Chiuse la porta e Caterina tornò dalla cucina con tre tazze fumanti.&lt;br /&gt;“Andrea?” domandò.&lt;br /&gt;“E’ tornato a studiare” le dissi ed allungai il braccio per aiutarla.&lt;br /&gt;“Dovresti farlo anche te” mi rispose con tono ironico lasciando scivolare il manico di una tazza tra le mie mani, un’altra la appoggiò per terra e soffiando in quella che le era rimasta in mano mi accompagnò col braccio fino a farmi sedere sulla poltrona, poi si accovacciò sulle mie ginocchia.&lt;br /&gt;Restammo in silenzio finché non finimmo entrambi di bere.&lt;br /&gt;Poi la accompagnai nella sua stanza e rimasi con lei fino a quando si addormentò. Le diedi un bacio sulla fronte e venni via. I pensieri facevano a pugni nella mia testa.&lt;br /&gt;Chiudendo il cancello mi voltai e nella stanza di Andrea una luce era ancora accesa.&lt;br /&gt;“Un punto a suo favore’ mi dissi preoccupato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Un’altra volta!” urlò mia madre.&lt;br /&gt;“Quando metterai la testa a posto e capirai che per far strada nella vita e diventare qualcuno devi fare l’università e passarli, gli esami!” continuò mio padre, più furioso ad ogni frase.“Sempre la stessa storia. Devo pagarti gli studi perché tu continui a fare il fannullone tutto il giorno e non ti impegni come si deve! Guarda me e tua madre: abbiamo due lavori rispettabili. Te! Teee! Mi vuoi dire cosa hai intenzione di fare nella tua vita oltre che non studiare mai!”.&lt;br /&gt;Era talmente accaldato dallo sforzo di aggredirmi che pensavo gli scoppiasse la testa con tutti i pochi capelli che gli erano rimasti sopra.&lt;br /&gt;“Ma io faccio del mio meglio. Se è successo è perché era destino.” Dissi in mia difesa.&lt;br /&gt;“Si?? Allora dì al tuo destino di farti impegnare di più.” Mi rispose lui.&lt;br /&gt;Credevano forse che mi divertiva bocciare un esame.&lt;br /&gt;Ero in classe, guardavo le mie mani mentre, impacciate, sudaticce, erano immobili sul foglio bianco del compito in attesa che dal cervello, dalla mia testa arrivasse un segnale.&lt;br /&gt;Ho fatto cilecca, e allora? Dovevo dare colpa alla mia mano o al mio cervello?&lt;br /&gt;“Dopotutto è colpa tua.” Mi dicevano i miei.&lt;br /&gt;Loro però non si accontentavano dei miei risultati. Non erano contenti di niente che facessi io: la scuola, il tempo che passavo o meno a studiare, il mio abbigliamento; l’unica cosa di cui non si erano mai lamentanti era Caterina, come persona intendo, perché comunque secondo loro passavo troppo tempo con lei a distrarmi.&lt;br /&gt;“Ma allora non devo vivere ma studiare, e basta” risposi. L’avessi mai detto! Ecco che ricominciò col solito discorso che lui alla mia età era riuscito a fare tutto: ‘conciliare’, come diceva, studio amore e anche la-vo-ro.&lt;br /&gt;Ogni volta che ripartiva con questa solita lagna aumentava il tono di voce per sottolineare ogni singola sillaba.&lt;br /&gt;Basta, non potevo più sopportarlo per quella sera.&lt;br /&gt;Presi la bicicletta e, alla stazione, il primo treno che passava.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5647548880099918397-8806070842849180490?l=apprendisti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/8806070842849180490/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5647548880099918397&amp;postID=8806070842849180490' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/8806070842849180490'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/8806070842849180490'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2007/03/primo.html' title='Primo'/><author><name>filsero</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-6676878324183765804</id><published>2007-03-27T17:38:00.000+01:00</published><updated>2007-03-27T17:40:18.720+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='discussioni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Enza P'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='tecniche narrative'/><title type='text'>Della scrittura sboccata! Perchè lo scrittore e il lettore non sospendono il giudizio</title><content type='html'>Ho visto alcuni commenti ad uno dei miei racconti: Legittima difesa! E' vecchio e l'ho pubblicato (era già su &lt;a href="http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2006/11/24/legittima-difesa"&gt;Femminismo a Sud&lt;/a&gt;) proprio per vedere che tipo di reazioni suscitava. Mi sembra che abbia sconvolto i lettori. L'ho letto in pubblico e anche lì ha sempre suscitato sentimenti fortissimi e opposti.&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;Mi rendo conto che in questo caso non conta più la forma, la tecnica (che pure sicuramente non è perfetta). Conta l'argomento. Conta il contenuto. Contano le parole. Perchè al di la' di ogni bella storia che possiamo raccontarci sulla buona letteratura poi alla fine conta soprattutto l'abilità di emozionare o indignare o sconvolgere. Oppure conta il fatto che ci si misura sempre con degli enormi pregiudizi. Questo mi dimostra che sia quando siamo scrittori che quando siamo lettori siamo sempre politicizzati. Siamo pieni zeppi di pregiudizi e di chiusure morali. Una storia come quella che ho scritto può far venire fuori commenti come: "poteva essere scritta in modo più discreto, meno sboccato. poteva giocare con ipocrisie e eufemismi. poteva usare più stile..."&lt;br /&gt;tutto questo, secondo il mio umilissimo parere, altro non è che un modo per mascherare, dissimulare la brutta sensazione che ci deriva dal sentirci disturbati, feriti a sangue, aggrediti, violentati. Anche le parole possono essere violente. Anche le parole possono  "sfondare" (e uso sfondare piuttosto che oltrepassare apposta) il velo del moralismo, dell'ipocrisia, del pudore, del perbenismo, di certo buonismo, di un concetto virginale e opaco del fare e del recepire letteratura.&lt;br /&gt;Una letteratura "perbene" per gente perbene. Una letteratura pudica per gente pudica. Una letteratura ipocrita per lettori impauriti, terrorizzati dall'idea di poter leggere svelata, spiattellata, una verità cruenta che non vorrebbero mai fosse rappresentata con parole altrettanto cruente. &lt;br /&gt;Adoro le sottigliezze. Amo infinitamente forme acute dello scrivere. Temo però che la letteratura ci stia educando malissimo. Che abbia inflitto a ciascuno di noi la condanna della censura e dell'autocensura. E' una proposta di dibattito. Per non scivolare in un conformismo opposto. Per invitare a non storcere il muso dinanzi ad esercizi letterari boccacceschi. Perchè non si liquidi tutto come "questioni di stile" o  "questione di gusti". Quello che per alcuni è "pessimo gusto" per altr* può sempre essere qualcosa di "diverso, non scontato, a volte originale". Parliamone senza sentirci all'Accademia della Crusca :)&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5647548880099918397-6676878324183765804?l=apprendisti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/6676878324183765804/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5647548880099918397&amp;postID=6676878324183765804' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/6676878324183765804'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/6676878324183765804'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2007/03/della-scrittura-sboccata-perch-lo_27.html' title='Della scrittura sboccata! Perchè lo scrittore e il lettore non sospendono il giudizio'/><author><name>Enza P.</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-7326783818758013413</id><published>2007-03-27T09:28:00.000+01:00</published><updated>2007-05-23T15:29:02.061+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='massi'/><title type='text'>III - De Gustibus</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt; &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/03/i-senza-parole.html" title="Prima parte: Senza parole"&gt;&lt;span&gt;I&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; - &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/03/ii-limportanza-delle-lingue.html" title="Seconda parte: L'Importanza delle Lingue"&gt;&lt;span&gt;II&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; - &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;III&lt;/span&gt; - &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/04/iv-sapore-di-male.html" title="Quarta parte: Sapore di Male"&gt;&lt;span&gt;IV&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; - &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/04/v-il-gusto-della-vendetta.html" title="Quinta parte: Il Gusto della Vendetta"&gt;&lt;span&gt;V&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; - &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/04/vi-lultimo-sapore.html" title="Sesta parte: L''Ultimo Sapore"&gt;&lt;span&gt;VI&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; - &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/05/vii-caff-amaro.html" title="Settima parte: Caffè Amaro"&gt;&lt;span&gt;VII&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Esco per strada e rimango fermo di fronte alla vetrina del negozio di piante. Il fioraio sta confezionando una composizione variopinta. Guardo il mio riflesso e per l’ennesima volta da quando sono uscito dallo studio dentistico tiro fuori la lingua. Il fioraio si volta e pensando che le linguacce siano rivolte a lui mi sillaba un chiaro vaffanculo.&lt;br /&gt;“Ehi!”&lt;br /&gt;Torno alla realtà al suono della voce di Fabio.&lt;br /&gt;“Scusa, sono in ritardo.”&lt;br /&gt;Guardo l’orologio e scuoto la testa. Avevo dimenticato di aver fissato con Fabio e Luca all’uscita del dentista per un caffé.&lt;br /&gt;“Che c’è? C’hai una faccia!”&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;Non mi dà il tempo di rispondere e continua:&lt;br /&gt;“Luca ha detto di aspettarlo al bar, così intanto ci prendiamo una cosa…”&lt;br /&gt;Apro la bocca per parlare, ma con Fabio non è così facile. Tirandomi per un braccio, continua il suo flusso di parole:&lt;br /&gt;“Andiamo da Cosi, ho voglia di una torta al semolino.”&lt;br /&gt;“Fabio…”&lt;br /&gt;E’ la prima parola che dico dopo l’esperienza surreale che ho vissuto e mi sembra che esca fuori correttamente, senza inceppamenti o problemi di nessun tipo.&lt;br /&gt;“Che poi quella stronza della Giuliana mica mi ha chiamato...”&lt;br /&gt;“Fabio”, ripeto tentando per la seconda volta di dirgli cosa mi è successo.&lt;br /&gt;“Se non chiama entro stasera, ha chiuso con me.”&lt;br /&gt;Passiamo davanti a Ricordi e Fabio mi dice che vuole entrare a prendere un CD. Possiamo?&lt;br /&gt;Non rispondo e rimango a fissarlo inebetito.&lt;br /&gt;“Oh, ma hai perso la lingua?”&lt;br /&gt;Sì, mi viene voglia di gridare, ma ne ho trovata un’altra!&lt;br /&gt;Fabio al solito non aspetta la risposta ed entra nel negozio di dischi lasciandomi sulla porta. Tiro fuori la lingua specchiandomi alla vetrina per il milionesimo controllo. Mi guardo i punti di sutura e mi chiedo come sia possibile. Che poi una volta ho letto che le lingue sono le uniche parti anatomiche che chirurgicamente non si riesce a riattaccare.&lt;br /&gt;Luca passa di lì in quel momento e mi trova a bocca aperta e lingua in fuori.&lt;br /&gt;“Cazzo fai, coglione!”&lt;br /&gt;Luca è quello che tipicamente si definisce uno sboccato. In ogni sua frase infila almeno due parolacce e un’imprecazione.&lt;br /&gt;“Ommadonna, ma ti sei rincoglionito, cazzone?”&lt;br /&gt;“Luca, mi è successo una cosa incredibile.”&lt;br /&gt;Fabio esce dal negozio con una busta in mano e tutte le speranze di raccontare la mia storia svaniscono nuovamente.&lt;br /&gt;“Oh, eccoti, pure tu…via andiamo a mangiarci ‘sta torta.”&lt;br /&gt;Si infila fra me e Luca e ci trascina via.&lt;br /&gt;Entriamo da Cosi e ordiniamo tre caffè e tre fette di torta al semolino.&lt;br /&gt;“Ragazzi”, dico dopo che abbiamo ordinato e ci siamo seduti, “vi devo raccontare una cosa pazzesca. Voi non mi crederete…”&lt;br /&gt;“Un attimo”, mi blocca Fabio, “mi è arrivato un messaggio della Giuliana.”&lt;br /&gt;Spippola il telefono e legge a voce alta:&lt;br /&gt;“Sono stata davvero bene ieri sera, sei un ragazzo speciale con tante doti nascoste. Quando ci rivediamo?”&lt;br /&gt;Luca inizia a ridere accarezzandosi la crapa pelata:&lt;br /&gt;“Grandi doti!!!! La puttana va al sodo e ti fa i complimenti per il tuo nerchione, eh!!!”&lt;br /&gt;Fabio ridacchia, io rimango serio.&lt;br /&gt;La cameriera ci porta quello che abbiamo ordinato. Luca la segue con lo sguardo mentre lei va via sculettando e commenta:&lt;br /&gt;“Troia! Io una botta gliela darei però…”&lt;br /&gt;Un’altra cosa di Luca è che tutte le donne sono puttane, non ci sono eccezioni. Ma una botta lui la darebbe al 90% della popolazione femminile di questo pianeta e se ci fosse vita su Marte anche di quello.&lt;br /&gt;Scuoto la testa e metto in bocca un pezzo di torta. Mastico e non sento alcun sapore.&lt;br /&gt;“’Sta torta non sa di niente.”&lt;br /&gt;Luca e Fabio si zittiscono e riempiono le loro bocche con un pezzo della loro fetta. Luca a bocca piena mi dice:&lt;br /&gt;“Cazzo dici? Il dentista ti ha anestetizzato le papille gustative?”&lt;br /&gt;Fabio ride e aggiunge:&lt;br /&gt;“Ahò bello, è buonissima, come sempre. Ma che c’hai oggi?”&lt;br /&gt;Ingurgito un altro boccone e lo mastico lentamente per vedere se sento il familiare gusto del cioccolato.&lt;br /&gt;Non sa assolutamente di niente.&lt;br /&gt;Bevo un sorso di caffé e non capisco neppure se è zuccherato o no.&lt;br /&gt;Mi alzo di scatto preso dal panico.&lt;br /&gt;“Ahò, ma che ti prende, che c’è?”&lt;br /&gt;Vado al bancone e chiedo alla ragazza a cui Luca una botta la darebbe un panino iperfarcito con melanzane, zucchine e salsa piccante.&lt;br /&gt;Do un morso enorme al panino, ma come mi aspettavo, quando lo mastico e cerco di trovarne il sapore, non sento niente.&lt;br /&gt;La lingua l’avrò anche ritrovata, ma a occhio e croce direi che è difettosa.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5647548880099918397-7326783818758013413?l=apprendisti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/7326783818758013413/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5647548880099918397&amp;postID=7326783818758013413' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/7326783818758013413'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/7326783818758013413'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2007/03/iii-de-gustibus.html' title='III - De Gustibus'/><author><name>massi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00541396498719915398</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-9086364225618618145</id><published>2007-03-24T12:20:00.000+01:00</published><updated>2007-06-08T23:11:34.459+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Enza P'/><title type='text'>Legittima Difesa!</title><content type='html'>Quando ho partorito mio figlio ho capito che nessuno diceva la verità. Quell’ammasso di cellule senza senso dell’umorismo ha occupato il mio corpo e me lo ha restituito solo quando non gli serviva più. Si è fottuto la mia carne, il mio sangue e si è rintanato dove di solito prende più spazio la merda. E’ cresciuto e io pensavo volesse farmi scoppiare. Invece un bel giorno comincia a organizzare l’evasione e si mette a scavare. A morsi, a pugni, a calci: così allargava la strada. Tutti si preparavano a farlo arrivare nel posto giusto. La cosa più importante era stabilire chi fosse il padre. Poi mi portarono a urlare in un posto senza testimoni. Prima un bel clistere in culo, poi pancia all’aria e cosce spalancate. Non mi hanno lasciato neppure una vita privata. Me l’avevano rubata mentre mi riprogrammavano a fare “colei che ama suo figlio”. La bocca stava paralizzata sull’espressione “soave sorriso”  e ogni giorno ripassavo la lezione.&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;-         amore amore amore&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-         nutrire nutrire nutrire&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-         curare curare curare&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-         dare la vita per lui&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Sei felice?” – mi chiedevano. “Certo: essere madre è la cosa più bella del mondo!” – rispondevo con sorriso in funzione [ON]. Lui mi strappava la carne e tutt’attorno si preparava il party dell’anno. Pacca sulla spalla allo spermatozoo efficiente. Carezza riconoscente alla mia scorza d’uovo spezzata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di parto si può morire. Ma questo nessuno lo dice. Alcune lo sanno e per convincerle a stare al passo con la produzione hanno inventato un bel sistema: le mamme dormono e qualcuno estrae i figli da un altro buco. Si affetta la pancia che va un tanto al chilo. Come l’uovo di pasqua: lo rompi e esce fuori la sorpresa. L’importante è prenderli tutti. Belli, brutti, sani, malati. Certo sono tutti figli di Dio. Mi chiedevo: se è lui il padre perché cazzo li deve rifilare a tante povere disgraziate come me?&lt;br /&gt;Mio figlio io lo odio. Come si odiano quelli che ti tolgono ogni cosa. Quando lui è nato già i miei diritti non esistevano più. Mi avevano dato solo un periodo di vacanza prima di cominciare. Poi basta. Finita. Non ho mai capito come sono arrivata a fare un lavoro del genere. Senza colloquio. Con un datore di lavoro in incognito che metteva in bocca a tutti ordini perentori:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Bada a tuo figlio!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Non senti che piange?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Non sei una buona madre!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Insegnagli l’amore… ore!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Stai attenta a cosa vede in televisione… one!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io non sono brava a seguire le regole. Però ho scoperto che se rompevo l’uovo prima del tempo ero già un’assassina. Se volevo regalarlo a qualcun’altra: quella si scansava oppure mi faceva sentire talmente di merda da farmi desiderare di morire. Mi sono chiesta: se non faccio figli non servo a niente?  Allora ho partorito. Con dolore. E non è quel male che si vede nei film dove qualcuno ti dice: respira! E tu sfiati come un pallone che si sgonfia. No, non è stato proprio così. Piuttosto somigliava ad una enorme cagata. Immaginate uno stronzo infinito che si stacca dalle viscere. Ano e vagina diventano un buco solo. E mentre il parassita sloggia si scorda di rimettere in ordine. C’e’ chi lo fa di mestiere: ripulire i resti, rammendare. Due punti di sutura e tutto torna al posto giusto. Pronta per farne un altro. Ancora uno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; -         Bisogna fargli la compagnia! – fa il ventriloquo con la bocca della mia parrucchiera.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Certo, come no. Due cicatrici, due cordoni ombelicali, due culi da pulire, due pance da saziare, due corpi da tenere in vita, due egoisti da soddisfare. Un figlio è già troppo. Così combatto tra riti, funzioni e sensi di colpa.&lt;br /&gt;Mio figlio è un despota. Ha fame, ha sete, si ammala, si riempie di cacca, piscia, rigurgita, vomita. Non è un tamagotchi. Se non fai quello che vuole muore per davvero. Ed è colpa tua, mia. Mai di qualcun altro. Poi “ha bisogno d’affetto”. Non basta dargli da mangiare, da bere, pulirlo, curarlo. Bisogna stare sempre con lui. Non trascurarlo mai. Oppure tutto quello che farà nella sua vita è colpa tua, mia. E’ sempre colpa mia. Quella mattina non smetteva mai di piangere e io volevo solo leggere due pagine di un libro, guardare un po’ di televisione, uscire a prendere un po’ d’aria. Faceva sempre così. Ogni volta che veniva la mia amica urlava come un pazzo e mi toccava prenderlo in braccio e stare tutto il tempo con lui. La mia amica non è mai ritornata. Non avevamo più nulla da dirci. Con le bugie l'amicizia finisce. A lei avevano detto di non dire mai che non sopportava i bambini e a me di non dire mai che mio figlio lo volevo morto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io capivo anche che non potevo andare in giro con mio figlio. Disturbava e mi guardavano tutti come per dire: “Che madre di merda! Ma perché non ti tieni il figlio in casa, invece di portarlo dove si discute, si fuma, si fanno cose da grandi…?” Poi c’erano quelle che facevano le solidali. Due grattatine al mento e via. Mai che mi facessero una telefonata, una visita. Non lo capivano che è come stare in carcere: C'e' bisogno di sapere cosa succede là fuori. Serve ripassare l’italiano perché altrimenti non si sa più parlare. Ricordare una risata, essere coinvolta nelle cose perché altrimenti la vita se ne va e hai come l’impressione di non poterla riacchiappare più. Ma il figlio me lo dovevo sucare io, anche se era tutto fuorchè mio. Dicono che è stata una mia scelta. Se è vero, non mi rendevo conto… Non lo sapevo. Nessuno mi ha mai detto la verità. Avevo una sola traccia: ogni tanto percepivo che mia madre di me se ne fotteva. Però mentiva. Le avevano detto di fare così.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mio figlio non finisce mai. Non chiude, non sta zitto. Non smette mai di chiedere. E fuori c’e’ anche un tempo di merda. Che freddo. Era passato a trovarmi uno. O una. Non è importante. La notizia è che mi ha toccato e io volevo chiudere le orecchie e aprire gli altri sensi. Avevo licenziato quello che se ne occupava prima: sopportava di fare da se’ solo se mi occupavo del figlio. Altrimenti dovevo stare concentrata anche su di lui. Chiedergli di tenersi il bambino per concedermi qualche ora di libertà mi costava un eternità in ricatti e ritorsioni. Quell’uomo era così, non sopportava di essere spodestato. Come mio figlio: strillava se lo lasciavo solo. Gli chiesi di collaborare e lui trovò più semplice scappare. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mio figlio è in piedi, nella culla. Sta urlando e io voglio finire questa cosa. Mi piace, cazzo. Mi sta toccando e sento umido. Ha finito e mi lascia così.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Non me la sento di continuare. Il bambino guarda... Ci vede.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Non me ne fotte niente. Allora cambiamo stanza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- No, devo andare. Mi sento a disagio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Non andare, non lo vedi che sto per morire?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Evidentemente no. Mio figlio non ha problemi, sta bene. Allora deve starmi a sentire: “Che ti ho fatto di male io? Mi spieghi perché mi vuoi uccidere? Non lo sai che ci sono mamme che spengono i figli con i calmanti? Cosa devo fare io?”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mio figlio un giorno sarebbe diventato uno stronzo più grande. Che altro può diventare uno che nasce con il solo scopo di uccidere sua madre? Quella mattina faceva freddo. Io ero rimasta a letto. La porta appena chiusa. Continuai da sola. Ogni carezza riportava in vita un grammo del mio corpo. Sentivo la mia pelle a spicchi, poco per volta. Avevo portato mio figlio accanto a me e ancora non smetteva di piangere. Poggiai una mano sulla sua bocca e l’altra continuava a procurarmi piacere. Acchiappavo la mia carne pezzo per pezzo. Volevo romperla per entrarci dentro. Il mio respiro era più rapido. Quello di mio figlio di meno. Sentivo i miei muscoli tendersi, piegarsi. Diventavo più forte. Così ho ricominciato ad esistere. Così mio figlio moriva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io o lui. Non ho avuto scelta. In ogni caso sarebbe stata colpa mia.Questa è la verità.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5647548880099918397-9086364225618618145?l=apprendisti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/9086364225618618145/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5647548880099918397&amp;postID=9086364225618618145' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/9086364225618618145'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/9086364225618618145'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2007/03/legittima-difesa.html' title='Legittima Difesa!'/><author><name>Enza P.</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-6630497186823856502</id><published>2007-03-21T16:55:00.000+01:00</published><updated>2007-05-23T15:29:17.159+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='massi'/><title type='text'>II - L'Importanza delle Lingue</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt; &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/03/i-senza-parole.html" title="Prima parte: Senza parole"&gt;&lt;span&gt;I&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; - &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;II&lt;/span&gt; - &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/03/iii-de-gustibus.html" title="Terza parte: De Gustibus"&gt;&lt;span&gt;III&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; - &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/04/iv-sapore-di-male.html" title="Quarta parte: Sapore di Male"&gt;&lt;span&gt;IV&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; - &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/04/v-il-gusto-della-vendetta.html" title="Quinta parte: Il Gusto della Vendetta"&gt;&lt;span&gt;V&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; - &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/04/vi-lultimo-sapore.html" title="Sesta parte: L''Ultimo Sapore"&gt;&lt;span&gt;VI&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; - &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/05/vii-caff-amaro.html" title="Settima parte: Caffè Amaro"&gt;&lt;span&gt;VII&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Quando mi risveglio, per un attimo non capisco dove mi trovo. Poi riconosco la poltrona, la lampada sopra la mia testa, gli strumenti; mi tornano alla mente il dentista con la faccia da tartaruga e la sua assistente e allora ricordo.&lt;br /&gt;La mia lingua!&lt;br /&gt;Provo a muovere le gambe e le braccia e ringrazio il cielo che entrambe adesso rispondono agli impulsi che arrivano dal mio cervello.&lt;br /&gt;D’istinto apro la bocca e cerco con le dita il pezzo di carne che il dentista mi ha strappato con le tenaglie. Inaspettatamente la lingua è lì. Me la tocco e me la ritocco incredulo.&lt;br /&gt;Ma come è possibile se un attimo prima…&lt;span id="fullpost"&gt;“Ah, allora è vivo?”, l’assistente spunta da dietro una porta con in mano gli strumenti sterilizzati.&lt;br /&gt;La sua voce è vispa e arzilla e naturalmente ha stampato in faccia un sorriso che le va da un orecchio all’altro.&lt;br /&gt;“Doveva essere davvero stanco per addormentarsi mentre il dottore le faceva l’otturazione. L’ho visto succedere molto di rado.”&lt;br /&gt;Sono senza parole, ma non senza lingua.&lt;br /&gt;Mi sono addormentato? Non riesco a ricordare il momento in cui la realtà ha lasciato il posto al mondo onirico.&lt;br /&gt;“Io..”, balbetto non sapendo che dire.&lt;br /&gt;“Oh, non si deve scusare, può capitare…Se ora vuole alzarsi, l’accompagno alla reception per prendere il prossimo appuntamento.”&lt;br /&gt;Non è un invito, è un ordine. Io mi alzo mio malgrado dalla poltrona e un po’ traballante e del tutto frastornato faccio per seguire la ragazza.&lt;br /&gt;Mi fermo di colpo perché con la coda dell’occhio vedo qualcosa che attira la mia attenzione. E’ una scatolina di metallo piena di…cosa sono? Sembrano fette di arista cruda tagliate molto spesse.&lt;br /&gt;La sederona si volta e nota dove è diretto il mio sguardo. Con una prontezza sorprendente per la sua stazza mi scavalca e corre verso il contenitore chiudendolo con un coperchio. Per una frazione di secondo il sorriso è sparito e un’aria stizzita e vagamente contrariata ha invaso il suo faccione. E’ stato un attimo, ma l’ho notato.&lt;br /&gt;Torna a sorridere amabilmente e mi dice:&lt;br /&gt;“Se vuole seguirmi…”&lt;br /&gt;Vado verso l’uscita in silenzio ma non riesco a smettere di pensare a quelle fette di arista. Cerco di scacciare dalla mia testa l’idea che fossero lingue. Perché lingue è quello che sembravano, magari strappate ai precedenti pazienti. Senza accorgermene torno a toccarmi la lingua per convincermi che dentro la scatola di metallo c’erano davvero fette di arista. La lingua è sempre lì e scuotendo la testa mi dico che la notte devo dormire di più invece di ubriacarmi con quei cazzoni di Fabio e Luca.&lt;br /&gt;“Se le va bene ci vediamo martedì prossimo, così il dottore termina l’intervento…alle 18:00 come oggi le va bene?”&lt;br /&gt;Faccio di sì con la testa, prendo il promemoria che la receptionist mi mette in mano e ancora inebetito per questa esperienza surreale esco e prendo l’ascensore.&lt;br /&gt;Premo “T” e mi volto verso lo specchio ad osservarmi. Ho gli occhi cerchiati e le pupille iniettate di sangue.&lt;br /&gt;Sì, decisamente devo dormire di più.&lt;br /&gt;L’ascensore arriva al piano terra e faccio per aprire la porta. Poi ci ripenso, mi volto di nuovo verso lo specchio e tiro fuori la lingua.&lt;br /&gt;Tutto ok, mi dico. E’ lì al suo posto.&lt;br /&gt;Poi mi guardo meglio. Non so come mai, ma c’è qualcosa di diverso. Non che passi le giornate a fare linguacce allo specchio, ma c’è davvero qualcosa di strano. Cerco di stendere la lingua più che posso e la allungo all’inverosimile.&lt;br /&gt;E’ in quel momento che li noto.&lt;br /&gt;I punti di sutura sono piccoli, ma non invisibili: questa non è la mia lingua.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5647548880099918397-6630497186823856502?l=apprendisti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/6630497186823856502/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5647548880099918397&amp;postID=6630497186823856502' title='7 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/6630497186823856502'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/6630497186823856502'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2007/03/ii-limportanza-delle-lingue.html' title='II - L&apos;Importanza delle Lingue'/><author><name>massi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00541396498719915398</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-40622972291642886</id><published>2007-03-20T12:49:00.000+01:00</published><updated>2007-06-08T23:09:59.762+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='bruno'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti'/><title type='text'>Due, tre, forse quattro</title><content type='html'>&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Due, tre, forse quattro passi, metri, manciate di palmi… la distanza misurata ad occhio, braccia e battiti del cuore che pulsa nelle vene delle tempie facendo rimbalzare gli occhi.&lt;br /&gt;Una faccenda di famiglia da risolvere con lotta, aspra, breve, violenta, fatta di pugni a volare senza mira, di calci senza rincorsa e di morsi che non mollano la presa finché non si smuove la carne sotto i denti o non riesci più a tenere l’apnea per evitare di respirare il sangue che sprizza.&lt;br /&gt;Due, tre, forse quattro minuti di bestiale violenza, rapidi, immediati, come le fiammate di SputaFuoco e assordanti come il fragore del cannone che espelle l’UomoProiettile.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;Tutto pareva come sempre, stanca routine di allenamenti fra odore di paglia e schiocchi di frusta. Tutto salvo il guizzo nell’occhio di Matilda, nervosa quella sera, oltremisura.&lt;br /&gt;Salto, posizione, inchino: le solite figure fatte controvoglia; il caso di smettere? Sicuramente si, ma per Regina era lavoro e questo, bene o male, lo si doveva pur fare, con Betty, appesa alle sbarre, a farle compagnia.&lt;br /&gt;Poi, d’un tratto l’ inevitabile, imprevedibile balzo di rabbia, Regina a terra, Matilde sopra di lei.&lt;br /&gt;Per Betty solo una cosa, senza pensare.&lt;br /&gt;Due, tre, forse quattro vampate di calore prima che arrivi Raul a porre fine. Betty si trascina barcollando: è tutto finito in un abbraccio infinito di Regina.&lt;br /&gt;Due, tre, forse quattro secondi, poi più nulla.&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ANSA: Aggredita da una tigre, domatrice salva grazie al sacrificio di scimmietta ammaestrata.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5647548880099918397-40622972291642886?l=apprendisti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/40622972291642886/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5647548880099918397&amp;postID=40622972291642886' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/40622972291642886'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/40622972291642886'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2007/03/due-tre-forse-quattro.html' title='Due, tre, forse quattro'/><author><name>bruno</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03601486352621581011</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_QiSk99EOGpA/SZ1ZOZmar3I/AAAAAAAAAA4/w6XzDJp0xio/S220/autoscatto.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-6303378155986114064</id><published>2007-03-16T10:39:00.000+01:00</published><updated>2007-05-23T15:29:29.684+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='massi'/><title type='text'>I - Senza parole</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt; &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;I&lt;/span&gt; - &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/03/ii-limportanza-delle-lingue.html" title="Prima seconda: L''Importanza delle Lingue"&gt;&lt;span&gt;II&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; - &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/03/iii-de-gustibus.html" title="Terza parte: De Gustibus"&gt;&lt;span&gt;III&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; - &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/04/iv-sapore-di-male.html" title="Quarta parte: Sapore di Male"&gt;&lt;span&gt;IV&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; - &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/04/v-il-gusto-della-vendetta.html" title="Quinta parte: Il Gusto della Vendetta"&gt;&lt;span&gt;V&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; - &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/04/vi-lultimo-sapore.html" title="Sesta parte: L''Ultimo Sapore"&gt;&lt;span&gt;VI&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; - &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/05/vii-caff-amaro.html" title="Settima parte: Caffè Amaro"&gt;&lt;span&gt;VII&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;“Non avrà mica paura, vero?”&lt;br /&gt;Faccio segno di no con la testa ma è una mezza bugia. Non ho paura, sono letteralmente terrorizzato.&lt;br /&gt;“Non abbiamo mai ucciso nessuno.”&lt;br /&gt;Il sorriso dell’assistente non mi tranquillizza per niente.&lt;br /&gt;“Il dottore arriverà tra un attimo.”&lt;br /&gt;Cerco di sorridere a mia volta ma faccio fatica a far funzionare i muscoli del viso che servono a distendere le labbra. &lt;br /&gt;Guardo le mani veloci della ragazza che sistemano gli attrezzi sul ripiano e una morsa mi stringe lo stomaco. Cerco di distarmi e provo a immaginare la vita privata dell’assistente paffutella al di fuori dello studio dentistico. Si volta verso di me come per verificare che sia sempre lì e mi indirizza un altro grande sorriso. La osservo meglio: mi sembra che abbia sì e no vent’anni e mi chiedo se è una con abbastanza esperienza da mettermi le mani in bocca. Di certo nella sua di bocca infila cibo a dovere: ha un sedere che fa provincia.&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;Il dottore entra in quel momento. E’ più giovane di quanto credessi, ma mi dà l’impressione della persona seria. Il viso mi ricorda una tartaruga. Ha un paio di occhiali rotondi che rendono i suoi occhi piccolissimi. Si presenta, mi stringe la mano e chiede all’assistente se ha già preparato l’anestesia. Il tutto senza accennare neppure l’ombra di un sorriso. Sì, è uno serio.&lt;br /&gt;“Dov’è che ha dolore esattamente?”&lt;br /&gt;Non mi fa rispondere, mi ficca le mani in bocca e mi siringa la gengiva. Percepisco un lieve dolore nel momento della puntura, ma mi rilasso ripetendomi che d’ora in avanti non sentirò più niente.&lt;br /&gt;“E’ questo dente”, rispondo indicandomi il premolare destro superiore. Lui nemmeno mi guarda, mi dà le spalle e armeggia tra i suoi attrezzi.&lt;br /&gt;Quando si volta vedo che ha in mano uno strano bisturi.&lt;br /&gt;“Adesso praticheremo una gengivectomia per facilitare l’estrazione.”&lt;br /&gt;Gengivectomia? Estrazione? Io pensavo fosse una carie.&lt;br /&gt;Guardo interrogativo il viso da tartaruga del dentista, ma da quel volto non trapela niente e l’espressione è sempre la stessa.&lt;br /&gt;Mi volto verso la sederona a cercare conforto. Lei sorride ancora, ma la sua espressione è cambiata. Quel sorriso ha un non so che di sbagliato.&lt;br /&gt;Prima che possa pensare di fare qualsiasi mossa, mi ritrovo le mani della cicciona sulle mie braccia. Mi coglie alla sprovvista e non capisco cosa voglia fare. Mi divincolo ma lei non molla e continuando a sorridere in quel modo sbagliato mi tiene fermo alla poltrona. Non riesco a ribellarmi, è come se non avessi più forze.&lt;br /&gt;“Dottore, l’anestesia sta facendo effetto”&lt;br /&gt;Ma non dovrebbe addormentarsi solo un lato della bocca?&lt;br /&gt;Il dottore aziona il bisturi e l’assistente mi lascia le braccia ormai pesanti e inermi e mi allarga la bocca. Provo ad alzare un braccio, a muovere le gambe, a chiudere la bocca, ma solo i miei occhi sembrano rispondere ai comandi del cervello e si muovono da una parte all’altra dell’orbita cercando di capire cosa sta succedendo. Poi il bisturi è dentro la mia bocca e io sento un odore di pollo bruciato. La sederona raccoglie con l’aspiratore i pezzi di gengiva che mi cadono sulla lingua. Voglio urlare, scappare, ma sono completamente immobilizzato. Quando il bisturi cessa il suo lavoro, il dottore prende qualcos’altro dai suoi strumenti e solo quando si volta nuovamente verso di me vedo le tenaglie. Aspetto impotente che l’attrezzo mi strappi il dente, ma questo momento non arriva mai. &lt;br /&gt;Accade qualcosa di peggiore. Le tenaglie mi afferrano la lingua e sento tirare con una forza tale che penso mi si staccherà tutta la testa. Il dottore tira come un dannato e la sederona si mette dietro di lui e lo aiuta . Mi chiedo perché non senta dolore, forse è l’anestesia. Non finisco di formulare questo pensiero che percepisco qualcosa. &lt;br /&gt;Non è dolore, è un rumore. E’ come quando preparo gli straccetti di cavallo e sfilaccio il pezzo di carne aiutandomi con le mani.&lt;br /&gt;Poi il dottore e la sua assistente finiscono per terra con un tonfo sordo, guardano entrambi le tenaglie che lui stringe fra le mani. Vedo la tartaruga che sorride per la prima volta e gli occhi mi finiscono sul loro trofeo grondante di sangue.&lt;br /&gt;Provo a urlare, ma credo di aver perso la lingua.&lt;br /&gt;Il resto è buio.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5647548880099918397-6303378155986114064?l=apprendisti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/6303378155986114064/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5647548880099918397&amp;postID=6303378155986114064' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/6303378155986114064'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/6303378155986114064'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2007/03/i-senza-parole.html' title='I - Senza parole'/><author><name>massi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00541396498719915398</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-4126992583099432927</id><published>2007-03-13T23:52:00.000+01:00</published><updated>2007-12-07T17:00:05.721+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='discussioni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Enzo Fileno Carabba'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='tecniche narrative'/><title type='text'>Per non saper né leggere né scrivere¹ - Non essere stanchi</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;di &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Enzo_Fileno_Carabba"&gt;Enzo Fileno Carabba&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando ho cominciato a tenere corsi di scrittura non sapevo a cosa andavo incontro. Ho imparato molte cose. Di solito uno, senza rendersene conto, frequenta persone simili a lui. Per esempio persone che hanno in comune il  fatto di aver preso il treno, qualche volta, o persone più o meno convinte che i libri siano una splendida cosa, o persone che non vengono picchiate spesso. Invece tenendo corsi in tante scuole diverse, in tanti ambienti diversi, ma molto diversi, ho incontrato ragazzi sapienti, ma anche ragazzi i cui contatti coi libri sono veramente minimi. Ho incontrato ragazzi che vanno in deltaplano ma anche ragazzi - non pochi - che non hanno mai preso il treno, oppure non sono mai stati a Firenze pur vivendo a pochi chilometri da Firenze.&lt;br /&gt;Infatti non è vero che nella nostra era tutto è più vicino e più veloce. Ci sono barriere enormi. E non parlo di ragazzi che, in qualche sperduta catapecchia, vengono travolti da bombe democratiche, ma di ragazzi molto vicini a noi, in termini di chilometri.&lt;br /&gt;Io spesso porto cassette con film che hanno come protagonista Dracula. Il ragionamento è questo: vedere come una storia che tutti conoscono viene affrontata nel libro e nei film. Ma una volta sono andato in una classe in cui nessuno conosceva la storia di Dracula, a parte la versione comica di Aldo Giovanni e Giacomo (peraltro pregevole) e una pubblicità in cui compare un vampiro. In compenso quando ho interrotto la cassetta ed è apparso il Tg2 in diversi si sono messi a urlare: "Tg2 Tg2!" come riconoscendo una divinità tribale. Lo so  che sembro cattivo,  solo che è andata così.&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;Ho sfiorato vite belle e terribili. Ho fatto lezione a ragazzi che, appena arrivati da paesi lontani, non so cosa capissero di quello che dicevo.&lt;br /&gt;Non è detto che le scuole dove il livello culturale è più alto siano anche le scuole  da cui escono i racconti migliori. Non sempre. Per scrivere bisogna scommettere, osare, lasciarsi andare, produrre scintille. Se giudichi con troppa intelligenza è la fine, quello che scrivi si ferma, smette di respirare, muore. Non è facile. Questo coraggio può essere liberato dall'esterno, ma cova nel cuore dei singoli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando andavo a scuola come alunno, a parte che mi sembrava non sarebbe finita mai, ero colpito dal fatto che molte persone erano sempre stanche e ritenevano di ricevere, dalla vita, molto meno di quanto meritavano. Questo valeva sia per i professori che per gli alunni, dato che come si sa si influenzano a vicenda, a volte in modo miracoloso, altre volte in modo devastante. Sarà la scuola, pensavo. Oggi so che non è così. Dopo, molti continuano a essere stanchi e scontenti: per il lavoro, o per la mancanza di lavoro. O per questo, o per quell'altro. E così via per tutta l'esistenza. È una costante universale, e coloro che nonostante tutto, caparbiamente, si sottraggono a questo modo di percepire la vita sono - ai miei occhi - dei piccoli eroi.&lt;br /&gt;Io per parte mia, nonostante sia passato molto tempo, sono ancora così sollevato che la scuola sia finita che il mondo mi appare in una luce meravigliosa.&lt;br /&gt;L'importante è non essere stanchi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;¹&lt;span style="font-style: italic;font-size:85%;" &gt;Per non saper né leggere né scrivere è una frase che diceva sempre mia nonna, a cui  dedico questo testo.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5647548880099918397-4126992583099432927?l=apprendisti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/4126992583099432927/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5647548880099918397&amp;postID=4126992583099432927' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/4126992583099432927'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/4126992583099432927'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2007/03/per-non-saper-n-leggere-n-scrivere-non.html' title='Per non saper né leggere né scrivere¹ - Non essere stanchi'/><author><name>filsero</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-9098318244517072451</id><published>2007-03-09T14:07:00.000+01:00</published><updated>2007-03-09T14:22:38.012+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='massi'/><title type='text'>VIII - Eurostar 9450 - Un anno dopo</title><content type='html'>&lt;div style="TEXT-ALIGN: center"&gt;&lt;a title="Prima parte: Eurostar 9450" href="http://apprendisti.blogspot.com/2006/11/eurostar-9450.html"&gt;I&lt;/a&gt; - &lt;a title="Seconda parte: Casa Dolce Casa" href="http://apprendisti.blogspot.com/2006/12/casa-dolce-casa.html"&gt;II&lt;/a&gt; - &lt;a title="Terza parte: Imprevisti" href="http://apprendisti.blogspot.com/2006/12/iii-imprevisti.html"&gt;III&lt;/a&gt; - &lt;a title="Quarta parte: L''Eterno Riposo Dona Loro" href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/01/iv-leterno-riposo-dona-loro.html"&gt;IV&lt;/a&gt; - &lt;a title="Quinta parte: Indovina Chi Viene a Letto" href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/02/indovina-chi-viene-letto.html"&gt;V&lt;/a&gt; - &lt;a title="Sesta parte: Milano - Roma Solo Andata" href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/02/vi-milano-roma-solo-andata.html"&gt;VI&lt;/a&gt; - &lt;a title="Settima parte: L'Uomo Insensibile" href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/02/vii-luomo-insensibile.html"&gt;VII&lt;/a&gt; - &lt;span style="FONT-WEIGHT: bold"&gt;VIII&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;“E’ occupato?”&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Deja-vu.&lt;br /&gt;Cazzo sono, lo sportello delle informazioni?&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;“No, prego”, rispose Cristiano spostando lo zaino sulle sue cosce. L’uomo lo scavalcò impacciato sedendosi di schianto. Era un omone grosso e sudaticcio, che si passava di continuo un fazzolettino di carta tutto sbertucciato sulla fronte bagnata.&lt;br /&gt;Cristiano smise di guardarlo e tornò a leggere il suo libro, ignorando quello che accadeva intorno a lui.&lt;br /&gt;Ma come succedeva al solito quando era in treno, non riuscì a concentrarsi per molto e rialzò lo sguardo dando un’occhiata alla ragazza che gli stava di fronte.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Cazzo, che carina!&lt;/em&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;Lei sentendosi fissata alzò lo sguardo a sua volta. Cristiano le sorrise. Lei ricambiò vagamente con un sorriso imbarazzato, poi non sapendo bene cosa fare o guardare, iniziò a rovistare nella sua borsa alla ricerca di un oggetto non ben identificato.&lt;br /&gt;Cristiano ridacchiò fra sé e sé. Ormai ci era abituato. All’inizio si era sentito offeso e ci rimaneva male, ma aveva imparato ad andare oltre a quelli sguardi misti di compassione e paura. Compassione  e paura per la sedia a rotelle su cui sedeva.&lt;br /&gt;Gli tornò alla mente la dottoressa Franchi e per un attimo si ritrovò nell’ospedale dove era rimasto circa un mese. La voce vellutata della dottoressa gli aveva parlato con freddezza:&lt;br /&gt;“La paralisi è permanente. Potremmo tentare un’altra operazione e sentire anche pareri di altri specialisti, al giorno d’oggi la medicina…”&lt;br /&gt;“Dottoressa, siamo sinceri, mi guardi negli occhi e mi dica se esiste la minima possibilità che io torni a camminare.”&lt;br /&gt;La sua voce era suonata così distaccata e lui stesso si era stupito. Gli occhi azzurri e stanchi della dottoressa Franchi lo avevano fissato per qualche secondo, poi la voce morbida aveva parlato nuovamente:&lt;br /&gt;“Lei non potrà più camminare.”&lt;br /&gt;Gli aveva spiegato cosa era successo alla sua spina dorsale e alle sue vertebre lombari, aveva usato mille termini medici cercando di illustrargli la nuova vita che avrebbe dovuto condurre. Cristiano aveva ascoltato sì e no. Quando la dottoressa aveva terminato, lui le aveva sorriso, l’aveva ringraziata e le aveva chiesto di lasciarlo solo.&lt;br /&gt;“C’è sua madre qui fuori che vorrebbe stare un po’ con lei. E’ rimasta qui tutta la notte, sa?”&lt;br /&gt;“Le dica che vada a riposare. Voglio stare solo adesso, davvero.”&lt;br /&gt;La dottoressa aveva fatto un cenno di assenso con la testa e poi era uscita in silenzio. Quanti giorni aveva passato a urlare dentro di sé e maledire tutto e tutti? Quante settimane, quanti mesi erano passati prima che si stancasse di piangere e bestemmiare? Non lo ricordava, ma a un certo punto, non aveva più voluto stare solo. A un certo punto aveva voluto che sua madre stesse accanto a lui con i suoi Santiddio e le sue pellicce costosissime. E aveva iniziato a vivere la sua nuova vita a due ruote.&lt;br /&gt;Il cellulare squillò.&lt;br /&gt;“Mamma?”&lt;br /&gt;“Tesoro, dove sei?”&lt;br /&gt;&lt;em&gt;A fare la maratona di New York.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;“Sono appena ripartito da Firenze. Tra un’ora e mezzo arrivo.”&lt;br /&gt;“Io sono già in stazione, tesoro. E quegli angeli di ragazzi sono tutti qua per aiutarci.”&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Angeli? I tipi dell’assistenza handicappati?&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;“Ok, mamma, ci vediamo tra poco.”&lt;br /&gt;“Santiddio, Cristiano, ma non potresti essere un po’ più espansivo e meno musone?”&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Certo, appena scendo dal treno, mi alzo e mi metto a ballare. &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;E’ bello sapere che certe cose non cambiano mai.&lt;br /&gt;“A fra poco, mamma.”&lt;br /&gt;“Ok, tesoro, a dopo.”&lt;br /&gt;In realtà qualcosa ogni tanto cambia: sua madre non ha mai capito quando era il momento di tagliare corto. Adesso sì. Adesso sa quando deve stare zitta.&lt;br /&gt;“Scusi”, fece la ragazza carina all’omone sudaticcio accanto a lui, "Quando arriviamo a Roma, mi può dare una mano a tirare giù la valigia?”&lt;br /&gt;C’è un bel vantaggio a viaggiare in treno se sei paralitico: non devi preoccuparti di prepararti per scendere né della valigia. Fanno tutto quelli dell’assistenza.&lt;br /&gt;“Certo”, rispose l’omone e i due si sorrisero.&lt;br /&gt;Cristiano si sentì escluso. Di nuovo si ritrovò a pensare come il suo handicap spaventasse le persone. Ma del resto i due parlavano di azioni che lui da solo non era più in grado di compiere.&lt;br /&gt;Fu in quel momento che la ragazza che stava passando nel corridoio gli finì addosso per la brusca frenata del treno.&lt;br /&gt;“Merda!”, esclamò, “mi scusi, io…”&lt;br /&gt;Cristiano la aiutò a tirarsi e su la riconobbe:&lt;br /&gt;“Erika!”&lt;br /&gt;Lei si tirò indietro il ciuffo e lo fissò. Le erano cresciuti i capelli, ma era quella di sempre.&lt;br /&gt;“Cristiano!”, esclamò lei visibilmente contenta di vederlo. Poi lo sguardo le cadde sulla sedia a rotelle e allora il sorriso le morì in faccia.&lt;br /&gt;“Ma…”&lt;br /&gt;Cristiano le fece un cenno come per dire di non parlare.&lt;br /&gt;“Quando hai tempo per un caffé ti racconterò.”&lt;br /&gt;“Ma, come…cioè, è una cosa…”&lt;br /&gt;“E’ permanente”, disse Cristiano guardandola. Per un attimo quegli occhi azzurri gli ricordarono la dottoressa Franchi.&lt;br /&gt;“Oddio, Cristiano, io…”&lt;br /&gt;“Stai sempre a Milano?”&lt;br /&gt;“Sì.”&lt;br /&gt;“Allora, passa da me una sera e facciamo due chiacchiere, magari lunedì prossimo.”&lt;br /&gt;“Sì, cioè non so, lunedì devo andare con Luca…”&lt;br /&gt;Si fermò. Cristiano sorrise.&lt;br /&gt;“Quando hai tempo, non ti preoccupare. Il mio numero ce l’hai. O hai buttato anche quello?”&lt;br /&gt;“No, no…”, disse lei, “ho buttato via tante cose, ma non il numero…”&lt;br /&gt;Si sorrisero. Cristiano sapeva che lei non sarebbe mai passata a trovarlo.&lt;br /&gt;“Allora ci vediamo”, disse lui dopo qualche secondo di silenzio.&lt;br /&gt;“Sì”, rispose lei, “buon viaggio”&lt;br /&gt;Erika se ne andò traballando nel vagone accanto. Poi vide che la ragazza di fronte a lui lo guardava.&lt;br /&gt;“E’ la tua ex?”&lt;br /&gt;“Eh?”&lt;br /&gt;“Dico, stavate insieme?”&lt;br /&gt;“Sì”, rispose Cristiano.&lt;br /&gt;“E’ carina.”&lt;br /&gt;“Sì”&lt;br /&gt;“Com’è successo?”&lt;br /&gt;“Oh, lei si è innamorata di un altro.”&lt;br /&gt;“No, dicevo la sedia a rotelle. Un incidente?”&lt;br /&gt;Cristiano non seppe il motivo, ma gli occhi gli si riempirono di lacrime. Le ricacciò dentro con uno sforzo sovraumano.&lt;br /&gt;“Sì, un incidente.”&lt;br /&gt;“Mi dispiace”, disse lei.&lt;br /&gt;E dopo un attimo:&lt;br /&gt;“Io sono Monica.”&lt;br /&gt;Cristiano le strinse la mano.&lt;br /&gt;Lei gli sorrise di nuovo e per la seconda volta a Cristiano venne da piangere.&lt;br /&gt;L’omone sudato si alzò e scavalcandoli andò in bagno.&lt;br /&gt;"Cristiano", si presentò lui.&lt;br /&gt;“Sì, ho sentito che ti chiamavi Cristiano, non ho potuto fare a meno di ascoltarti mentre parlavi con lei.”&lt;br /&gt;Cristiano la osservò meglio e penso che era davvero bella.&lt;br /&gt;“Pensi che passerà a trovarmi una di queste sere?”&lt;br /&gt;Monica si strinse nelle spalle:&lt;br /&gt;“Penso di sì”&lt;br /&gt;“Onestamente.”&lt;br /&gt;Lei ci pensò un attimo, poi rispose:&lt;br /&gt;“No, non credo.”&lt;br /&gt;Cristiano sorrise e fece di sì con la testa.&lt;br /&gt;“Facciamo così”, disse Monica all’improvviso, “ io sto a Milano, che ne dici se vengo io a trovarti?”&lt;br /&gt;Cristiano la guardò sbigottito.&lt;br /&gt;Monica rise:&lt;br /&gt;“Ti va?”&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Cazzo se mi va.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;“Mi va.”&lt;br /&gt;Chi l’ha detto che sui treni non si incontra mai nessuno di interessante, e chi l’ha detto che non ti danno mai il posto che chiedi? E soprattutto, chi l’ha detto che tutta la gente prova compassione e paura se sei costretto su una sedia a rotelle?&lt;br /&gt;Cristiano non è religioso, non va mai in chiesa e quando gli capita di andarci per i funerali bestemmia di fronte alla porta di ingresso. Ma ora crede fermamente che gli angeli esistono. E forse ne ha appena incontrato uno.&lt;br /&gt;“MI VA”, ripeté un po’ più forte ridendo insieme a Monica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align:center;"&gt;FINE&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5647548880099918397-9098318244517072451?l=apprendisti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/9098318244517072451/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5647548880099918397&amp;postID=9098318244517072451' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/9098318244517072451'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/9098318244517072451'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2007/03/viii-eurostar-9450-un-anno-dopo.html' title='VIII - Eurostar 9450 - Un anno dopo'/><author><name>massi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00541396498719915398</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-830965675563541275</id><published>2007-03-02T17:26:00.000+01:00</published><updated>2007-03-06T12:55:43.694+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='bruno'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti'/><title type='text'>Indirizzi</title><content type='html'>All’uscita dell’autostrada dopo l’autogrill, la tangenziale trafficata, una, due, tre alla quarta uscita, dopo il distributore a destra, la seconda casa sempre sulla destra, ci abitavi tu. Un paradiso perduto con il giardino e Fox che all’inizio mi abbaiava contro, tua sorella piccola che parlava sempre, anche da sola, i tuoi genitori che ora non sono più.&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La strada che porta al lago, quando arrivi al bivio dove c’è quel ristorante che fa anche da pizzeria, giri a sinistra e continui dritto fino alla piazzetta, quella della chiesa, qui parcheggi dove trovi posto e a piedi ti infili in quella strada chiusa, quel palazzo infondo, all’ultimo piano, il bilocale che era il nostro nido. Solo io, solo tu, mobili avanzati tutti spaiati, il tuo ordine che cozzava con il mio disordine, le risate in piena notte che disturbavano i vicini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella parte nuova della città, di fronte al tribunale, nuovo anch’esso, il palazzo in vetro, al penultimo piano il quadrilocale che ci sembrava enorme fino a che siamo diventati tre sempre rimanendo uno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La strada in cima alla collina, al terzo tornante la clinica, quinto piano in fondo al corridoio, vicino ai bagni, le lenzuola bianche, la flebo appesa, viavai di infermiere, tu distesa ed io che ti tengo la mano, o viceversa, è un po’ buio, non ricordo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La strada che porta al cimitero, anzi il cimitero stesso, settore D numero 251, per terra una lastra di marmo grande come il nostro letto, è l’ultimo letto ed ora stiamo sognando entrambi lo stesso sogno.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5647548880099918397-830965675563541275?l=apprendisti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/830965675563541275/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5647548880099918397&amp;postID=830965675563541275' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/830965675563541275'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/830965675563541275'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2007/03/indirizzi.html' title='Indirizzi'/><author><name>bruno</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03601486352621581011</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_QiSk99EOGpA/SZ1ZOZmar3I/AAAAAAAAAA4/w6XzDJp0xio/S220/autoscatto.jpg'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-7656326749664532999</id><published>2007-02-25T20:26:00.000+01:00</published><updated>2007-12-07T16:59:33.941+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='discussioni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Enzo Fileno Carabba'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='tecniche narrative'/><title type='text'>Per non saper né leggere né scrivere¹ - Produrre energia</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;di &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Enzo_Fileno_Carabba"&gt;Enzo Fileno Carabba&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La lettura e la scrittura hanno a che vedere con l'energia. Nel senso che ci vuole una grande energia, per scrivere un racconto, bello o brutto che sia. E ci vuole energia (meno, ma ci vuole) per leggerlo. Anche nel senso che il fatto di scrivere  e leggere estrae da qualche territorio sepolto della tua mente risorse che non sapevi di avere. In un certo senso non le avevi proprio, prima di metterti a scrivere o a leggere. Non è che le consumi, le produci. Quando la cosa funziona, si genera una forza nuova, profonda, insospettata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;In generale, non mi sento certo nella condizione di dire "ragazzi, si scrive così e così, punto e basta". Nessuno può farlo. Non esiste una tecnica universale, non esistono le &lt;span style="font-family:courier new;"&gt;Dodici lezioni per scrivere di bene in meglio&lt;/span&gt;. Ce ne vogliono almeno tredici.&lt;br /&gt;Io poi non cerco nemmeno di dire cose intelligenti sui testi. Magari non ci riuscirei neanche se lo volessi. Ma non voglio. Perché non è così che funziona. Funziona quando riesci a creare un clima per cui le persone scrivono, anche a forza di dire scemenze, al limite.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La premessa di  ogni discorso su lettura e scrittura coincide con la conclusione: la libertà. Con questa alta parola intendo semplicemente significare che, alla fine, ognuno deve leggere quello che preferisce  e scrivere come gli pare. Ma per avere delle preferenze quel tipo deve prima sapere che la lettura e la scrittura esistono, e che non è vero che chi legge o scrive lo fa perché non ha successo con le ragazze o con i ragazzi (incredibilmente, molti lo pensano).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C'è una cosa che come tutte le cose importanti sembra banale. Riguarda la capacità di plasmare quello che si scrive, soprattutto riguarda la disponibilità a farlo. È questo il cammino  da tentare: lavorare sui racconti, convincendosi che non si è se stessi solo durante la prima stesura - come misteriosamente pensano i più - ma si è se stessi anche durante la seconda stesura. A volte alla nona stesura si è ancora più se stessi di prima. Ma in un modo diverso, nuovo, soprendente. Io credo che questa disponibilità al lavoro conti più del risultato finale: perché indica l'apertura verso possibilità sepolte.&lt;br /&gt;Scrivendo puoi entrare sempre più dentro te stesso, ma puoi anche immaginare altre vite, puoi balzare nella testa di qualcun altro. E non è detto che le due vie non coincidano.&lt;br /&gt;Sceivere è un lavoro lento, richiede concentrazione, e in un mondo  dove tutti vogliono affannosamente far sapere di esistere, velocemente, a qualsiasi costo, è una bella sfida. Credo che sia un esercizio di forza e umiltà, anche se a volte può sfociare nel narcisismo.&lt;br /&gt;Per quanto la partenza di un racconto possa essere dolorosa e terribile - intendo l'esperienza che ci sta dietro - il punto d'arrivo, se la magia riesce, è sempre l'energia e la vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="display: inline;"&gt;¹&lt;span style="font-style: italic;font-size:85%;" &gt;Per non saper né leggere né scrivere è una frase che diceva sempre mia nonna, a cui  dedico questo testo.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5647548880099918397-7656326749664532999?l=apprendisti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/7656326749664532999/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5647548880099918397&amp;postID=7656326749664532999' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/7656326749664532999'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/7656326749664532999'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2007/02/per-non-saper-n-leggere-n-scrivere.html' title='Per non saper né leggere né scrivere¹ - Produrre energia'/><author><name>filsero</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-8515721873487579023</id><published>2007-02-20T14:55:00.000+01:00</published><updated>2007-03-09T14:19:01.669+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='massi'/><title type='text'>VII - L'uomo insensibile</title><content type='html'>&lt;div style="TEXT-ALIGN: center"&gt;&lt;a title="Prima parte: Eurostar 9450" href="http://apprendisti.blogspot.com/2006/11/eurostar-9450.html"&gt;I&lt;/a&gt; - &lt;a title="Seconda parte: Casa Dolce Casa" href="http://apprendisti.blogspot.com/2006/12/casa-dolce-casa.html"&gt;II&lt;/a&gt; - &lt;a title="Terza parte: Imprevisti" href="http://apprendisti.blogspot.com/2006/12/iii-imprevisti.html"&gt;III&lt;/a&gt; - &lt;a title="Quarta parte: L''Eterno Riposo Dona Loro" href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/01/iv-leterno-riposo-dona-loro.html"&gt;IV&lt;/a&gt; - &lt;a title="Quinta parte: Indovina Chi Viene a Letto" href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/02/indovina-chi-viene-letto.html"&gt;V&lt;/a&gt; - &lt;a title="Sesta parte: Milano - Roma Solo Andata" href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/02/vi-milano-roma-solo-andata.html"&gt;VI&lt;/a&gt; - &lt;span style="FONT-WEIGHT: bold"&gt;VII&lt;/span&gt; - &lt;a title="Ottava parte: Eurostar 9450 - Un Anno Dopo" href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/03/viii-eurostar-9450-un-anno-dopo.html"&gt;VIII&lt;/a&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Quando Cristiano aprì gli occhi, la prima cosa che vide fu Erika completamente vestita di bianco.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Oddio, sono morto e mi trovo in paradiso.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Richiuse gli occhi, li riaprì e si rese conto che la persona che gli stava davanti non era Erika. Era una donna di mezza età, con un camice bianco.&lt;br /&gt;“Come si sente?”, la voce della donna era morbida e vellutata.&lt;br /&gt;“Dove…dove sono?”&lt;br /&gt;“E’ in ospedale, ha avuto un incidente, ricorda? Io sono la dottoressa Franchi.”&lt;br /&gt;Cristiano ripensò alla macchina, a sua madre che parlava, che urlava il suo nome, poi il volo.&lt;br /&gt;“Sì, ricordo…stamani…in tangenziale.”&lt;br /&gt;“Veramente è stato ieri mattina.”&lt;br /&gt;Cristiano la guardò interrogativo.&lt;br /&gt;“Siete finiti fuori strada e avete fatto un volo pazzesco, la macchina si è cappottata un paio di volte e alla fine si è schiantata contro un albero.”&lt;br /&gt;La dottoressa fece una pausa.&lt;br /&gt;“L’ambulanza l’ha portata subito qui. Le sue condizioni erano gravi e abbiamo dovuto operarla di urgenza.”&lt;br /&gt;“Ma…io…”&lt;br /&gt;Cristiano si bloccò e guardò il volto della dottoressa Franchi.&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;“Mia madre…dov’è mia madre?”&lt;br /&gt;La dottoressa spostò il peso da una gamba all’altra, si avvicinò al letto e prese una mano a Cristiano.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;E’ morta, ora mi dirà che mia madre è morta.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;“Sua madre…”, la dottoressa si interruppe al suono della porta che si apriva. Si voltò a guardare chi entrava e Cristiano fece lo stesso.&lt;br /&gt;Sua madre era ferma sulla soglia, con un braccio ingessato e una faccia da funerale.&lt;br /&gt;“Cristiano…”&lt;br /&gt;“Mamma, come stai?”&lt;br /&gt;La dottoressa rispose per lei:&lt;br /&gt;“Sua madre sta bene. Si è rotta un braccio e fratturata un paio di costole ma sta bene. Non è vero signora Elmetti?”&lt;br /&gt;Sua madre fece sì con la testa e fissò Cristiano con aria rassegnata.&lt;br /&gt;“Sto bene, sì…io sto bene.”&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Allora perché avete quelle facce?&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;“Allora perchè avete quelle facce?”&lt;br /&gt;“Signor Bonfanti”, riprese la dottoressa Franchi, sempre tenendogli la mano, “il volo che avete fatto le ha causato una frattura molto grave delle vertebre lombari. L’abbiamo operata immediatamente, ma…”&lt;br /&gt;Cristiano si tirò su e fece per muovere le gambe. Non sentì niente.&lt;br /&gt;“Dottoressa…”&lt;br /&gt;“La lesione è molto grave, ha subito un danno midollare che per adesso non possiamo...”&lt;br /&gt;“Non sento le mie gambe, non sento…non sento niente.”&lt;br /&gt;“Stia calmo, ora le spiego cosa…”&lt;br /&gt;“NO, cazzo, non voglio stare calmo!”&lt;br /&gt;“Tesoro”, si intromise sua madre.&lt;br /&gt;“Stai zitta!”&lt;br /&gt;“Signor Bonfanti, non le nascondo che…”&lt;br /&gt;“Uscite!”&lt;br /&gt;“Cristiano…”&lt;br /&gt;“USCITE! Vi ho detto di uscire da questo cazzo di stanza! FUORI!”&lt;br /&gt;“Tesoro, capisco che sei sconvolto, ma non ti rivolgere alla dottoressa in questo..”&lt;br /&gt;La dottoressa Franchi la interruppe:&lt;br /&gt;“Signora, usciamo, lasciamo suo figlio un po’ solo.”&lt;br /&gt;“Ma dottoressa, io…”&lt;br /&gt;“Venga, ci prendiamo un caffé.”&lt;br /&gt;La dottoressa prese la madre di Cristiano sotto un braccio e la trascinò fuori. Prima di uscire si voltò verso il letto e guardò Cristiano con i suoi occhioni azzurri.&lt;br /&gt;Cristiano si sorprese a pensare che quegli occhi erano tanto belli quanto stanchi. Per un attimo pensò di chiederle scusa per come le aveva urlato contro. Ma prima che potesse articolare due parole, la dottoressa era già uscita e lui rimasto solo nella stanza.&lt;br /&gt;Si toccò le cosce. Niente.&lt;br /&gt;Si tirò una botta col pugno. Niente.&lt;br /&gt;Con le mani prese a martoriarsi i polpacci. Niente.&lt;br /&gt;“Maledizione! No, NO, NOOO!”&lt;br /&gt;Cristiano iniziò a martellarsi con tutta la forza che aveva entrambe le gambe. Tirò pugni e pizzicotti e botte di ogni tipo, ma non sentì niente.&lt;br /&gt;“Cazzo, cazzo, cazzo…”, urlò alla stanza vuota.&lt;br /&gt;Poi si fermò esausto. Il respiro era veloce e ansimante. Cristiano provò per l’ultima volta a muovere un piede, ma non ci fu niente da fare.&lt;br /&gt;Sentì le lacrime agli occhi e tentò di ricacciarle, ma non ci fu modo. Iniziò a singhiozzare e pensò che, no, non si trovava in paradiso come aveva creduto svegliandosi e vedendo la dottoressa vestita di bianco.&lt;br /&gt;Quella era l’anticamera dell’inferno.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5647548880099918397-8515721873487579023?l=apprendisti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/8515721873487579023/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5647548880099918397&amp;postID=8515721873487579023' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/8515721873487579023'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/8515721873487579023'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2007/02/vii-luomo-insensibile.html' title='VII - L&apos;uomo insensibile'/><author><name>massi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00541396498719915398</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-6113830603754085076</id><published>2007-02-14T22:59:00.000+01:00</published><updated>2007-12-07T16:58:06.993+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='discussioni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Enzo Fileno Carabba'/><title type='text'>Per non saper né leggere né scrivere¹ - L'era del tanghero</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;di &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Enzo_Fileno_Carabba"&gt;Enzo Fileno Carabba&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche voi leggete libri sempre più corti, ammettetelo. Più brevi e più semplici. Quando ne leggete uno complesso vi sembra di aver fatto qualcosa di formidabile. Vi guardate in giro con un sorrisetto fiero aspettandovi che qualcuno vi dica bravo  (aspetterete un pezzo). Di solito lo leggete d'estate, e a settembre lo raccontate a tutti. A settembre siete pieni di buoni propositi. Tutti a settembre venite da me e mi riassumete fino alla nausea libri meravigliosi. Dovrei espatriare, a settembre.&lt;br /&gt;Però le ulteriori letture meravigliose e originali che avevate progettato sulla spinta dell'eroico periodo estivo si perdono con i primi freddi. Oppure, se la vita vi costringe a fingere di conoscere tutto (che esistenza miserabile, però) adottate tecniche di lettura veloce, una cosa perversa per cui sarete puniti nell'adilà.&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;Ah no? Mi dite che non è così?&lt;br /&gt;Se non è così, se leggete mostruose quantità di libri complicatissimi come facevate qualche anno fa, allora me ne rallegro, vi faccio i miei complimenti. Vuol dire che siete bravi, ma anche fortunati. Siete dei privilegiati, la mamma vi rimbocca le coperte, avete ereditato i pozzi petroliferi della nonna Abelarda, vendete missili per guerre preventive, o mine antiuomo per diffondere la civiltà definitiva. Sono contento per voi. Mandatemi dei soldi. Fatemeli avere al più presto.&lt;br /&gt;Sul versante della scrittura è la stessa cosa. Se prima scrivevate, ora scrivete di meno. Non dite di no. A meno che non siate diventate degli autori di best seller, o non siate dei nababbi per conto vostro, voi scrivete sempre meno. Se mai avete scritto.&lt;br /&gt;Quando dico voi, intendo in qualche modo gli addetti ai lavori, gente che più o meno ha sempre gravitato attorno ai libri. Gente che è cresciuta leggendo, o scrivendo.&lt;br /&gt;Se voi stete ridotti così, e io sono uno di voi, figuriamoci gli altri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La verità è di questi tempi la nostra vita non è concepita per leggere e per scrivere. Soprattutto non è concepita per leggere, perché per leggere ci vuole una grande generosità, una grande disponibilità, mentre  a volte chi scrive è mosso solo da un feroce narcisismo, perfettamente in linea con i tempi.&lt;br /&gt;È il ritmo della nostra esistenza che è micidiale. Non c'è bisogno che te lo dica io però te lo dico lo stesso. Se entri in un ufficio qualsiasi, tanto per dire, sei accolto da vari strati di suoni meccanici e nevrotici che fanno da sottofondo a attività insensate che ci sembrano della massima importanza. Quei suoni non li avvertiamo neanche più, ci sembrano normali. Invece sono il sintomo di un ottundimento collettivo.&lt;br /&gt;Noi siamo una civiltà in cui il massimo piacere per la maggior parte degli uomini è trovare parcheggio. È quando troviamo un posto nel groviglio cittadino che veramente esultiamo, anche quelli che leggono Seneca (io non ne conosco, comunque).&lt;br /&gt;Noi siamo una civiltà che per la prima volta della storia si vergogna degli oggetti che produce: bottiglie di plastica, lattina, pannolini che resistono millenni, e così via.&lt;br /&gt;Noi siamo una civiltà che ha prodotto persone che hanno paura a  entrare in posti dove il telefonino non ha campo. E a volte si tratta di baldi giovani che amano gli sport estremi, cosidetti estremi.&lt;br /&gt;Questo per parlare dei piccoli segni.&lt;br /&gt;Sembra che un'intelligenza maligna orchestri le noste vite per impedirci di coltivare la capacità di concentrazione.&lt;br /&gt;Cosa volete che leggiamo e che scriviamo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tengo corsi di scrittura, in poche parole faccio scrivere racconti e poi ci ragioniamo su. Prima insegnavo solo agli adulti. Da qualche anno lo faccio anche nelle scuole superiori. Ho visto che per la maggior parte delle persone, concentrarsi a lungo è impossibile. Nessuno segue più un ragionamento completo. Ma non perché sono scemi, non sempre almeno. È come se il ragionamento non fosse più richiesto, non fosse più utile.&lt;br /&gt;Un ragionamento vuole che da un punto A, passi al punto B, poi al C e infine al D. Questo non è più possibile, o avviene solo in circoli ristretti, sempre più simile a sette. Normalmente tutti si avventano sul punto A, per dimostrare di esistere, seguendo un modello di comportamento televisivo, quando non restano segregati  dietro muri di apatìa.&lt;br /&gt;A proposito della televisione, mi rendo conto che non è originalissimo tirarla in ballo. Ma  non è più il tempo per essere originali. Un mio amico sostiene una tesi interessante: la televisione andrebbe bene se per guardarla tu dovessi, mettiamo, piegarti su un tubo che esce da terra. Se la televisione comportasse un minimo sforzo, anche solo fisico,  invece dello stravaccamento in poltrona che tu ben conosci, allora andrebbe bene.&lt;br /&gt;Dicono: ma se vuoi la spegni.&lt;br /&gt;NON È VERO! Maledette teste a pinolo! Dato che tutti la guardano, anche se tu non la guardi  sei comunque circondato da quelli che la guardano. Sono loro che comandano,  i tangheri ti dicono come vivere. "È l'era del tanghero" dice il mio amico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;¹&lt;span style="font-style: italic;font-size:85%;" &gt;Per non saper né leggere né scrivere è una frase che diceva sempre mia nonna, a cui  dedico questo testo.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5647548880099918397-6113830603754085076?l=apprendisti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/6113830603754085076/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5647548880099918397&amp;postID=6113830603754085076' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/6113830603754085076'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/6113830603754085076'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2007/02/per-non-saper-n-leggere-n-scrivere-lera.html' title='Per non saper né leggere né scrivere¹ - L&apos;era del tanghero'/><author><name>filsero</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-676182711139354621</id><published>2007-02-13T16:41:00.000+01:00</published><updated>2007-03-09T14:19:28.005+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='massi'/><title type='text'>VI - Milano - Roma Solo Andata</title><content type='html'>&lt;div style="TEXT-ALIGN: center"&gt;&lt;a title="Prima parte: Eurostar 9450" href="http://apprendisti.blogspot.com/2006/11/eurostar-9450.html"&gt;I&lt;/a&gt; - &lt;a title="Seconda parte: Casa Dolce Casa" href="http://apprendisti.blogspot.com/2006/12/casa-dolce-casa.html"&gt;II&lt;/a&gt; - &lt;a title="Terza parte: Imprevisti" href="http://apprendisti.blogspot.com/2006/12/iii-imprevisti.html"&gt;III&lt;/a&gt; - &lt;a title="Quarta parte: L''Eterno Riposo Dona Loro" href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/01/iv-leterno-riposo-dona-loro.html"&gt;IV&lt;/a&gt; - &lt;a title="Quinta parte: Indovina Chi Viene a Letto" href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/02/indovina-chi-viene-letto.html"&gt;V&lt;/a&gt; - &lt;span style="FONT-WEIGHT: bold"&gt;VI&lt;/span&gt; - &lt;a title="Settima parte: L'uomo insensibile" href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/02/vii-luomo-insensibile.html"&gt;VII&lt;/a&gt; - &lt;a title="Ottava parte: Eurostar 9450 - Un Anno Dopo" href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/03/viii-eurostar-9450-un-anno-dopo.html"&gt;VIII&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Il suono dell'acqua che proveniva dalla doccia gli ricordò Erika. Quando al mattino lei si svegliava presto e lui poltriva tra le coperte e lei in bagno si preparava per uscire.&lt;br /&gt;Quanto tempo era passato dall'ultima volta che era successo? Meno di un anno, ma gli pareva un'eternità.  &lt;br /&gt;E ora nella doccia c'era di nuovo una donna: sua madre.&lt;br /&gt;Cristiano ripensò alla notte appena trascorsa. Non aveva dormito niente. Lei aveva russato come un trattore, mentre lui si era rigirato nel suo lato del letto, ripensando all'ultima settimana, a sua nonna, alle parole che gli aveva detto l'ultima volta che l'aveva vista.&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;Sentì sua madre canticchiare sotto la doccia e tutti i buoni propositi di provare a iniziare un rapporto con lei andarono a farsi benedire.&lt;br /&gt;“Mamma!!!”, provò a urlare.&lt;br /&gt;Ma il rumore dell'acqua copriva ogni altro suono.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;No, non posso ospitarla un minuto di più; una notte è stato anche troppo. Appena esce da quel cazzo di doccia, se ne deve andare.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;D'istinto afferrò il cellulare e cercò nella rubrica un numero che aveva composto di rado ultimamente. Inviò la chiamata e ascoltò il segnale di libero con apprensione, come ogni volta che parlava con lui. Al quinto squillo sentì la voce imperiosa di suo padre rispondere:&lt;br /&gt;“Bonfanti”&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Non avrà neppure il mio numero in memoria e gli sarà apparso una sequenza di cifre per lui sconosciute.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;“Papà?”&lt;br /&gt;“Chi è?”&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Madre Teresa di Calcutta! Chi cazzo ti chiamerà papà se non il tuo unico figlio?&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;“Papà, sono Cristiano”&lt;br /&gt;Silenzio.&lt;br /&gt;“Papà?”&lt;br /&gt;“Cristiano, sono in cantiere e sono abbastanza occupato, quindi se non è davvero urgente ti prego...”&lt;br /&gt;“E' davvero urgente”, lo interruppe Cristiano.&lt;br /&gt;Di nuovo silenzio.&lt;br /&gt;“Dimmi”, disse alla fine suo padre.&lt;br /&gt;Cristiano inspirò profondamente e parlò veloce mangiandosi le parole:&lt;br /&gt;“La mamma è venuta da me, a Milano.”&lt;br /&gt;Cristiano sentì delle voci confuse in sottofondo e poi suo padre:&lt;br /&gt;“Porcatroia, Roberti, vuole portarmi quei preventivi del cazzo prima che faccia notte?”&lt;br /&gt;A Cristiano sembrò che le voci che risposero fossero deferenti e impaurite. Come la sua.&lt;br /&gt;“Dimmi”, tornò a dire suo padre.&lt;br /&gt;“Ti ho detto, papà, dopo che hai cacciato la mamma, lei si è precipitata qui a Milano da me.”&lt;br /&gt;“E allora?”&lt;br /&gt;“E allora?!?!?”, Cristiano sospirò, “avevamo stabilito che poteva rimanere alla villa finché non trovava una sistemazione migliore...”&lt;br /&gt;“Pare che l'abbia trovata...”, ironizzò suo padre.&lt;br /&gt;“Intendevo a Roma, non a Milano”, rispose Cristiano stizzito.&lt;br /&gt;“Senti, io ho da fare, Cristiano, vedi tu come fare...non posso mica risolvere tutti i tuoi problemi?!?”&lt;br /&gt;“I miei problemi?”, la voce gli tremò.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Cazzo, papà, questi sono i VOSTRI problemi.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;“Arrivo subito, ditegli che arrivo.”&lt;br /&gt;Suo padre non lo stava neppure ascoltando.&lt;br /&gt;“Papà?”&lt;br /&gt;Silenzio.&lt;br /&gt;“Papà?”&lt;br /&gt;“Eh?!?”&lt;br /&gt;“Senti, papà, ti prego, fai stare la mamma alla villa ancora per un paio di settimane, giusto il tempo per organizzarsi.”&lt;br /&gt;Fece una pausa:&lt;br /&gt;“Per favore”, aggiunse.&lt;br /&gt;Il silenzio che seguì fu interminabile e Cristiano pensò che la comunicazione fosse caduta. Poi:&lt;br /&gt;“Senti, Cristiano, mi chiamano, devo andare. Dì a tua madre che può tornare alla villa, ma la voglio fuori dai coglioni entro una settimana, ci siamo capiti?”&lt;br /&gt;“Sì, ci siamo capiti.” Poi si sentì in dovere di aggiungere:&lt;br /&gt;“Grazie.”&lt;br /&gt;Ma suo padre aveva già chiuso la comunicazione senza nemmeno salutare.&lt;br /&gt;Cristiano rimase per qualche secondo a fissare il cellulare.&lt;br /&gt;“Santiddio, questo bagno è così angusto, come si fa a lavarsi e vestirsi come Dio comanda!”&lt;br /&gt;Cristiano guardò la madre sulla porta del bagno. Il vestito che indossava sembrava appena uscito da una lavanderia.&lt;br /&gt;“Mamma, fai la valigia. Torni a Roma.”&lt;br /&gt;“Cosa?”&lt;br /&gt;“Ho chiamato papà, ha detto che puoi tornare alla villa...”&lt;br /&gt;“Cristiano non ho intenzione di tornare in quella casa per esserne cacciata di nuovo come fossi una poco di buono...”&lt;br /&gt;Cristiano sospirò:&lt;br /&gt;“Puoi rimanere una settimana, ma nel frattempo devi trovarti una sistemazione. Non ho intenzione di richiamarlo fra 10 giorni per elemosinare al posto tuo.”&lt;br /&gt;“Sei sempre il solito Cristiano. Sei brusco e scontroso. Come se io non avessi mai fatto niente per te in tutti questi anni.”&lt;br /&gt;Cristiano si morse la lingua così forte che temette di staccarsene un pezzo.&lt;br /&gt;“Mamma”, disse infine, “ti accompagno alla stazione, andiamo...”&lt;br /&gt;“Ma...come? Così? Subito?”&lt;br /&gt;“Mamma, niente storie. Ti porto alla stazione e ti metto sul primo treno per Roma.”&lt;br /&gt;Dopo 20 minuti erano in macchina sulla tangenziale. Sua madre non era stata zitta un momento:&lt;br /&gt;“Comunque tuo padre è del tutto inaffidabile. Se almeno potessi contare sul fatto che..:”&lt;br /&gt;“Mamma”, sospirò Cristiano superando una seicento, “riesci a stare cinque minuti in silenzio e ringraziare il cielo che ho convinto papà a...”&lt;br /&gt;“Cristiano, hai solo fatto una chiamata, non fare di un granello una montagna. Avrei anche potuto sistemare tutto da sola. Ti sei impicciato senza nemmeno chiedere; non hai mai pensato che forse non volevo tornare alla villa, che forse ho bisogno di un cambiamento? Sei come tuo padre, sei...”&lt;br /&gt;“Mamma, ti prego, fai silenzio! Non mi provocare ulteriormente.”&lt;br /&gt;“Santiddio, Cristiano, non mi rispondere così. Sono sempre tua madre e...”&lt;br /&gt;Cristiano si voltò di un quarto a guardarla e non seppe se buttarla giù dall'auto in corsa o strangolarla con la cintura di sicurezza.&lt;br /&gt;“Ti ho messo al mondo, Cristosanto, non credi che...CRISTIANOOOOOOOOOOOOOO!!!”&lt;br /&gt;Cristiano tornò a guardare la strada ma era troppo tardi. La curva era ormai a ridosso e la macchina sfondò il guardrail e volò in aria. &lt;br /&gt;L'ultimo pensiero di Cristiano fu che, come con Erika, tutto stava per finire.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5647548880099918397-676182711139354621?l=apprendisti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/676182711139354621/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5647548880099918397&amp;postID=676182711139354621' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/676182711139354621'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/676182711139354621'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2007/02/vi-milano-roma-solo-andata.html' title='VI - Milano - Roma Solo Andata'/><author><name>massi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00541396498719915398</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-6364951642318601744</id><published>2007-02-06T09:39:00.000+01:00</published><updated>2007-03-09T14:19:51.857+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='massi'/><title type='text'>V - Indovina Chi Viene A Letto</title><content type='html'>&lt;div style="TEXT-ALIGN: center"&gt;&lt;a title="Prima parte: Eurostar 9450" href="http://apprendisti.blogspot.com/2006/11/eurostar-9450.html"&gt;I&lt;/a&gt; - &lt;a title="Seconda parte: Casa Dolce Casa" href="http://apprendisti.blogspot.com/2006/12/casa-dolce-casa.html"&gt;II&lt;/a&gt; - &lt;a title="Terza parte: Imprevisti" href="http://apprendisti.blogspot.com/2006/12/iii-imprevisti.html"&gt;III&lt;/a&gt; - &lt;a title="Quarta parte: L''Eterno Riposo Dona Loro" href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/01/iv-leterno-riposo-dona-loro.html"&gt;IV&lt;/a&gt; - &lt;span style="FONT-WEIGHT: bold"&gt;V&lt;/span&gt; - &lt;a title="Sesta parte: Milano - Roma Sola Andata" href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/02/vi-milano-roma-solo-andata.html"&gt;VI&lt;/a&gt; - &lt;a title="Settima parte: L'uomo insensibile" href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/02/vii-luomo-insensibile.html"&gt;VII&lt;/a&gt; - &lt;a title="Ottava parte: Eurostar 9450 - Un Anno Dopo" href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/03/viii-eurostar-9450-un-anno-dopo.html"&gt;VIII&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;“Ohhhhhhhsììììììììì, dai…fammi godere…non smettere…”&lt;br /&gt;Cristiano guardò le tette della bionda sul video della TV e continuò a spararsi la sega distrattamente. Non gli veniva duro e continuava a menare su e giù un pezzo di carne molliccio.&lt;br /&gt;Aveva pensato che infilare il dvd di “Orgasmi Africani” avrebbe potuto rilassarlo e fargli scacciare i mille pensieri che gli affollavano la testa. Ma le labbra siliconate della tettona sul cazzo del maschione nero non bastavano a distrarlo.&lt;br /&gt;Il campanello della porta suonò lasciandolo interdetto. Guardò l’orologio.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Chi rompe le palle alle undici di sera?&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;Premette pausa sul telecomando del dvd, si infilò l’uccello negli slip e aggiustandosi i jeans andò alla porta del suo monolocale. Aprì senza nemmeno chiedere chi fosse.&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;Quando vide la faccia inebetita di sua madre davanti a lui, ebbe la tentazione di sbatterle la porta in faccia.&lt;br /&gt;“Ma…mamma…”, balbettò, “che…che cosa ci fai qui?”&lt;br /&gt;Sua madre non rispose e fece due occhi da cerbiatto per intenerirlo.&lt;br /&gt;Era riuscito a convincere suo padre a farla restare alla villa finché lei non avesse trovato una sistemazione; poi aveva preso il primo treno ed era tornato alla sua vita insulsa.&lt;br /&gt;“Che cosa ci fai a Milano?”, ripeté lui.&lt;br /&gt;“Io…io non sapevo dove andare.”&lt;br /&gt;Fece una pausa, poi lasciò il tono sommesso per riprendere il suo piglio abituale:&lt;br /&gt;“Santiddio, Cristiano, vuoi lasciarmi sulla porta? Fammi almeno entrare così parliamo…”&lt;br /&gt;Cristiano pensò che non aveva poi molte alternative, così si scostò e la fece passare.&lt;br /&gt;Si rese conto troppo tardi che la bionda era ancora nell’immagine sul teleschermo e, a giudicare dal pompino che stava facendo, sarebbe stato difficile farlo passare per un documentario sull’anatomia umana.&lt;br /&gt;Vide lo sguardo di sua madre posarsi sul video, poi lei balbettò qualche sillaba a caso:&lt;br /&gt;“Ma…mi…che…il…”&lt;br /&gt;“Mamma, è un cazzo, non ne hai mai visto uno?”, gli uscì troppo velocemente dalla bocca e subito si pentì.&lt;br /&gt;“Cristiano, togli subito quella…”&lt;br /&gt;Cristiano premette STOP sul telecomando prima che sua madre potesse finire la frase, poi, per la terza volta, le chiese:&lt;br /&gt;“Mamma, cosa sei venuta a fare qui?”&lt;br /&gt;Lei parve dimenticarsi istantaneamente di cazzi e pompini e si tolse la pelliccia come fosse a casa sua buttandola sul divano dove un attimo prima Cristiano si stava masturbando.&lt;br /&gt;“Oddio, tuo padre…quell’uomo è un demonio, non ha un minimo di comprensione…ha aspettato che te ne andassi per cambiare bandiera e cacciarmi.”&lt;br /&gt;Fece una pausa significativa aspettando che Cristiano dicesse qualcosa. Lui rimase zitto, così lei riprese:&lt;br /&gt;“Mi ha detto che se pensavo di starmene ancora alla villa ora che tua nonna non c’è più, mi sbagliavo di grosso.”&lt;br /&gt;La voce le si ruppe. Non fece niente per ricacciare le lacrime dentro gli occhi:&lt;br /&gt;“Mi ha messo un paio di vestiti in valigia e mi ha letteralmente buttato per la strada.”&lt;br /&gt;Cristiano sospirò. Perché doveva entrare nelle beghe di quei due? Che cazzo le aveva detto il cervello a sua madre di prendere il treno e venire a Milano?&lt;br /&gt;“Mamma, ti accompagno in un albergo, domattina ne riparliamo con calma, ok? Ora sono troppo stanco.”&lt;br /&gt;“Cristiano”, disse sua madre tirando su con il naso, “tuo padre mi ha bloccato tutte le carte di credito, non ho più un soldo, sono a mala pena riuscita a comprare il biglietto del treno…”&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Cazzo!&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;“Ti cerco un motel e ti pago io la notte e domani…”&lt;br /&gt;“Un motel?!?”, sua madre si alzò di scatto, “non vorrai per caso mandarmi in una di quelle bettole dove vai tu quando sei in vacanza?”&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Ma porcaputtana…&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Rimasero a fissarsi per quella che a Cristiano parve un’eternità.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;E ora che cazzo faccio?&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;La voce di sua nonna gli risuono in testa: dai a tua madre una seconda possibilità. Inaspettatamente gli uscì di bocca:&lt;br /&gt;“Mamma, puoi dormire qui per stanotte.”&lt;br /&gt;Gli sembrò che sua madre non avesse capito, quindi glielo ripeté.&lt;br /&gt;“Vuoi che dorma qui stanotte?”&lt;br /&gt;“Dire che voglio mi pare eccessivo, ma non ho abbastanza soldi per pagarti la suite imperiale dell’Excelsior, quindi…”&lt;br /&gt;Sua madre si guardò intorno come a chiedersi dove avrebbero dormito in due in quel buco. Cristiano le lesse il pensiero e indicando il divano disse:&lt;br /&gt;“Diventa un letto matrimoniale.”&lt;br /&gt;Fece una breve pausa e aggiunse a malincuore:&lt;br /&gt;“Dovremo dormire insieme.”&lt;br /&gt;Sua madre tornò la donna di sempre:&lt;br /&gt;“Santiddio, Cristiano, ti ho messo al mondo io, non credo proprio che avremo problemi.”&lt;br /&gt;Cristiano sospirò e pensò che a questo punto avrebbero potuto pure concludere la serata guardandosi “Orgasmi Africani” insieme.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5647548880099918397-6364951642318601744?l=apprendisti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/6364951642318601744/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5647548880099918397&amp;postID=6364951642318601744' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/6364951642318601744'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/6364951642318601744'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2007/02/indovina-chi-viene-letto.html' title='V - Indovina Chi Viene A Letto'/><author><name>massi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00541396498719915398</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-1141003594825945363</id><published>2007-01-23T10:25:00.000+01:00</published><updated>2007-01-23T15:37:06.035+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='massi'/><title type='text'>Una Vita Noiosa</title><content type='html'>La mia vita è noiosa. Di certo non mi lamento; con tutto quello che succede al giorno d’oggi e con quanto si sente dire in giro, molti vorrebbero essere nei miei panni. Vivo a Firenze da molti anni ormai, anzi, per quel che posso ricordare, ho sempre vissuto qui. Mia madre mi ha abbandonato subito dopo che sono nato e per diverso tempo ho vissuto in modo randagio vagabondando e passando da un posto all’altro. Poi Tommaso e Claudia, lui dentista, lei giornalista,  mi hanno tolto dalla strada, mi hanno preso sotto la loro protezione, mi hanno dato un tetto sotto cui stare e del cibo con cui sfamarmi. Cosa volere di più? Per uno come me abituato a vivere alla giornata per strada è senz’altro più di quanto si possa sperare. Non avrei niente di cui lamentarmi, ma rimane un dato di fatto: la mia vita è noiosa.&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;Questo è quanto ho continuato a ripetermi per mesi finché ho capito che dovevo fare qualcosa a riguardo, trovare un diversivo e lasciare che Tommaso e Claudia vivessero la loro vita e affrontassero il loro matrimonio senza di me.&lt;br /&gt;Ho iniziato questo processo di distaccamento con gradualità; in realtà distaccarmi da loro non è stato un grosso problema: dicono tutti che sono di compagnia, ma fondamentalmente sono molto indipendente e abituato a starmene solo. Ho cominciato a presentarmi a casa solo per mangiare e dormire e, nei confronti di Claudia, che è sempre stata quella della coppia più attaccata e affezionata a me, ho iniziato a comportarmi in modo più freddo. Lei ha notato subito il cambiamento; ogni tanto mentre stavo mangiando veniva vicino a me, mi guardava con i suoi occhi azzurri e mi carezzava con le sua mani lunghe e affusolate, chiedendomi cosa ci fosse che non andasse. Allontanarsi dalle sicurezze della vita di Claudia e Tommaso è stato un primo passo molto importante per il mio cambiamento, ma chiaramente non era sufficiente: non sono le sicurezze quotidiane che rendono la vita noiosa.&lt;br /&gt;Ho preso allora una decisione estrema; ho deciso di tornare dove avevo vissuto a lungo: la strada. Tornare alle origini mi ha provocato una reazione strana: vedere nuovamente quei posti, sentire quegli odori. Pensavo di trovare quella zona di Firenze trasformata, ma in sei anni non è cambiato poi molto: le strade sono sempre le stesse, il quartiere degradato, la via principale piena di travestiti e prostitute. Mi sono aggirato furtivo tra quella fauna notturna cercando una faccia nota, un viso amico. Le prostitute sembravano non notarmi intente come erano a mostrare il loro corpo a potenziali clienti che si fermavano con la macchina ai lati della strada.&lt;br /&gt;Poi ho visto Miranda. E’ stato quando lei ha rivolto lo sguardo verso di me e mi ha riconosciuto che è scattato qualcosa. Ho capito che quella notte in qualche modo sarebbe stata diversa, avrebbe segnato l’inizio di una nuova vita per me e qualcosa finalmente sarebbe cambiato.&lt;br /&gt;Miranda, che per quanto ricordavo in realtà si chiamava Carlos ed era brasiliano, mi ha fissato a lungo come cercando negli archivi della sua memoria il file relativo a me. Poi nei suoi occhi si è accesa una luce, si è avvicinata a me allontanandosi dagli altri trans e ha esclamato: “Non ci posso credere!!! Tu?!?!” Il tono della sua voce era esattamente come lo ricordavo: basso e roco da fumatore. Ci siamo venuti incontro. L’ho guardata meglio: portava i soliti abiti vistosi con cui l’avevo vista l’ultima volta che ero stato lì, sei anni prima. La parrucca liscia era di un nero luminosissimo che metteva in risalto gli occhi azzurri truccati pesantemente con diverse tonalità di blu. Era sempre magrissima e sempre bellissima. A stento avresti detto che si trattava di un uomo. “Oddio, sono passati degli anni”, ha continuato Miranda, “ma riconoscerei quei due fari che hai al posto degli occhi ovunque! Come potrei scordare due occhi verdi come i tuoi!” Miranda è sempre stata fissata con i miei occhi. Io trovo che siano normalissimi; i suoi azzurri e profondi sono molto più belli, ma ricordo benissimo che anche la prima volta che ci eravamo incontrati Miranda aveva passato i primi 10 minuti a elogiare i miei. E’ rimasta per qualche secondo ferma e zitta, indecisa se abbracciarmi o meno. Poi mi ha stretto fra le braccia e io ho sentito l’odore del suo trucco e dei suoi vestiti misto al sudore della sua pelle.&lt;br /&gt;Alla fine si è staccata da me e mi ha guardato nuovamente: “Oddio, hai un’aria così sbattuta! Ma stai bene? Senti, sto per staccare, stasera non è una gran serata, perché non vieni da me che ti do qualcosa di buono da pappare…” Miranda mi ha sempre parlato con questo tono, il tono con cui le madri si rivolgono ai propri figli. Così Miranda ha staccato, ha salutato le altre prostitute che dividono la strada con lei e mi ha portato a casa sua.&lt;br /&gt;Anche la casa mi era familiare; c’ero già stato almeno due o tre volte. L’ambiente era piccolo, ma Miranda lo aveva reso molto intimo e carino. Aveva gusto per l’arredamento. Mi sono adagiato mollemente sul divano; Miranda è sparita nel bagno per una ventina di minuti e quando ne è uscita era di nuovo Carlos. Si è diretto in cucina continuando a parlare e raccontarmi la sua vita e in quel momento ho capito che c’era qualcosa peggiore di una vita noiosa come la mia: la vita insulsa e solitaria di Miranda. Realizzare questa cosa avrebbe forse dovuto farmi sentire meglio e qualcun altro al mio posto dopo questa inebriante scoperta sarebbe corso di nuovo a casa da Tommaso e Claudia. Ma la mia reazione è stata diversa: non so bene il motivo, ma la rabbia che ho provato inizialmente per la vita inutile di Carlos si è trasformata ben presto in una sensazione diversa. L’adrelina ha cominciato a entrarmi in circolo e ho capito di essere eccitato: la vita senza senso di un derelitto come Carlos mi eccitava e mi esaltava. Ho realizzato che ero stato portato nuovamente lì con un preciso compito; forse potevo fare qualcosa per lui e per me, qualcosa che avrebbe reso la mia vita meno noiosa e la sua meno inutile.&lt;br /&gt;Quando Carlos è uscito dalla cucina con il latte che aveva preparato ha notato che qualcosa era cambiato nel mio sguardo. Si è bloccato sulla porta con il latte in mano, ha smesso di parlare e mi ha fissato dritto negli occhi. Penso che in quel momento abbia capito perfettamente quello che stava per accadere e se non fosse stato per il fatto che non mi avrebbe mai creduto capace di tale azione sarebbe scappato a gambe levate. Ho ricambiato il suo sguardo e i miei occhi verdi si sono piantati nei suoi occhi azzurri percependo la sua preoccupazione. E’ stato come un afrodisiaco e la mia eccitazione è salita ancora di più.&lt;br /&gt;Ricordo di essergli saltato addosso con una tale velocità che Carlos ha lasciato cadere il latte colto più dalla sorpresa che dallo spavento. Ma quando ho iniziato a colpirlo ripetutamente e ferocemente al viso, lo stupore nei suoi occhi si è trasformato in autentico terrore. Carlos era esile; ha tentato più volte di liberarsi dalla mia presa e scaraventarmi via, ma la mia furia e la mia eccitazione erano incontenibili. Mi sono attaccato alla sua gola, mi sono accanito sulla sua giugulare. Non ho avuto bisogno di nessuna arma: uccidere Carlos è stato semplice. E più vedevo il sangue zampillare, più mi eccitavo e volevo vederne ancora. A quel punto ho fatto una cosa che non immaginavo nemmeno lontanamente di essere in grado di fare. Ho dato un morso alla gola di Carlos e la sua carne era così tenera, così morbida che l’ho strappata via con foga. Ho tenuto in bocca  quel pezzo di carne calda mentre i suoi occhi azzurri (gli occhi di un bambino, ho pensato in quel momento, Carlos avrà almeno 18 anni?) mi fissavano increduli ed esanimi. Poi ho provato a masticarla e il sapore era così buono che l’ho ingoiata. So che molti di voi lo troveranno sconveniente ma devo dire che quel primo pasto di carne umana è stato una vera rivelazione. Mi sono cibato del corpo di Carlos finché non sono stato sazio. Poi ho notato il latte rovesciato per terra; ormai il bianco era diventato un tenue rosa. Avevo sete, così ho leccato il latte misto al sangue di Carlos direttamente da terra. Poco educato forse, ma molto soddisfacente.&lt;br /&gt;Quando mi sono sentito sazio e dissetato, ho iniziato a calmarmi e stare meglio. Ho guardato il corpo mutilato di Carlos giacere in quella pozza di sangue e latte e ho pensato che era stata un’esperienza così emozionante, inebriante e così poco noiosa. E sono anche convinto che per Carlos era stato…come dire… liberatorio.&lt;br /&gt;Non credo di aver commesso alcun crimine uccidendo Carlos; penso piuttosto di averlo liberato da un’esistenza squallida e triste. Per questo motivo ho iniziato a tornare sul viale prima una volta alla settimana, poi sempre più spesso, per scegliere ogni sera una o uno di loro da liberare. Le prostitute ora hanno paura, ma io sono un tipo insospettabile e uso le dovute precauzioni. A Firenze non si parla d’altro che del fantomatico killer che uccide le prostitute, i travestiti e le marchette. I giornali mi hanno ribattezzato il “Mutilatore”. Non capiscono che nonostante ci sia una motivazione di base egoistica per quello che faccio, io sono più che altro un “Liberatore”.&lt;br /&gt;Spesso tornando a casa da Tommaso e Claudia (dove dormo solamente, il cibo me lo procuro io stesso ormai) li sento parlare in salotto. Credono che non li senta e a volte mi sembra che si comportino come se non ci fossi o non capissi. Claudia continua a dire a Tommaso che sono diventato strano, lui la rassicura. L’altra sera tornando a casa ho sentito che Tommaso parlava di questi omicidi efferati che stanno sconvolgendo Firenze. Diceva che l’opinione pubblica è sconvolta e non si spiega come l’assassino riesca a entrare indisturbato nelle case delle prostitute.&lt;br /&gt;Talvolta gli uomini sono così ciechi: se solo Claudia e Tommaso mi guardassero con più attenzione capirebbero immediatamente che ho a che fare con tutte quelle morti. Claudia dice che prima o poi lo prenderanno questo maniaco e allora pagherà per tutto quello che ha fatto. Tommaso dice che fosse per lui lo ucciderebbe nello stesso modo orribile in cui uccide le sue vittime.&lt;br /&gt;Io non so… sono certo che presto le autorità capiranno che sono io. Se mi prenderanno, mi uccideranno? Io non sono così preoccupato: del resto si dice che i gatti abbiano nove vite.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;   °°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tommaso si svegliò con un raggio di sole che gli batteva sul viso e cercò con la mano Claudia nel letto. Non c’era. Si alzò e scese in cucina dove la trovò intenta a preparare il caffè.&lt;br /&gt;- Buongiorno amore - le disse baciandola.&lt;br /&gt;Claudia gli sorrise, lo guardò indicandogli con la testa il gatto adagiato sul frigorifero e gli disse:&lt;br /&gt;- Dobbiamo portare Freeme dal veterinario; ha di nuovo il pelo coperto di chiazze rosse…sembra sangue.&lt;br /&gt;Gli occhi verdi del gatto li fissarono come se capisse perfettamente di cosa stavano parlando.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5647548880099918397-1141003594825945363?l=apprendisti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/1141003594825945363/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5647548880099918397&amp;postID=1141003594825945363' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/1141003594825945363'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/1141003594825945363'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2007/01/una-vita-noiosa.html' title='Una Vita Noiosa'/><author><name>massi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00541396498719915398</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-3000009761129822284</id><published>2007-01-17T06:30:00.000+01:00</published><updated>2007-06-08T23:11:34.459+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='discussioni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Enza P'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='tecniche narrative'/><title type='text'>Questioni di metodo: Cerco materiali e storie per scrivere un romanzo!</title><content type='html'>Non scrivo un racconto e non condivido una trama. Lo farò presto, spero. Però vorrei condividere con voi la mia modalità di lavoro.&lt;br /&gt;Sto tentando di scrivere un romanzo. Uno di quelli che si ha in mente di scrivere da tanto e però non si sa come fare e da dove cominciare. Ebbene: ho iniziato e dopo la prima pagina, che certamente stravolgerò, mi sono fermata perchè ho capito una cosa fondamentale (e qui viene fuori un altra questione tecnica o pratica della narrazione: il reperimento dati e le informazioni legate al racconto): non ne sapevo abbastanza della materia di cui stavo parlando. Ovvero sapevo quello che riguardava me. &lt;span id="fullpost"&gt; Una visione parziale che con molta difficoltà può essere spunto di un romanzo compiuto, in cui parlano più voci, all'interno del quale sopravvivono personaggi di ogni genere, che parlano linguaggi diversi ed esprimono modi diversi di pensare relativamente ad ogni cosa.&lt;br /&gt;Mi serviva perciò sapere qualcosa di più su quello di cui io ho voglia di raccontare. In questo caso cerco materiale, documenti, storie, racconti, testimonianze su qualunque situazione in cui esiste, si intravede, è chiaramente visibile, c'e' traccia di aggressività al femminile e/o di bullismo al famminile.&lt;br /&gt;&lt;a style="color: rgb(204, 51, 204);" href="http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2007/01/09/l-aggressivit-indiretta-delle-donne"&gt;Qui&lt;/a&gt; e &lt;a style="color: rgb(204, 51, 204);" href="http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2007/01/14/aggressivit-e-bullismo-al-femminile-appunti-di-ricerca."&gt;qui&lt;/a&gt; potete trovare spunti sulla materia per capire di cosa parlo. Ma le domande sono semplici: avete sorelle, madri, amiche, datrici di lavoro, colleghe che qualche volta si comportano un po' male (è un eufemismo) e hanno atteggiamenti di esclusione, ostracismo, bullismo, mobbing, calunnia, cattiveria, astio, ostilità, aggressione indiretta o diretta? A voi stess* è capitato di essere (maschietti e femminucce) parte (da leader o spettatori o complici) di progetti volti a danneggiare fisicamente o psicologicamente qualcun*?&lt;br /&gt;Che ne pensate del metodo? Avete storie da raccontare? Io potrei raccontarne a voi perchè siano spunto per vostre narrazioni. Ditemi... &lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5647548880099918397-3000009761129822284?l=apprendisti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/3000009761129822284/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5647548880099918397&amp;postID=3000009761129822284' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/3000009761129822284'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/3000009761129822284'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2007/01/questioni-di-metodo-cerco-materiali-e.html' title='Questioni di metodo: Cerco materiali e storie per scrivere un romanzo!'/><author><name>Enza P.</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-8814470935969817751</id><published>2007-01-16T09:41:00.000+01:00</published><updated>2007-03-09T14:20:10.107+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='massi'/><title type='text'>IV - L'Eterno Riposo Dona Loro</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt; &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2006/11/eurostar-9450.html" title="Prima parte: Eurostar 9450"&gt;&lt;span&gt;I&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; - &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2006/12/casa-dolce-casa.html" title="Seconda parte: Casa Dolce Casa"&gt;&lt;span&gt;II&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; - &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2006/12/iii-imprevisti.html" title="Terza parte: Imprevisti"&gt;III&lt;/a&gt; - &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;IV&lt;/span&gt; - &lt;a title="Quinta parte: Indovina Chi Viene A Letto" href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/02/indovina-chi-viene-letto.html"&gt;V&lt;/a&gt; - &lt;a title="Sesta parte: Milano - Roma Sola Andata" href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/02/vi-milano-roma-solo-andata.html"&gt;VI&lt;/a&gt; - &lt;a title="Settima parte: L'uomo insensibile" href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/02/vii-luomo-insensibile.html"&gt;VII&lt;/a&gt; - &lt;a title="Ottava parte: Eurostar 9450 - Un Anno Dopo" href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/03/viii-eurostar-9450-un-anno-dopo.html"&gt;VIII&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;La chiesa era fredda.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Ma ‘sti cazzo di preti non lo accendono mai il riscaldamento?&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Cristiano rabbrividì stringendosi nel giacchetto e guardò verso l’altare dove stava la bara in cui avevano infilato sua nonna un paio d’ore prima.&lt;br /&gt;Poi di sottecchi si voltò ad osservare sua madre seduta di fianco.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Tu non hai freddo, eh? Con quella cazzo di pelliccia e quella volpe morta in testa!&lt;/em&gt;Fissò il suo profilo. Sua madre sosteneva di avere un profilo superbo, Cristiano pensava che in realtà i tratti erano molto grossolani e tradissero le sue origini umili.&lt;br /&gt;Dopo aver chiarito la questione alla stazione, si era precipitato a casa di corsa. Cristiano aveva voluto salire di sopra per vedere sua nonna per l’ultima volta e sua madre aveva avuto la malaugurata idea di seguirlo.&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;E davanti al corpo stecchito di sua nonna si era scatenato il finimondo.&lt;br /&gt;“Cosa succederà ora?”, gli aveva chiesto sua madre dalla soglia della camera.&lt;br /&gt;Cristiano si era voltato notando solo in quel momento la sua presenza.&lt;br /&gt;“Mamma, possiamo parlarne dopo? Vorrei rimanere un po’ solo con la nonna.”&lt;br /&gt;“Santiddio, Cristiano, non hai un minimo di tatto. Sono sconvolta, cosa farò adesso?”&lt;br /&gt;Cristiano aveva respirato profondamente e aveva contato fino a dieci prima di rispondere:&lt;br /&gt;“Mamma, davvero, ne parliamo appena scendo…”&lt;br /&gt;“Ma tuo padre mi caccerà da qui adesso…”, aveva replicato sua madre.&lt;br /&gt;Cristiano aveva fatto ricorso a tutto il suo autocontrollo e l’aveva pregata ancora una volta di scendere e aspettarlo di sotto. Sarebbe arrivato subito.&lt;br /&gt;Ma la madre aveva continuato:&lt;br /&gt;“Io non so che fare, non so dove andare. Se tuo padre mi manda via dalla villa, io… Tu devi aiutarmi!”&lt;br /&gt;Cristiano si era voltato furibondo e per una volta aveva dato voce ai suoi pensieri:&lt;br /&gt;“Cristo, mamma, ma possibile che sai pensare solo a te stessa?!?!”&lt;br /&gt;La madre aveva fatto una faccia in cui si leggeva un misto di fastidio e paura. Poi lo scatto del figlio verso di lei l’aveva spaventata e aveva fatto un passo indietro.&lt;br /&gt;“Cazzo, mia nonna è morta. La donna che mi ha cresciuto al posto tuo se n’è andata e tu stai qui a lamentarti e a buttarmi addosso le tue paranoie del cazzo! Porcaputtana, ma non capisci proprio?”&lt;br /&gt;“Cristiano, non usare quel linguaggio quando sei con me e non dire…”&lt;br /&gt;“Vaffanculo! Non dire cosa?”, Cristiano aveva alzato la voce e sua madre era indietreggiata di un altro passo:&lt;br /&gt;“Che cazzo non vuoi che dica? Il tuo finto perbenismo e la tua morale del cazzo mi hanno represso anche troppo a lungo!”&lt;br /&gt;Era sembrato a Cristiano che sua madre fosse disorientata. Poi aveva fatto due passi e si era avvicinata a lui e al letto dove il corpo di sua nonna ascoltava non potendo più sentire. La voce di sua madre era diventata piagnucolante:&lt;br /&gt;“Tu mi odi, vero?”&lt;br /&gt;Cristiano aveva sospirato pentendosi di aver sbottato.&lt;br /&gt;“Mi dispiace, sono… sono…”&lt;br /&gt;“Lo so che mi odi. Ogni cosa che dici o fai ha lo scopo di ferirmi…”&lt;br /&gt;Cristiano aveva parlato prima di fare in tempo a mordersi la lingua:&lt;br /&gt;“Sarebbe un bene che ti odiassi. Provo solo indifferenza per te.”&lt;br /&gt;Si era reso conto di aver esagerato e di essere stato cattivo, ma la madre pareva non aver colto la crudeltà della sua affermazione.&lt;br /&gt;“Lo so che mi odi”, ripeté lei.&lt;br /&gt;Quella donna era troppo egocentrica per cogliere il senso della sua frase. Cristiano aveva pensato che era meglio così, aveva dato un ultimo sguardo a sua nonna e poi era sceso lasciando sua madre là, in piedi accanto al letto.&lt;br /&gt;La guardò nuovamente e lei stavolta si voltò e tentò di sorridergli. Il prete stava blaterando che la nonna sarebbe stata nella gloria infinita del Signore Onnipotente.&lt;br /&gt;A Cristiano venne voglia di alzarsi e urlare. Respirò profondamente e si guardò intorno. Si chiese se le persone intorno a lui si fossero domandate dove era l’ingegner Bonfanti. Qualcuno l’aveva chiesto a sua madre prima che il funerale iniziasse. Lei aveva fatto uno sguardo contrito e aveva spiegato che l’ingegnere era bloccato in Sud Africa per lavoro e si augurava che sarebbe tornato presto. Cristiano si era chiesto dove fosse davvero suo padre per non presenziare al funerale della madre.&lt;br /&gt;“Il Signore sia con voi”&lt;br /&gt;“E con il tuo spirito”, rispese la chiesa alzandosi in piedi.&lt;br /&gt;Cristiano si alzò e ringraziò che la funzione fosse terminata.&lt;br /&gt;Il prete diede la benedizione e a Cristiano venne da vomitare. Corse fuori dalla chiesa per respirare una boccata di aria fresca.&lt;br /&gt;La luce che lo investì davanti al portone fu abbacinante. Cristiano si parò gli occhi con la mano e ascoltò inebetito le condoglianze di un paio di sconosciuti che uscivano dalla chiesa e si avvicinavano a lui. Sua madre lo raggiunse mentre intorno a lei si creava un capannello di persone per salutarla.&lt;br /&gt;Lei sorrideva debolmente a destra e a sinistra come a dire che, sì, in qualche modo si sarebbe fatta forza e sarebbe andata avanti.&lt;br /&gt;A Cristiano venne un altro conato di vomito. Fece un altro grosso respiro e  chiuse gli occhi, ma li riaprì subito distolto dal suono del cellulare di sua madre. Lei si scusò e si allontanò un po’ per rispondere.&lt;br /&gt;Cristiano si voltò e si trovò davanti il prete che aveva celebrato la funzione mentre la bara veniva caricata sul carro funebre.&lt;br /&gt;“Come va?”, gli chiese il prete.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Di merda.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;“Bene.”&lt;br /&gt;“Mi raccomando”, proseguì il prete, “stai vicino a tua mamma e falle forza.”&lt;br /&gt;Cristiano non seppe se scoppiare a ridere o mettersi a urlare come un indemoniato.&lt;br /&gt;La voce della madre risuonò isterica davanti al sagrato della chiesa:&lt;br /&gt;“Cristiano, Diosantissimo, parlaci tu!”, gli disse tendendogli il cellulare.&lt;br /&gt;“Chi è?”, chiese Cristiano davanti a un prete allibito.&lt;br /&gt;“E’ tuo padre… Dice che sta venendo a Roma, dice che devo andarmene…”&lt;br /&gt;“Andartene dove?”&lt;br /&gt;“Cristosanto, dice che non posso rimanere alla villa un secondo di più. Vuole che sia fuori entro stasera, Cristiano, aiutami… Tu devi aiutarmi!”&lt;br /&gt;Cristiano prese in mano il cellulare e bestemmiò.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5647548880099918397-8814470935969817751?l=apprendisti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/8814470935969817751/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5647548880099918397&amp;postID=8814470935969817751' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/8814470935969817751'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/8814470935969817751'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2007/01/iv-leterno-riposo-dona-loro.html' title='IV - L&apos;Eterno Riposo Dona Loro'/><author><name>massi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00541396498719915398</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-152253065588588148</id><published>2007-01-05T17:00:00.000+01:00</published><updated>2007-01-21T17:52:51.745+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='filsero'/><title type='text'>Il piccolo ciclista</title><content type='html'>«Ma chi si crede di essere?»&lt;br /&gt; Seduto accanto a me sul marciapiede, Manuel faceva rimbalzare a terra il Tango, con gesti rapidi, come una pallina da ping pong.&lt;br /&gt;     «Ma chi si crede di essere?» mi domandò nuovamente, quando lo rivide sfrecciare  sulla strada di fronte a noi.&lt;br /&gt;     «Con quel casco aerodinamico, proprio non lo sopporto. Lo fa apposta a fare sempre questo giro, tanto per farsi vedere.»&lt;br /&gt; Manuel si alzò con uno scatto, il pallone tra le mani, e in viso l'espressione più furba e cattiva che gli riuscì:&lt;br /&gt;   «Che ne dici se lo sistemiamo come si merita?»&lt;br /&gt;     «Cioè cosa vuoi fare?» domandai.&lt;br /&gt;     «Il tiro al bersaglio!» esclamò esultante e in una frazione di secondo piazzò la palla sul bordo del marciapiede, assumendo poi una buffa posizione sbilenca, con un pugno su un fianco, il peso del corpo tutto su una gamba: la sua idea di calciatore che si appresta a tirare un rigore.&lt;br /&gt;     &lt;span id="fullpost"&gt;«Non dirai sul serio?» esclamai sorpreso, ma sforzandomi di sogghignare. Mi alzai e presi a osservarlo, braccia incrociate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;     Forse avrebbe pure tirato, ma senza l'intenzione di colpirlo davvero. Restammo in attesa, silenziosi, tesi, ma sempre mantenendo un sorriso: il mio di scherno, il suo di sfrontata spregiudicatezza. I nostri sguardi ora si incrociavano, ora scrutavano la curva in fondo alla strada, da dove ci aspettavamo riapparisse la bicicletta bianca da corsa. Sfrigolando sulla ghiaia finalmente sbucò, il telaio spruzzava fiotti di luce negli occhi. Manuel indossò una solenne maschera di concentrazione, fece qualche passo indietro, quindi prese la rincorsa. Il pallone trapassò la scia di vento che il piccolo ciclista si portava dietro, come un lungo mantello invisibile. Il mio sorriso si spalancò a una risata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;   «Lo sapevo, lo sapevo che sei un vigliacco!!»&lt;br /&gt;   «Guarda che l'ho mancato per poco, deficiente, mica l'ho fatto apposta.»&lt;br /&gt;     «Sì, come no, e io mi chiamo Padre Pio»&lt;br /&gt;     «Bè allora provaci tu se pensi che sia così facile, idiota. O hai paura?»&lt;br /&gt;     «Per niente» mi schermii, ma non gli sfuggì la poca convinzione.&lt;br /&gt;     «Hai paura, hai paura!, sei un codardo, un cacasotto!» rideva, e si sforzava talmente che le vene del collo gli sporsero violacee e grosse come biro, finché tutto il viso prese un colorito rosso livido.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;   Il pallone era finito nel giardinetto pubblico oltre la strada, da qualche parte tra i giochi arrugginiti e il prato incolto. Mi incamminai per andare a recuperarlo, mentre Manuel continuava a insultarmi dimenandosi come un indemoniato. Si divertiva. Attraversando la strada sputai sulla mia ombra, furioso. Con un salto superai il marciapiede e iniziai a correre, ma rallentai quasi subito, non sapendo bene dove dirigermi. Finalmente lo trovai, tra le radici di un ficodindia mezzo divelto: file ordinate di formiche rosse già circumnavigavano il cuoio bianco e nero, rigandolo come sottili rivoli di sangue.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;   «Si è bucato?» gridò Manuel.&lt;br /&gt;     Schiacciai il pallone tra le mani e il petto.&lt;br /&gt;     «No!» risposi.&lt;br /&gt;   Tutta la determinazione e la collera mi avevano già abbandonato. Tornai indietro a passi lenti, strizzando gli occhi urtati dal sole. Pensavo a un modo dignitoso per svignarmela e lasciarlo con le sue follie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;   Manuel non mi arrivava al mento, era esile di costituzione e accanto a me, con le mie ossa voluminose, le mani enormi, poteva forse dare l'idea di un giocattolo, che potessi ripiegare e riporre a mio piacimento nello zaino. Era un parolaio dalla comicità demenziale, che impressionava e divertiva, ma essenzialmente innocuo. Eppure, quando gli prendeva quella frenesia, quella sua smania di avere la meglio, se non con la forza, con l'esagerazione e gli eccessi, mi faceva paura; sapevo che era tutta una posa, che recitava, ma temevo che perdesse il controllo una volta o l'altra, che la pazzia e il male che millantava e prometteva divenissero reali. In quei momenti, il cerchio celeste dei suoi occhi galleggiava in una pozza rossa, parlava mostrando i denti stretti, digrignando, come se tra le labbra avesse una lama luccicante.&lt;br /&gt;   Il mantello mi svolazzò sul viso, svegliandomi dai pensieri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;   «Che cazzo fai, sta' attento, per poco non ti fai mettere sotto da quel culatone! Ma hai visto che pezzo di merda? Continua a passare di qui, ci sta sfidando!» disse il mio amico. «Ora tocca a te, vediamo se non sei quel buono a nulla che tutti dicono.»&lt;br /&gt;     «Vaffanculo.»&lt;br /&gt;     «Non è così? Allora dimostralo, codardo.»&lt;br /&gt;   Non potevo più tirarmi indietro. Un po' per orgoglio, un po' per timore.&lt;br /&gt;     Piazzai la palla su un piccolo dosso del terrapieno, a qualche metro dal marciapiede. Guardavo il pallone e con la coda dell'occhio la curva in fondo alla strada. Tirai altissimo, appena avuta la certezza di non poterlo colpire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;   Un applauso mi sferzò alle spalle.&lt;br /&gt;     «Ma bravo il mio campione! Van Basten dovrebbe baciarti i piedi! L'hai mancato almeno di dieci metri. E poi perché hai tirato così alto, idiota? Volevi prenderlo con un pallonetto, quando ripassa? Sei una merda.» Con un guizzo si fiondò verso la palla e dopo pochi istanti l'aveva già riposizionata sul bordo del marciapiede.&lt;br /&gt;     «Ora ti faccio vedere, femminuccia!»&lt;br /&gt;     «Vaffanculo. Vediamo se sai fare di meglio, sei solo bravo a sparare stronzate.»&lt;br /&gt;   Non rispose nulla,  ritrovò lo stesso sorriso sfrontato e con la mano sul fianco attese immobile il bersaglio. Io fissavo il pallone, turbato. Udii la ghiaia scoppiettare e mi voltai verso lo scintillìo. Senza rincorsa, Manuel tirò di collo pieno, un tiro non forte, misurato, quasi avesse voluto adagiare il pallone a mezz'aria per far sì che fosse il casco bianco a urtarci contro, con tutta la potenza della sua velocità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;   Un taglio netto separò la bicicletta dal ragazzino e la sua testa dal casco. Battè violentemente il capo inerme sullo spigolo del marciapiede, rivoltandosi quindi due o tre volte, mentre il Tango gli rimbalzava intorno con un rumore sordo,  come un applauso rallentato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;   Rimase a terra immobile, immobili noi con le bocche spalancate. Rimase in quella posizione come morto per un tempo interminabile, finché  prima una mano, poi una gamba, infine tutto il corpo lentamente si animò. Si alzò tremando, senza dire niente, senza guardarci, solo tenendosi la testa con entrambe le mani, e andò via, lasciando tutto com'era: noi due agghiacciati, il casco bianco sulla strada, la bicicletta in equilibrio addosso a una siepe, come parcheggiata con cura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;   Appena sparì dal nostro campo visivo, Manuel fuggì come un forsennato, gridandomi «scappa idiota, scappa!» Io ero troppo atterrito per muovermi e restai immobile ancora qualche minuto, a espellere con lenti respiri le emozioni violente. L’odore acre dell’asfalto bollito dal sole sapeva d’incenso. Raccolsi il casco e lo sistemai delicatamente sopra la bicicletta.  Presi a palleggiare. Non volevo andar via: sarebbe stato come ammettere una colpa che non avevo. Non l'avevo tirata io la pallonata. Prima sì, ma senza la volontà di colpirlo, solo per gioco. Non avevo colpa se Manuel è fuori di testa e un delinquente, se qualcuno viene a dirmi qualcosa, che venga pure, non ho niente da nascondere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;   Poco dopo comparve il ragazzino in lacrime, con accanto una signora. Usava la mano a mo’ di tesa, per ripararsi dal sole.&lt;br /&gt;     «Sei stati tu  a far cadere mio figlio?»  mi domandò dall’altro marciapiede. Nel tono, era già quasi un’accusa. Io palleggiai ancora per pochi lunghissimi secondi, per cercare  di mostrare tranquillità e persino indifferenza, ma sentivo il cuore rimbalzare violentemente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;   Quando finalmente mi decisi a rispondere, mi fermai: per educazione, ma soprattutto perché all’improvviso mi pervase la sensazione che ogni movimento avrebbe contraddetto le mie parole, dando loro un suono falso.&lt;br /&gt;   «No signora, non sono stato io,» negai.&lt;br /&gt;     La donna si chinò su suo figlio, il quale, piagnucolando e annuendo, sollevò la mano guantata e puntò il dito nella mia direzione.&lt;br /&gt;   «Ma eri qui, no? Allora dimmelo tu che l'hai visto, chi è stato,» mi intimò la madre.&lt;br /&gt;     «È stato Manuel Pani, io non c'entro signora, io non c’entro niente.»&lt;br /&gt;     «Quel ragazzino che abita là?» chiese, indicando la casa di Manuel.&lt;br /&gt;     «Sì, abita là» risposi, guardando altrove.&lt;br /&gt;     Se ne andarono, la signora reggendo con una mano la bicicletta, con l'altra fasciando la testa del figlio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;   Il quartiere ora sembrava inabitato. I vapori dell’asfalto si mischiavano a tratti con sbuffi d’aria calda provenienti dal mare.  Sentii prurito sul dorso di una mano: una formica vi vagava, incerta. Mi sfregai entrambe le mani, poi le braccia dove ne trovai altre: mi sentii improvvisamente pizzicare su tutto il corpo, cercai di liberarmene battendo con forza la maglietta sudata sulle spalle e sulla schiena nuda.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5647548880099918397-152253065588588148?l=apprendisti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/152253065588588148/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5647548880099918397&amp;postID=152253065588588148' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/152253065588588148'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/152253065588588148'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2007/01/il-piccolo-ciclista.html' title='Il piccolo ciclista'/><author><name>filsero</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-7479494716099994809</id><published>2006-12-28T12:59:00.000+01:00</published><updated>2006-12-28T13:05:16.038+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='di*maremma*e*di*bugie'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti'/><title type='text'>Aiutami Cap. 2 - Cinque anni fa (segue)</title><content type='html'>Appena entrata Lucia capì subito che non sarebbe andata come si aspettava.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giorgio teneva il cellulare incastrato tra la spalla e l’orecchio sinistro mentre soppesava due giacche per le grucce, con l’aria di chi pensa a cosa mettersi per uscire.&lt;br /&gt;La voce maschile all’altro capo del telefono era così alta e sgraziata che Lucia poteva sentirla dalla porta della camera.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rimase immobile per almeno un minuto senza che lui, immerso nella dramma della concorrenza asiatica, mostrasse di essersi accorto della sua presenza.&lt;br /&gt;Ma oggi era la loro giornata, e stasera sarebbe stata la loro serata, quindi strinse i denti sforzandosi di rimanere serena ed aspettò.&lt;br /&gt;Finalmente Giorgio, sempre con il cellulare innestato nella clavicola, dette segno di averla vista e gesticolando le chiese un parere sulle giacche.&lt;br /&gt;Lucia storse la bocca, uscì dalla stanza e mentre posava cappotto e borsa nell’ingresso lo sentì chiudere la conversazione e venire verso di lei.&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Ehi ti stavo chiedendo quale è meglio!”&lt;br /&gt;“Francamente mi fanno schifo tutte e due. A meno che tu non stia andando a un aperitivo da Elton John.”&lt;br /&gt;“Ma come, me le ha regalate la Gianna, sono di Pierre Guy-Maranz!”&lt;br /&gt;“Eh in effetti si vede il tocco Maranz. Senti ma si può sapere dove vai?”&lt;br /&gt;“Esco coi ragazzi. Piero ha detto se si va a bere qualcosa visto che questa settimana abbiamo saltato calcetto, allora Gigi ha proposto di cenare da lui perché la Mara è a yoga.”&lt;br /&gt;“Ma come, sei a cena fuori? E me lo dici ora?”&lt;br /&gt;“Scusa cocca volevo chiamarti ma ero davvero nei casini… questi cinesi ci mettono nella merda, è un momentaccio… ma torno presto dai.”&lt;br /&gt;“Ma Giorgio oggi, ecco, oggi era una giornata speciale, io…”&lt;br /&gt;“Oddio amore scusa, me ne scordo sempre… buon anniversario amore mio! Bella la mia ragazza…”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giorgio abbracciò la moglie e colse l’occasione per sbirciare l’orologio dietro le sue spalle.&lt;br /&gt;Certo era stata proprio una cazzata non ricordarsi dell’anniversario: però era tuttora convinto che fosse il mese successivo. Evidentemente si sbagliava, sennò perché Lucia sarebbe stata così alterata?&lt;br /&gt;Lei su queste cose non sbagliava. Lucia in generale sbagliava molto poco.&lt;br /&gt;Le dette una pacca sul sedere, acchiappò al volo la Guy-Maranz fucsia, fece l’occhiolino e se andò ammiccando un a dopo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lucia vide la porta chiudersi lentamente e andò alla finestra di cucina: fuori stava iniziando a piovere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Volevo dirti che da oggi sono la nuova responsabile della Divisione Retail.&lt;br /&gt;Sì, grazie amore, grazie, lo so che me lo meritavo.&lt;br /&gt;E che a quanto pare sono anche incinta.&lt;br /&gt;Sorpresa!&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al diavolo, pensò, per una sigaretta non morirò mica.&lt;br /&gt;Prese l’accendino e mentre guardava la fiamma pensò che non era certa di avere così tanta voglia di un figlio.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5647548880099918397-7479494716099994809?l=apprendisti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/7479494716099994809/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5647548880099918397&amp;postID=7479494716099994809' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/7479494716099994809'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/7479494716099994809'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2006/12/appena-entrata-lucia-cap-subito-che-non.html' title='Aiutami Cap. 2 - Cinque anni fa (segue)'/><author><name>di*maremma*e*di*bugie</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08053664068607117129</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-3677462809004737584</id><published>2006-12-17T23:59:00.000+01:00</published><updated>2007-01-07T11:44:45.484+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='filsero'/><title type='text'>IV - Ahmed</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt; &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2006/11/arrivo.html" title="Prima parte: Arrivo"&gt;&lt;span&gt;I&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; - &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2006/11/stazione.html" title="Seconda parte: Stazione"&gt;&lt;span&gt;II&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; - &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2006/11/sottopassaggio.html" title="Terza parte: Sottopassaggio"&gt;III&lt;/a&gt; - &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;IV&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Aspettai qualche secondo, poi uscii anch'io dal negozio. Sentivo come un gorgo nel petto, un senso di nausea. La testa girava nel gorgo.&lt;br /&gt;L'uomo e la ragazza riemersero in Piazza dell'Unità. Le falde svolazzanti del cappotto dell'uomo erano onde ipnotiche. Appena fui anch'io sulla strada, lo sguardo di Ahmed mi catturò. Era con un gruppo di suoi connazionali, facce come manifesti slavati dalla pioggia. Ricordavo vagamente di averle già viste alla scuola. Spalle incollate al muro, mani addormentate nelle tasche. Erano l'ombra di quelli che aspettavano l'autobus alla fermata di fronte. Ahmed mi raggiunse con un salto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Ehi amico! Porcaccia ma dove sei stato in questi giorni? Non sai niente di ieri? Come non sai niente! O alla fine sono venuti davvero, quei bastardi. Mica era solo chiacchiera! Sono venuti davvero ieri mattina, a cacciarci!"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;Ahmed non smetteva mai di guardarsi attorno, anche quando parlava. Il suo sguardo era un cono di luce che illumina la scena con flash rapidi, stroboscopici. Un autobus che si ferma, le porte che si aprono. La gente risucchiata dentro, bevuta in un sorso. Un ragazzo di colore su una carrozzella, doppio mento, occhi pensosi, che cerca di attirare l'attenzione dell'autista. La sua mano che sfarfalla in direzione dello specchietto retrovisore. Ahmed si accorgeva di tutto, senza mai perdere il filo del discorso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Uno del movimento è volato ad avvertirci mezz'ora prima, per fortuna. Come diavolo fanno a sapere sempre tutto. Siamo scesi in strada in mutande come eravamo. Li dovevi vedere, i cancelli barricati con tutta l'immondizia della settimana! Immaginati. Quelli però sono furbi, che ti credi? Son passati da dietro, dal campo, quelli della municipale con alcuni operai del comune. Hanno sfondato la porta a calci e hanno cominciato a murare porte e finestre e a mettere i sigilli. Se la ridevano, i bastardi!"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ormai avevo perso di vista Camilla e l'uomo che l'accompagnava. Sentivo la nausea salirmi a ondate. Seguivo lo sguardo di Ahmed sulle porte dell'autobus che si chiudevano, inghiottendo le voci dei passeggeri. Gridavano all'autista di fermarsi. Le porte si riaprirono e dalla base dell'autobus fuoriuscì la pedana, come una lingua metallica. La sua punta sfiorò il bordo del marciapiede. Il ragazzo in carrozzella la guardò ritrarsi come schifata. Dai vani delle porte e dai finestrini luccicava un alveare di occhi attenti. Ahmed continuava il suo racconto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Mica siamo rimasti a guardare! Ci siamo piazzati tra i chiodi  e i martelli, le donne si sono attorcigliate alle loro gambe e frignavano che era una bellezza. Se ne sono andati, sempre dal retro, con il fango e la merda e tutto. Ben gli sta. Ma non era mica finita!"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le porte si richiusero, l'autobus andò avanti di qualche metro, poi si fermò sbuffando e tornò indietro riaccostandosi al marciapiede, poco più vicino al bordo. Le porte centrali si riaprirono, mostrando occhi più sottili, sorrisi fatti inespressivi, come tagli nella carne dissanguata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Dall'altra parte la strada era già zeppa di poliziotti con caschi e manganelli " raccontava Ahmed, "e c'era pure un tipo con la fascia tricolore e il megafono, che non la smetteva più di minacciarci: dovevamo sgomberare immediatamente, secondo lui! Come se non ne avessimo mai viste, di commedie del genere."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come api infastidite, nell'autobus si vedevano teste muoversi scattose dall'orologio sul polso a un altro autobus poco più avanti, pronto a partire. Ronzavano dalla pedana, che di nuovo si protendeva, al ragazzo in carrozzella, e dal suo sguardo basso ai loro stessi sguardi impazienti. Ahmed scuoteva la testa mentre fotografava la scena con le sue occhiate rapide, e modulava la fiamma vivace del suo racconto con un improvviso cambio di tono ogni volta che rivolgeva il viso verso di me.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Continuiamo a buttare roba dietro ai cancelli e alle altre entrate. Un vero schifo, ma che facevi? Nel giro di un'ora arrivano a centinaia quei ragazzi con megafoni e striscioni e telecamere. Ci portano anche da mangiare, sono fantastici."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ahmed fece un gran sospiro in direzione del ragazzo in carrozzella.&lt;br /&gt;"Idiota di un autista. Per farla uscire deve tenere le porte chiuse" disse. La pedana fece un altro inutile tentativo di posizionarsi, mentre Ahmed si tuffava dentro l'autobus. Saltò fuori con un gran sorriso. Poco dopo il ragazzo scivolava sulla pedana troppo ripida, sospinto da Ahmed.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Ti rendi conto?" mi chiese un secondo dopo, "ha chiesto scusa! Il ragazzo! Scusate, ha detto. Che roba. Insomma, ti dicevo. Noi sempre lì a tener duro. I pulotti abbozzano una carica, ma più per far scena. Ridicoli, davvero. Porcaccia ma dove diavolo eri tu? Verso le cinque gli sbirri se ne vanno in blocco, si erano stancati, o che ne so, dovevano tornare dalla mogliettina. Uno dei rappresentanti del movimento ci ha detto che possiamo stare tranquilli, per un po', soltanto dobbiamo fare attenzione con la roba e tutto, che per quei bastardi ogni scusa è buona."&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5647548880099918397-3677462809004737584?l=apprendisti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/3677462809004737584/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5647548880099918397&amp;postID=3677462809004737584' title='7 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/3677462809004737584'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/3677462809004737584'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2006/12/iv-ahmed.html' title='IV - Ahmed'/><author><name>filsero</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-2311365487329476920</id><published>2006-12-15T11:42:00.000+01:00</published><updated>2006-12-15T12:13:46.443+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ChiaraG'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti'/><title type='text'>La Dolce Vita</title><content type='html'>Adoro queste serate. Cena tra donne. Gli uomini e i problemi li lasciamo a casa. A volte ci penso, e sono proprio orgogliosa che dopo tanti anni continuiamo ancora a vederci. Almeno una volta alla settimana, tutte insieme.&lt;br /&gt;Stasera in realtà c’è una donna in più del solito, o meglio, una donnina: Rosi. Marzia non se l’è sentita di lasciarla a casa con Lucio, e noi concordiamo. Non che non sia un buon padre… anzi… è solo che non mi stupirei se lo fosse anche per un altro paio di bambini! Marzia le sta facendo vedere la vasca dove tengono i granchi e le aragoste. Ma non mi sembra che se ne renda molto conto… le sue funzioni visive sono ancora primitive come quelle di una talpa…&lt;br /&gt;Il ristorante è molto carino. Vicino a Piazza Santo Spirito. Ci hanno dato un tavolo rotondo… mi piace un sacco. Ci possiamo vedere tutte in faccia. E come al solito molti uomini del ristorante vorrebbero essere al centro, almeno a giudicare dalle loro facce allupate. Poveri sfigati.&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;In queste occasioni non c’è molto spazio per il genere maschile… l’unica è Cindy, che tre volte su quattro conclude la serata con un ragazzo diverso, che poi non rivedrà… noi altre ormai siamo un po’ invecchiate per cose simili… lei ogni tanto onora ancora la camporella, in ricordo dei tempi in cui viveva con i suoi e usciva con ragazzini che erano nelle medesime condizioni… io invece da quando ho oltrepassato la soglia dei venticinque anni mi sono data una calmata. Figurarsi ora che ne ho ventotto.&lt;br /&gt;Ma insomma una volta alla settimana gli uomini possono anche sparire… anzi, i rispettivi fidanzati è meglio che non sentano, viste le infamate che piovono su di loro come temporali estivi. Stasera il primo della lista è, ovviamente, Lucio. Cerco di limitarmi perché Marzia è un po’ suscettibile sotto questo punto di vista… credo sia un modo per difendersi: sa benissimo che Lucio non ci piace un granché, e quando fa qualche sbaglio noi partiamo subito in quarta con una nuova crociata. Lei può permettersi di arrabbiarsi con lui, ma se siamo noi a criticarlo finisce per difenderlo. Solo ieri sera è stato diverso, perché il nostro giudizio non le dava particolare noia… non aveva grande importanza rispetto a quello, ben più preoccupante, dei genitori. Dai primi discorsi mi sembra che stasera sia di nuovo sulla difensiva. Soprattutto da quando è nata Rosi mi rendo conto che Marzia fa di tutto per tenere unita la famiglia. Anche tapparsi gli occhi con dei prosciutti. E in un certo senso la capisco. Mi dà solo noia che non ci permetta di infamarlo come si deve: in fondo siamo noi le sue amiche fedeli… lui non è né un suo amico, né tanto meno le è fedele…&lt;br /&gt;“Ma quella sedia in più l’hanno messa per Rosi? Gli va detto di toglierla…” suggerisce Miriam.&lt;br /&gt;Un coro di assenso si anima subito. Sì… certo… dà solo fastidio…&lt;br /&gt;“Ehm… ragazze… devo dirvi una cosa…”&lt;br /&gt;Cindy. Che cavolo avrà combinato…&lt;br /&gt;“Ho invitato Patty… le ho detto che stasera festeggiavamo il mio compleanno, mi è sembrato che ci rimanesse male e allora ho fatto finta di averglielo detto per invitarla…”. Silenzio generale.&lt;br /&gt;Ma è il mio compleanno…&lt;br /&gt;Appunto, volevamo stare noi, da sole con te….&lt;br /&gt;Già c’è Rosi di troppo… Dai, Marzietta, si scherza. (com’è permalosa…).&lt;br /&gt;Insomma, il clima è un po’ cambiato. Miriam chiama il cameriere: che porti subito tre bottiglie di Clemente VII, sarà meglio. Le stappa davanti a noi, annusa il tappo. Chi lo assaggia? Ci pensa Cindy ovviamente. E ovviamente è buono. Stasera almeno il vino è, come al solito, una certezza. Ha un gusto deciso, corposo. Lo sento che mi rimane sul palato.&lt;br /&gt;Ed eccola. Patty. Arriva tutta in tiro, lunga come una giraffa, con i capelli legati in un coda, tutti brillantinosi. Che cavalla.&lt;br /&gt;“Ehilà, rrragazze” con quel fottuto accento straniero che ancora le è rimasto dopo anni che vive in Italia. Fottuto. Mi devo togliere dalla testa questa parola. La sentirò tutta la sera. In un’altra lingua, sì, ma la sentirò tutta la sera…&lt;br /&gt;“Ooh… questo è proprrrrio un fucking special ristorrrante…”. Detto fatto…&lt;br /&gt;Il cameriere la sente e la guarda un po’ storto. In realtà voleva essere un complimento: più o meno significa fottutamente speciale. Ci fa sempre vergognare.&lt;br /&gt;Continua ancora, ormai è l’unica che parla, e come sempre calca ogni singola parola. Accento british misto a slang londinese.&lt;br /&gt;“Oh Cindy, sono così così contenta di essere al tuo compleanno… e di rivedere voi, rrragazze… ooooh… ma chi è questa baby?? Oh, little… you are so sweet. Sweeeeety…” e le manda i baci. Se dice “fucking special baby” mi alzo e me ne vado.&lt;br /&gt;Ok, ordiniamo. Anche se il ristorante è rinomato per il pesce, optiamo per un secondo di carne. Siamo tutte più o meno a dieta, e visto che alle calorie del vino non si rinuncia evitiamo i crostini misti. Filetto con i funghi porcini, patate arrosto e insalata. Beh, come dieta in fondo non è male! Ci sarà un po’ da aspettare. Continuo a bere. Sento che ho le labbra nere. Appiccicose. Mi succede sempre col vino. Ora vado a fumarmi una sigaretta e poi andrò in bagno.&lt;br /&gt;“Vieni con me?”&lt;br /&gt;Simona si mette il cappotto e mi segue.&lt;br /&gt;Fuori non fa troppo freddo. Si sta ancora bene. Fumiamo. Abbiamo così tante cose da raccontarci e così poco tempo che non sappiamo da che parte cominciare. Mi chiede di Michele. Bene, perché? Mi vede strana. Non mi vede felice. Infatti non lo sono. Spesso non sono neanche contenta… come potrei parlare di felicità? Sì, forse mancano un po’ di stimoli. Ma te? Tutto bene con Niccolò? Sì. Oh, lei sì che è contenta. Anche felice, a volte. Che invidia. Anche il lavoro le va bene. Dopo tanti anni di studio è arrivata dove voleva. Sono orgogliosissima di lei. Mi chiede di Mauro, si è ricordata… sì mi ha scritto, ci vediamo domattina. Sono emozionata. Le farò sapere com’è andata.&lt;br /&gt;Spengo la sigaretta schiacciandola col tacco dello stivale contro l’asfalto umido. Rientriamo. Al nostro tavolo ormai la situazione è degenerata. Patty sta facendo il suo show. Si sta ubriacando, e parla a voce altissima. Dio, ti prego, fa che non salga sul tavolo per ballare…&lt;br /&gt;Non vado in bagno, mi tengo le labbra nere. Tanto con tutto questo casino di sicuro non se ne accorge nessuno. La guardano tutti. È come un’attrazione da circo. Patty ha qualche anno in più di noi, prima faceva la modella. Da un po’ di tempo hanno smesso di chiamarla… ormai è fuori età… così ha cominciato a fare la personal shopper. E così ha conosciuto Cindy. Ma che bella coincidenza.&lt;br /&gt;Arriva la carne. Buonissima. Morbida che sembra burro. L’odore di brace ci aveva già preparate… che fame… chiediamo altro vino, il cameriere sorride e fa lo splendido… chi guida di voi stasera, ragazze?&lt;br /&gt;Mangiamo avide come bestiole affamate… che buone anche le patate… io le adoro…&lt;br /&gt;Spolveriamo tutto nel giro di dieci minuti. Buono ma un po’ in stile novelle cuisine, questo ristorante.&lt;br /&gt;Finalmente… si spengono le luci. Si materializza una lucina tremolante, che proviene dalla cucina con un andamento incerto. Parte il coro: tanti auguuuri aaaa teeeeee… tanti auguuuuuuurii aaaaa teeeeeee… ecc. ecc.&lt;br /&gt;La cameriera appoggia la torta sul tavolo… Cindy chiude gli occhi, starà esprimendo il suo desiderio, li riapre e soffia… la candelina si spenge e della fiamma non rimane che un filino di fumo che sale su partendo dallo stoppino. Riaccendono le luci e ci servono anche lo spumante, brindiamo. Cindy è contenta. Festeggia i suoi ventisette anni con noi.&lt;br /&gt;Ma dov’è Patty? Le luci si rispengono e lei non è al tavolo. Oddio.&lt;br /&gt;Nel buio, una sagoma che purtroppo riconosco subito compare dalla porta della cucina… noto che si è tolta la giacchina… che bel vestitino “seconda pelle”… ancheggia sinuosa mentre si avvicina lenta al nostro tavolo, e inizia a cantare così, davanti a tutti, con voce suadente: happy birthday to you… happy birthday to you… (oddio, non starà mica facendo l’imitazione a…) happy birthday Mr. President… happy birthday to you…” sì, purtroppo sì… ovviamente… Marylin. Dimmi te se Cindy sembra JFK.&lt;br /&gt;Cindy ride, divertita. Io mi metterei le mani nei capelli, ma fa sorridere anche me. Che personaggio. Gli uomini del ristorante la guardano imbambolati. Sì, ve la consiglierei. Dopo mezz’ora la battereste per terra. Le altre donne sono piuttosto infastidite… noi ormai ci siamo abituate (ma ogni volta riesce a stupirci). Qualcuno malauguratamente urla “Biiiis!”, e altri nel ristorante lo imitano. La gioia le si legge negli occhi… anche se per un attimo sembra quasi preoccupata: da brava entertainer sa che non è il caso di riproporre l’happy birthday. Certo non può deludere il suo pubblico e mandarlo a letto insoddisfatto. Per fortuna Marylin offre molte risorse. Si schiarisce la voce un attimo…“The French are glad to die… for love! A kiss on the hand may be quite continental… But diamonds are a girl's best friend... men grow cold as girls grow old, and we all lose our charms in the end… but diamonds, diamonds, diamonds are a girl's best friend!”. Ammiccante come Marylin e scatenata come Nicole Kidman in Moulin Rouge… passa tra i tavoli, strizza l’occhio un tipo, manda un bacio con la mano a un altro…&lt;br /&gt;È il delirio. Tutto il ristorante applaude. Per tutto intendo gli uomini. Lei fa un mezzo inchino. Ho quasi paura che il proprietario ci butterà fuori: ha fatto proprio un gran casino… Mi sembra anche che abbia già puntato un ragazzo, che infatti non è per niente brutto… beh, per attirare la sua attenzione non avrebbe potuto far di meglio… ecco, forse avrebbe potuto concludere immergendosi fino alla vita nella vasca dei crostacei e rivolgendosi a lui con un inflazionato ma sempre efficace “Ehi Marrcello… come heeere!”.&lt;br /&gt;Se glielo suggerissi penso che lo farebbe. Più che altro mi preoccuperebbe il dopo… lui potrebbe essere così cretino da entrare nella vasca con lei e la scena sarebbe quantomeno raccapricciante.&lt;br /&gt;Guardo Rosi… con tutto quel casino Marzia non è ancora riuscita ad addormentarla… si è sovreccitata… si guarda intorno senza capire… per fortuna ride… se fossi Marzia rimpiangerei di non averla lasciata con Lucio…&lt;br /&gt;“La posso prendere?” le chiedo.&lt;br /&gt;Marzia me la passa, Rosi mi guarda, sembra che non sappia che espressione fare. Mi butta le braccina intorno al collo e si appoggia con la testa sulla mia spalla. È stanca morta. Mi mette una manina nei capelli, è abituata a toccare quelli della mamma che sono simili ai miei. Lunghi e sottili. Me li arriccia un po’. Mi piace sentire il contatto con i neonati. Da ragazzina ho fatto la babysitter a una bimba piccola, si chiamava Marta. Mi piaceva tanto farla addormentare. Si metteva proprio in questa posizione e spesso quando tentavo di metterla nel lettino si svegliava. Così finivo per tenermela addosso... In quella posizione non potevo far niente, mi muovevo appena per non svegliarla. Ma stavo bene. Il calore dei neonati è qualcosa di rassicurante. Tu rassicuri loro e intanto loro rassicurano te.&lt;br /&gt;Di colpo uno svarione mi rimbomba in testa. Sono un po’ alticcia. Anche lo spumante non aiuta. Intanto Miriam tira fuori dalla borsa un pacchettino: è il nostro regalo per Cindy. La confezione di Tiffany non lascia spazio a dubbi. Cindy prende il bigliettino, lo legge e ci ringrazia. Scarta il pacchetto: è il braccialetto di Tiffany, col ciondolo a forma di cuore, piatto, con sopra inciso: Please return to Tiffany &amp;amp; Co. Ormai lo abbiamo comprato quasi tutte, manca solo a Simona. E certo non poteva mancare a Cindy. Ne è felicissima, penso che in un certo senso se lo aspettava.&lt;br /&gt;Decidiamo di andare in qualche pub, o in discoteca. Ci portano il conto, paghiamo e usciamo da lì. Rialzandomi sento proprio gli effetti dell’alcool. Sicuramente inciamperò con questi stivali, ma non si può sempre uscire con le scarpe basse…&lt;br /&gt;Marzia ci saluta… è un po’ tardi per Rosi… la prende e la mette nel passeggino… sta dormicolando… così rimaniamo noi cinque. Patty non ha parlato con il Marcello della situazione. Strano. Ma subito capisco perché: sta raccontando a Cindy che sa dove lavora, lo aveva visto qualche giorno prima alla Banca Toscana. È un banchiere, o qualcosa di simile, quindi lo ribeccherà con calma.&lt;br /&gt;Discutiamo un po’ per la scelta del posto, e alla fine optiamo per il Dolce Vita, è lì vicino… Dolce Vita… rivedo l’immagine della Ekberg nella fontana…&lt;br /&gt;Saltellando sulla strada acciottolata come se camminassimo sulle uova arriviamo al pub. Spesso ci becchiamo qualche calciatore. Cindy ne va pazza. A me non è che ispirino molto, anzi. Mi chiedo di cosa ci potrei parlare. Sono dei bei ragazzi, in genere, ma a me sono sempre piaciuti i brutti…&lt;br /&gt;Prendiamo da bere al bancone. Ordino un vodka lemon. Qualcosa di più forte in questo momento mi farebbe stramazzare. Ci sediamo fuori, all’unico tavolino rimasto libero. Il discorso cade su Marzia. Siamo tutte un po’ dispiaciute per la sua situazione. Non ci sembra contenta. La nostra teoria è che lui l’abbia in qualche modo incastrata. Come succedeva con le ragazze che incastravano gli ufficiali ritrovandosi all’improvviso in dolce attesa, solo che qui i ruoli si sono invertiti. Non abbiamo certezze per dirlo, ma nessuna di noi pensa che Marzia volesse farci un figlio, con Lucio. Comunque lei non è stata furba. Le precauzioni andrebbero usate.&lt;br /&gt;Si avvicinano due ragazzi. Cindy e Patty iniziano subito a chiacchierarci. Hanno al collo la sciarpa della Fiorentina. Che squallore… di sicuro hanno l’abbonamento in curva Fiesole. Anche Miriam si mette a chiacchierare con loro. Io e Simona ci rifiutiamo per principio, e ne approfittiamo per parlare un po’ tra noi. Subito i due tipi ci danno delle asociali. “Perché? Tre non vi bastano?” gli rispondo senza esitare. Mi guardano un po’ male. Beh chi se ne frega. Non è per fare la snob ma ci sono persone che si riescono ad inquadrare subito, e non mi va di perdere tempo parlando di cazzate. Oltre che stupidi non sembrano neppure simpatici.&lt;br /&gt;Mentre Simona mi parla di quanto Marzia sia ansiosa con Rosi, da lontano riconosco il presunto banchiere. Sì, non è brutto per nulla. “Non fa che chiamarmi per chiedermi se può dormire dopo mangiato, o se è meglio aspettare un po’…”. Ma non ho certo voglia di fare la concorrenza a Patty. E in generale non mi va di andare a cercare nessuno, in questo momento. Anche se non mi sentirei in colpa con Michele. “Cerco di rassicurarla ma continua a chiamarmi per ogni sciocchezza… è molto ansiosa, davvero mi preoccupa…”. Prima era diverso. Mi sentivo tremendamente male quando facevo le corna a un mio fidanzato. Poi crescendo ho iniziato a dare meno peso a queste cose, a essere meno sincera, a fare un po’ di doppi giochi. “Mi chiama anche quando sono in ambulatorio e mi fa un pippone d’un’ora… a volte non so come fare…”. Ma in questo periodo sono così apatica che mi sembra di non averne neppure la forza. O forse non ho incontrato nessuno di interessante. Interrompo il flusso di Simona e gli chiedo cosa ne pensa. Mi dice che secondo lei… siamo alle solite… insomma, è convinta che con Michele non durerà. È sempre sincera con me. In fondo lo penso anch’io. Un po’ mi dispiace dirlo così. Ma anche se cerco di non ammetterlo lo so benissimo. Forse dovrei prendermi un periodo per rimanere single. Finora non ci sono mai riuscita, è sempre arrivato qualcuno proprio quando non volevo che arrivasse. Un tempismo che a volte mi manda in bestia. Vittima di me stessa o degli eventi? A volte mi chiedo se potrei vivere da sola… senza un uomo accanto… e non so ancora rispondermi. Forse sì. Ma forse anche no.&lt;br /&gt;Questo vodka lemon è proprio buono. Succhio dalla cannuccia, la giro facendo ruotare il sbattere il ghiaccio contro il vetro. Il bicchiere è gelido, mi si è congelata tutta la mano destra. Lo appoggio sul tavolino e metto la mano in tasca. Una ragazzona, in piedi dietro a me, non fa che urtarmi con la borsa. Se continua le dico qualcosa. In questo posto ci sono troppe persone in così poco spazio. Dà l’impressione di venir schiacciati dalla gente e dalla confusione. Ma a Firenze è così ovunque.&lt;br /&gt;Ora sono proprio andata. Sento che la vista mi si intreccia. Che mal di testa. Quando sono stanca non dovrei esagerare con l’alcool, e invece non so darmi un limite. Anche stasera ho fumato un sacco. Se mi annuso i vestiti sembra di essere all’inceneritore. Spero che non ne avrò mai bisogno, ma se Simona invece della pediatra avesse fatto la pneumologa sarei stata più tranquilla.&lt;br /&gt;Anche Patty ha visto il banchiere. Lo punta come un felino osserva la sua preda. Intanto i due tifosi sono diventati sette. Si è aggiunto il resto della tifoseria. Uno peggio dell’altro. Sembrano usciti dal mercatino della vergogna. Uno dei nuovi arrivati mi chiede se ho una sigaretta. Pure. Gliela do, povero disgraziato… in fondo la natura non è stata blanda con lui, e in questi casi la beneficenza è un obbligo morale.&lt;br /&gt;Simona mi chiede come va con l’organizzazione del meeting. Abbastanza bene, anche se lunedì sarà comunque un gran casino. Arrivano tutti i Francesi. Perlomeno c’è Yves, il commerciale, che è proprio un tipo interessante.&lt;br /&gt;Cindy interrompe le nostre chiacchiere:&lt;br /&gt;“Andiamo a ballare?”&lt;br /&gt;Guardo l’ora. Non so che fare. No, domattina devo incontrare Mauro e non posso arrivare distrutta. Già che lo sarò comunque, ma se dormo un po’ forse è meglio. Sono quasi le tre. Lo dico a Cindy. Ci resta male, ma mi capisce. Anche a Simona non fa piacere… stasera con la presenza di Patty le altre sembrano delle mangiatrici di uomini, e lei non ha proprio voglia di mettersi in qualche casino ora che con Niccolò va tutto molto bene. Per essere una serata tra donne si è rivelata un po’ atipica.&lt;br /&gt;Scusami cara. Non ti preoccupare, cercherò di sopravvivere… vieni a pranzo dai miei domenica? Mi hanno chiesto se vieni anche te… Oh, sì, è tanto che non li vedo.&lt;br /&gt;Ci alziamo da lì, loro per andare in discoteca e io per andare a letto. Do un bacio a tutte.&lt;br /&gt;Bacio anche Patty. Si accorge solo ora che non vado con loro:&lt;br /&gt;“Oh, darling, non vieni? Oh, what a fuck…”&lt;br /&gt;“Scusa Patty, tanto ci rifaremo…”. Speriamo di no.&lt;br /&gt;Vado verso la macchina. Penso a Michele. Forse non sarà ancora tornato a casa. Ripenso ancora alla stessa storia. Di beccarlo con un’altra. Forse è quello che vorrei… Per poterlo lasciare senza sensi di colpa. Per avere un motivo più che valido per farlo. Perché per una volta la colpa di aver rovinato una storia non fosse solo mia.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5647548880099918397-2311365487329476920?l=apprendisti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/2311365487329476920/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5647548880099918397&amp;postID=2311365487329476920' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/2311365487329476920'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/2311365487329476920'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2006/12/la-dolce-vita.html' title='La Dolce Vita'/><author><name>ChiaraG</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05763954173774072617</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-3484843936401419494</id><published>2006-12-15T00:16:00.000+01:00</published><updated>2007-01-01T19:50:23.500+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='filsero'/><title type='text'>A proposito del Natale</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left; line-height: 150%;"&gt;&lt;span style="line-height: 150%;font-size:11;" &gt;Sicuramente voi avete buonissime ragioni per amare il Natale, non voglio certo mettere in dubbio la vostra sincerità. Però fate il piacere, mettetevi un poco nei miei panni, giusto per curiosità. Anzi, supponete per un attimo che stiate dormendo e che –vostro malgrado– sognate di essere qualcun altro il quale –guardacaso– son proprio io, uno che adesso odia il Natale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bene, in questo sogno –o incubo, decidete voi– siete appena tornati a casa, come del resto fate ogni anno nel periodo natalizio. Vostra madre vi ha aperto e voi la baciate senza nemmeno guardarla, mentre curvi sotto lo zaino da trekking vi trascinate fino al soggiorno, desiderosi di buttarvi sul divano –scucito e smollato quanto si vuole ma pur sempre un gran divano– e già sbuffate per la raffica delle solite inutili domande che vi aspetta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Appena entrate la prima sorpresa: del divano nemmeno l'ombra. Cosa ancora più strana, nell'angolo non spicca l'alberello sintetico che ogni anno vostro padre tira fuori dal sottotetto, spolvera con qualche schiaffo e dopo innumerevoli tentativi piazza in equilibrio precario accanto al televisore. Volete togliervi lo zaino e mentre lottate per liberarvi da quella matassa di lacci, cinghie e cerniere sentite scricchiolare le vostre articolazioni. O perlomeno così vi è parso. Vi inquietate, dato che avete posato lo zaino per terra, vi siete seduti a tavola, immobili e con l'orecchio teso, ma lo scricchiolìo continua. Finalmente vostra madre appare sulla soglia, siete ansiosi di domandarle perché tutti quei cambiamenti e, soprattutto, cosa diavolo è quel rumore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;Avete buttato giù una sufficiente quantità d'aria per formulare d'un fiato entrambe le domande, avete anche aperto la bocca, aggrottato le ciglia, quando ecco che vi bloccate in un'istantanea. Quella che vi sorride dolcemente non è vostra madre –questo è chiaro– anche se tutto –a parte la vostra inequivocabile percezione– dovrebbe farvi supporre che lo sia. Càpita nei sogni no? Niente di strano, se questo fosse un sogno e non quel che è successo a me.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mia madre –o chiunque sia quella donna– si siede, sorride stupita per il mio sconcerto, stai bene tesoro? mi chiede. &lt;i style=""&gt;Tesoro&lt;/i&gt;? Mia madre non mi ha mai chiamato &lt;i style=""&gt;tesoro&lt;/i&gt;. Né figliolo né caro né altre smancerie. Il modo in cui mia madre mi ha sempre chiamato odorava d'alcol dozzinale, come i suoi capelli, e ricordo un solo vago sorriso tra gli zigomi illividiti. Il volto di questa donna invece è luminoso e ben curato e sullo smalto dei suoi denti non si è cristallizzato il fumo di decenni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style=""&gt;Dov'è papà?&lt;/i&gt; le chiedo. &lt;i style=""&gt;Tuo padre è a lavoro, quest'anno deve lavorare anche oggi che è la vigilia, ma ci sarà sicuramente per cena, non temere&lt;/i&gt;, mi rassicura. &lt;i style=""&gt;Ma quale lavoro?&lt;/i&gt; le chiedo, con la mandibola penzoloni. &lt;i style=""&gt;Come quale lavoro, piccolomio! Ma lo stesso di sempre&lt;/i&gt;, mi dice, scuotendo leggermente la testa per sottolineare l'evidenza della sua affermazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dov'è la tragedia,&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;vi starete chiedendo: adesso ho una madre sana e bella, un padre che lavora eccetera. E tra qualche ora ci sarà una cena con ogni bendiddio e scommettete che riceverò dei bellissimi regali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se l'avete pensato, voglio sperare che stiate scherzando. Quella donna non è mia madre. &lt;i style=""&gt;Buon Natale figliolo&lt;/i&gt;, mi dice alzandosi e allargando le braccia. Mi abbraccia e mi bacia sulla fronte e sento lo scricchiolìo di prima amplificato, come se, dentro di me, un cane rabbioso si stesse cibando delle mie proprie ossa.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5647548880099918397-3484843936401419494?l=apprendisti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/3484843936401419494/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5647548880099918397&amp;postID=3484843936401419494' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/3484843936401419494'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/3484843936401419494'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2006/12/proposito-del-natale.html' title='A proposito del Natale'/><author><name>filsero</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-2272690513892671271</id><published>2006-12-12T09:50:00.000+01:00</published><updated>2007-03-09T14:20:24.421+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='massi'/><title type='text'>III - Imprevisti</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt; &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2006/11/eurostar-9450.html" title="Prima parte: Eurostar 9450"&gt;&lt;span&gt;I&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; - &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2006/12/casa-dolce-casa.html" title="Seconda parte: Casa Dolce Casa"&gt;&lt;span&gt;II&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; - &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;III&lt;/span&gt; - &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/01/iv-leterno-riposo-dona-loro.html" title="Quarta parte: L''Eterno Riposo Dona Loro"&gt;IV&lt;/a&gt; - &lt;a title="Quinta parte: Indovina Chi Viene A Letto" href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/02/indovina-chi-viene-letto.html"&gt;V&lt;/a&gt; - &lt;a title="Sesta parte: Milano - Roma Sola Andata" href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/02/vi-milano-roma-solo-andata.html"&gt;VI&lt;/a&gt; - &lt;a title="Settima parte: L'uomo insensibile" href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/02/vii-luomo-insensibile.html"&gt;VII&lt;/a&gt; - &lt;a title="Ottava parte: Eurostar 9450 - Un Anno Dopo" href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/03/viii-eurostar-9450-un-anno-dopo.html"&gt;VIII&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;"No, allora non ci siamo capiti. Io voglio il posto singolo sull’Eurostar. Sa quello che c’è all’inizio del vagone senza nessuno accanto? Di fronte lo schienale del posto davanti, accanto lo spazio per le valigie!"&lt;br /&gt;“Biondo! E’ lei che non mi ha capito… non posso prenotarle un posto specifico sull’Eurostar…il computer mi dà il posto migliore disponibile e io quello le assegno. Non posso annullare l’operazione e ritentare fino a che non mi viene proposto quello che lei desidera.. E credo che nemmeno le persone in fila dietro di lei ne sarebbero contente.”&lt;br /&gt;Cristiano la odiò. Primo: come ti permetti di chiamarmi BIONDO, io che sono moro e rasato. Secondo: sei una bigliettaia delle ferrovie, cazzo, fai il tuo fottuto lavoro e offri un servizio come Dio comanda ai clienti. Terzo: appena arrivo a casa scrivo un email a Trenitalia e ti faccio licenziare…come cazzo ti chiami, fammi leggere la targhetta…M.Iacobellis.&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;“Allora” - riprese la Iacobellis - “lo vuole o no questo biglietto?”&lt;br /&gt;Cristiano inghiottì tutte gli improperi che gli passavano per la testa e disse, ormai più per impuntarsi che per altro:&lt;br /&gt;“Sì, lo voglio” - si sentì come uno sposo all’altare e aggiunse: “ma con la prenotazione per il posto che le ho richiesto.”&lt;br /&gt;“Ok” - tagliò corto M. Iacobellis “ arrivederci. Il prossimo?”&lt;br /&gt;Il vecchio dietro Cristiano lo spintonò di lato intrufolandosi tra lui e l’amabile bigliettaia.&lt;br /&gt;“Un biglietto per Chianciano Terme”&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Eh no eh, ma chi cazzo crede di essere? Ora la sistemo io questa! E 'sto vecchio che crede di fare?&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;“Scusi, sa” - disse Cristiano. La voce gli uscì incerta e non gli suonò affatto come intendeva farla suonare. Inghiottì e spintonando il vecchio a sinistra disse: “non ho mica finito, sa..”&lt;br /&gt;Il vecchio si tolse gli occhiali che aveva inforcato e bofonchiò: “questi giovani di oggi…tutti maleducati”.&lt;br /&gt;“Oh sì che ha finito” si intromise M. Iacobellis.&lt;br /&gt;“Io dico di no e ora lei mi chiama il direttore e vediamo di sistemare la questione” - questa sì che gli era uscita bene, pensò Cristiano, ora la bigliettaia si sarebbe scusata e l’avrebbe servito come lui voleva.&lt;br /&gt;Lei sorrise perfida e si protese verso di lui sfidandolo:&lt;br /&gt;“Signorino, ARIA!”&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Non ci credo…cazzo ma sempre a me succedono??? Dopo un finesettimana passato con mia madre, mi mancava giusto la bigliettaia stronza.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;“Avanti” - gridò qualcuno dalla fila - “ abbiamo un treno da prendere”&lt;br /&gt;“Vuol dire che lo perderete, visto che la signora non fa il suo lavoro” - gridò Cristiano di rimando.&lt;br /&gt;La Iacobellis alzò la cornetta che le stava accanto e parlò nel microfono. Cristiano non sentì una parola ma capì dalle espressioni che c’erano dei guai in arrivo. Se ne fosse andato ora avrebbe evitato tante grane. Ma le grane arrivarono prima di quanto Cristiano si aspettasse.&lt;br /&gt;“E’ lui” - disse la Iacobellis indicando Cristiano al tipo della sicurezza.&lt;br /&gt;“Signore, se vuole essere così gentile da seguirmi.”&lt;br /&gt;“Guardi”- tentò di ribattere Cristiano - “mi faccia spiegare…”&lt;br /&gt;“Il giovanotto mi ha spintonato e mi è passato davanti” - lo interruppe il vecchio.&lt;br /&gt;Cristiano aprì bocca per replicare ma prima che potesse parlare l’uomo della sicurezza lo aveva già afferrato per l’avambraccio con le sue manone e lo tirava con sé.&lt;br /&gt;Cristiano si voltò un attimo giusto per vedere M. Iacobellis che sorrideva trionfante. Che poi, si disse, M puntato per cosa starà? Di certo una così non può che chiamarsi Milena…&lt;br /&gt;Non terminò il pensiero che il cellulare prese a squillare. Lo tirò fuori e vide la parola MAMMA che lampeggiava sul display.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Cazzo!&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;“Risponda pure, se vuole”, gli disse l'agente, “ma venga con me per cortesia...”&lt;br /&gt;Cristiano pensò che sarebbe stato meglio non rispondere, ma il cellullare non smetteva di squillare.&lt;br /&gt;“Mamma...”&lt;br /&gt;“Cristiano...”&lt;br /&gt;“Mamma, ci sentiamo dopo, non è un buon momento...”&lt;br /&gt;“Puoi dirlo forte, Santiddio... tua nonna è morta...”&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5647548880099918397-2272690513892671271?l=apprendisti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/2272690513892671271/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5647548880099918397&amp;postID=2272690513892671271' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/2272690513892671271'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/2272690513892671271'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2006/12/iii-imprevisti.html' title='III - Imprevisti'/><author><name>massi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00541396498719915398</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-875916385318726879</id><published>2006-12-07T21:56:00.000+01:00</published><updated>2006-12-18T08:05:48.601+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='di*maremma*e*di*bugie'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti'/><title type='text'>Aiutami Cap. 2 - Cinque anni fa</title><content type='html'>“Me lo sentivo che oggi sarebbe passata di qui quella befana.”&lt;br /&gt;“E che cavolo: è venuta la settimana scorsa, chi se lo aspettava?”&lt;br /&gt;“Ma io lo so, fa apposta, per prenderci alla sprovvista. Secondo me ci gode pure.”&lt;br /&gt;“Eccoli. Io vado in magazzino a prendere un po’ di shoppers.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Biondoplatino scoccò un’occhiata furente a Neroblu poi col migliore dei suoi sorrisi accolse i due rompiscatole.&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Dottoressa Pancaldi, buongiorno. Claudio buongiorno.”&lt;br /&gt;“La vetrina è sporca, da quanto è che non la pulisci?”&lt;br /&gt;“Ma come dottoressa, l’ho pulita ieri sera, non mi pare…”&lt;br /&gt;“E questo laniccio dietro il bancone? Bisogna starvi dietro tutti i giorni? Claudio sono le 11, chiamami il dottor Russo. E quell’altra dov’è?”&lt;br /&gt;“E’ in magazzino, doveva…”&lt;br /&gt;“Quante volte ve l’ho detto: dovete essere tutte e due qui pronte al pubblico!”&lt;br /&gt;“Ma dottoressa…”&lt;br /&gt;“In magazzino ci andate negli orari di chiusura. Deve essere tutto pronto. Non vi sapete organizzare. Prenderò i miei provvedimenti.”&lt;br /&gt;“Lucia, in linea il dottor Russo.”&lt;br /&gt;“Pronto? Paolo! Carissssssssimo! Sì tutto bene… tutto a posto… e tu che mi dici? Abbiamo buone notizie….? Davvero….??? Beh non ti nascondo che un po’ ci speravo… lo vedi che il lavoro di squadra paga! Allora ci vediamo in Direzione tra un po’… grazie ancora per la bella notizia. Ti bacio. A presto caro. Ciao. Andiamo Claudio, meglio che esca in fretta da questo negozio che già ho l’urto di vomito. Voi due: torno presto, è la vostra ultima occasione.”&lt;br /&gt;“Arrivederci dottoressa Pancaldi. Arrivederci Claudio.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Ti si possa rompere un femore”, disse Biondoplatino.&lt;br /&gt;“Anche due”, aggiunse Neroblu.&lt;br /&gt;“A te e a quel leccaculo che ti porti dietro!” concluse Biondoplatino.&lt;br /&gt;“Andiamo a pulire ‘sta vetrina dai.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lucia mollò Claudio con una scusa al taxi e si diresse verso via Roma.&lt;br /&gt;In giorni come questi sembra che tutto sia perfetto, l’aria è profumata, non è né caldo né freddo e anche la gente è più bella.&lt;br /&gt;Entrò da Gilli e dopo un attimo di indecisione ordinò un cappuccino: al diavolo, per stare a dieta aveva ancora tempo.&lt;br /&gt;Sorrise ammiccante al barman e si stupì di non venire ricambiata, ma lo dimenticò subito.&lt;br /&gt;Mentre sorseggiava la bevanda calda e profumata chiuse gli occhi e pensò alla faccia che avrebbe fatto Giorgio quando gli avrebbe dato le notizie.&lt;br /&gt;“C’è una novità, anzi due.” No troppo banale, capisce subito.&lt;br /&gt;“Ti ricordi ti dissi di quel manager che va in pensione?” No, troppo larga.&lt;br /&gt;“Amore, nei prossimi mesi sarò parecchio impegnata…” Già meglio, così all’inizio si scoccia e poi la sorpresa, anzi LE sorprese.&lt;br /&gt;Appoggiò la tazza e uscì in Piazza della Repubblica.&lt;br /&gt;In giorni come questi sembra che tutto sia perfetto, ecco un taxi lì che pareva aspettare solo lei.&lt;br /&gt;Mentre si avvicinava alla macchina sentì un brivido improvviso, ma com’era venuto sparì e Lucia lo dimenticò.&lt;br /&gt;Si chinò verso il conducente e lui le sorrise.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5647548880099918397-875916385318726879?l=apprendisti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/875916385318726879/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5647548880099918397&amp;postID=875916385318726879' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/875916385318726879'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/875916385318726879'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2006/12/aiutami-cap-2-cinque-anni-fa.html' title='Aiutami Cap. 2 - Cinque anni fa'/><author><name>di*maremma*e*di*bugie</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08053664068607117129</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-1557838457375702260</id><published>2006-12-06T15:34:00.000+01:00</published><updated>2007-03-09T14:20:44.735+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='massi'/><title type='text'>II - Casa dolce casa</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt; &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2006/11/eurostar-9450.html" title="Prima parte: Eurostar 9450"&gt;&lt;span&gt;I&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; - &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;II&lt;/span&gt; - &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2006/12/iii-imprevisti.html" title="Terza parte: Imprevisti"&gt;III&lt;/a&gt; - &lt;a href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/01/iv-leterno-riposo-dona-loro.html" title="Quarta parte: L''Eterno Riposo Dona Loro"&gt;IV&lt;/a&gt; - &lt;a title="Quinta parte: Indovina Chi Viene A Letto" href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/02/indovina-chi-viene-letto.html"&gt;V&lt;/a&gt; - &lt;a title="Sesta parte: Milano - Roma Sola Andata" href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/02/vi-milano-roma-solo-andata.html"&gt;VI&lt;/a&gt; - &lt;a title="Settima parte: L'uomo insensibile" href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/02/vii-luomo-insensibile.html"&gt;VII&lt;/a&gt; - &lt;a title="Ottava parte: Eurostar 9450 - Un Anno Dopo" href="http://apprendisti.blogspot.com/2007/03/viii-eurostar-9450-un-anno-dopo.html"&gt;VIII&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Cristiano suonò il campanello e aspettò.&lt;br /&gt;Era stanco; il viaggio era stato uno strazio e il prete che gli aveva raccontato la parabola della pecorella smarrita era stato la classica goccia che fa traboccare il vaso.&lt;br /&gt;Nessun suono dall’interno. Poi l’inequivocabile rumore di quei passettini.&lt;br /&gt;La porta si aprì.&lt;br /&gt;“Diosantissimo, che brutta cera che hai!"&lt;br /&gt;Cristiano sospirò.&lt;br /&gt;“Ciao mamma.”&lt;br /&gt;“Entra! Che fai lì sulla porta come un baccalà, sembri preso in prestito.”&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Sì, sto bene anche io mamma…&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;Cristiano fece un passo avanti, ma la mano di lei lo bloccò:&lt;br /&gt;“Fermo! Pulisciti le scarpe, eh! Bèlle ha dato la cera ieri e tu, Santodio, con quegli stivaloni infangati…ma da dove vieni?”&lt;br /&gt;Cristiano ubbidiente strofinò le scarpe un paio di volte sullo zerbino ed entrò.&lt;br /&gt;La casa era come sempre: pulita, ordinata e perfetta.&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;“Che poi, mi dico tutti giorni”, continuò sua madre chiudendo la porta, “ci sarà da fidarsi di Bèlle a lasciarla sola? In casa a pulire con tutti quei gioielli di valore e le pellicce che ho di sopra?”&lt;br /&gt;La madre di Cristiano si fermò davanti allo specchio e si sistemò l’arzigogolata acconciatura che aveva in testa.&lt;br /&gt;“Sai che la domestica di Teresa rubava??? La Teresa le ha teso una trappola. Ha lasciato 50 euro in giro e l’ha beccata con le mani nello zaino!”&lt;br /&gt;“Nel sacco”, sussurrò Cristiano, “le mani nel sacco”.&lt;br /&gt;“Come dici?”&lt;br /&gt;“Niente”, rispose Cristiano ad alta voce scuotendo la testa.&lt;br /&gt;“Valle a capire ‘ste filippine; le accogli in casa tua, ci dai ogni genere di comfort, compreso l’ultimo modello di aspirapolvere per pulire, e loro ti ricompensano in questo modo.”&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Eh, sì…come non apprezzare un comfort come l’aspirapolvere!&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;“Dov’è la nonna?”, tagliò corto Cristiano.&lt;br /&gt;“Santiddio, Cristiano, sei come tuo padre! Non si può fare un discorso serio con te che ti irrigidisci e cambi argomento”.&lt;br /&gt;Cristiano la ignorò. Era l’unico modo per difendersi dalla ex signora Bonfanti, tornata Elmetti ormai da 15 anni.&lt;br /&gt;“Tua nonna è in camera sua, dove vuoi che sia…Ma fatti vedere”, aggiunse poi prendendolo per le guance, “sei pallido, smunto…non è che ti sei preso qualche malattia sessuale, vero?”&lt;br /&gt;Cristiano desiderò essere sull’Eurostar che lo avrebbe riportato a Milano, lontano da quel finesettimana romano che sua madre avrebbe reso un inferno.&lt;br /&gt;“Che poi pulisse bene, Bélle”, riprese sua madre mollandogli le guance di scatto e passando il dito sul mobile per testarne la polvere con un polpastrello.&lt;br /&gt;“Vado a salutare la nonna”, disse Cristiano.&lt;br /&gt;“Vai, vai, snobbami pure e spendi il poco tempo che potremmo passare insieme con la madre di tuo padre!”&lt;br /&gt;&lt;em&gt;La gentile signora che mi ha cresciuto -&lt;/em&gt; fu tentato di dire Cristiano &lt;em&gt;- mentre tu eri impegnata a tradire papà. E che per giunta sfrutti per avere una villa come casa e una filippina come domestica.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Si morse la lingua e salì le scale, mentre sua madre continuava a borbottare.&lt;br /&gt;Finita la rampa, Cristiano sentì le voci del televisore provenire dalla porta chiusa della stanza più lontana del corridoio.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Cazzo, ma quanto sorda è diventata?&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Esitò un attimo di fronte alla porta chiusa, poi entrò.&lt;br /&gt;Il volume del televisore era intollerabile. Brooke se ne stava tra le braccia di Ridge in una scena identica a quella in cui li aveva lasciati 10 anni prima.&lt;br /&gt;“Ciao nonna.”&lt;br /&gt;Lei non sentì. Cristiano ne approfittò per guardarla. Se ne stava nella poltrona come un Buddha nel suo tempio. Era invecchiata e a Cristiano parve inerme adesso che era costretta a passare le giornate tra il letto e la poltrona; lei così vitale e energica sempre intenta a fare qualcosa quando lui era piccolo. Si sentì osservata, perché stacco gli occhi umidi dallo schermo e si voltò verso di lui.&lt;br /&gt;“Ooooohhhhhhhhhhh”, urlò a un volume più alto di quello del televisore, “ Cristianooooooooooo….”&lt;br /&gt;A Cristiano venne voglia di piangere. Sentì le lacrime agli occhi, le ricacciò dentro a forza e la abbracciò.&lt;br /&gt;“Ciao nonna, come stai?”&lt;br /&gt;Lei non capì e continuò ad abbracciarlo e baciarlo ovunque.&lt;br /&gt;“Nonna”, disse lui staccandosi, “possiamo spegnere la televisione?”&lt;br /&gt;“Certo che ho il magone…sarà un anno che non ti vedo.”&lt;br /&gt;Le conversazioni con sua nonna prendevano forzatamente la direzione che lei imprimeva da un paio d’anni a questa parte.&lt;br /&gt;“Nonna, ma sono venuto a Roma meno di un mese fa…”&lt;br /&gt;Cristiano spense la TV.&lt;br /&gt;“Bruc è tornata con Ricci.”&lt;br /&gt;“Ridge, nonna, si chiama Ridge”&lt;br /&gt;“Eh?”&lt;br /&gt;“Niente, lascia stare”, disse lui più a sé stesso che a sua nonna.&lt;br /&gt;“Allora, come va il lavoro? Sei ingegnere, vero?”&lt;br /&gt;“Nonna, è papà l’ingegnere…”&lt;br /&gt;“Fai il ferroviere????”&lt;br /&gt;“No”, mentì Cristiano urlando, “certo che faccio l’ingegnere.”&lt;br /&gt;“Io prego tutte le mattine per te, perché il Signore ti dia tanta salute, un buon lavoro, una bella fidanzata…ce l’hai la fidanzata, vero?”&lt;br /&gt;Cristiano sentì la voce di Erika che gli diceva: “E’ finita tra noi. F.I.N.I.T.A., THE END!”&lt;br /&gt;“Certo nonna, è bellissima.”&lt;br /&gt;“Come?”, fece lei sporgendosi dal letto verso la poltrona dove stava seduto Cristiano.&lt;br /&gt;“E’ BELLISSIMA!”&lt;br /&gt;Sua nonna fece di sì con la testa e sorrise:&lt;br /&gt;“Del resto un bel ragazzo come te…ma quale ragazzo, tu sei un uomo…ma tagliati quei capelloni lunghi, ti vanno tutti negli occhi...”&lt;br /&gt;Lui sorrise.&lt;br /&gt;“E tu preghi vero?”, riprese lei.&lt;br /&gt;A Cristiano venne in mente il parrocchiano sul treno.&lt;br /&gt;“Certo che prego…tutte le mattine”, urlò in risposta.&lt;br /&gt;La nonna parve sollevata.&lt;br /&gt;“Cristianooooo!!!!”, la voce di sua madre da sotto.&lt;br /&gt;“La mamma mi chiama”, spiegò a sua nonna sospirando. Fece per alzarsi ma la mano di sua nonna lo trattenne.&lt;br /&gt;“Non la giudicare male. Non sarà la madre più brava del mondo, ma ti vuole un sacco di bene. Purtroppo noi donne non nasciamo mamme. Impariamo. E alcune sono un po' più dure di altre. A me è successo così, con tuo padre è andata male, ma ho avuto una seconda possibilità con te.”&lt;br /&gt;Fece una pausa.&lt;br /&gt;“Dai una seconda possibilità a tua madre.”&lt;br /&gt;Cristiano la abbracciò di slancio.&lt;br /&gt;“Ti voglio bene, nonna.”&lt;br /&gt;“Che gonna!?!?”&lt;br /&gt;Cristiano la baciò di nuovo e scese ad affrontare sua madre.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5647548880099918397-1557838457375702260?l=apprendisti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/1557838457375702260/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5647548880099918397&amp;postID=1557838457375702260' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' 
